DIVA – Un dinosauro targato U-HE

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Il titolo non è stato scelto a caso: DIVA è l’acronimo di Dinosaur Impersonating Virtual Analog synthesizer. Per coloro che non lo conoscessero, si tratta di un sintetizzatore virtual analog software targato U-HE, una casa produttrice che si è affermata sul mercato in modo assai rilevante da e in (relativamente) poco tempo.

Di Antonio Antetomaso

FIGURA1

Un altro virtual analog? Con tutto ciò che c’è in giro….perchè dovremmo scegliere proprio questo? Scopriamolo insieme il perché, di ragioni ce ne sono, a mio avviso. Tanto per cominciare, qualcosa da dire sul motore audio alla base di questo prodotto che si basa su algoritmi ed emulazioni tratte dal mondo dei circuiti analogici e dei software comunemente utilizzati in questo campo, come PSpice (qualche reminiscenza personale dall’esame di elettronica uno). Tutto ciò da un lato conferisce un realismo, una grinta e un calore eguale a pochi altri software, dall’altro lato si traduce in un inevitabile domanda di risorse di calcolo. Diciamo che DIVA non è per i deboli di cuore…ecco.

Procediamo per ordine….da buon conducente vi propongo la seguente gita:

  1. Un giretto sul prodotto
  2. Un giudizio strettamente personale sul synth
  3. Qualche video esplicativo

Iniziamo dalla fruibilità: VST/AU in ambiente OSx e VST in ambiente Microsoft. Niente standalone o RTAS per il momento anche se la U-HE dichiara che quest’ultima modalità è in “to be”. Il processo di installazione è pressochè “straightforward”: download (solo 18 MB, nessun campione,  per la gioia della nostra CPU), doppio click, next, next, next, finish. Terminata l’installazione il software è fruibile in modalità DEMO; per goderne appieno, è necessario acquistare naturalmente la licenza e procedere alla registrazione.  Caricata la nostra meravigliosa DAW e creata una traccia host in cui caricare il plugin, potremo godere della bella interfaccia “analog-style”:

FIGURA2

L’interfaccia, ormai è diventata una prassi comune a parecchi prodotti, è organizzata in tre sezioni principali delle quali la prima, al livello più alto, è dedicata alla gestione dei presets. Guardiamola velocemente con la lente d’ingrandimento:

FIGURA3

Con questa sezione è possibile visualizzare, caricare, gestire, salvare i nostri presets. In alto al centro, abbiamo il nome del preset in esecuzione, con le frecce per passare velocemente avanti e indietro, un led che indica attività MIDI e il pulsante di SAVE all’estrema sinistra. Il nome è cliccabile ed editabile. Niente di nuovo. Sapiente è la modalità di catalogazione e ricerca dei presets che consente di arrivare velocemente a meta, navigando tra macro categorie (in basso a sinistra) e lista di timbri per la data categoria (al centro) meticolosamente in ordine alfabetico. Niente male, niente male…

Passiamo al cuore del synth: avremo modo di manovrare il tripudio di oscillatori offerti, il connubio di filtri propinati e condire infine il tutto con una adeguata, efficace ed efficiente sezione di inviluppi. Per ciascuna sezione è possibile selezionare diversi “modelli”, quasi a comporre un sistema modulare e credetemi se vi dico che questa prerogativa è uno dei punti di forza del prodotto. Naturalmente non tutto va bene con tutto e, sempre naturalmente, bisogna scegliere i vari moduli avendo cura di controllare il carico sulla nostra CPU che starà già piangendo dall’inizio dell’articolo….

Andiamo per ordine, cominciando a scorrere la carrellata di oscillatori a nostra disposizione, in ordine di “fame di CPU”.

 

TRIPLE VCO 

FIGURA4

Il modulo oscillatore più desideroso di potenza di calcolo ma anche il più potente e rombante. C’è tutto:

  1. Tre oscillatori con tutte le principali forme d’onda;
  2. Detuning;
  3. Hard sync degli oscillatori 2 e 3 all’oscillatore 1;
  4. Modulazione del pitch e della simmetria dell’onda con il secondo generatore di inviluppo e il secondo LFO;
  5. FM con oscillatore 1 che modula 2 e 3 in egual misura (uhm…ma proprio non si poteva separare la quantità di modulazione dell’1 ad opera del 2 e quella ad opera del 3? Avevate fatto trenta…);
  6. Sezione di mixaggio dei tre oscillatori con generatori di rumore bianco e rosa e possibilità di dosare la quantità di segnale a valle del filtraggio rimessa in circolo nel mixer.

Vi ricorda qualche strumento vintage in particolare? Rispondo io….il Minimoog, ma con una  marcia in più: il passaggio tra una forma d’onda e un’altra è continuo e non a scatti come nel gioiellino di Robert Moog. Ricordiamo che tale prerogativa fu introdotta con l’oscillatore MOOG Multiwave 2001 alla base del Voyager.

Si vabbè bello, ma io non ho tutta questa potenza di calcolo, che faccio? Ricorri al secondo oscillatore il

 

DUAL VCO

FIGURA5

Decisamente più economico in termini di consumo di CPU del primo, questo modulo è stato comunque progettato per offrire il massimo della flessibilità e potenza. Punto di forza di esso è da ricercarsi nella possibilità di controllare separatamente il pitch dei due oscillatori (e non è poco). Le forme d’onda principali ci sono tutte, ma manca il rumore rosa e la sinusoidale è disponibile solo per l’oscillatore 2.

Le possibilità di modulazione principali ci sono praticamente tutte: LFO2 o ENV2 che agiscono sul PITCH di entrambi gli oscillatori in modalità separata o contemporameamente e PWM ad opera del LFO2. Ancora, è presente una modulazione in frequenza, modellabile nel tempo a cura dell’inviluppo ENV2 e l’hard sync dell’oscillatore 2 all’oscillatore 1. Infine, un pulsante che consente di selezionare il livello di “pulizia dell’onda” di ciascun oscillatore, particolarmente avvertibile con le forme d’onda triangolari:

FIGURA6

 

DCO

FIGURA7

Proseguiamo con il modulo apparentemente (e sottolineo..) più limitato, mono oscillatore con sub oscillazione. Il modulo è particolarmente adatto per creare forme d’onda complesse non facilmente ottenibili con oscillatori full analog. Disponibili onda rampa e impulsiva a simmetria variabile, ciascuna delle due forme d’onda corredata con una serie di variazioni sul tema più o meno complesse (ad es. la dente di sega sensibile alla PWM). Ad arricchire il tutto ci pensa il sub-oscillatore. Insomma la timbrica finale è data dalla somma (mixaggio) della dente di sega, dell’impulsiva e della sub oscillazione.

FIGURA8

Trattandosi di mono oscillatore non si può fare FM nè ring modulation, ma il materiale per fare del male al nostro impianto audio vi assicuro che non manca di certo.

 

DUAL VCO ECO

FIGURA9

E arriviamo “lento pede” al modulo davvero più economico, ma non per questo non efficace. Due oscillatori senza FM né PWM, ma è l’unico modulo ad offrire la Ring Modulation tra oscillatore 1 e oscillatore 2.

Punto di forza di questo modulo, oltre alla RM è una generazione particolarmente interessante della forma d’onda triangolare:

FIGURA10

Volete un bel basso synth gommoso? Questo è il modulo che fa per voi, a buon intenditor….

 

I filtri

Arriviamo all’altrettanto succulenta sezione di filtraggio, anche qui le possibilità offerte non sono poche. Iniziamo dalla fine, il filtro passa alto secondario, disponibile se non si ricorre al modulo “triple vco” che è l’unico ad includere una sezione di mixaggio. Per gli altri moduli è possibile selezionare, al posto del modulo di mixaggio appunto tale filtro con cui sfoltire le basse frequenze della forma d’onda generata e rendere più acide le nostre timbriche. Eccolo il set completo di configurazioni selezionabili al posto del mixer per il filtraggio secondario passa alto.

FIGURA11

Nel dettaglio:

  • Feedback ha la stessa funzione dell’omonimo controllo della sezione di mixaggio del triple VCO: dosa la quantità di segnale filtrato rimesso in circolo;
  • HPF Post: Filtraggio a valle della sezione filtri principale che elimina le basse frequenze per valori discreti o le incrementa;
  • HPF Pre: filtraggio passa alto a monte della sezione filtri principale con regolazione della frequenza di taglio;
  • HPF Bite: il più complesso e anche il più oneroso. Filtraggio passa alto con controllo della resonance (PEAK) a monte della sezione filtri principale;

 

La sezione di filtraggio primaria invece offre:

VCF LADDER

FIGURA12

Straconosciuto filtro passa basso 24 db ottava MOOG style (transistor ladder) che può essere commutato in 12 DB ottava più vicino al mondo Korg. Offerti controlli per la frequenza di taglio e per la resonance, nonché modulazioni della frequenza di taglio ad opera del LFO2 o ENV2, ovviamente dosabili in incidenza. Previsto il keyboard tracking, anch’esso dosabile e la modulazione di frequenza ad opera dell’oscillatore 1. Una bella bestiola, non c’è che dire.

 

VCF CASCADE

FIGURA13

Un modulo di filtraggio decisamente più dolce del VCF ladder, ma che offre più o meno gli stessi controlli del primo, con l’unica novità residente nel tasto ROUGH/CLEAN che incide sulla quantità di resonance ottenibile. Per il suo carattere più SMOOTH è particolarmente adatto a pads morbidi.

 

VCF MULTIMODE

FIGURA14

Poteva mancare un filtro multimodo? Certamente no, eccolo qui. I comportamenti offerti sono:

  • LP a 4 poli
  • LP a 2 poli
  • High Pass
  • Band Pass

Stessi controlli e modulazioni dei modelli precedenti, compresa la modulazione in frequenza ad opera dell’oscillatore 1.

VCF BITE

FIGURA15

Un filtro passa basso che suona in modo completamente diverso dall’equivalente LADDER e la cui resa è particolarmente dipendente dal livello di segnale in ingresso.  Diciamo che se volete sentire parecchia resonance e auto oscillazione è il modello che fa per voi.

Anche sulla sezione inviluppi, la terza protagonista del pannello centrale, DIVA non delude di certo le aspettative dell’utenza più esigente. Questi gli inviluppi offerti:

 

ADS

FIGURA16

C’è l’oscillatore Minimoog style, il filtro Minimoog style, poteva mancare l’inviluppo Minimoog style? Ma figuriamoci…eccolo qui. Da notare gli sliders all’estrema destra: il primo modula l’ampiezza dell’inviluppo in base alla dinamica, il secondo scala l’inviluppo sulla base dell’altezza delle note suonate (più acute sono maggiormente corto sarà l’attacco, il decadimento e il sustain).

 

ANALOGUE

FIGURA17

Inviluppo ADSR Roland style, ancora dotato di sliders relativi all’incidenza della dinamica e del keyboard tracking.

 

DIGITAL

FIGURA18

Simile all’ inviluppo ANALOGUE ma con due pulsanti (Q e C) in aggiunta. Il primo rende più netta la curva di inviluppo, il secondo la ammorbidisce.

Prima di passare al pannello inferiore, un breve cenno alla matrice di modulazione offerta dal synth. In due parole, possiamo definirla come intuitiva e potente. Basta selezionare per ogni controllo oggetto di modulazione, la sorgente da una drop down list presente al di sopra di esso. Un esempio: ricordate la modulazione ad opera di LFO2 nel modulo TRIPLE VCO? Non volete l’LFO2? Basta cliccare su di esso e cambiare sorgente di modulazione…niente male no?

Passiamo al pannello inferiore che offre due oscillatori a bassa frequenza regolabili in tutti i parametri principali (da notare la possibilità di modulare il rate ad opera di una sorgente di modulazione selezionabile)

FIGURA19

due sezioni effetti (estrema destra), ciascuno dei quali è parametrizzato e regolabile a dovere sulla base delle sue caratteristiche

FIGURA20 FIGURA21 FIGURA22 FIGURA23 FIGURA24

una sezione, intitolata “Main”, al centro del pannello inferiore che consente di:

  • Intervenire sui parametri di intonazione globale dello strumento (assai utile se inserito in contesti full analog);
  • Regolare il portamento generale e quello del solo oscillatore 2 per differenza con l’oscillatore principale;
  • Intervenire su volume e panning del VCA dello strumento, con possibilità di modulazione di entrambi ad opera di una sorgente di modulazione selezionabile;
  • Regolare la polifonia, il volume globale e l’accuratezza della resa audio del prodotto, adattandola alle caratteristiche della workstation su cui esso è in esecuzione, con particolare accento sulle caratteristiche della CPU naturalmente. Per usare DIVA in modalità “divine”, cioè al massimo della resa, dovete dotarvi almeno di un I7, inutile dirlo.

 

Prima di passare al giudizio (sempre strettamente personale) vorrei porre la vostra attenzione sulla sezione più “esoterica” dello strumento, la sezione “modifications”.

FIGURA25

Per coloro che non si accontentano delle possibilità offerte dalla moltitudine di moduli ed effetti forniti da DIVA, tale sezione consente di intervenire su altri punti del circuito di sintesi non direttamente modulabili dal loro pannello di appartenenza. La sorgente di modulazione è ovviamente selezionabile tra quelle disponibili ed è possibile selezionare la modalità di modulazione dalla seguente lista:

  • rectify: converte i valori negativi della sorgente di modulazione in valori positivi;
  • invert: effettua il -1 del segnale generato dalla modulazione;
  • quantize: crea steps discreti “campionando” il segnale di modulazione generato dalla sorgente selezionata;
  • lag: ammorbidisce la forma d’onda generata dalla sorgente di modulazione;
  • multiply: usa come sorgente di modulazione il segnale prodotto dalla moltiplicazione di due forme d’onda generate da altrettante sorgenti di modulazione (anch’esse selezionabili);
  • add: usa come sorgente di modulazione il segnale prodotto dalla somma di due forme d’onda generate da altrettante sorgenti di modulazione (anch’esse selezionabili);

E, ciliegina sulla torta, è possibile selezionare dalla sezione master, la visualizzazione dell’oscilloscopio per monitorare la forma d’onda finale, strumento pressochè indispensabile in un contesto assai complesso come quello offerto da DIVA.

Per ulteriori dettagli (non vorrei richiare di trasformare l’articolo in una “tesi”) vi rimando al manuale del prodotto consultabile sul sito U-HE, nella sezione ad esso dedicata.

 

Considerazioni

Passiamo ai giudizi: avete capito il perchè del titolo? DIVA è veramente un dinosauro, offre una potenza di fuoco davvero impressionante, abbracciando praticamente tutte le caratteristiche principali delle macchine analogiche che hanno fatto epoca e condendo il tutto con efficaci accorgimenti e scelte progettuali al passo con i tempi.

Senza parlare poi della resa audio, ragazzi sembra di avere proprio un analogico vero sotto le mani. Il synth ruggisce letteralmente, dovrete regolare a dovere il channel strip che lo ospita per non distorcere tutto. Il musicista elettronico più esigente sicuramente troverà pane per i suoi denti.

Il rovescio della medaglia? Beh tutto questo ben di Dio si paga e…ahimè…non bastano solo i soldi che costa il prodotto (164 euro più iva e spiccioli, tutti assolutamente giustificati fino all’ultimo centesimo): bisogna avere una macchina carrozzata per godere appieno delle potenzialità del software, benchè su macchine meno performanti (come il mio sgangherato iMac del 2009 con Intel Core 2) le soddisfazioni decisamente non manchino.

C’è da dire che siamo ancora alle prime versioni, già dalla versione 1.0 del prodotto alla 1.1.1 attualmente in commercio la U-HE dichiara un’abbattimento del 40% della domanda di risorse (e non è poco).

Altra cosa che non mi è proprio piaciuta è la totale assenza di un modulo arpeggiatore/step sequencer e credetemi se vi dico che per un synth del genere l’assenza di esso pesa e non poco. Viene proprio da dire:” Cavolo, avete fatto 30 fate 31 no? Tutti quei moduli, tutte quelle possibilità di modulazione e poi vi perdete proprio su questa fesseria?”. Sicuramente la U-HE avrà avuto i suoi buoni motivi per adottare questa scelta progettuale, magari proprio vincolata alla domanda di risorse del prodotto, in ogni caso, niente paura perchè il tutto è in roadmap: già dalla versione 1.2 del prodotto dovrebbe essere introdotto un arpeggiatore degno di essere chiamato tale.

Come faccio a saperlo? Grazie a queste anticipazioni della U-HE su Youtube…

In ogni caso trovare un buon arpeggiatore non è certo difficile e molti musicisti preferiscono adottare moduli esterni perchè più potenti e performanti in quanto dedicati allo scopo. Che ne dite dell’ottimo StepPolyArp per iPad, tanto per dirne uno? Il touch abbinato ad uno step sequencer è davvero la morte sua!!

Alla prossima.

 

 

 

 

 

 

 

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Comments (19)

  • Mauro Meddi

    |

    Uso questo synth dalla versione Beta, ho costruito praticamente una macchina apposita e non me ne sono mai pentito!
    Insieme all’ OP-X Pro II (che è attualmente solo per Windows), il PolyKB e UltraAnalog della AAS è lo strumento che piu amo nel palco VST, se vuoi un suono e hai poco tempo con il Diva ci arrivi in un nanosecondo!

    Bellissima recensione comunque!

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      Grazie mille, concordo appieno con le tue considerazioni.
      Non ho avuto modo di provare l’UltraAnalog, darò un’occhiata.
      Sugli altri prodotti nulla da dire, specie sul primo che, in realtà, esiste anche come ensemble Reaktor (in versione OP-X PRO) e che non ha nulla a che invidiare (credimi) alla versione per Windows.
      Sarà che sono un fan sfegatato di Reaktor…

      Reply

  • Lorenzo

    |

    La u-he ha sempre fatto cose notevoli, zebra2 secondo me è uno dei synth più versatili sul mercato, soprattutto ha rilasciato alcuni freebies che sono mooolto sopra la media dei synth freeware, come zebralette o triple cheese!
    Non mi ero mai avvicinato a DIVA sia per il costo, sia perchè è scritto chiaramente sul sito che richiede molte risorse, ma magari la demo la scarico dopo questa bella (e completissima) recensione!

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      Provala, ne vale veramente la pena…
      Grazie dei complimenti.
      Antonio.

      Reply

  • Dj Fresella

    |

    … bell’articolo davvero complimenti, come sempre esaustivo 😉

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      Mille grazie, apprezzatissimi.
      Antonio.

      Reply

  • Ciro Urselli

    |

    Caro Maestro, complimenti per l’ articolo come sempre colmo di chiarezza e spunti di studio. Ho testato (velocemente, molto velocemente) la versione PC VST a 64 bit. La macchina su cui l’ ho testata è abbastanza “pompata” (cpu intel i5 2540M, 8Gb ram, driver ASIO, ecc. win7 64 bit ottimizzato per uso pro-audio). Il sistema reagisce molto bene e non viene stressato più di tanto neanche nelle patch più complesse (triplo VCO, ecc) anzi attivando l’opzione multi-treading si comporta proprio bene (gestisce i 4 core della cpu in maniera inpeccabile). Il midi-learning sui controlli funziona benissimo e con un buon controller-midi con tante manipoline ci si diverte tanto. Tranne qualche ritardo di risposta della tastiera (appena percettibile) nei passaggi più impegnativi (parlo di 16 voci contemporanee, premendo a mani piatte la tastiera !) va molto bene. Il suono è “morbido”, true-analog ed è quasi difficile da distinguere dai vari “campioni” originali analogici con cui l’ ho comparato (nei limiti della mia modesta esperienza musicale ma dall’ orecchio FINO FINO…). Interessante il motore audio con gli algoritmi alla Pspice (sarebbe utilissimo poter leggere il codice sorgente del sw). Veramente bello il vcf-ladder !. Insomma sicuramente un ottimo “virtuale” ! MA ! … non mi ha convinto in pieno, preferisco altri virtuali che sto usando in questo momento. Non scrivo nomi per non scatenare un vespaio di commenti. Secondo me c’è qualcosa di meglio (di poco) nella stessa fascia in cui si colloca. Sono gusti personali, non gli do un bel dieci ma un 9 1/2 !!!

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      Ti ringrazio degli apprezzamenti anche se….”maestro”…mi sembra un tantino esagerato ;-D.

      Io non ci vedrei niente di male a fare nomi e cognomi, questi articoli sono ancora più ricchi se vengono corredati con discussioni ed esperienze di altri utenti.

      Non penso ci sia da temere alcun vespaio di commenti…anzi, magari succedesse!! Sai quanti spunti di riflessione.
      Un saluto.

      Reply

    • Ciro Urselli

      |

      Mi scuso profondamente con Antonio Antetomaso per non aver letto che l’ autore dell’ articolo era lui. Mi scuso con il maestro Enrico per averlo tirato in ballo senza che avesse “colpa” … (mi sto umilmendo cospargendo il capo di cenere !!! ). Di nuovo scusa a tutti.

      Reply

      • Antonio Antetomaso

        |

        Ci mancherebbe altro….era una battuta naturalmente :D.
        Però i nomi e i cognomi mica li hai fatti, ahahaha…

        Reply

        • Ciro Urselli

          |

          Come no ?, ho scritto il tuo di nome e cognome e ti indico anche il cognome del maestro, Cosimi. Più nomi e cognomi di così ! , ihihihih :)

          Reply

          • Antonio Antetomaso

            |

            Vabbè vabbè dai….mi arrendo.
            Vorrà dire che me li manderai in privato se vorrai 😉
            Mo’ mi hai fatto incuriosire…

            Reply

  • cactusound

    |

    Per la cifra finale, del programma + una macchina (spesso) dedicata continuo a preferire tutt’oggi un modulo synth reale esterno, magari con interfaccia VSTi di controllo: meno “rogne”, meno spese, meno update…più valore nel tempo.
    Continuo a pensare che più che gli algoritmi la differenza la faccia l’upsample a 96khz, come per esempio per (il divoratore di CPU) Monark.
    Esistono sul mercato un sacco di VA o Real Analog (o ibridi) che meritano ancora molto rispetto e surclassano ancora i soft synth nativi.
    Magari tra 5-6 anni, con l’avvento degli Intel i10 a 10.000 Mhz mi ricrederò, ma per ora mi pare più eco(nomico)compatibile dedicare le risorse della DAW agli effetti e al mix. Anche perché oltre il 70% di utilizzo CPU si comincia a perdere di definizione nel mix.

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      Penso che, come sempre, il tutto è subordinato all’uso che devi fare di questa roba. Ovvio che se ti serve un solo synth con “caratteristiche analogiche” e devi comprare DIVA + WORKSTATION + accessori vari hai ragione tu, meglio un synth vero. Se invece hai già una macchina carrozzata con altri virtual instrument e una DAW perchè ci fai anche altre cose, alla cifra che costa DIVA un synth virtual analog hardware così potente e versatile non ce l’hai..

      Considerato poi che, a conti fatti, il suono che proviene è quello dell’impianto di mixaggio, il risultato finale potrebbe non essere distinguibile da un orecchio esterno.

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      di sicuro, più dettaglio dai al segnale, meglio lavora l’intero meccanismo…

      Reply

  • Vincenzo Rizzo

    |

    Ho scoperto questo sito da poco
    e (scusate l’OT) che piacere trovarci un Enrico Cosimi
    che conosco da quando, giovane tra il nerd e il tamarro, compravo tutti i mesi FareMusica !
    Ho ancora nella mia scarna libreria il Manuale del sintetizzatore..
    Sto divorando con gusto tutti i tutorial e le recensioni
    Ben ritrovato Enrico!

    Reply

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