NORD DRUM Virtual Analog Drum Synthesizer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Nella notte dei tempi, quanto tutti erano più buoni, quando il pop/rock era principalmente conti del parrucchiere e camicie con gli jabots, la svedese Clavia monopolizzava il suono delle electro drum machine raccogliendo il testimone passatogli da Dave Simmons: le famiglie ddrum (fino alla quarta versione) dimostrarono, in modo inequivocabile, come fosse possibile muovere l’aria utilizzando strutture di sintesi analogiche e/o campionamenti messi sotto il controllo di un sofisticato sistema di trigger. Poi, calò l’oscurantismo degli Anni 2000, con l’ortodossia talebana della doppia divinità Mac/PC, assetata di sangue e di monte ore dei musicisti. Oggi, Nord Drum by Clavia ritorna su quei (gloriosi) passi e, forte di un progetto elaborato esternamente, ripropone le antiche funzionalità viste alla luce dell’esperienza attuale.

Di Enrico Cosimi

Che significa progetto esterno? Semplicemente, che Nord Drum è stata concepita esternamente al gruppo di geniacci svedesi capeggiati da Hans Nordelius, per poi essere ottimizzata e messa su strada con la consueta classe che ci si aspetterebbe da parte di uno strumento che riveste la rossa livrea… Anche se, a volerla dire tutte, questa volta l’ingegnerizzazione è stata molto concentrata sull’economicità di scala, con alcune decisioni che -inevitabilmente – faranno discutere. Andiamo per ordine.

Nord Drum

Nord Drum è una piccola centralina (poco più ingombrante di una custodia di DVD) che può generare quattro canali di sintesi percussiva virtual analog – con una spruzzatina di timbriche campionnate pronte all’uso – tra loro indipendenti e controllabili tanto via MIDI quanto attraverso quattro ingressi di trigger ad ampio raggio; praticamente, tutti i pad e i sistemi di trigger attualmente in commercio sono compatibili con Nord Drum e permettono il controllo dinamico esterno; Nord Drum non supporta i pad a doppia o tripla zona di trasmissione (una sola sarà l’informazione presa in considerazione), ma per il resto, la compatibilità è assicurata. Anche dei semplici segnali audio possono essere utilizzati per innescare il playback dei quattro canali interni: durante le nostre prove – sacrificando l’escursione dinamica – ci siamo divertiti a mettere Nord Drum sotto controllo di una Acidlab.de MIAMI Analog Drum Machine che, con la pletora di uscite separate di cui è fornita, si candidava naturalmente per fornire tutti i segnali di kick, snare, hihat e perc necessari al channel 1-4 driving. Il divertimento è assicurato e, qualora dovessero nascere dei problemi, le ricche opzioni di configurazione ed editing interno potranno accorrere in soccorso.

Ciascun canale di sintesi è composto da tre segnali indipendenti e regolabili separatamente (click, tone e noise) in base ai gusti e al contesto musicale in cui ci si muove; il pannello comandi ospita una discreta parameter matrix, navigabile con relativa sicurezza già dopo poco tempo di primo approccio e, anche in assenza di pad esterne, si può innescare il playback di controllo/programmazione direttamente dalla superficie dello strumento. In aggiunta, oltre all’alimentatore esterno, Nord Drum è accompagnato da una flangia in plastica che ne permette il montaggio su una qualsiasi meccanica da batteria, tanto boomstand per piatti che drum rack di tipo più evoluto; si può discutere sulla robustezza del materiale plastico utilizzato per la flangia, ma non dovendo suonare sul controllo comandi con le bacchette o con le dita, probabilmente il sistema può sopravvivere ai rigori della crudele vita on the road.

Ben più spietata sarà la discussione relativa all’unica uscita audio mono aurale di cui è dotato l’apparecchio: incredibilmente, per una macchina concepita nel 2012, le quattro timbriche percussive confluiscono tutte attraverso un unico jack ¼”, con tanti saluti alle possibilità di external mixing & equalizing che qualsiasi fonico (di palco o di studio) vorrebbe applicare all’apparecchio; si può contestare che, a fronte di una spesa globale inferiore ai 400 euro, una coppia di convertitori stereo DA in meno può fare la differenza sul prezzo finale, ma speriamo che – come ventennale tradizione Clavia – le successive versioni Nord Drum 2, Nord Drum 3 e Nord Drum X porranno rimedio a questa imbarazzante limitazione. Quantomeno, le quattro timbriche interne sono regolabili in volume d’uscita e in sensibilità nei confronti dei controller esterni; in questo modo, qualcosa si riesce a bilanciare. Come si usa dire: necessità fa virtù…

Come si naviga nella parameter matrix? E, soprattutto, come si leggono/modificano i valori programmati? Lo spostamento nella matrice avviene attraverso una serie di otto tastoni orizzontali per la selezione delle colonne e, con un Row Select, si può scegliere quale dei tre livelli attingere; esiste un quarto livello di parametri “secondari” (non per importanza, ma per organizzazione logistica), raggiungibile attraverso prolungata pressione sui tasti di pannello. Il display numerico a tre cifre/tre punti mostra il valore programmato o, nel caso dei parametri “in seconda fila”, visualizzerà simultaneamente valore di parametro principale (un digit) e valore di parametro secondario (due digit). In tutti i casi, il grosso encoder permetterà la regolazione parametrica desiderata. In assenza di MIDI CC RPN e NRPN, la cosa può sembrare laboriosa – specialmente dal vivo – ma, con un minimo di pazienza, si riesce a raggiungere sempre il comportamento desiderato.

Struttura di sintesi

Come accennato in precedenza, nei più rigorosi dettami della sintesi percussiva analogica, ciascuno dei quattro canali disponibili all’interno di Nord Drum è costituito dall’azione simultanea di tre componenti audio regolabili indipendentemente:

  • Tone, il suono “del tamburo” vero e proprio, l’intonazione data dalle pelli inferiore e superiore, regolabili in un ampio margine di frequenza.
  • Noise, il contenuto inarmonico timbrico che si genera al momento della percussione e che è poi incarnato nelle cordiere di rullante o nelle più diverse timbriche synth drum di storica memoria.
  • Click, il transiente percussivo puro, prodotto dall’impatto tra bacchetta e pelle; in maniera subliminale, ma neanche tanto, contribuisce all’impatto percussivo e alla dinamica del timbro stesso.

Trattandosi di canali di sintesi, è ovvio che ciascuno dei tre elementi potrà essere portato ben oltre i normali confini di funzionamento delimitati dalla sintesi imitativa: un sintetizzatore è un sintetizzatore è un sintetizzatore, il suo scopo è quello di produrre suoni interessanti non necessariamente riconducibili al mondo naturale.

Da questo punto di vista, giocando con il Tone, si può esasperare la natura sintetica del suono, decidendo una precisa nota che sarà eseguita in conseguenza di ogni impulso ricevuto: quattro canali, quattro note a preciso incastro ritmico. Isolando Noise e Click, si spalancano panorami percussivi in cui sfruttare fino le capacità espressive del sistema: dagli Ultravox alle produzioni più sperimentali, il mondo è ai vostri piedi.

Il mondo risulta un pochino meno ai vostri piedi quando ci si rende conto che Nord Drum ha un’implementazione MIDI in ricezione assai ridotta: in pratica (perlomeno con l’attuale revisione software), le quattro timbriche possono rispondere ad una nota MIDI specificata da pannello o imparata attraverso MIDI Learn e inviata dalla periferica di controllo più vicina; una volta sintonizzata su quella MIDI Note, la centralina ne interpreterà il valore di Key Velocity applicandolo ai parametri di sintesi interna (ulteriori particolari in seguito), ma non risponderà ad eventuali codici di Pitch Bend o di MIDI Note intese come “potenziale melodico”; se pensavate di poter fraseggiare melodicamente con il vostro synth tom, dovrete aspettare una futura revisione software; per ora, tutto quello che avete a disposizione sono quattro note MIDI con le relative variabili di Key Velocity. Punto.

Le quattro timbriche programmate costituiscono un drumkit che può essere salvato in una delle numerose memorie interne e, a seconda delle necessità, può essere assemblato/copiato/modificato per produrre diversi accoppiamenti timbrici, sempre rimanendo all’interno del limite imposto dalla struttura. Quattro, non più di quattro.

Noise Parameters

Il generatore di Noise possiede sette parametri (quattro principali e tre secondari, raggiungibili a colpi di shift) con cui configurare il proprio funzionamento; come al solito, il musicista già minimamente esperto nella sintesi analogica troverà poca difficoltà a maneggiare il tutto:

  • Color: è il “tipo” di rumore interpretato in base al peso delle basse o alte frequenze; si può personalizzare la risposta privilegiando il range timbrico desiderato.
  • Filter: per chiudere la frequenza di taglio del filtro utilizzato; vedi sotto.
  • Type: di base, il filtro è un low pass, ma si può scegliere tra sette diversi tipi di trattamento, più o meno energici, più o meno predisposti alla resonance.
  • Sweep: in maniera assai poco chiara (ma sufficientemente corta da poter essere scritta sulla serigrafia di pannello) è il filter envelope amount, cioè la quantità di inviluppo applicato alla frequenza di taglio del filtro.
  • Time: con che velocità deve chiudersi il filtro attivo sulla timbrica Noise? Lo decidiamo con il parametro di tempo; ovviamente, se lo Sweep è a zero, non ci sarà alcun tipo di modifica apparente. Altrettanto ovviamente, trattandosi di un sintetizzatore a vocazione percussiva, l’inviluppo è limitato al solo Decay Time.
  • Decay: è la velocità di articolazione della nota noise, ovvero la durata dell’inviluppo applicato all’amplificatore. Dal momento che, come al solito, sul pannello comandi non c’è spazio per scritte lunghe come i titoli di Lina Wertmüller, ecco la necessità di abbreviare il tutto in “Decay”. Inutile ricordare che se il Decay è molto corto, non avrà senso regolare su ampi valori il parametro di Time per la chiusura del filtro…
  • Gate: che tipo di comportamento deve avere il canale di sintesi Noise nei confronti dell’impulso che lo innesca? Sono disponibili tre modalità operative, definite Trig N, Trig S e Trig G; nel primo caso “N”, l’inviluppo sull’amplificatore è subordinato al solo fronte ripido positivo del trigger in entrata, e quindi la sua durata sarà definita esclusivamente dal valore di Decay; nel comportamento “S” (come abbreviazione di soft knee), ci sarà un segmento di hold dopo il trigger iniziale e, alla fine di questo, l’inviluppo procederà normalmente con il Decay Time (il valore parametrico di Decay è applicato alla durata complessiva – non c’è da aspettarsi una differenza macroscopica tra il primo e il secondo tipo di articolazione…); nel terzo caso, infine, “G”, l’inviluppo viene squadrato e la regolazione di Decay è interpretata come Hold Time, cioè come durata del segmento orizzontale di persistenza.

Spremendo fino in fondo le capacità del Noise Channel, si riesce a coprire le varie “cordiere virtuali” di altrettanto virtuali rullanti, ma si possono costruire le ben più magiche timbriche noise burst in stile viennese (avete presente gli Ultravox?) o qualsiasi tipo di “sbuffo percussivo” con cui puntualizzare precisi istanti del pattern ritmico. La dinamica interviene sull’articolazione del suono.

Click Parameters

Il Click è parte molto più importante di quanto si potrebbe credere nella costruzione della timbrica percussiva: l’improvviso sprazzo di energia che coincide con l’attacco, la caratteristica di articolazione, il punch del suono, sono tutti attributi che confluiscono nella scintilla di Click appositamente prevista nella programmazione della Nord Drum. Tre parametri bastano a definirne le caratteristiche:

  • Type: il Click iniziale può essere di tipo “N” noise, o di tipo “C” attacked noise, “T” tuned click ottenuto con uno “zap” di sinusoide portata in ringing. I 9+9+9 impulsi differiscono tra loro in maniera significativa e meritano un approfondimento di ascolto per poterne apprezzare fino in fondo le possibilità. Per tutte e tre le famiglie, le nove variazioni disponibili corrispondono ad altrettante variazioni d’intonazione – progressivamente, dal basso verso l’alto; vista la caratteristica elongazione ottenibile con il Decay (vedi sotto), non ci si deve limitare alla produzione di corti impulsi transienti – che sono meglio incarnati dalla famiglia “T”, ma ci si può anche espandere nella costruzione di noise burst alternativi.
  • Decay: la durata del segmento di decadimento per il Click; al minimo, il tempo dura il classico “mezzo ciclo” di canonica memoria per la realizzazione dell’impulso iniziale.
  • Gate: come già detto in relazione al Noise Gate, anche in questo caso si può scegliere se il decadimento abbia inizio immediato, dopo un breve segmento di hold o se sia convertito in hold puro.

L’intervento combinato di Gate “G” e di tempi prolungati di Decay sulle timbriche di tipo “C” produce un corposo burst di rumore che, con uno short delay opportunamente regolato, può sfociare nel classico hand clap di rolandiana memoria.

Tone Parameter

Dal punto di vista quantitativo, il Tone Channel è quello più ricco di parametri e di funzionalità: oltre a produrre il timbro di base del canale percussivo, può anche essere isolato per convertire Nord Drum in una sorta di sintetizzatore “melodico” a quattro intonazioni fisse; caratteristica da non sottovalutare, tanto nelle produzioni più estreme quanto nell’eventualità di una cover di Toccata degli ELP.

A differenza della canonica implementazione analog percussion, il canale di tono è dotato di un suo filtro dedicato, quindi in grado di chiudersi a velocità indipendente dalla velocità di amplifier decay; in questo modo, si può contare su un tipo di articolazione timbrica particolarmente sottile, che ha ovviamente senso quando il musicista sceglie (parametro Wave) una forma d’onda sufficientemente dotata di armoniche interne.

I numerosi parametri comprendono:

  • Wave: qui si parrà la tua nobilitate… Nella tradizione della sintesi percussiva analogica, si lavora con le sinusoidi e con i cluster di onde quadre; Clavia (pardon, Nord Drum) ha optato per un approccio più pragmatico, integrando nell’apparecchio tre forme d’onda An analog (sine, triangle e saw), nove forme d’onda B desunte da addizione numerica di differenti parziali sinusoidi (una specie di grosso gong con nove variazioni d’intonazione) e nove forme d’onda C sempre ottenute per somma di parziali, ma con andamento ancora più enfaticamente inarmonico. La  possibilità di sfruttare diverse intonazioni in partenza, oltre che l’ampio range del parametro di Pitch, permette la facile realizzazione di sonorità organiche e assai diverse dal normale vocabolario timbrico di matrice analogica. Da non sottovalutare.
  • Filter: un low pass non si nega a nessuno, specie se occorre realizzare una sonorità percussiva. Anche se, nel vocabolario delle percussioni analogiche, i piatti sono a volte realizzati con filtraggi passa banda multipli, in questo caso, vista la natura più basica del circuito, si è preferito privilegiare il comportamento classico passa basso. Il filtro può essere regolato in frequenza di taglio.
  • Punch: si può arricchire il semplice inviluppo di tipo decay con un micro segmento di punch iniziale che interviene prima che inizi il decadimento vero e proprio. In realtà, l’intervento non è sulla curva d’inviluppo, ma è di tipo additivo: si somma al segnale originale un transiente d’attacco che lo rende ancora più percussivo.
  • Sweep: come visto in precedenza, è l’envelope amount in relazione alla frequenza di taglio.
  • Time: la velocità con cui il Decay Envelope chiude il filtro.
  • Decay: come visto in precedenza, è la velocità con cui l’inviluppo dell’amplificatore decade al livello minimo.
  • Gate: valgono le considerazioni fatte in precedenza per le tre possibilità di articolazione sull’amplificazione.
  • Pitch: l’intonazione di base per la forma d’onda (analogica o digitale che sia) utilizzata come base del Tone Component. Sul display a tre cifre, l’intonazione è espressa in semitoni MIDI e incrementi di quarto di tono; in questo modo, si può spostare l’intonazione in un range compreso tra la nota MIDI 11,0 e la nota MIDI 95,5. La comprovata abilità Clavia nel comprimere e interpolare i campioni rende un piacere il lavoro con i sample digitali anche alle estreme tessiture previste dall’apparecchio. 
  • Bend Range: non c’è percussione che si rispetti che non abbia al suo interno una variazione d’intonazione anche minima; il trasferimento dell’energia, dalla percussione iniziale alle fasi di quiescenza coincide – ad esempio nelle membrane – in un progressivo abbassamento dell’intonazione percepita. Il circuito di Bend permette di definire un range operativo bidirezionale (negativo, a crescere; positivo, a scendere) applicabile all’intonazione di base.
  • Bend Time: la velocità con cui l’inviluppo di rampa dedicato al Bend agisce sull’intonazione percepita del segnale.

Funzionalità operative

Dopo aver miscelato le tre componenti Click, Noise e Tone secondo le percentuali ritenute più corrette, si può procedere a livellare il volume generale del canale in rapporto a quello degli altri tre possibili, simultanei, canali percussivi; ricordiamo che, essendoci una sola uscita audio, la regolazione tra le quattro timbriche assume un valore di particolare importanza.  Una timbrica può essere copiata e trasferita all’interno di qualsiasi drum kit.

La sensibilità di ciascun canale può essere regolata, per la gestione da parte di pad esterne, con i valori di threshold e sensitivity; l’apparecchio prevede la possibilità di specificare un determinato canale MIDI e una determinata nota per ciascuna delle quattro timbriche; tanto sul canale quanto sulle note, è possibile intervenire con le modalità Learn, con la quale si semplificano le più noiose procedure di “sintonizzazione”.

Impressioni d’uso

La parte più indigesta del rospo da ingoiare è la singola uscita dell’apparecchio: sulla relativa blindatura nei confronti del MIDI si può mostrare ottimismo e sperare che, in una futura revisione soft (successiva all’attuale 1.80) decidano di implementare pitch bend e melodic control…), sulla difficoltà di accesso per i parametri live, si può sperare in un editor su schermo, ma per la chiusura hardware c’è poco da fare – a meno di non intervenire sulla struttura meccanica dell’apparecchio e farsi strada a colpi di trapano.

Scherzi (more or less…) a parte, Nord Drum suona con una dinamica esemplare, i timbri possono essere molto analogici, molto gommosi, assai aggressivi (grazie al punch regolabile), metallici quanto basta – cortesia dei samples interni – e possono essere configurati a discrezione del musicista. E’ chiaro che, in una top ten dei desideri, si vorrebbe avere anche la possibilità di caricare i propri samples, e magari sarebbe bello avere sei canali invece dei soli quattro disponibili. Comunque, per uno street price che nei vari store europei è inferiore ai 390 euro, il valore offerto è parecchio. La natura squisitamente monofonica di ciascun canale tende a troncare il release delle note precedentemente suonate; è una cosa da tenere presente, specie nelle esecuzioni lente, dove è possibile apprezzare le lunghe code di Decay…

L’apparecchio è robusto come tradizione Clavia, ben costruito, compatto, suona in maniera convincente e – a fronte della mancanza di qualsiasi tipo di memorizzazione per pattern e song (non è un sequencer, è un expander timbrico, una “centralina”) – può dare enormi soddisfazioni tanto al musicista elettronico quanto al batterista in vena di sperimentazioni. L’ampio raggio d’interfacciabilità con microfoni, segnali audio e superfici di controllo esterne ne permette l’impiego senza grattacapi praticamente con tutto quello che è attualmente in commercio. Non è cosa da poco.

Se la ritmica ha uno spazio nel vostro mondo musicale, non sottovalutate Nord Drum, anche senza aspettare la V 2.0….

Come si comporta Nord Drum sotto controllo di una qualsiasi sorgente quadruplice di controllo? E se i controlli fossero semplici segnali audio? Cliccate sull’immagine qui sopra, raggiungete il canale YT di ACM e verificare, con orecchie bene aperte, quello che succede quando – progressivamente – si sostituiscono quattro dei numerosi canali audio generati dalla Acidlab.de MIAMI Analog Drum Machine con altrettanti canali di sintesi virtual analog prodotti da Nord Drum. Non dimenticate che MIAMI trasmette segnali con dinamica “piatta”, cioè non permette lo sfruttamento di eventuali variazioni d’intenzione legate alla dinamica esecutiva. 

Quanti drumkit ci sono dentro Nord Drum? Tanti, sicuramente più di quanti la normale pazienza vorrebbe ascoltare; se vi sentite – comunque – coraggiosi e ben disposti, non dovrete fare altro che mandare in playback il video contenuto nel canale YT e verificare, numero dopo numero, cosa è possibile tirare fuori dalla rossa, micidiale, macchinetta…

Ma come funziona, dal punto di vista dello spippolamento di sintesi, Nord Drum? Eh eh eh, dovrete aspettare fino a domani,  per avere qualcosa con cui addolcire questo torrido Ferragosto 2012…

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