Arturia DrumBrute

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Arturia colpisce secco e duro presentando la nuova batteria elettronica analogica ad un “prezzo boutique” (chi vuol capir, capisca…). L’apparechio, mostrato in gran segreto all’ultimo MusikMesse e finalmente liberato dall’embargo che ne impediva la divulgazione, prende il meglio dalle classiche architetture analogiche del secolo scorso – quindi, organizzazione in sequencer e generazione timbrica – temperandolo con le interessanti realizzazioni precedentemente messe a regime in quel di Grenoble, quindi filtro Steiner, intervento Swing/Random globale o per traccia, Roller/Looper.

Di Enrico Cosimi

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In più, DrumBrute è una delle poche unità ritmiche attualmente in produzione a permettere la poliritmia pesante attraverso dimensionamento indipendente per ciascuna traccia/strumento.

Le caratteristiche principali sono particolarmente ghiotte:

  • Diciassette timbriche analogiche comprendenti kick 1, kick 2, snare, clap, hihat open, hihat close, conga hi, conga lo, tom hi, tom lo, maracas, rim shot, clave, tambourine, cymbal, cymbal reverse, zap.
  • Dotazione di controlli dedicati indipendenti per ciascuno strumento; c’è sempre un volume, c’è sempre la possibilità del Mute/Solo, in più, ci sono i parametri di caratterizzazione timbrica (tutti simultaneamente residenti e raggiungibili su pannello comandi, come ai bei tempi…).
  • Sequencer organizzato in 64 pattern; ciascun pattern può avere lunghezza massima pari a 64 step; ogni traccia di strumento può avere durata indipendente dalle altre, permettendo la costruzione di intricate strutture poliritmiche.
  • Step Repeat predisposto per la creazione veloce degli effetti di Ratcheting e rimbalzo.
  • Song Mode per la concatenazione dei pattern di sequenza precedentemente programmati.
  • Ciascun pattern può essere influenzato in tempo reale con i comportamenti di Swing e Randomness già sperimentati nel BeatStep Pro; i due comportamenti sono applicabili globalmente a tutto quanto programmato nel pattern o possono essere focalizzati solo sulla traccia/strumento attualmente in edit.
  • Pattern Looper per la ripetizione in battuta di segmenti pari a quarto, ottavo, sedicesimo, trentaduesimo, tutto in punta di dito.
  • Filtro Steiner Parker bypassabile, con modo low e high pass, con controlli di Cutoff e Reonance.
  • Dodici uscite audio individuali su jack standard 1/8” (tanti saluti a molte macchine della concorrenza). Un’uscita Main Mono, sempre su formato jack standard ¼”. Uscite cuffie con volume indipendente e connessioni parallelate doppio formato TRS ¼” e TRS ⅛”.
  • Gestione bidirezionale di quattro possibili clock: Internal Clock, MIDI Clock, USB Clock, Analog TTL Sync.

Il suono è basato sui migliori circuiti della tradizione analogica dello scorso secolo, rivisitati per potenziarne le caratteristiche peculiari e offrire accesso immediato ai parametri più significativi. Due stili differenziati di kick drum, simultaneamente disponibili e utilizzabili, con corredi indipendenti di parametro, snare e clap ad ampio raggio di azione, hi hat aperto e chiuso completamente indipendenti nel volume e nel decay time, cymbal dritto e reverse (realizzato analogicamente), zap.

La presenza di playing pad dedicate permette non solo la programmazione Real Time (accoppiata al classico inserimento dati Step Mode su griglia di multipli di sedicesimi), ma anche l’esecuzione diretta in punta di dita delle timbriche residenti; il tutto è potenziato da Step Repeat, Pattern Mooper, Mute/Solo con possibilità di creare gruppi di assegnazione, Song Mode, Randomness e Swing. Questi ultimi due parametri possono essere indipendenti per traccia. La sensibilità dei playing pad facilita l’esecuzione in tempo reale, la presenza di un sofisticato motore di quantizzazione interno facilita l’allineamento ritmico in programmazione.

La connettività  è estrema: in questa categoria di prezzo – ulteriori informazioni in seguito – DrumBrute è l’unica batteria elettronica analogica ad offrire dodici uscite audio separate. In aggiunta, sono presenti le due connessioni MIDI In e Out, la porta USB Type B, le due connessioni Sync In/Out in formato TRS ⅛”, l’uscita Main Output monoaurale su ¼”, le due uscite per cuffia stereo ⅛” e ¼”.

L’alimentazione è separata, con alimentatore fornito in dotazione.

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Uno sguardo ai competitori

Lo street price di Arturia DrumBrute è 449 euro

E’ poco elegante, ma vediamo velocemente quali sono i principali competitori della nuova batteria elettronica Arturia.

  • Akai Tom Cat. Costa 219 euro, ha sei suoni residenti, con un corredo minimalista di parametri modificabili. E’ sicuramente adatta ad un pubblico che muove i primi passi nel settore e che non vuole investire troppo.
  • KORG Volca Beats. Costa 159 euro, offre una scelta timbrica volutamente low profile, ha connettività estremamente limitata (in rete, esistono diversi progetti aftermarket per moddare l’apparecchio), è un irresistibile gadget.
  • Roland TR-09. Costa 449 euro. L’ultima entry nella Boutique Series. Interamente digitale, ha un workflow molto Anni 80, non possiede pad dinamiche, viste le dimensioni, è poco orientabile sulla performance realtime. Non ha uscite separate analogiche, offre connettività differenziata – quattro bus – sulla presa USB.
  • Roland TR-8. Cosa 499 euro. Completamente digitale, non gestisce il clock sync, non possiede connettività analogica dedicabile, offre connessioni separate su formato USB, può caricare modellazioni di storiche batterie elettroniche Roland. Il suo design è, da sempre, oggetto di diverse prese di posizione.
  • DSI Tempest. Costa 1999 euro. Quasi tutta analogica, gestisce campionamenti digitali; accoppia un prezzo di acquisto importante con un corredo di parametri impegnativo per l’utente. Solo recentemente è stata fatta oggetto di un upgrade che ha risolto storici problemi di funzionamento.

 

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Parametri di timbro e parametri di funzione

Arturia DrumBrute spiana sul pannello comandi tutti i parametri relativi alla gestione real time dei suoni analogici disponibili:

  • Kick 1. Level, Pitch, Decay, Impact, Sweep. Ha un’uscita audio separata.
  • Kick 2. Level, Pitch, Decay. Ha un’uscita separata.
  • Snare. Level, Snap Level, Snap Decay, Snap Tone, Drum Tone. Ha un’uscita separata.
  • Clap. Level, Tone, Decay. Ha un’uscita separata.
  • Rim/Claves. Level, Rim Tone, selettore timbrico Type. I due suoni condividono la stessa uscita Rim.
  • Closed Hat. Level, Pitch, Decay. Condivide l’uscita con il suono Open Hat.
  • Open Hat. Level, Pitch Decay. Condivide l’uscita con il suono Closed Hat.
  • Tom Hi/Conga Hi. Level, Pich, selettore timbrico Type. I due suoni condividono la stessa uscita Tom Hi.
  • Tom Lo/Conga Lo. Level, Pitch, selettore timbrico Type. I due suoni condividono la stessa uscita Tom Lo.
  • Cymbal/Reverse Cymbal. Level, Tone, Decay, selettore timbrico Type. I due suoni condividono la stessa uscita Cymbal.
  • Maracas/Tamb. Level, Tamb Decay, selettore timbrico Type. I due suoni condividono la stessa uscita Maracas/Tamb.
  • Zap. Level, Pitch, Decay. Ha un’uscita separata.

Il funzionamento della DrumBrute è articolato su tre livelli di programmazione Song, Bank e Pattern. I sedici tastoni indirizzabili lavorano tanto come inseritori numerici quanto come selettori per i quattro banchi A-D; in aggiunta, è possibile definire il Global BPM con inserimento diretto Rate/Fine e confronto sul display alfanumerico a tre cifre. E’ disponibile un motore di tap tempo.

Il metronomo, che ha un’uscita audio dedicata, è regolabile On/Off e in volume.

La programmazione di scala  e la quantizzazione avviene per ottavi, per ottavi terzinati, per sedicesimi, per sedicesimi terzinati, per trentaduesimi; è possibile definire il Last Step utile nel pattern, muoversi – come nel BeatStep Pro – attraverso le quattro possibili pagine step 16-32-48-64, con visualizzazione ferma o aggiornata dinamicamente durante la programmazione; i tastoni e gli step lavorano in codice colore con retro illuminazione variabile. Innescando il modo Polyrhythm, ogni linea di programmazione/strumento può avere la durata/numero di step ritenuta necessaria; in questo modo, 16 step di cassa dritta possono essere sovrapposti a  7 step di maracas e 11 step di lo tom…

I diciassette suoni analogici contenuti nella DrumBrute sono regolabili velocemente, durante la performance, ad esempio, con i comportamenti Mute e Solo; si possono creare dei gruppi di assegnazione per aprire e chiudere velocemente più di uno strumento alla volta. Jeff Mills potrebbe iniziare a sentire caldo…

Sono previste le funzioni Shift, Copy, ave, Erase, Step Program, Accent. L’accento – attenzione – è programmabile indipendentemente per ciascuno strumento. 

La lettura del pattern e/o delle singole tracce/strumento che lo compongono può essere modificata in tempo reale attraverso i due algoritmi già sperimentati nel BeatStep Pro di Swing e Randomness; sono applicabili globalmente a tutti gli strumenti che suonano o alla Current Track selezionata.  Il Looper offre una superficie sensibile al tocco con la quale definire la ripetizione incondizionata in battuta di quarti, ottavi, sedicesimi o trentaduesimi di programmazione pattern.

Sull’uscita audio Main, è presente il modulo Output Filter in tecnologia Steiner Parker per processare passa basso/passa alto l’intero flusso audio; i comandi comprendono Cutoff, Mode, Resonance e Bypass; non sappiamo se è previsto un meccanismo di envelope follower per automatizzare lo spostamento della frequenza di taglio.

Sembra irresistibile.

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Comments (73)

  • alessandro

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    Da possessore di Beatstep pro mi chiedo: ma una versione senza sequencer e con i trig in individuali per ciascuno strumento non sarebbe stata una brutta idea vero?

    Reply

  • Alfonso Santimone

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    oh yeah! Ci fosse un’implementazione MIDI a 14 bit per il controllo dei parametri via porte MIDI/USB sarebbe un sogno. già così visto il prezzo lo è! Ma vista l’assenza di ingressi CV un’implementazione MIDI sul controllo parametri sarebbe straordinaria. il mio MicroBrute non la prevede, ma il MatrixBrute a quanto si capisce si…chissà! fremo!

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      se ci fosse l’implementazione dei MIDI CC, ogni controllo di pannello richiederebbe una linea di conversione ADC/DAC, più una Flash più grande per scrivere in memoria non solo i pattern e le song, ma anche tutte le regolazioni di pannello; alla fine, uno scherzo del genere – oltre a rendere obbligatoria una completa riprogettazione – finirebbe per far costare la macchina il doppio se non di più… vale la pena?

      non mi sembra che jeff mills si spaventi per la mancanza di MIDI CC sulla sua 909… 😉

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  • giona

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    ma WOW!!!
    finalmente qualcuno che ascolta le necessità dei\delle musicist*** !!!
    unica cosa: non c’è una distorsione,brute factor, overdrive built-in su almeno una delle due kicks?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      no, niente distorsione; ovviamente, fanno in modo che tu prenda il segnale che vuoi distorcere e lo vada a buttare dentro un minibrute o un microbrute… 😉

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  • Robby

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    Dilemma.. essendo allo stesso prezzo, drumbrute o tr09? Digitale vs analogico? Tralasciando ovviamente il fascino estetico che può avere la tr09, essendo molto simile all’originale 909.

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    • Enrico Cosimi

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      sono due cose MOLTO diverse; a prescindere dall’analogico o dal digitale, la TR-09 fa SOLO i suoni della 909 e li fa bene “per forza”, visto chi la ha costruita; la DrumBrute è una analog drum machine, quindi può essere fatta suonare in tanti modi diversi, a seconda di come la si programma, ma sicuramente non ha i suoni campionati della 909 (cymbal e hats) e non è garantito che possa suonare “come la 909″…

      Reply

  • gabriele

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    Buongiorno Enrico, pensi che con il sync della drumbrute potrei “midizzare” la mia vecchia TR 808?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      salve Gabriele, sicuramente!!!
      sono previste le densità 1, 2, 24 e 48 impulsi per ciascuno step; Roland è 24.
      Non so se, come nel BeatStep Pro, la Drum Brute viene fornita con l’adattatore DIN pentapolare/minijack 1/8″, ma in ogni caso non dovrebbe essere difficile realizzarlo autonomamente…

      Reply

      • gabriele

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        Grazie Enrico per la tempestiva ed esauriente risposta.

        Reply

  • Ale

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    E’ possibile annoverare tra i principali competitor anche la Acidlab Miami? Sarebbe interessante un confronto. Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    la Acidlab MIAMI è stata oggetto di una prova approfondita molte lune passate… con lo strumento “cerca”, dovrebbe essere possibile recuperare l’articolo originale

    Reply

    • Ale

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      Si ho letto quell’articolo, diverse lune fa :)
      Desideravo proporre un confronto tra competitor cosi come fatto nell’articolo con Akai Tom Cat, KORG Volca Beats, Roland TR-09, Roland TR-8 e DSI Tempest. Sarebbe interessante anche aggiungere la Elektron Analog Rytm. Anche se “poco elegante”, il tuo è sempre un parere interessante da sentire.
      Il prezzo è la versatilità ovviamente giocano molto a vantaggio della DrumBrute, però sarebbe anche interessante approfondire i suoni (ad esempio mi sono sembrati molto metallici i suoni open e close Hat).
      A quando una prova con lo strumento?
      Grazie Enrico

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  • Ivano

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    Mister Enrico buonasera a Lei, nello specifico e nel massimo rispetto delle Sue Ottime recensione, quale Lei esperto e professionista, potrei chiederLe il perché non si faccia mai riferimento in relazione ai paragoni, alla drum della Jomox xbase 999 ? Grazie, i miei piú Cordiali Saluti, Ivano

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      caro Ivano, ringrazio per la fiducia.
      la Jomox è abbastanza “difficile” da reperire, anche per la sua natura quasi artigianale numericamente assai “rara”… in ogni caso, come scrivevo altrove, non era mia intenzione mettere in piedi un confronto enciclopedicamente onnicomprensivo. chi avrebbe il tempo di farlo? :-)

      Reply

  • Enrico Cosimi

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    ho avuto la analog rytm per un annetto abbondante, ne ero innamorato. ma non era un amore ricambiato: suona benissimo, ma è la cosa più complicata, complessa e discutibile – dal punto di vista della gestione seq – che sia mai stata concepita…

    abbiamo raggiunto una separazione consensuale

    Reply

  • Ivano

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    Mister Enrico, non é assolutamente per aprire un confronto, Le chiedo solo se Lei ha avuto modo di testare anche la xbase 999 per meglio capire quali possono essere le differenze essenziali tra Jomox, la nuova di casa Roland TR 09 ed la DrumBrute di Arturia, Cordialmente Saluto ed anticipatamente Ringrazio, Ivano

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    purtroppo, a 999 l’ho provata poco e male – in fiera – lontano dalle altre macchine che, comunque, ho avuto per le mani in periodi più prolungati…

    Reply

  • Ale

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    Dimenticavo di aggiungere una cosa molto importante: grazie per questa recensione, come sempre appetitosa e decisamente completa.
    Non vedo l’ora che ti capiti una DrumBrute tra le mani per condividere con tutti noi una prova completa (il 17 Novembre dovrebbe essere la data giusta).
    Personalmente ritengo che da tanto tempo non si vedeva un gear analogico interessante come questo (senza considerare la cometa del Model D reissue, inarrivabile per le mie finanze ormai impoverite da un non troppo lontano acquisto di un rispettabile Voyager), in un panorama recentemente appiattito da mini e micro key da boutique. Brava Arturia, mi piace la linea che hanno deciso di seguire.

    Reply

    • Ivano

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      A me spiace soprattutto per gli amanti del vintage che speravano di veder affiorire il proprio business, vendendo la propria Roland TR 909 a cifre assurde, poi all’ improvviso il crollo delle valutazioni, a causa della nuova nata di casa Roland TR 09, non un clone ma un vero e proprio System 909 based. Cosa dire? Preferisco Roland TR 09, Jomox xbase 999 (oramai veneranda e fuori produzione). Arturia DrumBrute, a mio parere un clone di Akai Wolf con le altrettante sonoritá di default…

      Reply

      • Ale

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        Se posso permettermi: un amante del vintage di solito non fa business vendendo, al contrario si svena acquistando…
        Per tale motivo ben vengano i cloni (soprattutto se suonano bene e costano moolto meno) e i nuovi gear analogici.
        A mio parere la Akai Wolf non c’entra nulla con la DrumBrute.

        Reply

  • Enrico Cosimi

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    i crolli veri e propri delle valutazioni sono scongiurati: ormai, ogni nuova riedizione si limita a tagliare quei 200/300 euro alla valutazione del vintage, ma non di più; è successo per il KORG MS-20, per l’ARP Odyssey, sta succedendo per le TR-09/TB-03 e probabilmente succederà per il Minimoog Model D. Alla fine, il collezionista vuole COMUNQUE la macchina antica “perché il vecchio suona meglio” o perché colleziona e basta… Non vedo grosse somiglianze tra la wolf e la drumbrute.

    Reply

    • Giovanni

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      Grazie al cielo nemmeno io vedo queste somiglianze 😀

      Reply

    • Ivano

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      Bene… 200 e/o 300 euro differenza rispetto al vintage? La nuova Roland TR 09 costa 440 euro circa e la valutazione del vintage é tra i 1900 euro ed i 4000 $ (dollari) per cui…

      Reply

      • Enrico Cosimi

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        mi sono spiegato male; intendevo dire che se un MS-20 costa(va) 1900 euro sul mercato dei collezionisti, dopo l’avvento della riedizione 2015, il suo valore vintage è stato ridimensionato di 200/300/400 max, quindi è facile trovare il vecchio strumento non più a 1900, ma a 1500, 1600…

        allo stesso modo, penso, la nuova TR-09 potrebbe far scendere la quotazione della 909 vintage di un “x” centinaia di euro, non certo di migliaia in meno… :-)

        Reply

  • Ivano

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    Quí volevo arrivare io… Su di questo Punto, ad esempio una Jomox xbase 999 (fuori produzione) trattasi non proprio di un giocattolino, a quale strumento potrebbe essere paragonato, ad oggi?

    Reply

    • Ivano

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      eh si ? Nel senso che le persone devono per forza di cose spendere quei pochi risparmi e/o guadagni per continuare a comperare giocattoli? Visto che “il vecchio” suona sicuramente meglio “del nuovo”? Contenti voi, eh si

      Reply

  • Leonardo

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    da possessore di una Roland TR-8, faccio una domanda:
    la scambieresti?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      se vuoi una cosa analogica, perché no? se ti servono le uscite individuali “analogiche”, perché no? :-)

      Reply

  • Ivano

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    Ah bhè… Andiamo bene.

    Reply

  • Enzo

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    @Ivano, non capisco quest’accanimento nel rapporto tra analogico e nuovo analogico. E’ chiaro che macchine storiche abbiano una timbrica diversa da macchine odierne, le attuali posseggono cose per l’appunto attualizzate alla modernità (il mio Sub Phatty di timbrica di gran lunga inferiore ad un minimo o di un prodigy, ha ottimi suoni moog, possibilità di totale pilotaggio con ableton etc.
    Vedo in questa drum brute un’ottimo mezzo per l’approccio live, un po meno da studio e soprattutto meno allo spippettamento del collezionista, che magari ha in casa dentro 3 case rigidi pieni di 909 per non prendere polvere. E’ da capire bene il timbro che ha, personalmente preferisco il suono 909 all’808, e dai pochi e scarsi video che si trovano, la DM è più simile ad un 808. Attendo il classico test di Enrico.

    Reply

  • Ivano

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    Appunto… Fino a quando non smetteremo di pronunciare le paroline, Approccio, nuovo analogico etc… etc… Ci stanno abituando a far comperare strumenti perché piacciono o non perché piacciono poco, a seconda se hanno piú lucine (del tipo natalizio) oppure se dispongono di pad colorati… Quí il discorso é di altro genere, gli strumenti odierni NON SUONANO e basta, lo vedi dalle frequenze, lo senti se metti a confronto in un setup, strumentazioni a confronto, tipo Korg, tipo Arturia, tipo Akai, te ne accorgi che non suona, uno strumento che non ha feel e che i suoni, diventano “suonini”. Fino a quando ci saranno persone che spenderanno quei soldi, l’ industria continuerà a disegnare in “America” ma di fatto made in P.R.C. tutti questi Toys! Esempio tutti questi ultimi nati veri e propri giocattoli, prendiamo il caso della tr09 (a me piace, almeno ne riconosco il feel, il mood della 909 che ci vorrebbero 2000 euro altrimenti) ma dico io, alimentazione usb, come un telefonino? Alimentazione a Batterie (nel 2016/17 sará felice la DuraCell?) non ha ingressi separati ma con usb, bla bla bla, hai 4 uscite indipendenti, si per il computer però? Non puoi equalizzare dal mixer… Poi esce la drumbrute poi uscirà la drumbell e poi? Quante altre ********* ancora?

    Reply

  • Ivano

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    Proseguo e dico una cosa Vera e Forte, perché secondo voi la Yamaha, non produce piú i suoi monitor? Yamaha NS10m Studio? Ah… Si, la cellulosa per i woofer, i senza quelli non esiste il sistema NS? Certo… Come mai la Technics non produce piú i turntables SL? Come mai Jomox non produce piú la xbase? Come mai Roland e dico staff ROLAND, da Osaka non possono riprodurre la TR 909? Perché un possibile must have? Perché ormai non interessa piú a nessuno produrre e far produrre della buona musica, questa é la triste verità… Allora comprate la Volca Beats (credendo fosse analogicone 808 style) poi la Volca Bass (sognando un clone tb 303), volete produrre musica? Ah vogliamo poi parlare di Akai? Tocchi un tasto creando atmosfere ed accordi? Magari un arpeggio??? Non sapete probabilmente neanche che, Fa La Do Mi é negli spazi e che, Mi Sol Si Re Fa e nei righi… Ma poi alla fine, quali spazi e quali righi? Questo é il problema amletico!

    Reply

    • frabb

      |

      scusami ivano non ho capito dove stanno il mi e il fa dato che li metti sia nei righi che negli spazi :)

      Reply

    • Enrico Cosimi

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      una 909 analogica-con-piatti-campionati costerebbe cifre non interessanti per strutture commerciali come roland. occorre mettersi l’anima in pace.

      Reply

  • Ivano

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    Studiare la musica…

    Reply

    • frabb

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      …. e anche un po’ l’italiano magari

      Reply

  • Marco

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    Ma non è affatto così! Sicuramente c’è un qualche tipo di manovra commerciale moooolto grossa in atto da parecchi anni, di cui noi vediamo solo una parte. Tanto per fare un esempio, sono anni e anni che nell’esclusivo ambiente berlinese suona gente con solo quelli che tu definisci giocattolini. Ogni dieci tr8 vedrai un’analog rhythm e ritengo improbabile potersi imbattere in qualche 909.

    Tra l’altro il fatto che metti a paragone volca bass con un microbrute eticchettando tutto con “suonini” la dice lunga su quante prove di persona tu abbia fatto con questi nuovi strumenti. Il mio parere personale è che ad esempio un microbrute possa suonare di più e con molta più varietà rispetto ad una tb303 laddove in effetti un volca bass in un sound system un pò più serio mancherebbe di profondità e calore.

    Poi il discorso su progettato in usa e made in china non l’ho capito. Il mio mother è handcrafted in Asheville, NYC, il mio demora è made in japan.

    Le leggi del mercato ormai non risparmiano nessuno, neanche la musica purtroppo, questo è vero. Ma fare di tutta l’erba un fascio alla luce solo della magari magra esperienza diretta non mi sembra proprio l’approccio giusto. Eh si, dico approccio perchè per me sta tutto là. L’idea che non vogliono darci strumenti all’altezza delle nostre produzioni mi sembra totalmente assurda. Oggi semplicemente per arrivare a certi tipi di suoni o di soluzioni di setup hai diverse strade, dalle più cheap e giocattolose (in teoria per iniziare o per didattica o per gli hobbisti) ai prodotti più seri e di fascia ben più alta che, nonostante competano egregiamente con le macchine del passato e surclassandole spesso di moltissimo grazie ad aggiunte tecnologiche che rendono la perfomance, il salvataggio, l’automazione e l’interfacciabilità infinatemente più gratificanti, costano comunque la metà e anche di meno rispetto ai prezzi originali nei giorni dei dinosauri. Come dici giustamente tu c’è anche il discorso che i musicisti oggi non hanno più una lira, ma a maggior ragione non sarebbe stata una buona mossa da parte dei produttori puntare tutto sul suono analogico anni 70 spingendo i prezzi dei dispositivi di nuovo verso quelli degli appartamenti. Poi con i modulari moderni si può dare sfogo a praticamente qualsiasi perversione sonora, non vedo tutta questa voglia di fregarci. A parte ovviamente il fatto di spingere la GAS a livelli patologici per farci spendere tutti i nostri soldi in cose che non ci servono davvero. Ma questa non è una scelta della moog o della roland o della korg e dell’arturia. E’ il capitalismo che funziona così, tutti ci si sono dovuti uniformare per sopravvivere a livello aziendale 😉

    La verità è che c’è più mercato, c’è più pubblico, c’è più scelta sonora, ovviamente, c’è più concorrenza e ci sono meno soldi. E vale sia per i produttori, sia per i musicisti.

    p.s. questi stessi discorsi li puoi sentire da un qualsiasi chitarrista che si lamenti che le strato di oggi non sono più quelle di 40 anni fa. Neanche l’aria che respiriamo è più quella di 40 anni fa.

    Reply

    • Ivano

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      Nelle vostre risposte datemi, leggo la soluzione, volete continuare a comperare giocattoli, a voi la scelta… In quanto ad italiano, grammaticalmente ne ho da vendere e comunque, per rispondere a qualcuno che non conosce a fondo neanche l’ ABC della musica, Fa La Do Mi é negli spazi e Mi Sol Si Re Fa, nei righi… Problema vorrebbe essere dove inserire la chiave di Sol.

      Reply

    • Enrico Cosimi

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      Non dimentichiamo che la TR8 costa MOLTO meno di una classica AR Elektron; questo può in buona parte giustificare la minor frequenza con la quale la seconda è visibile rispetto alla prima. Sulla costruzione cina vs. resto del mondo, ormai le cose sono molto più sottili: c’è roba cinese costruita male e roba cinese costruita molto bene; c’è roba europea o statunitense costruita peggio di tanta roba cinese di fascia altra.
      Di sicuro, (quasi) ogni tasca oggi trova un oggetto adatto a fare musica elettronica.

      Reply

  • Marco

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    Non vedo l’ora di comprare la tua grammatica e la tua punteggiatura. Oltre a ripetizioni di teoria musicale per tutti!

    Reply

  • Ivano

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    😉

    Reply

  • Ivano

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    Ho comperato una Jomox xbase 999 ne saranno contenti in quel di Berlino? Credo un pó meno la Duracell! :-)

    Reply

  • enzo

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    Il discorso sta degenerando. Quello che conta è l’idea, la musica, l’approccio, lo stile, l’attitudine propria.. che si può fare con uno strumento da 10000€ ma anche con un giocattolo da 50€.

    Vorrei ricordare al vintage Ivano che la band inglese Radiohead, la quale usa costantemente nei live svariati synth analogici DSI, eurorack, moog, elektron etc etc, che in studio sperimenta e crea anche con giocattolini da 50€ sulla stregua del korg monotrone.
    Se hai un’idea buona poco importa come la realizzi, ci si barcamena troppo nel feticismo, si rischia di perdere quello che la musica è nella realtà. Viva l’analogico, viva la qualità, via il marchio, ma ben vengano le boutique e le cose economiche che permettono di poter crescere.
    Ti riporto il mio esempio: sono un musicista non di lavoro, ma suono spesso con la mia band. Da anni mi sono addentrato nel mondo elettronico; se avessi dovuto seguire il tuo credo non avrei mai dovuto iniziare, poichè non potevo permettermi un moog, una roland, svariati pad ed effettistica. Uno inizia con quello che può: al raggiungimento dei limiti si fa il passo avanti. Avevo un vst mini arturia? ingestibile live? ho preso un sub phatty. Volevo una drum machine; volevo il meglio, ma non aveva senso, non avrei mai suonato nei club; ho ripiegato prima su ableton, poi arturia spark le, venduta dopo 2 giorni, e ora prenderò la drum brute.. credo che senza questi ponti che invogliano a crescere, tanti o lascerebbero la musica, o cadrebbero nella banalità, ricordando che comunque non è il mezzo che crea la musica, bensì la propria testa.

    Reply

  • Ivano

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    Purtroppo non é cosí… 😉

    Reply

  • Lino

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    Per quel che si riesce a percepire da You tube, i suoni non sembrano proprio professionali
    Vorrei il suo parere mister Enrico

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    • Enrico Cosimi

      |

      io eviterei di affidare un giudizio al solo ascolto su youtube… così come non mi fidanzerei per procura 😉

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  • Lino

    |

    chiarisco meglio: il concetto di professionalità: in rapporto a macchine come elektron analog rytm e tempest dave smith ( dal prezzo notevolmente superiore)

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    • Enrico Cosimi

      |

      Secondo me, il prezzo della Tempest è ingiustificato: a 1800 euro per sei voci di polifonia, paghi ogni voce QUASI quanto la DrumBrute. La cosa irritante è che, quando usi il metronomo nella Tempest, la polifonia scende a 5 note e tu finisci per usare un metronomo da 300 euro. Non le vedo come macchine paragonabili.

      Anche la AR è mooooooolto più costosa, se non vado errato costa tre volte tanto; non sono paragonabili.

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  • Lino

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    Grazie per la puntuale e qualificata risposta mister Cosimi, un ullima curiosità., ma i suoni sono campionati in wav o sono suoni midi?. Grazie, comunque

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  • Enrico Cosimi

    |

    i suoni sono ottenuti attraverso sintesi analogica; niente wav e niente trucchi

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  • Giovanni

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    Enrico una domanda (sigh, l’ennesima)…se volessi processare le tracce singolarmente…devo passare necessariamente per le uscite analogiche oppure posso sfruttare l’USB?

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  • Enrico Cosimi

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    ASSOLUTAMENTE uscite analogiche: l’interfaccia USB gestisce solo i dati MIDI e i dati dell’editor…

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    • Giovanni

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      Grazie Enrico…adesso vado a pigliare questa bestia!

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  • Andrea castle

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    Ottima recensione!!! Ho una domanda inerente alla connettivitá, ovvero se fosse possibile collegarla ad un mixer della allen&heath!!!! Grazie mille

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    • Enrico Cosimi

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      si si, è possibile!!! sia come uscita mono complessiva, che come uscite separate…

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  • vincenzo

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    Buongiorno sono indeciso se acquistare una drumbrute o una Roland tr 8 ,in che senso la Roland non gestisce il clock sync ? Non fà ad usarla da master clock per altre apparecchiature hardware ?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      la tr-8 lavora solo col MIDI Clock e non con il DIN Sync 24 delle vecchie macchine analogiche Roland prodotto nel secolo scorso…

      può essere usata tranquillamente come master per altre apparecchiature, a patto di usare SOLO il MIDI Clock

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  • vincenzo

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    In pratica userei la drum machine come master collegata a una thru box e alla thru box collegate altre macchine come le korg volca o le nuove electribe , mi sembra più completa la drumbrute avendo le connessioni trs sync e uscite separate per ogni strumento

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    • Enrico Cosimi

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      la drumbrute è sicuramente pi§ completa come connessioni e gestione di sync differenziati; per contro, paga “pegno” con la sua natura esclusivamente analogica: la TR-8 può caricare una barca di suoni esterni che, evidentemente, non sono gestibili dalla struttura analogica della DrumBrute…

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  • Luca

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    Ciao a tutti, io vorrei usare la DrumBrute attraverso il Roland MX-1, il tutto collegato ad Ableton che funge da Master. Mi date delle indicazioni sul routing, scusate la domanda ma non ho ancora molta esperienza, grazie in anticipo.

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    la drum brute è una macchina analogica, quindi devi prelevare il suo segnale dal main out (o usare le uscite audio separate di ciascuno strumento), collegare il tutto agli ingressi del roland mx-1 e poi da questo entrare dentro ableton live.

    se non ricordo male, mx-1 prevede audio over usb, quindi puoi usare il cavo usb per entrare diretto dentro al computer e poi, da dentro le preferenze di ableton live, selezionarlo come periferica audio; a quel punto, non devi fare altro che aprire una traccia audio, scegliere la porta audio che ti serve e registrare…

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  • Alberto

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    Ciao Enrico,una domanda pratica:se prelevo il segnale del Kick (1o 2),mi viene poi escluso dall’uscita mix o lo ritrovo anche li?

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    • Enrico Cosimi

      |

      quando colleghi l’uscita indipendente, “sottrai” il segnale dall’uscita mix :-)

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