TipTop Audio Mantis Modular synthesizer case

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Il brutto del sistema modulare è che, oltre ai moduli, occorre prevedere la spesa necessaria ai cavi, agli alimentatori, ai cabinet per alloggiare i moduli. Ogni volta che, sul mercato, qualcuno annuncia un nuovo cabinet – predisposto per la particolare robustezza, oppure caratterizzato da soluzioni di gran classe estetica, la comunità dei musicisti trattiene il fiato. Questa volta, è il turno di TipTop Audio che, con il progetto Mantis, riscrive diverse regole del gioco, fornendo un’alternativa molto interessante.

Di Enrico Cosimi

1280_01

L’idea è coraggiosa: realizzare un case Euro Rack che sia semplice da usare, bello da vedere, ampio per alloggiare una quantità significativa di HP e dotato di alimentazione nativa. Per soddisfare tutte questi requisiti, è ovviamente necessario prendere decisioni anche coraggiose; Mantis è realizzato in resina plastica (per andare in tournee con sicurezza, potrebbe essere necessario proteggerlo con un involucro esterno…), integra in un’unica struttura il cabinet vero e proprio e il sistema di supporto, con diversi angoli di inclinazione e, come tutte le piccole rivoluluzioni, o si ama o si odia; di sicuro, non resta indifferente.  Andiamo per ordine.

Mantis ha due file da 104 HP (per un totale di 208 HP), con profondità massima per il montaggio dei moduli pari a 61 millimetri nella fila inferiore e 50 millimetri in quella superiore (che ospita la parte di alimentazione); il case può essere usato sdraiato in posizione table top o inclinato attraverso due sistemi di staffe che permettono angolazione a 40° o a 90°; la costruzione plastica del sistema e la struttura meccanica richiedono una certa cautela – lo dichiarano i costruttori – durante le fasi di apertura e settaggio del cabinet (se siete abituati a prendere a calci le vostre apparecchiature, continuare a usare i classici cabinet chiusi 6P e 9P prodotti da Dieter Depfer…). Le zampe di supporto possono essere ordinate in quattro diversi colori: verde, rosso, arancio e blu scuro (il sintetista facoltoso potrebbe ipotizzare un sistema di cabinet multipli governato da un preciso codice colorei: tutte le sorgenti nel cabinet con le zampe verdi, tutti i trattamenti nel cabinet con le zampe arancioni, tutti i controlli reali time nel cabinet con le zampe rosse, tutta la ritmica nel cabinet blu).

1280_02

Il cabinet viene fornito con un alimentatore Zeus incorporato, che eroga 3A sul +12V, 1.1A sul -12V, 300 mA sul +5V. C’è una bussboard divisa in tre sezioni, per un totale di trentasei possibili connettori Euro Rack di tipo keyed (è impossibile collegare al contrario il flat cable); l’elettronica Zeus DC4000 riceve tenione 13VDC dal power adapter esterno fornito in dotazione. E’ presente il SyncBus per la distribuzione del segnale. Il peso da vuoto è pari a tre chilogrammi.

1280_06

Le Z-Rails, cioè i binari forati e filettati dove si avvitano i moduli, facilitano il montaggio e il serraggio delle viti; non ci sono dadi che vanno in giro lungo le estrusioni di alloggiamento e non è necessario procedere a complesse macumbe di centraggio mentre si “popola” il cabinet.

1280_07

Perché non c’è un coperchio? Perché per avere un coperchio occorre cernierare o comunque prevedere un sistema di serraggio/tenuta in posizione che, inevitabilmente, avrebbe alzato il costo finale dell’apparecchio. Del resto, il vostro Mantis ha attraversato gli oceani all’interno del suo cartone d’imballaggio: potrete continuare a usare l’imballo originale  per i vostri spostamenti tra un gig e l’altro.

Alla peggio, gli fate un flight case…

2200_03

Qui, per saperne di più

 

Tags: , , , ,

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *