Una luce in fondo al tunnel – 04

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Finalmente, affrontiamo il misterioso problema del MIDI OVERFLOW, i tragici momenti nei quali il Sub 37 sembra esplodere, gli strumenti smettono di suonare o – peggio – agganciano una nota che rimane ininterrotta fino al giorno dopo.

Di Enrico Cosimi

Tunnel with lightspot

Tunnel with lightspot

La causa di tutto è un feedback di dati che si innesca tra sintetizzatore e computer, tra computer e sintetizzatore… un gorgo infinito che congela l’intero sistema. Per evitarlo, già dall’anno zero, si è fatto ricorso al Local On/Off.

Ne parlavamo velocemente in un precedente appuntamento: un sintetizzatore con tastiera è l’insieme di una tastiera, un’interfaccia MIDI e un motore di sintesi.

  • I dati ricevuti al MIDI IN sono suddivisi in due percorsi: raggiungono sempre il synth engine (per permettere al musicista di suonare da fuori il sintetizzatore) e sono collegati pari pari al MIDI Thru.
  • La tastiera, che produce altri dati MIDI, è collegata direttamente al MIDI Out (e permette, in questo modo, di usare il sintetizzatore XYZ per pilotare altre apparecchiature).
  • I dati MIDI prodotti dalla tastiera possono o non possono raggiungere il Synth Engine a seconda dello stato nel quale si trova l’interruttore Local On/Off: se lo strumento è in Local On, la tastiera suona il Synth Engine; se lo strumento è in Local Off, la tastiera non suona il Synth Engine.

Novantanove volte su cento, il musicista trascura l’interruttore Local On/Off perché pretende di buttare la mano sulla tastiera e sentire qualcosa

Ma, ad un certo punto, arriva il computer, o il sequencer esterno, e le cose si complicano: il primo passo della tragedia è il collegamento Synth Out – PC In e PC Out – Synth In; in questo modo, apparentemente, lo strumento può scrivere dati dentro al computer e il computer può pilotare, in playback, l’esecuzione MIDI assegnata al sintetizzatore.

MIDI LOOP 2

MIDI Loop

iniziano i problemi. Nel sequencer (cioè, nel programma DAW che gira all’interno del computer), la traccia MIDI che dobbiamo registrare, una volta armata, butta fuori in tempo reale i dati ricevuti.

E’ un comportamento logico, desunto dal vecchio mondo della registrazione analogica: una traccia può essere usata in Repro – ascoltando quanto è stato registrato in precedenza – o può essere messa in Input – facendo ascoltare al musicista il segnale collegato all’ingresso di traccia stessa.

Nel caso dei dati MIDI, è necessario che la traccia sia in Input, altrimenti il musicista che zampetta sulla master keyboard non avrebbe alcun riferimento sonoro sulla giustezza o meno di quanto sta eseguendo.

ma, a questo punto, il meccanismo innescato è potenzialmente pericoloso; seguiamolo passo dopo passo:

  • il musicista suona Do sulla tastiera del suo sintetizzatore; il codice MIDI impegna il Synth Engine (il musicista ascolta il sintetizzatore eseguire il Do che ha appena suonato sulla tastiera) e, simultaneamente, è emesso dal MIDI Out dell’apparecchio.
  • Il dato trasmesso dal sintetizzatore viaggia sul cavo MIDI collegato al MIDI Out e raggiunge il computer.
  • Nel computer, il dato viene registrato all’interno della traccia MIDI precedentemente armata e, mentre viene scritto, è comunque ri-trasmesso fuori dalla traccia in input.
  • Il dato emesso dalla traccia in Input è sparato dal MIDI Out del computer e…
  • … raggiunge il MIDI Input del sintetizzatore di partenza; il tutto avviene in pochi millisecondi.
  • A questo punto, il sintetizzatore ha ricevuto l’istruzione “suona Do!” dalla tastiera e, a pochi milliseondi di ritardo, l’istruzione “suona Do” rimbalzata dal computer con la traccia in Input.

Se il sintetizzatore è polifonico, con questo tipo di collegamento sbagliato, ogni volta che il musicista preme un tasto sulla tastiera impegna due voci di polifonia a strettissima distanza temporale tra loro; l’effetto, nel migliore dei casi, è simile a quello ottenibile con un flanger molto stretto. In ogni caso, la polifonia disponibile crolla verticalmente.

Se il sintetizzatore è monofonico, il loop di dati impalla l’apparecchio, che non può eseguire più di una nota alla volta… ogni volta che si preme un tasto, si innescano due canali di voce che, semplicemente, non sono disponibili.

Se il musicista prende, per dire, un accordo di quattro note, la situazione peggiora sensibilmente, perché ogni nota dell’accordo verrà echeggiata dalla traccia in Input e raggiungerà di rimbalzo il Synth Engine insieme alla richiesta originale della tastiera “locale”.

L’unico modo per bloccare la cosa consiste nello sganciare la tastiera dal controllo diretto del Synth Engine. Local Off, appunto. 

 

synth 2

Local Off

Con lo strumento finalmente messo in Local Off, le cose sembrano andare meglio:

  • Il musicista preme un tasto sulla tastiera; la tastiera non controlla il Synth Engine, ma il codice MIDI generato è emesso direttamente dalla connessione MIDI Out.
  • Dal MIDI Out del sintetizzatore, il dato raggiunge il computer e viene scritto nella traccia MIDI precedentemente impostata in Input.
  • L’impostazione Input della traccia MIDI collega il dato all’uscita MIDI Out del computer.
  • Dal MIDI Out del computer, il dato raggiunge il MIDI In del sintetizzatore e, finalmente…
  • … il musicista sente il Synth Engine che esegue la nota suonata qualche millisecondo prima sulla tastiera.

Meraviglioso. Funziona tutto.

Ma, un brutto giorno, il musicista decide di “giocare” col sintetizzatore, cioè di passare del tempo a programmare nuovi suoni, senza accendere il computer limitandosi a lavorare con il sintetizzatore. 

L’impostazione Local Off, a computer spento – cioè, senza dati di ritorno – non fa suonare il Synth Engine. A quel punto, il musicista apre la finestra della sua stanza, prende la rincorsa e si butta di sotto.

Per evitare questa tragedia, occorre ricordarsi di – a scelta:

  • riportare lo strumento in configurazione Local On quando si decide di non accendere il computer/sequencer;
  • rassegnarsi a usare per sempre il computer acceso anche quando si vuole solo programmare qualche timbrica “locale” nel sintetizzatore XYZ;
  • rassegnarsi ad acquistare una MIDI Master Keyboard.

La terza soluzione è particolarmente dolorosa, ma permette di risolvere in un colpo solo tutti i problemi precedentemente illustrati: la natura esclusivamente di controllo e non di generazione della Master Keyboard rendono impossibile la configurazione pericolosa di rimbalzo/feedback dati. La MK è collegata al computer, il computer ne riceve i dati organizzandoli in tracce MIDI canalizzate e, dal computer, i dati sono smistati/trasmessi ai diversi sintetizzatori collegati.

Preferibilmente, attraverso una Thru Box.

Tags:

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *