Roland System-1 Plug-Out Synthesizer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Frankfurt MusikMesse 2012, Gear

Dopo la presentazione alla NAMM, il Sistem-1 è approdato a Francoforte tra ondate di curiosità. Le polemiche, sulla natura digitale del suono (in un mondo che sembra alla costante ricerca di analogico da boutique) si sono attenuate quando le notizie hanno iniziato, prima timidamente, poi con conferma sul web, a raggiungere la massa dei potenziali utenti. Sembrerebbe che la serie AIRA by Roland possa portare una ventata di aria nuova nei sempre turbolenti panorami elettronici internazionali. 

Di Enrico Cosimi

Schermata 03-2456734 alle 12.12.44

Per prima cosa: che diavolo significa plug-out synthesizer? E’ presto detto: il System-1 è un sintetizzatore digitale che può essere “programmato” in fabbrica per fare un certo tipo di comportamento; ma la sua struttura hardware (pannello comandi e DSP interno) può essere configurata o ottimizzata in modo da ospitare diversi set di istruzione, in maniera simmetrica a quello che succede dentro una DAW dove si vadano a caricare diversi plug-in. In questo modo, come annunciato a Francoforte, il piccolo System-1 potrà presto mimare il comportamento dello storico SH-101, poi dei modelli SH-1, SH-2, System-100, Promars, eccetera. Attenzione! Li stiamo citando in ordine sparso, perché neppure in Roland sanno quale sarà la calendarizzazione degli altri plug-out caricabili nell’apparecchio.

Ad ogni modo, una volta che si carica un nuovo plug-out in System-1, la sua interfaccia utente viene riconfigurata (non fisicamente, ma funzionalmente) per coprire le necessità del nuovo apparecchio da emulare timbricamente; se il modello acquisito ha un solo oscillatore, semplicemente, il secondo oscillatore “di pannello” presente in System-1 si spegne e diventa irraggiungibile. Non male.

Esaurito il discorso relativo all’architettura plug-out, vediamo più da vicino le caratteristiche “native” dell’apparecchio.

Schermata 03-2456734 alle 12.14.15

System-1 quick tour

L’apparecchio è un sintetizzatore digitale con quattro voci di polifonia, alloggiato dentro quello che è diventato il nuovo standard hardware AIRA (configurazione svasata, cabinet in materiale plastico, frontale in laminato metallico, alimentazione esterna, pannello nero con retroilluminazione verde acido). Le connessioni sono sulla fascia posteriore, i comandi sono ben organizzati sulla plancia principale; la tastiera, due ottave sensibili alla dinamica, sono di passo standard, ma di corsa molto ridotta: l’intero strumento è alto si e no quattro centimetri. Si può fraseggiare con velocità sulla tastiera, a patto di accettare la riduzione di affondo.

La tecnologia Analog Circuit Behavior permette a Roland di modellare digitalmente il comportamento dei singoli componenti analogici originalmente saldati sugli strumenti di partenza; in questo modo, è possibile (ora e nel prossimo futuro) prevedere una serie di virtualizzazioni accurate di apparecchi storicamente collegati al marchio nipponico; la serie AIRA, da questo punto di vista, deve essere interpretata come una sorta di apripista per le politiche commerciali che verranno. Come è facile immaginare, il richiamo ai classici TB-303, TR-808, TR-909 e SH-101 è molto forte.

 

Connessioni

Oltre alla presa per alimentatore esterno, sono presenti gli attacchi per il cavo USB (l’apparecchio viene interpretato come periferica MIDI a tutti gli effetti), la porta MIDI In/Out, la coppia di uscite stereo L/R e Headphone, le prese Control Pedal e Hold Pedal.

 

Struttura di voce

Due oscillatori audio, Osc 1 e Osc 2, in grado di generare onde rampa, quadra, triangolare, saw2, pwm2, triangle 2; l’intonazione è variabile tra 64’ e 2’, con fine tune per Osc 2. In base alla forma d’onda selezionata, se ne può definire il Color per la caratterizzazione timbrica. Sono previsti i meccanismi di Ring Modulation, Cross Modulation e Hard Sync. Un selettore di modulazione permette di scegliere tra le sorgenti Manual, LFO, Pitch Env, Filter Env, Amp Env, Oscillator.

Il Pitch Envelope dedicato è di tipo Attack/Decay, con tempi e amount regolabile in senso bipolare.

I segnali dei due oscillatori, del sub oscillatore (-1 o -2 ottave di distanza dalla frequenza nominale)ù e del noise generator (con selezione white/pink) confluisce nella sezione filtri composta da un low pass 12/24 dinamico e risonante, più un high pass non dinamico e non risonante (la classica struttura Roland, per intenderci…); il low pass è controllabile in cutoff, resonance, env amount bipolare, key follow. La frequenza di taglio è regolabile con inviluppo ADSR dedicato.

L’amplificatore è dotato di Tone regolabile, Crusher indirizzabile e inviluppo dedicato ADSR. In uscita allo strumento, la sezione Effect è – di default (non dimenticate la natura all digital dello strumento) – dotato di Reverb dosabile e Delay regolabile in Time e Amount.

Oltre che dai tre inviluppi (pitch, filter e amplitude), la modulazione è garantita dalla ciclica sorgente LFO 1, caratterizzabile in forma d’onda (sine, triangle, ramp, square, noise, random), con velocità e fade in regolabili. Ci sono tre amount indipendenti per Pitch, Filter e Amplitude. Tutte le modulazioni a vocazione ritmica sono sincronizzabili sul Key Trig (cioè con restart forzato al nota on) e col Tempo Sync.

La struttura di base prevede polifonia a 4 voci, ma System-1 può essere ruotato al funzionamento monofonico; il portamento è regolabile in velocità e nella subordinazione all’esecuzione legata; tutto quello che viene realizzato sul pannello comandi è memorizzabile e facilmente richiamabile; in alternativa, si può programmare velocemente in modalità Manual.

Sul fianco sinistro della tastiera due ottave, sono alloggiati i comandi di Arpeggio (Up, Down Up&Dow, con escursione a 1 o 2 ottave); gli step possono essere variati in durata tra un massimo di ¼ e un minimo di 1/16T. Una volta abilitato l’Arpeggio, si può giocare con lo Scatter, un processore audio “relativamente imparentato” con l’Atomizer di germanica memoria, che permette di spezzettare il flusso audio in segmenti ritmicamente allineati (e già questo è sufficiente per garantire ore e ore di fill in/fill out sulle piste di tutto il mondo) e di riconfigurare in diversa sequenza temporale i segmenti precedentemente spezzettati. In questo modo, un banale arpeggio ascendente di accordo (orrore!) maggiore, può divenire una sequenza irrefrenabile di frequenze a diverso incastro ritmico. La grossa jog/shuttle wheel può essere usata tanto per lavorare come pitch bend che come Scatter Amount/Select, ma è possibile anche indirizzarla alla gestione del modulation amount.

Due selettori Octave Up/Down permettono di trasporre il funzionamento delle 25 note di tastiera; un tasto Key Hold permette il prolungamento indefinito delle note o degli accordi impostati.

 

Il suono

Nel 2014, un sintetizzatore digitale non può suonare male: suonerà diverso da una macchina real analog, ma il timbro (per quanto valutato nel caos sonoro della fiera) risulterà comunque convincente e professionalmente applicabile. L’architettura plug-out, come dicevamo, permette di riconfigurare a discrezione la struttura di sintesi; di base, il comportamento nativo del System-1, con la sua quadrifonia on line è dinamico, credibile, espressivo, potente e facilmente configurabile nella sua immediata accessibilità di pannello.

La sezione effetti incorporata (Tone, Crusher, Delay, Reverb, Scatter) permette una piacevole personalizzazione tanto in ambiente tradizionale che più di tendenza. La costruzione è adeguata alla classe di prezzo annunciata, la portatilità è garantita.

Tags: , ,

Trackback from your site.

Comments (69)

  • Ciro Urselli

    |

    Concordo con il Maestro Enrico sul concetto che nel 2014 un sintetizzatore digitale non può suonare male, anzi in taluni casi suonerà anche “meglio”. Ormai è chiaro (da tempo) che il futuro sarà soltanto di competenza del dominio digitale con emulazione del comportamento analogico. Basti pensare agli enormi progressi fatti ultimamente da alcuni VST/AU (senza fare nomi … DIVA, MONARK, …) nel generare quel suono “spaventoso” che in tanti rincorrono istericamente a colpi di migliaia di €/$ nel mercato del vintage, dove l’unico valore dominante dovrebbe essere un di che “affettivo” e non di qualità del suono. C’è tanto da sperimentare con questi nuovi strumenti che il rimanere vincolati eternamente a quel suono necessariamente creato dalle macchine di 40/30 anni fa è come non voler essere andati sulla Luna e non voler continuare per andare su Marte !

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Il digitale e il virtuale hanno dei vantaggi: polifonia maggiore che non va a toccare il portafogli, catena di modulazione molto più ricca dell’analogico, possibilità di lavoro in multilayer, accesso a strumenti e tecniche di sintesi o molto costosi in analogico (synth modulari), o molto difficili da gestire e poco accessibili (tipo la sintesi granulare), accesso a software campionatori che consentono una programmazione molto raffinata e approfondita, combinazione di tecniche di sintesi,
    L’analogico ha altri vantaggi, come un suono più organico e caldo, il fatto che il segnale sonoro muovendosi in ambito analogico viaggia a velocitá inarrivabili dal digitale e questo determina reazioni molto differenti.
    I due mondi devono convivere. Ci sono sonorità che fanno parte del mondo analogico ed altre sonorità che fanno parte del mondo digitale e si deve prendere quello che serve.

    Reply

  • Monteverdi

    |

    Roland è finita da anni oramai…
    Non ha senso spendere soldi per queste macchine ,quando ci sono a disposizione i synth VST.
    Chi è che mi sponsorizza (soldi) che ci metiamo a fare moduli analogici?
    Di italiano non c’è molta roba in giro,
    Sarà la volta buona che mi metto a lavorare :-)

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Sul fatto che Roland non proponga da molti anni qualcosa di veramente interessante sono d’accordo. Sul fatto che gli strumenti digitali non hanno più senso, non sono completamente d’accordo. I VST hanno una loro utilità e su alcune cose eccellono rispetto agli hardware. Io stesso uso dal vivo i VST per alcune famiglie di suoni (pianoforti acustici e classici, sonoritá moderne, synth analogici dove mi serve una polifonia che con gli hardware non riesco a raggiungere), ma non per questo mi sento di censurare gli strumenti hardware. Ogni strumento trova la sua utenza. Detto questo, un computer ben ottimizzato è affidabile esattamente quanto un hardware, ma bisogna lavorarci, conoscere bene il SO con cui si lavora, sapere bene cosa ottimizzare, quali VST impiegare e per cosa.
      Addirittura arrivo a dire che anche solo lavorando con i VST freeware si arrivano ad ottenere risultati professionali (ho una certa esperienza, quindi fidatevi).
      Ma ci vuole molta esperienza e ci si deve perdere molto tempo, disponibilità di cui non tutti possono godere. Per una ragione o per un’altra ci sono tanti musicisti che non intendono investire tempo e risorse intellettuali per mettersi ad approfondire il mondo del computer, dei SO, delle ottimizzazioni e che vogliono solo accedere ai suoni digitali. A quel punto è molto semplice utilizzare un hardware digitale. La cosa è comprensibile al 100%, anche se i risultati sonori sono identici.

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ma i vst hanno bisogno di una cpu, di una ram, di uno schermo lcd, di una tastiera alfanumerica, di una coppia di convertitori, di un controller, di tante cose che incidono sulla loro portatilità, affidabilità e fruibilità…

    anche se le cose sono migliorate tantissimo negli ultimi dieci anni, esiste ancora una fascia di utenza ENORME per la quale il laptop è scomodo o inaffidabile o, molto più semplicemente, inadatto esteticamente/culturalmente a salire sul palco

    per tutte quelle persone, c’è la sintesi hardware analog, digital, virtual analog, plug-out, con tutte le variazioni del caso

    Reply

    • Monteverdi

      |

      Anche queste macchine hardware hanno bisogno di una Cpu (di molto inferiore a quela che è sui pc ) di una ram ( molto inferiore a quella che è sui pc) di uno schermo ( molto inferiore a quello che puoi abbinare ad un pc ) etc… .etc….
      Dovrei spendere soldi solo per un fatto estetico ?
      Io non amo particolarmente il digitale, sono cresciuto con l’analogico,
      in ogni caso lo trovo superiore al digitale… se devo spendere soldi e fare dell’estetica compro analogico.
      Insomma per me il mercato di queste macchine digitali è inutile quando ci sono a disposizione software , anche gratuiti con lo stesso effetto brutto digitale :)

      Reply

      • Andrea

        |

        È anche vero però che una macchina, per quanto con cpu o ram inferiori a un PC, non ha prestazioni inferiori perché non deve attraversare né driver, né sistemi operativi, né wrapper o vst host.

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          come al solito, dipende da quello che devi fare e da come decidi di farlo; anni orsono, si parlava di “musica fatta con le scatolette”, in alternativa – anche sprezzante – alla musica fatta in punta di mouse… non è detto che, per forza, un sistema debba essere peggiore dell’altro 😀

          Reply

  • maurizio

    |

    Io invece ritengo azzeccata la mossa della Roland ora che la serie AIRA è stata analizzata per quello che è. Ha diciamo “mollato” la fascia alta a se stessa – Fantom, V-Synth – e si è adeguata alla tendenza del mercato di costruire strumenti più specifici a un costo più basso, invece di sviluppare nuove workstation da 2-3000 euro che vengono utilizzate per meno di un decimo delle loro caratteristiche. In più direi che ha portato in questa fascia tecnologie già usate dalla Korg in macchine di fascia alta. I VST hanno tanti vantaggi ma per renderli “maneggevoli” e immediati necessitano di controller adeguati che certo non ti regalano. Per me che sono un ultrahobbysta va pure bene spazzare lo schermo con il mouse, ma chi ci lavora deve accorciare i tempi.

    Reply

    • Monteverdi

      |

      600 dollari per 4 integrati, 7 manopole e una rotellina tutto rinchiuso in un contenitore di plastica mi sembra che queste persone siano fuori di testa.
      Se vuoi un paragone , con 600 dollari mi faccio un pc , 100 volte più potente a livello hardware , e ci faccio girare di tutto su,forse mi9 avanza anche qualcosa per il controller della arturia da 99 dollari :-)

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    con 600 dollari, probabilmente, prendi un pc in plastica altrettanto plasticosa dello strumento di cui stiamo parlando, con un’uscita audio su mini jack ⅛” sbilanciato, senza controller di alcun tipo

    e, ovviamente, sei obbligato a usare programmi craccati perché non ti avanzano soldi… 😉

    nessuno discute sulla bontà e sulla maggior potenza del laptop “generico” nei confronti dell’hardware dedicato, ma – in determinati contesti – si usa ancora il clavicembalo, il pianoforte o il sintetizzatore hardware rispetto alle ben più comode e performanti alternative tecnologiche

    fattene una ragione 😀

    Reply

    • Monteverdi

      |

      Io la ragione me la sono fatta da tempo, ed è quella di non spendere soldi per cose inutili come quelle che fa la roland da diversi anni.
      Per quanto riguarda l’altra follia di cui stavi blaterando, ovver ouscita 1/8 su mini jack sbilanciato , ti vorrei far notare che hanno inventato le schede audio.
      Senza che adesso inizi a parlare di schede professionali da 1000 euro, ti anticipo dicendoti che la maggior parte di queste schede professionali montano gli stessi convertitori di schede più economiche, e che se ci capisci qualcosa ( io sono ingegnere elettronico) nell’usato con 70 euro ti prendi una scheda altrettanto buona come una da 100 euro :-)
      Per quanto riguarda programmi a cui è stata tolta la protezione, è una prassi comune, i costi di questi software sono spropositati rispetto al valore, comunque ci sono molte alternative gratis :-p

      Reply

    • Attilio De Simone

      |

      La diatriba non sussite, si tratta di mondi differenti e ognuno di questi mondi può convivere con l’altro. Inoltre non è detto che ogni soluzione vada bene per ogni utente. Inoltre Monteverdi (ah, se l’amato compositore potesse parlare….) dimentica un fattore importante: il costo in tempo e denaro per acquisire le conoscenze (non di basso livello, ma abbastanza avanzate) necessarie per ottimizzare un sistema operativo e per comprendere come utilizzare a fondo un pacchetto di software. Non è detto che tutti i musicisti abbiano voglia di perdere molte ore se non molti anni dietro ad un computer per comprendere come usarlo al meglio. Alla fine ci si dimentica di cosa sia la musica…. È giusto portare avanti le proprie idee con convinzione, ma mai come in questo caso, mi sembra che Monteverdi voglia mettere sotto sistema il mondo tenendo conto solo del proprio punto di vista e delle proprie esigenze dimenticandosi che esistono tante altre persone con esigenze ben differenti a cui un prodotto del genere può andare più che bene. Io utilizzo il computer per il live, lo impiego per alcune famiglie sonore (per altre uso synth analogici), però ultimamente sto pensando seriamente e prendermi un synth digitale che mi vada a coprire determinate sonorità perchè in alcuni contesti lavorare con il computer e fare molti collegamenti (computer+scheda audio+ 1 o 2 master keyboard+eventuali controller aggiuntivi che mi servono per pilotare altre funzioni del software+pedali) comincia a pesarmi. Inoltre avere una macchina digitale dove ho un potenziometro o un encoder = una funzione riconoscibile immediatamente senza dovermi andare a ricordare le mappature CC midi fatte è una cosa che manca da tanto tempo e sicuramente la musica ne beneficia.
      Dico questa cosa obiettivamente, dopo anni passati a lavorare al PC e pur essendo convinto al 100% che tra un Clavia Nord Lead e un software non esistano differenze dal punto di vista sonoro, anzi la differenza è che il Nord Lead è limitato (e non è detto che un limite operativo sia sempre un elemento negativo, in alcuni casi determinati limiti aiutano a sfruttare tutti gli “angoli” di uno strumento).
      Si tratta di mondi diversi che possono coabitare, che in molti casi si toccano e combaciano, Non perdiamo mai d’occhio la musica, qui si parla tanto, si costruiscono cattedrali di teorie, teoremi, ma la musica dov’è?

      Reply

  • Monteverdi

    |

    Ho dimenticato un zero nella cifra delle schede, comunque lo riscrivo meglio:
    nell’usato con 70 euro ti prendi una scheda altrettanto buona come una da 1000 euro

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Mi permetto di contestare questa affermazione.
      Una scheda da 1.000 € (dipende comunque dal tipo di scheda) ti consente di avere un routing di segnale molto ricco. Semmai si vuole registrare 10 tracce contemporaneamente, oppure si vuole arrivare a una frequenza di campionamento che una scheda da 100 € non raggiunge. Per ogni utilizzo c’é un tipo di scheda. Inoltre questo Monteverdi sembra contestare anche i prezzi eccessivi dei software (arrivando a giustificare l’uso della pirateria) dimenticandosi che dietro lo sviluppo di taluni software (cito Arturia, Native Instruments e U-He perchè sono quelle che hanno apportato un maggior grado di innovzione nel mondo dell’audio su computer) ci sono decenni di presenza nel settore, investimenti in strutture aziendali, assunzione di ingegneri del suono, impiegati, costi aziendali da sostenere, contabilità da mantenere, know-how da preservare. I software hanno un prezzo equo, altrimenti non venderebbero. Io sono stato presso la sede della Native Instruments, ho visto quanti impiegati hanno e il lavoro che svolgono. Hanno dei costi, non arriverebbero a realizzare determinati prodotti senza investimenti massicci. MI sembrano affermazioni che non tengono conto in alcun modo della realtà dei fatti. detto questo, ritengo di aver scritto troppo sull’argomento e chiudo qui, scusandomi per essermi dilungato.

      Reply

  • Alessandro

    |

    Il fatto che io compri il TB-3, già dimostra che non sono macchine inutili…
    E poi, per suonare al volo una cosetta mentre l’acqua bolle, con il pc è impossibile.

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    caro Monteverdi, con la tua maleducazione (il verbo “blaterare” ha colmato la misura), ti sei guadagnato un passaggio intermedio di approvazione dei tuoi commenti: da oggi in poi, prima che qualcosa partorito dalla tua penna possa comparire su queste pagine, dovrà passare sotto la mia approvazione

    e ti garantisco che sono MOLTO sensibile al tono con cui vengono scritte le cose…

    il passaggio successivo, nel caso continuassi a usare queste pagine per insultare gli interlocutori, sarà trascrivere il tuo nominativo nella blacklist di ACM

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire: Monteverdi entra in blacklist

    ne aspettiamo successive incarnazioni sotto diversi nick, ma siamo pronti a controllarli uno per uno 😉

    Reply

    • Gesualdo da Venosa

      |

      Volevo esprimere la mia solidarietà per questa decisione che non credo susciterà rammarico per la perdita di un interlocutore.
      Non è la prima volta che questa persona si diverte ad usare certi toni su ACM.
      E’ ancora vivo il ricordo dell’altro spiacevole intervento a gamba tesa contro Antonio Antetomaso in occasione del suo articolo sul blues.
      Giorgio
      (mi sono appropriato per tempo del nickname più affine)

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        esatto; i precedenti erano già stati abbastanza sgradevoli

        purtroppo, se non ci hanno pensato i genitori, è difficile improvvisare un’educazione che non si possiede…

        p.s. complimenti per il nick :-)

        Reply

  • Francesco Mulassano

    |

    Caspita come si infiamma la gente quando si spende in titoli (sono ingegnere elettronico!)… puoi anche essere Stephen Hawking… ma mettici un pò di umiltà quando parli con gli altri, la verità in tasca non ce l’ha nessuno.

    Reply

  • David

    |

    Le diatribe analogico vs digitale vs virtuale vanno avanti da secoli e continueranno ad animare i nostri dibattiti in eterno…una cosa pero’ e’ insindacabile: lo scorso decennio ha visto il boom delle emulazioni virtuali mentre ora assistiamo ad un vero diluvio analogico e dell’ hardware in generale. Ognuno per lavoro o solo per passione ha maturato il proprio punto di vista e il proprio approccio, l’unica cosa che posso dire e’ che “forse” con troppa sufficienza molti di noi avevano liquidato l’hardware dandolo per morto a favore di un utilizzo totale di plug-ins ed emulazioni virtuali…

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    in certe condizioni, l’hardware è insostituibile…

    non in tutte, ovviamente

    Reply

  • Michele

    |

    Buonasera,

    leggo solo ora e vorrei esprimere la mia solidarietà a favore di chi ci ospita in questo spazio : l’acrimonia con cui si argomentano certe posizioni non le rende di maggior peso nè le sposta dalla parte della ragione . Mai blacklist fu più meritata : io vengo qui per rilassarmi e leggere i pareri di chi la sa ( è palese) molto lunga e non per trovare un altro cr3tino (mi circondano già durante la giornata) che si preoccupa solo di avere ragione.

    Un caro saluto,

    Michele

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      la cosa più divertente è che il personaggio in questione, dopo essere stato bannato, è passato alle minacce private…

      Reply

  • domi

    |

    Ciao,
    curiosità mia:
    dato si carica un plug-in su questa struttura di synth digitale,si sa quale plug -in girava in quel momento al Musikmesse? non so se mi son spiegato.,cioè si sa che tipo di plug-in era caricato?

    Saluti domi

    Reply

  • Giovanni

    |

    Riportando il discorso sull’argomento dell’articolo mi auguro solamente che il System-1 possa avere un suono veramente valido. Personalmente non sono d’accordo che “nel 2014, un sintetizzatore digitale non può suonare male”. Quello che ho ascoltato in rete del nuovo Roland FA-06 è, dal mio punto di vista, abbastanza imbarazzante. Un suono cavo, senzo corpo, orientato su frequenze molto alte.
    Mi rendo conto d’altra parte che ogni momento storico ha il suo sound. Quando ascolto, raramente, produzioni musicali recenti mi rendo conto di quanto il suono complessivo mi suoni estremamente digitale, ma “digitale” in un modo che mi fa rimpiangere l’epoca d’oro del “bel digitale” della Yamaha DX7, della Korg Wavestation o della Roland D50. Questa senza dubbio dipende sicuramente dal fatto che sono nato con La gatta di Gino Paoli o Non ho l’età della Cinguetti…e ascolto quasi sempre musica, anche sintetica, ma che che va dagli anni ’60 agli ’80. Purtroppo sono un dinosauro destinato all’estinzione…

    Reply

    • Giovanni

      |

      E qundo dico che “sono nato con” indico che sono le prime due canzoni di cui abbia un ricordo in vita mia…

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      sentito in fiera, nella confusione dell’ambiente, il suono era molto convincente…

      Reply

  • Mauro

    |

    Da appassionato per l’analogico l’idea di questa nuova linea roland mi piace. Mi piace molto l’idea di un’ emulazione a livello di componenti elettronici. Sarebbe fantastico poter intervenire un giorno alla “meccano” per scegliersi transistor e resistenze da inserire nel comportamento del proprio synth. Questo ė ciò che apprezzo dello sviluppo nel digitale e sicuramente una nuova grande libertà di cui dobbiamo ringraziare anche Roland con i suoi transistor veri e virtuali.

    Chiudo chiedendomi (perché ancora sinceramente non capisco) perché ci si impunta nel difendere una tecnologia piuttosto che rallegrarsi di avere una pluralità di scelta. A quanto pare la ricerca oggi non ė apprezzata, piuttosto viene vista con sospetto.. comblotto!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      in fiera, il System-1 lavorava con la configurazione “di default”, quella cioè da System-1 con tutte le funzioni di pannello disponibili e attive; i plug-out da caricare (dicono) saranno disponibili nei prossimi mesi

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      sostituire i componenti sulla scheda analogica potrebbe essere troppo, per una commercializzazione spinta… ma prevedere una loro “sostituzione virtuale” all’interno di una struttura digitale non è più difficile di quello che già attualmente viene fatto con i programmi di simulazione/prova circuito; come al solito, appena i produttori fiutano l’interesse, saranno i primi a buttarsi su eventuali nuove aperture funzionali 😉

      relativamente all’ortodossia intransigente, è un fenomeno che si sta diffondendo parecchio nella società italiana: una volta, si discuteva animatamente solo per la squadra del cuore; oggi, c’è un astio diffuso a tutti i livelli e proiettato su QUALSIASI argomento (da un certo punto di vista, c’è da aver paura)

      Reply

      • Giovanni

        |

        Non so se a proposito di ortodossia ti riferivi anche a me ma se così fosse non credo di vivere di preconcetti. Piutttosto credo di cercare di aprire bene le occhie ma se poi ascolto qualcosa che non mi piace che devo fare? Posso anche rallegrami della pluralità di scelte oggi disponibili e mi rendo conto bene che la mia è una opinione personale, soggettiva. Ma sicuramente non preconcetta e ovviamente priva di alcun astio…ci mancherebbe!
        Con tutta la mia più buona volontà non riesco ad apprezzare un certo suono che impronta gli attuali strumenti Roland…

        Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    assolutamente, non mi riferivo a te, quanto a un divertente personaggio che ieri è stato prima monitorato e poi definitivamente bannato per aver – iteratamente – usato un linguaggio offensivo nei confronti non solo miei, ma – in un precedente articolo – anche di altri collaboratori e lettori di ACM.

    comunque, de hoc satis

    tornando al suono Roland: alla fine, ogni fabbricante decide di seguire un certo tipo di “strada timbrica”, ed è quello che poi fa preferire moog a korg o kore a moog o roland a makenoise e viceversa…

    se tutti gli strumenti elettronici suonassero perfettamente uguali, sai che noia? 😀

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      “il locale è triste e sta sempre qua!”…. avrebbe detto qualcuno, circa certi talebani, che poi tanto talebani non sono, ma semplicemente persone che hanno voglia di attaccare briga perchè di motivi per attaccare briga ce n’erano ben pochi.
      Comunque, le famiglie timbriche dei sintetizzatori ormai sono ben definite. La Roland ha il suo suono, che può piacere o non piacere, ma ha il suo suono ed è giusto che persegua il suo suono. Chi vuole il suono Moog non prenderà mai un Roland, nemmeno se Roland provasse ad imitare il suono Moog, perchè l’utenza comunque va a prendersi il Moog se vuole quella sonorità, soprattutto da quando con la famiglia Phatty il prezzo è diventato molto accessibile. Cito Moog per fare un esempio.

      Reply

  • Edoardo

    |

    Qual’è la possibilità di rivedere emulati da Roland altri classici come la famiglia Juno o Jupiter (4/6/8)?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      ne parlavo nel testo dell’articolo: in ordine sparso, e con poca certezza sulla tempistica, dovrebbero arrivare i “Plug-Out” (cioè le emulazioni da caricare nel System-1) di Juno 60, Jp4, Jp-8, Promars, SH-1, SH-2, SH-101 e altre cose di cui non ricordo più la sigla…

      niente emulazioni hardware “dedicate”, ma modi diversi di funzionamento per la piattaforma System-1 già disponibile

      Reply

      • Edoardo

        |

        Certo però suonare un jupiter con due ottave…

        Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Si, il trend è chiaro e definito: realizzare hardware compatti, molto maneggevoli e facilmente trasportabili, con il minimo indispensabile (tastiera a due ottave) per fare sound design e programmazione sul divano o affiancando l’apparecchiatura ad una postazione PC sulla scrivania dove c’é sempre poco spazio. Tanto poi ci vuole poco a collegare una master keyboard da 4 o 5 ottave.
      Il trend è stato abbracciato praticamente da tutti: Arturia col Minibrute, DSI col Mopho, Moog con Subphatty, Novation con la Bass Station, sono i primi esempi che mi vengono in mente.
      Si contengono i costi e gli strumenti diventano accessibili alle tasche sempre più vuote di musicisti massacrati dalla crisi (anzi ormai i musicisti non vengono più nemmeno presi in considerazione per le statistiche sulla disoccupazione).

      Reply

  • fede

    |

    Non voglio entrare nella diatriba analogico vs digitale: mi piacciono entrambi :)! Però, se inventassero gli equivalenti virtual analog dei moduli eurorack e li producessero in massa case come Korg, Roland ecc…. Beh, quella sarebbe una tecnologia per cui mi sentirei di fare il tifo. Le funzionalità agevolate dei digitali (con relativi prezzi), l’interfaccia e l’assemblabilità dei modulari, patch salvabili … Beh, perché non lo fa nessuno? Maestro Cosimi, se puoi ungere qualche ingranaggio…!

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ringrazio per il “maestro”…

    il problema più grande – e non pensare che non se ne stia discutendo da almeno un decennio – è la gestione delle connessioni: per “memorizzare i cavi”, occorre obbligare il musicista a rinunciare ad un certo tipo di comodità tipicamente analogica e adattarsi a un altro modo di gestire le cose… 😉

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Proprio così, inoltre lavorare con moduli digitali avrebbe un costo non basso tenendo presente che bisogna realizzare degli hardware reali e considerando inoltre che non sarebbe possibile memorizzare le connessioni dei cablaggi (a meno che non si voglia prevedere un sistema che usa degli switch invece dei cablaggi, ma andrebbe a limitare la libertà di espressione del musicista), inoltre se si deve lavorare in dominio digitale ci sono già i modulari software (Arturia Moog Modular, Reaktor, VAZ, vari freeware interessanti) che offrono notevoli vantaggi. Il vantaggio del digitale è proprio questo, via sotware puoi emulare tutto e creare dei moduli hardware digitali avrebbe comunque dei costi inferiori a quelli dei moduli analogici ma comunque sarebbero dei costi per un hardware.

      Reply

  • Marco Giorcelli

    |

    Una domanda: “ficcanasando” in giro non mi è rimasto chiaro se i controlli di pannello trasmettono CC su midi…. ovvero: si può usare anche come controller….?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      a rigor di logica, dovrebbe farlo senza troppi problemi, vista la natura squisitamente numerica della struttura…
      bisognerà aspettare il manuale e ficcanasarci dentro :-)

      Reply

      • Roberto miele

        |

        Il manuale e’ uscito…sembra quello dei mitici orologi casio o un bugiardino delle medicine…..ad ogni modo mi sa che lo prenderò…..

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          eh eh eh “aprendo il filtro, il suono si schiarisce…” :-)

          Reply

        • Marco Giorcelli

          |

          …chiamarlo “manuale” è fargli un GROSSO complimento….
          Comunque nelle faq sul sito ufficiale si dichiara che note midi e CC vengono trasmessi, ma che “output in the MIDI format has lower resolution than its original information”….. quanto “lower”….???? mah!!

          Reply

    • guido anselmi

      |

      ciao a tutti,
      leggevo questo vecchio articolo e mi sono ricordato di un problema che ho avuto con il mio System-1 (del quale in generale sono soddisfattissimo) e che non sono riuscito a risolvere e quindi ho abbandonato l’idea di trovare una soluzione. Ve lo spiego nel caso in cui qualcuno di voi abbia avuto lo stesso problema:

      uso Ableton 9 nei live e ho un problema quando creo clip midi per inviare messaggi di program change al synth

      Quando invio il messaggio per cambiare il programma Banco N e Programma N, il synth si posiziona correttamente sul programma scelto solo che le informazioni relative alla tastiera (ottava, tasto arpeggio on/off, tipo di arpeggio, ecc..) non vengono inviate.

      La cosa strana è che le info relative allo stato della tastiera di un programma specifico sono invece memorizzate in quel programma, nel senso che se il richiamo un programma direttamente dal synth queste info sono correttamente riprodotte.

      Tutti i controlli tranne ottava, arpeggio on/off, tipo arpeggio inviano messaggi midi.

      Insomma quando si agisce su questi controlli non c’è attività midi quindi non si possono registrare ed inviare: un bel problema, bisogna cambiare manualmente i programmi durante i live..

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        è probabile che quel tipo di comandi non sia indirizzabile dall’esterno; per sicurezza, hai fatto l’aggiornamento del System-1?

        Reply

        • guido anselmi

          |

          si, è tutto aggiornato.
          Tra l’altro proprio una delle novità dell’aggiornamento è il fatto che lo stato dei controlli di cui stiamo parlando può essere memorizzato nel programma (è possibile scegliere se si o se no). Prima dell’aggiornamento non si poteva fare.

          Speriamo in un futuro aggiornamento perché in questo modo inviare i program change è praticamente inutile: tempo di settare l’ottava della tastiera, accendere l’arpeggiatore, impostare il modo di arpeggio.. si fa prima a selezionare con un unico tasto il programma direttamente dal synth

          grazie!

          Reply

  • Marco

    |

    Buonasera, ho dato un occhiata al manuale d’implementazione midi e sembra che nemmeno nel midi in riceva la velocity. A questo punto mi chiedo se almeno dalla DAW, attraverso l’usb, si possa intervenire sulla dinamica.

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    mah, non mi stupirei se avessero aggirato il problema…
    del resto, tutti i modelli annunciati per il trattamento plug-out fanno riferimento a macchine che, in origine, non gestivano la dinamica

    staremo a vedere

    Reply

    • Marco

      |

      La ringrazio per l’attenzione, Maestro

      beh, questo fa un pó storcere il naso. La bass station II per quasi200 € di meno offre una macchina analog path, con ottima tastiera con aftertouch, ext. In e…onda sine che qui incredibilmente manca. Se poi è vero come sembra che la bsII possa egregiamente rimodellare i tipici suoni sia dell’sh 101 che della tb 303, capisco ancora meno il prezzo del system 1, molto oltre quello di altri synth entry level.

      Buona giornata
      Marco

      Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    però (premesso che io ho la BSII e la amo alla follia), nel SYS-1 hai quattro voci, la possibilità di rimodellare la struttura a colpi di plug-out, lo scatter o come diavolo si chiama, delay, reverb, bit crusher…

    insomma, è un altro tipo di macchina

    Reply

  • Marco

    |

    A proposito di plug-out, nel ‘manuale d’uso’ c’è esplicitamente scritto che saranno venduti separatemente dal sys-1..
    quindi nel prezzo già dovrebbe essere compreso il costo di sviluppo del plug-out/in sh-101 (che confusione!)

    Quindi, dopo la prova di cui leggevo nell’altro articolo sulla polifonia, come valuta il rapporto qualità prezzo di questa macchina? Ne consiglierebbe l’acquisto?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    presa a se stante, facendo astrazione dai plug-out che arriveranno/stanno arrivando, a me piace: 600 euro non sono pochi, ma non sono neppure tantissimi; quattro voci possono essere sufficienti per prendere un accordo, il suono è interessante, lo strumento si porta con una facilità estrema, ha un look personale, mi sembra facile da utilizzare – a parte il manuale scritto in stile “Garibaldi era un grande eroe. Punto.”

    insomma, perché no?

    Reply

  • Giubis

    |

    Salve maestro Cosimi, stavo valutando la possibilità di acquistare il System-1 in favore del GAIA in mio possesso. Questo perché sono innamorato del SH-101, ma un po’ per dimensioni e prezzi e un po’ per la “cura” ho sempre desistito dall’acquistarlo. Delle due macchine quale mi consiglia? Grazie.

    Reply

  • Qegz

    |

    Rileggendo molte di queste affermazioni a distanza di un annetto e più (e alla luce di tutte le cose che Roland ha tirato fuori) mi vien da sorridere.

    Reply

  • Qegz

    |

    Son piene le fosse!
    Ma no la mia affermazione era giusto un invito ad essere meno “conservatori” e diffidenti nei confronti delle case produttrici come Roland.
    Non si può dire certo che queste plug-out fossero solo una trovata di marketing!

    Reply

  • Emanuele

    |

    Salve, Prof. Cosimi,

    tempo fa ho acquistato per curiosità una macchinetta che molti ritengono sottovalutata, la ROLAND SH-32. Volevo chiederle se ha mai provato questo synth e se regge un minimo confronto con AIRA oppure siamo proprio su due mondi diversi. Perché vorrei capire se vale la pena acquistare il SYSTEM1 piuttosto che puntare su altro (ad esempio un monofonico analog path). GRAZIE! :)

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      sono due macchinette abbastanza diverse; ma, secondo me, non vale la pena di affiancarci il System-1, piuttosto farei qualche sacrificio e – magari aspettando… – più avanti prenderei direttamente il System-8 😉

      Reply

  • Maurizio

    |

    Sera a tutti, avrei un “quesito” da porvi: recentemente ho acquistato questo sintetizzatore, il System 1 e posso dire che avendolo (per ora) utilizzato all’1%, rende molto bene, quindi il potenziale che ha da offrire è assicurato.
    Volevo però sapere se quest’ultimo può essere utilizzato come controller midi per i vst, o almeno per alcuni visti i parametri presenti sul pannello.
    Visto che (solitamente) i vst (parlo soprattutto di quelli free, tra cui molti dalle ottime sonorità) non hanno un opzione sysex, forse Vst Host potrebbe colmare questo gap?
    Ho notato che è presente una finestra dedicata si messaggi sysex.
    Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    nell’implementazione midi del system 1 (che è la stessa…), sembra che tutto sia mappato su midi CC, quindi dovrebbe funzionare anche come “trasmettitore controller”…

    Reply

  • Maurizio

    |

    Grazie, più tardi faccio una prova e vi faccio sapere come è andata.

    Reply

  • Maurizio

    |

    Buongiorno, allora ho fatto una prova con il Roland system 1 utilizzato come “controller” midi, i vst su cui ho provato i controlli fisici del system 1 sono Fm8 e Massive della Ni.
    Allora, Fm8 sembra essere più complicato, perché bisogna cliccare sul simbolo del “Midi learn” posto in alto sulla destra, proprio accanto al simbolo NI: una volta cliccato su questo simbolo e successivamente sul parametro che si intende controllare, è sufficiente muovere il fader o il potenziometro desiderato sul pannello di controllo del controller o della tastiera (muta o un synth) che si intende usare, bisogna poi ricordarsi di disattivare il “midi learn” cliccando una seconda volta su di esso una volta assegnato un parametro ad un controller fisico.
    La stessa cosa si può fare su Massive, solo che qui è molto più semplice, anzi direi immediato visto che l’interfaccia è più intuitiva rispetto ad Fm8 e basta cliccare con il tasto destro del mouse e successivamente selezionare “midi learn” per assegnare il controller fisico al parametro che si intende controllare.
    Logicamente un aspetto che può creare un pò di caos è il fatto che utilizzando un synth non dedicato a questi vst, o per essere più chiari, con dei controllers dedicati a specifiche modifiche sul sistema proprietario, si rende necessaria una programmazione a priori dei controller fisici in modo tale da coprire quei parametri non presenti sul synth “fisico”, però insomma, è possibile arrivare ad un “compromesso”. Certo, se si utilizza invece un controller dedicato com l’Evolution Uc33 oppure un Behringer Brc 2000, si potrebbe fare come per il Minibrute e il Microbrute, per mezzo di pannelli (in questo caso precompilati a proprio piacimento) di carta o meglio cartoncino, almeno per avere una visualizzazione chiara e sapere sempre dove si vanno a mettere le mani, su cui si possono segnare i vari parametri che ci interessa controllare.

    Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *