Peak Corner 02 – E pluribus, unum vs. nam unum, multi

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

La volta scorsa abbiamo visto come portare Peak da zero (la basic patch Init) a una condizione generica carne e patate (o, se preferite, pizza e fichi) buona un poco per tutto. Ora, è il momento di affrontare quelle tecniche, condivise con altri sintetizzatori e proprietarie del Novation Peak che permettono di far credere all’ascoltatore che, invece di ascoltare un solo oscillatore, se ne stiano ascoltando due, tre, quattro… insomma più di quelli realmente impegnati. Insomma: da uno a tanti.

Di Enrico Cosimi

 peak 701

Come al solito, partiremo dalla deteriore Init Patch, ma a differenza di quanto fatto la volta scorsa, snelliremo la descrizione dei passaggi necessari ai singoli risultati, contando sulla pratica che, dalla scorsa puntata, avrete sicuramente accumulato in termine di monte ore davanti allo strumento.

Le tecniche per far suonare più grosso un sintetizzatore che sia dotato di un solo oscillatore sono diverse, distinguibili in generiche (quelle cioè applicabili a buona parte dei sintetizzatori che condividono stessa struttura e stesso design) e particolari (quelle cioè applicabili solo a determinati modelli di sintetizzatore).

 

Tecniche di ingrassamento (cfr. Treccani) generiche

Il suono può essere gonfiato:

  • usando due o più oscillatori simultaneamente (ne abbiamo parlato la volta scorsa);
  • usando un solo oscillatore e un sub oscillatore square wave all’ottava inferiore;
  • usando un solo oscillatore in regime di PWM – pulse width modulation.

 

Tecniche di ingrassamento particolari

Il suono di Novation Peak può essere gonfiato:

  • ricorrendo alla clonazione SawDense e DenseDet;
  • moltiplicando per tre l’effetto SawDense e Dense Det;
  • moltiplicando per tre l’effetto PWM e rinforzando il tutto con il Chorus.

 

Un oscillatore e un sub oscillatore

Dentro Peak, di sub oscillatori non ce n’è neppure l’ombra… ma è possibile simulare lo stesso tipo di comportamento una volta che si chiarisce cosa significa essere un sub oscillatore. Un sub oscillatore è, semplicemente, un’onda quadra che suona all’ottava inferiore a quella dell’oscillatore ufficiale. In alcune macchine, invece dell’onda quadra si può trovare una triangolare (ad esempio, dentro al Sequential Prophet 6 o nel Roland Juno-106), o si può trovare una sinusoide (ad esempio, dentro ad Arturia Minibrute), o si può scendere due ottave sotto (ad esempio, nel Roland SH-09, con tanto di selezione square/pulse), ma – alla fin fine – il gioco è quello.
Non avendo un sub oscillatore, ma avendo a disposizione più di un oscillatore audio, basterà abiitare un secondo oscillatore che deve suonare un’ottava sotto generando un’onda quadra. Questo è il procedimento:

  • Partire dalla Init Patch ed assicurarsi che stia suonando solo un oscillatore.
  • Nella sezione Mixer, alzare anche il Level di Osc 2.
  • Accordare l’Osc 2 un’ottava sotto, usando il selettore Range e impostandolo a 16’ (il primo oscillatore “ufficiale” rimane impostato su 8’).
  • Scegliere, per Osc 2, la forma d’onda quadra – anzi, impulsiva – usando il comando Wave nella sezione OSCILLATOR 2.

Dal momento che un oscillatore più un sub, da soli, non fanno un synth bass, velocemente recuperiamo le competenze per far suonare da synth bass la voce dello strumento:

  • Regolare l’AMP ENVELOPE con attacco al minimo, sustain al massimo, release a un quarto della corsa; il decay non ha importanza (c’è il sustain al massimo).
  • Dopo aver fatto uno sweept completo di valori, portare il comando Frequency del Filter in posizione centrale (il comportamento è Low Pass 24 dB/Oct).
  • Regolare il comando Env Depth nella sezione FILTER in posizione ore tre, verificando che la sorgente di modulazione selezionata sia Mod Env 1.
  • Spostarsi su Mod Env 1, nella sezione MOD ENVELOPES, e regolare attacco al minimo, sustain al minimo, release quasi al minimo e trovare un valore di Decay Time sufficientemente percussivo per soddisfare il nostro senso estetico.

A questo punto, la personalizzazione della timbrica si gioca sui tre parametri Filter Cutoff Frequency, Env Depth e Mod Env 1 Decay Time. Trovate le diverse combinazioni che più vi interessano e, una volta raggiunto un risultato degno di nota, procedete a salvare il suono seguendo la procedura illustrata nella scorsa puntata.

Ancora: dopo aver azzeccato una “pronuncia” d’inviluppo sul filtro che vi sembra convincente, potete iniziare a sperimentare l’interazione che esiste tra Filter Cutoff Frequency, Filter Resonance e Env Depth. C’è un mondo di timbriche acide, gommose, aggressive, “a stecca”, che aspettano di essere sperimentate.

Come ultimo esperimento, provate a chiudere velocemente il livello dell’OSCILLATOR 2 per apprezzare la differenza senza/con il sub oscillatore.

 

Da polifonico a monofonico

Se preferite, si può portare Novation Peak a lavorare come synth monofonico, in modo da rendere più filologicamente corretto, il comportamento esecutivo con il suono di bass synt con sub oscillatore:

  • Premere il tasto Voice – sopra al display – per accedere ai parametri di display relativi alla personalizzazione della gestione voci.
  • Con il tasto Page/Select di destra, raggiungere la pagina VOICE 2/3 e premere il secondo tastino sulla sinistra del display, per sintonizzare il cursore sul parametro Mode. Il display riporta, da Init Patch, Mode Poly.
  • Ruotare l’encoder a destra del display fino a raggiungere la configurazione Mode Mono.
  • Premere nuovamente il tasto Voice per uscire dal menu.
  • Risalvare nuovamente la patch.

Più avanti, recupereremo questa patch per potenziarla aggiungendo un vibrato regolabile attraverso Modulation Wheel e la possibilità di aprire la frequenza di taglio del filtro attraverso l’azione del channel aftertouch di tastiera.

 

Un solo oscillatore in PWM – pulse width modulation

Per questo tipo di esperimento, accoglieremo con gioia il ritorno alla polifonia offerto dal richiamo della Init Patch.

Questi sono i passaggi che è necessario seguire:

  • Attraverso tasto Initialize (nella sezione PATCH), richiamare la Init Patch in una locazione a scelta.
  • Nella sezione OSCILLATOR 1, usare il tasto wave per selezionare la forma d’onda impulsiva. Sperimentare il feel del comando Shape Amount (di default, è sintonizzato su Manual) per vedere come cambia il suono quando la simmetria dell’impulso si stringe e si allarga. Il comando è di tipo bipolare (con zero centrale); dopo aver sperimentato, riportare il comando Shape Amount in posizione centrale.
  • Usare il tastino Source, vicino a Shape Amount, per selezionare la sorgente LFO 1.
  • Portare il comando Shape Amount a metà della sua escursione positiva.
  • Localizzare la sezione LFO 1 e, con il comando Rate (di default, regolato su Range Low), scegliere una velocità di modulazione PWM soddisfacente per animare il segnale.

Eseguire la stessa procedura sugli Osc 2 e 3, dopo averli opportunamente detunati a +9 e -9 rispetto a Osc 1. Per differenziare la resa, regolare il valore Shape Amount di Osc 2 e Osc 3 su valori – anche negativi – diversi da quello impiegato per Osc 1.

Per rendere ancora più mossa e animata la patch così ottenuta, non rimane che:

  • Differenziare la sorgente LFO di modulazione PWM, usando anche LFO 2, ovviamente regolato con velocità diversa da LFO 1.
  • Nella sezione CHORUS, scegliere Type 3 e regolare su un valore molto alto la manopola Level.
  • Eventualmente, aprire un pizzico di REVERB, con una quantità di Level non esagerata.
  • Servire caldo.

Il lettore attento avrà notato come questa proposta di patch non stia usando il filtro: ovviamente, è affidato alla curiosità del musicista il compito di sperimentare cosa si può ottenere variando il contenuto armonico con i filtraggi Low Pass, Band Pass e High Pass.

 

La clonazione SawDense e DenseDet

Poter simulare, per comparazione e sfasamento, la presenza di più onde dente di sega sovrapposte all’oscillatore ufficiale è una tecnica di rinforzo sonoro ben nota nel regime analogico: pubblicata per la prima volta a metà degli Anni 70 e recentemente recuperata, con ben 8 denti di sega schiavi, nel prestigioso Grp A2 Analog Synthesizer, questa procedura ha avuto un momento di grande riscontro commerciale grazie alle virtualizzazioni di Roland (Jp-8000) e Access (Virus Ti); dentro Novation Peak, è possibile applicare il parametro all’onda dente di sega di ciascun oscillatore. In pratica, si può fare in modo che ciascun oscillatore del Peak “faccia finta” di avere al proprio interno più onde dente di sega detunabili e incrementabili in livello rispetto all’originale.

Per abilitare il meccanismo, questi sono i passaggi necessari:

  • Richiamare la Init Patch.
  • Con i tasti Page/Select sotto al display, raggiungere la pagina OSCILLATOR 1 4/8 e verificare che il cursore sia in corrispondenza della seconda linea utile (parametro SawDense 0).
  • Dopo aver centrato la riga SawDense 0, con l’encoder portare a 127 il valore di parametro e apprezzare, da 80 in su, l’apertura e l’animazione del segnale.
  • Scendere alla terza riga utile del display, usando i tastini a sinistra, per localizzare il parametro DenseDet 64. Sperimentare diversi valori di detune relativo tra le voci clonate. Di solito, il valore proposto (64) è più che sufficiente, ma in determinati contesti può risultare più efficace una lenta modulazione (ad esempio, valore 42).

Il trattamento ora applicato sul primo oscillatore è logicamente espandibile anche a tutti e tre gli oscillatori disponibili, moltiplicando la massa sonora simulata. Nel caso vogliate provare, la procedura è la stessa (le pagine sul display diventano: OSCILLATOR 2 6/8 e OSCILLATOR 3 8/8. Si può privilegiare una differenza nei tre valori del parametro DenseDet (ad esempio Osc 1: DenseDet a 42, Osc 2: DenseDet a 64, Osc 3:DenseDet a 50).

Ovviamente, per rendere le cose ancora più carnose, occorre ricordarsi di mettere in lieve detune Osc 2 contro Osc 1 (+9) e Osc 3 contro Osc 1 (-9), come già sperimentato nella puntata precedente.

 

Intermezzo: come trasformare tre oscillatori clonati con SawDense in un pad

A questo punto, abbiamo tre oscillatori, ciascuno dotato di forte clonazione per densità di onde dente di sega, detunati tra loro. Quali altri passaggi dobbiamo compiere per trasformare il suono in un lush synth pad squisitamente Anni 80?

  • Curare l’articolazione di volume, localizzando AMP ENVELOPE e regolando Attack diverso da zero (la lentezza del fade in è proporzionale alle percentuale di effetto majestic che si vuole ottenere), Sustain al massimo (il Decay è ininfluente) e Release di media lunghezza (diciamo, 2/3 dell’escursione complessiva).
  • Nella sezione FILTER, impostare lo Slope a -12dB (il nostro pad dovrà essere atmosferico) e regolare lo Shape su LP (ma non sottovalutate il comportamento BP come procacciatore di pad alternativi); poi, portate la frequenza di taglio Frequency a mezza corsa.
  • Aprire il suono: localizzate la sezione effetti CHORUS e regolate Level a un quarto della corsa disponibile (si può confermare il Type 2 di Chorus proposto dalla Init Patch). Poi, barate spudoratamente aprendo anche il REVERB Level a un terzo della corsa disponibile (anche in questo caso, possiamo lasciare il Type 2 proposto dalla Init Patch).

 

Correzioni di rotta e personalizzazioni della patch “pad”

  • Il suono muggisce troppo sulle basse: provate con il filtro Band Pass, magari spostando Frequency da metà corsa a due quinti della corsa disponibile.
  • Va bene il filtro LP, muggito compreso sulle basse, ma le acute perdono di brillantezza: aprite al massimo il comando FILTER Keyboard Tracking.
  • Con il filtro BP, sarebbe interessante avere respiro, ma l’inviluppo ADSR è troppo meccanico: premere il tasto MOD entrand nella pagina MOD MATRIX 1/2, localizzare la riga Destin e, con l’encoder, selezionare la destinazione FiltFreq; scendere di riga, su Depth, e regolare il valore a +25; con Page/Select, raggiungere la pagina MOD SLOT 1 2/2; scendere alla riga SourceA Direct e, con l’encoder, selezionare la sorgente AftTouch. A questo punto, siete pronti per far respirare la patch dosando l’aftertouch attraverso pressione addizionale sui tasti.

 

Mezzi bassi e sleali: usare tre oscillatori sotto PWM

Uno dei più grossi vantaggi dell’architettura proposta da Novation Peak è la disponibilità simultanea di tre oscillatori. Niente di meglio, per creare grosse masse sonore, che usare per tre volte il meccanismo della PWM.

Come operato in precedenza per la triplicazione del SawDense, anche in questo caso basta prendere le istruzioni che descrivevano il procedimendo di realizzazione della Pulse Width Modulation sull’onda impulsiva e moltiplicarle per tre, applicandole a tutti gli oscillatori disponibili.
Ovviamente, dopo averli detunati tra loro.

 

Stay tuned.

 

 

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Comments (2)

  • Enzo

    |

    Che bello! spero in appuntamento giornalieri così da arrivare a Peak Corner 365 😀
    Grazie Enrico!

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    eh eh eh, ce la caveremo in cinque appuntamenti – poi, passeremo ad altro strumento…

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