Roland JU-06 – Parliamo anche di Juno 106

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

La presentazione sul mercato della Boutique Series di Roland ha gettato nell’agitazione più concitata generazioni di musicisti che, a seconda dei casi, avevano investito cifre significative in hardware vintage, avevano sognato di poter mettere le mani su vintage hardware, volevano liberarsi dell’incomodo del vintage hardware. Passato il primo momento di approccio, nel quale si è detto tutto e il contrario di tutto, ora è il caso di fare pulizia e stendere sul tavolo operatorio un’apparecchietto alla volta, dei tre che (JU-60, JX-03 e JP-08) che compongono la prestigiosa collezione.

Di Enrico Cosimi

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Diciamo subito, a scanso di equivoci, che siamo stati conquistati dalla Boutique Series, dalla veridicità timbrica che offre per relativamente pochi soldi, dalla comodità e – tutto sommato – dalla sfida che incarna per il musicista; specie il modello JP-08, con i suoi slider corti corti corti, sembra fatto apposta per mettere a dura prova l’accuratezza di programmazione (comunque, i risultati arrivano, eccome se arrivano!).

Per iniziare le danze, partiremo dal modulo JU-06, incarnazione del seminale Juno 106.

 

 

Cosa era (e cosa non era) il Juno 106

Prodotto nel 1984, come revisione aggiornata all’età MIDI del precedente progetto Juno 60, l’apparecchio è un sintetizzatore polifonico analogico dotato di sei voci mono timbriche di polifonia – segnaliamo, che il singolo scatolino JU-06 produce solo quattro voci… due di meno.

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Ciascuna voce del Juno 106 è dotata di: un oscillator DCO – Digital Controlled Oscillator, attivo su tre ottave 16’, 8’ e 4’, in grado di generare simultaneamente onda quadra a simmetria variabile e onda dente di sega. In aggiunta, la fonica dello strumento sfrutta un Sub oscillatore prodotto per divisione (generava solo onda quadra all’ottava inferiore) e un Noise Generator mono colore.

Compulsando la documentazione tecnica dell’epoca, è interessante riportare che il DCO è realizzato con un circuito Master Osc a 8 mHz e un divider per 2, per 4 o per 8 la frequenza originale in base alla richiesta di piedaggio espressa dal musicista. Il risultato è poi inviato ai due integrati IC 33 e IC 34 16 bit Programmable Interval Timers. Placando i tremori da digital fear, segnaliamo che i sei DCO del Juno 106 erano (e sono) sufficientemente analogici da risultare piacevoli all’orecchio e all’utilizzo.

La simmetria dell’onda impulsiva può essere regolata manualmente o modulata con il segnale ciclico proveniente dal modulo LFO (con singola forma d’onda triangolare e Delay iniziale programmabile). Anche la frequenza del DCO è subordinabile alla modulazione da parte del modulo LFO.

Il suono di ciascun DCO è inviato al modulo di filtraggio Low Pass 24 dB/Oct, dotato di Resonance, che raggiunge l’auto oscillazione – con il key track al massimo, era possibile suonare il filtro sftruttandolo come generatore di onda sinusoide. Dal filtro, si passa in un Voltage Controlled Amplifier, dotato di Level statico regolabile e modulabile con il generatore ADSR indirizzabile o con la cruda tensione di Gate. In questo modo, è possibile differenziare la modulazione sull’attacco tra VCF e VCA, ma non quella sul rilascio della nota. Il filtro e l’amplificatore erano realizzati con integrati proprietari Roland, a seconda dei periodi, modello 80017A o 800170: caratterizzati da prestazioni non stellari, fornivano un comportamento timbrico che – in bene e in male – ha firmato la resa operativa dello strumento. Non più a catalogo da decenni, sono stati fedelmente clonati da diversi ricercatori e, oggi, è possibile acquistare ricambi di terze parti con relativa facilità.

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La somma delle sei voci raggiunge l’unico filtro HPF – High Pass Filter (con tre frequenze di taglio preselezionabili a scatto) e, da questo, passa nella Chorus Board analogica con tanto di integrato MN3009 Panasonic (una BBD a 256 stadi, teoricamente in grado di lavorare a piena banda fino a 12.8 msec, ma in realtà tranquillamente elongabile fino a raggiungere le velocità di modulazione necessarie per generare chorus). Il Chorus del 106 è regolabile su due diverse intensità di modulazione non cumulabili. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, guardando il pannello comandi, l’unico filtro HPF di tutte e sei le voci è posizionato tra amplificatore e sezione Chorus, non prima del filtro Low Pass.

Non completamente rispettata nella versione JU-06, c’è una dotazione aggiuntiva di controlli, posizionati sulla plancia a sinistra della tastiera cinque ottave; comprende il Bender bidirezionale, regolabile in escursione indipendente su DCO e VCF Freq e utilizzabile anche per innescare la LFO Modulation con escursione dosabile a discrezione. La regolazione di Portamento On/Off e Portamento Time completano il tutto. Sul pannello del JU-06, tutte queste cose non ci sono… sarà veramente così? Avranno commercializzato uno strumento limitato nelle prestazioni, o avranno adottato qualche stratagemma? Lo scopriremo tra poco.

La tastiera a cinque ottave del Juno 106 può funzionare in modalità Poly 1 o Poly 2; nel primo caso, le sei voci sono assegnate in Rotate (la settima nota si riappropria del primo canale di voce); nel secondo caso, il conteggio delle voci assegnate è sottoposto a Reset (una frase monofonica impegna sempre lo stesso canale col numero più basso disponibile, un bicordo usa due voci di numero più basso disponibile, un tricordo ne impegna tre, eccetera). La differenza tra i due modi di polifonia è evidente solo nella gestione/rispetto delle code di Release Time: nel primo caso, si sommano (come in uno strumento acustico), nel secondo si “puliscono progressivamente” e non si accavallano.

Premendo i due tasti Poly 1 e 2 simultaneamente, si porta il Juno 106 in modalità Solo Unison, sommando tutte e sei le voci disponibili sulla singola nota eseguita; il suono diventa massivo.

 

Ora, sappiamo cosa era il Juno 106, ma cosa poteva – o non poteva – fare?

  • Con un solo oscillatore per voce, tutta la capacità di costruire pad emozionanti e avvolgenti grava sulle capacità di dosaggio della PWM-Pulse Width Modulation sotto lento controllo LFO e sulle modulazioni offerte dal Chorus analogico. Non è possibile sfruttare il lento Detune tra due oscillatori, semplicemente perché due oscillatori non ci sono.
  • Per lo stesso motivo, non si può lavorare per intervalli paralleli (quinte, terze, quarte, eccetera) e non si può sfruttare la Hard Sync per le caratteristiche timbriche Master/Slave.
  • Con un solo generatore d’inviluppo ADSR, costantemente disponibile per il VCF, ma alternabile al Gate per il controllo del VCA, l’articolazione timbrica è limitata e vincolata: anche se si può aprire immediatamente il VCA (sotto controllo Gate) mentre il VCF si apre lentamente (sotto controllo ADSR), è inutile impartire lunghi tempi di Release all’inviluppo, perché questo viene brutalmente troncato dalla transizione Gate Off. Insomma, un certo tipo di comportamento magico sui pad lenti e atmosferici è inibito.
  • Questo non significa che diversi musicisti continuino ancora oggi a utilizzare con profitto e divertimento il piccolo, caro, Juno 106 (è un poco come la storia del calabrone: troppo pesante per volare, ma lui non lo sa e continua a volare tranquillo).

Non rimane che affrontare il JU-06. Stay tuned.

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Comments (7)

  • Attilio De Simone

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    Praticamente una versione ridotta dello Jupiter 8, anche se allo Jupiter manca il chorus?

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  • Emanuele

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    Il Juno 106 è un synth onestissimo. Anche se viene costantemente massacrato in sede di confronto con Juno 6 e 60, nella mia limitata esperienza ho notato che “taglia” particolarmente bene nel mix insieme agli altri strumenti/suoni.
    Forse sono un po’ di parte, perché ho iniziato a capirci qualcosa di sintesi sottrattiva proprio su un Juno 106, nonostante sia stato il mio secondo sintetizzatore. Il primo, un Microkorg col suo editor a matrice, ho imparato ad usarlo solo dopo. Per questo penso che il JU-06 potrebbe essere un ottimo primo synth per molti, considerato il prezzo abbordabile e il suono appetibile.

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    • Giovanni

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      Anche troppo!

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  • ferdinando sorbo

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    fu la risposta commerciale, anche dal lato estetico,al dx 7, come il D 550
    fu la risposta commerciale allo tx 802…….

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  • Mario Mantero

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    Ah, secondo me il Juno-106 DEFINITIVO è quello che esce con questa modifica:

    http://kiwitechnics.com/kiwi-106.htm

    Certo, non costa poco, ma prima o poi….. 😉

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