U-He Bazille: uno sguardo in anteprima – Prima parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Affermatasi ormai da tempo sul mercato e pluri-apprezzata e lodata per le sue “opre”, dopo Zebra, Ace e Diva, la U-HE ci riprova con Bazille, un synth destinato a far parlare molto di sè. In occasione del lancio della beta del prodotto, la U-HE ha deciso di distribuire (http://www.kvraudio.com/forum/viewtopic.php?t=411650) gratuitamente tale versione allo scopo di sfruttare, in perfetto spirito “crowd funding”, l’aiuto dei potenziali volontari beta-testers sparsi in tutto il globo terrestre al fine di:

  1. Correggere quante più anomalie possibile prima del lancio finale;
  2. Introdurre miglioramenti sulla base dei feedback degli utenti;
  3. Ottenere (diabolico…oserei azzardare) aiuto nel confezionamento della lista dei “preset di fabbrica” con la quale lanciare il prodotto. A tale proposito sono state indette delle vere e proprie competizioni a tema (leads, plucks, sequences..) con premi consistenti in sconti sul prodotto finale.

COPERTINA

Di Antonio Antetomaso

Avendo a disposizione gratuitamente la beta del prodotto, potevamo (e sottolineo il pluralis maiestatis) mai esimerci dal mettere le nostre (aridaje) grinfie su di esso onde poterlo toccare con mano? Ma figuriamoci….ed eccoci quindi al motivo di questo articolo che, data la vastità di nozioni, propenderei per dividere in più puntate.

 

Di che parleremo? Beh, chi ormai segue i miei articoli da un po’ non avrà fatica a riconoscere la solita ricetta:

  1. Presentazione del prodotto e delle sue caratteristiche principali
  2. Analisi del percorso di sintesi
  3. Giudizi personali…che in questo caso hanno molto il sapore di “a che punto siamo?”

Iniziamo ordunque dalle presentazioni di dettaglio, visto che ancora non abbiamo detto dietro al nome “Bazille” chi si nasconde. Trattasi di un virtual synth per PC/MAC fruibile in modalità AU/VST attraverso le principali DAW di mercato. Dal punto di vista della tipologia di sintetizzatore esso direi che rientra a pieni voti nella categoria dei virtual analog semi modulari, con delle peculiarità in aggiunta che gli conferiscono certamente un discreto carattere di unicità.

Non è la prima volta che la U-HE lancia sul mercato sintetizzatori modulari/semi-modulari, basti pensare a ZEBRA e ad ACE, entrambi validissimi. Proprio per questo motivo, la prima domanda che balena nelle menti di tutti i bazzicatori di casa U-HE è:” Ma dopo Zebra ed ACE, c’era proprio bisogno di farne un terzo? Cos’ha di diverso? Perchè dovrei scegliere proprio lui?”. La mia missione è quella di convincervi che tutte queste domande, più che plausibili, hanno tutte trovato risposta durante il periodo trascorso con la beta di questo nuovo giocattolino.

Andiamo per ordine.

 

Un primo approccio

Intanto cominciamo a definire maggiormente Bazille, allo scopo di farvi cogliere subito la differenza con Zebra ed ACE: Bazille è definito dalla U-HE come un sintetizzatore virtual modular (in realtà non è full modular ma semi..) basato su sintesi FM e PD.

La sintesi FM la conosciamo tutti, ma forse non tutti conoscono la sintesi per “PHASE DISTORSION”. Tale tecnica di sintesi, introdotta con i sintetizzatori Casio della serie CZ, è spiegata succintamente ma efficacemente qui.

FIGURA1

Ecco quindi arrivare la risposta alla domanda ”perchè Bazille rispetto a ACE o Zebra”? Perchè offre una tecnica di sintesi del tutto particolare e sicuramente innovativa: conoscete un altro sintetizzatore sottrattivo semi modulare basato simultaneamente su sintesi FM e PD? No….e allora??

E allora non dovrebbe essere difficile per il lettore essere d’accordo con me nel definire Bazille “un prodotto capace di suonare tanto in modo classico quanto in modo assolutamente imprevedibile ed innovativo”. Non vorrei però arrivare subito ai giudizi, lanciamoci quindi con la lente d’ingrandimento sul sintetizzatore ad analizzarne nel dettaglio le prerogative, partendo dall’interfaccia.

FIGURA2

Prima chicca, interfaccia completamente vettoriale, ergo capace di scalare senza problemi sugli schermi di grandi dimensioni. Dando un’occhiata a volo d’uccello notiamo subito la struttura semi modulare grazie ai “buchini” rossi e bianchi, rispettivamente da cui far partire ed in cui inserire virtual patch cords. Il tab in alto a sinistra evidenza la divisione in tre sezioni, delle quali:

  1. La prima, quella principale, è destinata al motore di sintesi alle modulazioni e a diverse altre cosette che avremo modo di approfondire;
  2. La seconda estende le possibilità espressive in termini di modulazioni, effetti ed espedienti aggiuntivi assolutamente degni di nota;
  3. La terza consente di gestire le patches in tutte le salse concepibili (categoria, autore, tipologia ecc).

iniziamo ordunque, com’è facile attendersi, dal…

 

Motore di sintesi

Quattro oscillatori, due LFO, quattro inviluppi, quattro filtri multimodo, due mixer, uno step sequencer programmabile a 16 steps, un modulo multiplex e una patch bay assai assortita….vi basta? Già da qui si capisce la potenza di fuoco devastante di questo oggetto…ma non l’avete capita abbastanza. Date un’occhiata al generico modulo oscillatore:

 

FIGURA3

Notevolmente complesso non vi pare? Un generatore di forme d’onda decisamente fuori dal comune, andiamo ad analizzarlo da vicino. Anzitutto iniziamo a notare i punti di intervento su tale modulo, corrispondenti alle destinazioni di modulazione. Secondo, notiamo come, sul modulo in oggetto, sia “serigrafato” il percorso del segnale ad orientare lo sventurato programmatore.

 

Dall’alto verso il basso abbiamo cinque sezioni, ciascuna delle quali offre una destinazione di modulazione:

  • Intonazione dell’oscillatore, in modalità coarse (pitch) e fine (modify), corredata con un punto di modulazione del pitch, anch’esso regolabile in intensità e modalità operativa. Da notare che, impostato il pitch a 0.00 è possibile far lavorare l’oscillatore in modalità LFO;
  • Regolazione della fase della forma d’onda prodotta, corredata con un punto di modulazione dosabile in intensità e modalità operativa (fine, medium o coarse);
  • Distorsione della fase, offrente un punto di modulazione per l’ammontare di distorsione introdotta. Due parole in più sul meccanismo di distorsione di fase introdotto in Bazille: viene offerta una portante a scelta tra una funzione cosinusoidale e una forma d’onda prelevata a scelta dai due “Tap modulators” (ne parliamo dopo) e la fase viene distorta secondo una funzione matematica data dalla giustapposizione delle due forme d’onda scelte per shape e shape 2. Sperando di non essere chiamato “Sheldon Cooper” vi rimando ad un’occhiata allo schema di seguito, che credo chiarirà cosa intendo. Da notare le forme d’onda “RES” date dalla composizione parametrica (parametro PD) di tre forma d’onda sinusoidali.

FIGURA4

  • Fractal resonance ovverosia una forma d’onda simile a quelle RES, ma ottenuta prendendo più cicli della forma d’onda di base, combinandoli e spalmandoli all’interno di una seconda forma d’onda. Difficile? Un po’ si…ma date un’occhiata a come si presenta una forma d’onda quadra “frattalizzata” mediante una triangolare. Anche tale parametro è modulabile e il parametro di intervento rappresenta il numero di cicli della forma d’onda di base “spalmati” in quella “portante”. Un vero macello, ma una volta padroneggiato il tutto…

FIGURA5

  • Livello di output con due punti di uscita, uno a monte e un altro a valle di un controllo di volume. Anche tale sezione è modulabile per un effetto di vibrato o pseudo tale.

Meravigliati? Eh si, una potenza di fuoco notevole, al costo però di una curva di apprendimento decisamente superiore a quella di un comune synth sottrattivo.

Passiamo alla altrettanto nutrita sezione di filtraggio offrente quattro filtri multimodo.

FIGURA6

I primi due, in alto, sono i moduli di filtraggio più complessi: consentono di regolare il guadagno del segnale in ingresso con ovvia saturazione, la frequenza di taglio, la risonanza e il key tracking. Cutoff e resonance sono modulabili, la prima con due sorgenti di modulazione, la seconda con una. Il modulo offre modalità LP24, LP18, LP12, LP6, BP6, HP12. Non dite che non vi bastano..e non dite che non avete capito che vogliono dire gli acronimi: es. LP24=Low Pass a 24 db per ottava.

I secondi due moduli di filtraggio sono più semplici: niente regolazioni, solo segnale filtrato in modalità selezionabile tra LP18, BP6, HP12

Come ogni sintetizzatore modulare che si rispetti, anche per Bazille bisogna prelevare il segnale dall’out di un modulo oscillatore e inviarlo all’input del filtro, a monte del controllo “gain”. Il segnale filtrato può essere prelevato da una delle uscite LP, BP…e così via ed inviato agli inviluppi…e così via, chiaro no? Per i collegamenti il meccanismo è quello arcinoto dei patch cords virtuali trascinati con il mouse da una sorgente ad una destinazione. Le sorgenti sono colorate di rosso, le destinazioni di bianco.

Che ne dite ci fermiamo qui per questa puntata? Ma si dai…altrimenti c’è il rischio di iniziare a vedere cavallini rosa che volano nell’aere.

La prossima volta parleremo di sorgenti di modulazione e anche lì ci sarà abbastanza da masticare

Stay tuned!

 

 

 

 

 

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