NAMM 2016: qualche considerazione. A distanza

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events

Si è appena conclusa questa edizione 2016 della Winter NAMM di Anaheim e l’occasione è buona per ragionare un pochino dei massimi e dei minimi sistemi che sembrano governare – quantomeno, influenzare – il mondo che ruota attorno al mercato degli strumenti musicali.

Di Enrico Cosimi

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Ci sono diversi fenomeni che potrebbero essere presi in considerazione, per discutere a lungo; ci limiteremo ai più evidenti, consapevoli che gli argomenti – per loro stessa natura – saranno destinati a rimbalzare ancora per molto negli anni a venire.

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Il futuro degli eventi fierististici

Non sembra, ma stiamo ancora vivendo i postumi del lontano 11 Settembre: l’emmorragia improvvisa di produttori (grandi e piccoli) statunitensi, che da diverse edizioni hanno disertato significativamente il MusikMesse di Francoforte ha avuto, come contraccolpo, l’apparente revitalizzazione di una fiera tutto sommato locale come è la NAMM (ovvio che, una fiera locale che si rivolga ad un intero Continente ha un peso ben superiore a quello raggiungibile dal Palio dei Somari di Poggio Berni…).

Aggiungiamo anche, per chi non c’è mai stato, che tutta la NAMM, nei suoi tre padiglioni e “due livelli quasi tre” è di poco più piccola dei soli padiglioni 8 o 9 dello storico allestimento francofortino.

Sia come sia, da qualche anno a questa parte, Francoforte scende e Anaheim sale. Punto.

Altra cosa da tenere presente è la localizzazione dei produttori: specie nel settore della tecnologia musicale, il peso dell’elettronica ai due lati dell’Oceano è grosso modo bilanciato, ma – ovviamente – un conto è avere a che fare col mercato continentale, altro discorso è rivolgersi al mercato tedesco, a quello francese, a quello anglofono, ai musicisti spagnoli (che sono diversi dai portoghesi), agli italiani e a tutti gli altri mediterranei: una galassia di idee, opinioni, linguaggi, interessi, convinzioni spesso in contrasto. Di fatto, marchi storici come Oberheim (redivivo!), Sequential, Moog, più un’ampia parte della galassia Euro Rack sono americani e tanto basta.

Quanto costa esporre in fiera? Tanti soldi: una settimana di occupazione per quattro metri quadrati (che sono pochi: due per due), senza particolare sfarzo, più il corredo logistico di albergo, cibo e viaggio può facilmente raggiungere gli ottomila/diecimila euro. Con diecimila euro, per chi si fosse messo solo ora in collegamento, si finanzia una coppia di generazione prototipi per le schede componenti, o una progettazione seria… insomma, sono decisioni importanti, specie per un piccolo marchio. Molti (Doepfer per tutti) hanno deciso di fare un anno NAMM e un altro anno MusikMesse; altri hanno completamente abbandonato le fiere (Propellerheads o Ableton); altri invece investono per fare vedere le proprie startup analogiche.

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E’ molto probabile (abbiamo segni evidenti anche nel nostro panorama nazionale) che l’epoca delle grandi fiere stia volgendo al tramonto, surclassata da un accesso alle informazioni velocissimo, costante, completo, prima impensabile, e indebolita dall’effettiva efficacia dei demo tour, degli open day, dei meeting specializzati. E’ il mercato, baby, e tu non puoi farci niente.

A margine, parlando da operatore di settore non espositore: perché dovrei sottopormi ad autentiche torture come ESTA, identificazione pupillare, farmi nove ore di volo (quando va bene) a rischio degli eventi e della follia umana, mangiare porcherie, bere risciacquatura di piatti troppo calda per essere tenuta in mano o annaspare tra i cubetti di ghiaccio, solamente “per vedere cose prima degli altri”? Con tutta probabilità, l’OB6, il Minilogue o qualsiasi altra novità di settore, arriveranno dalle mie parti comunque qualche settimana dopo la disponibilità stimata del mercato. Vinco qualche premio se riesco a metterci sopra le mani per primo?

 

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Dove sta andando il mercato della tecnologia musicale

E’ una domanda non facile: ci sono tanti segnali, si coglie un filone generale, ma è difficile – a meno di non avere la classica sfera di cristallo – emettere un vaticinio a colpo sicuro. Comunque sia:

  • il mondo parla euro rack; autentici mostri sacri dell’elettronica musicale sono balzati, più o meno tardivamente, sul treno della sintesi modulare. Basterebbe pensare a Dave Rossum di E-Mu Systems (l’uomo che ha cambiato per sempre il suono degli Anni 80) con i suoi nuovi moduli, o Tom Oberheim (anziano, ma non per questo meno lucido) con le riedizioni HP dei moduli SEM e Sequencer. E vogliamo parlare di autentiche scelte epocali, come quelle di Moog Music o Strymon? Fintanto che il mercato – come sembra – dimostrerà una bulimia onnivora nei confronti dei moduli più disparati, il numero dei produttori è destinato ad aumentare. Bene così.
  • il mondo ha bisogno di sintetizzatori. Il filone dei piccoli strumenti sembrava esaurito con l’infornata degli strumenti a due ottave (MiniBrute, BassStationII, eccetera), poi sembrava essersi esaurito con il botta e riposta tra effetto Reface ed effetto Boutique; ora, riprende quota tanto sul settore delle miniaturizzazioni (come non citare nuovamente il piccolo Minilogue KORG), quanto sul passo standard (Sequential & Oberheim). Come sopra, fintanto che l’elettronica è linguaggio di comunicazione, continueranno ad arrivare nuovi e più esaltanti strumenti.
  • il mondo vuole riscoprire le workstation? Dopo un lungo periodo di stasi, tra un’eterna Motif e una trimmed down Krome, Yamaha ha rilanciato alla grande con il progetto Montage. I tagli commerciali sono sempre quelli (61, 73 e 88 note), ma ovviamente ogni generazione di workstation che si sussegue può sfruttare i progressi tecnologici che si sono avverati nel frattempo. Chi avesse necessità di salire sul palco con uno studio-in-a-box, senza laptop, troverà ancora nel 2016 il mega super ultra multi tastierone che gli risolverà tutti i problemi possibili e immaginabili (non osiamo pensare al numero di pagine della manualistica).
  • il mondo vuole concretizzare i concept? A dir poco da qualche anno, KORG presenta-ma-non-presenta una versione molto concettuale di riedizione VOX Continental. Le prime uscite erano basata sopra un’edizione ricarrozzata, ma nulla di più che plastica adesiva e etichette posticce, del motore CX-3 indirizzato verso la generazione transistor/divider tipica dei vecchi organi rossi, bianchi e neri. Quest’anno, le cose sembrano aver preso una velocità diversa: quantomeno, nella tastiera – rigorosamente non collegata – sono stati implementati i virtual drawbar per la gestione delle armoniche. Il sapore è molto Clavia, ma lo sforzo in avanti c’è stato.
  • A proposito di Clavia/Nord: il mondo ha bisogno di un Nord Modular G3.  Ma il mondo continuerà – come dicono a Roma – a prendersela in saccoccia, perchè da questo orecchio, Nord Keyboards non ci vuole sentire e prosegue inesorabile sulla strada delle stage keyboards e degli stage piano. Del resto, squadra che vince non si cambia (casomai, siamo noi a doverci rendere conto di non poter influenzare il mercato con i nostri, piccoli, desideri – su questo, torneremo più avanti)…
  • il mondo ha bisogno di analogico. E, qui, ci ricolleghiamo in parte a discorsi fatti in precedenza: quando un colosso come Roland entra a piè pari sul mercato full analog – e per di più Euro Rack – con la Serie 500, è chiaro che crede nella solidità di quella fascia di mercato e, di rimbalzo, fornisce ulteriore solidità al mercato stesso.
  • forse, il mondo non ha tanto bisogno di software. Intendiamoci: ce n’è una valanga, sia per PC che per iPad, ma il periodo di “panipadesimo” sembra temporaneamente archiviato; alla fine, quando si inizia a corredare la superficie tattile di interfaccia audio, interfaccia MIDI, controller X, controller Y, si finisce velocemente nella “sindrome da albero di natale” e il musicista si rende conto che – alla fin fine – è quasi più comodo andare in giro con un banale laptop all inclusive.

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False notizie e aspettative deluse

Già in tempi remoti, si diffuse la notizia che Caino fosse morto per incidente stradale… le false notizie sono sempre esistite e, grazie/per colpa alla diffusione del web, oggi sembra non si riesca a evitare una dose importante di bufale giornaliere. 

Le bufale si dividono in due categorie importanti: quelle create ad arte e quelle che si generano spontaneamente, quasi senza volere.  Andiamo per ordine.

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Si può spargere la voce – e questo NAMM ne è stata la dimostrazione pratica – che stia per uscire uno strumento XYX, Kassettenspieler o Wunderkammerton, o Fressenlautstarkereglern che si voglia, per diversi motivi:

  • divertimento goliardico puro e semplice: cosa succede se mi invento un truzzabanco qualsiasi che “potrebbe” essere plausibile, che magari rispecchia nelle scelte grafiche qualcosa di già esistente. Chi ci cascherà? Lancio il sasso e rimango a guardare quello che succede. E’ tradizione antica, nel giorno del 1 Aprile, sulla stampa anglosassone lanciare l’esistenza delle cose più folli per puro divertimento (citiamo alla rinfusa: campionatore ungherese Zlatna Panega, super campionatore ICM Hal Frigit, Theremin quadrifonico, eccetera). La goliardata può ingigantirsi fino a raggiungere l’effetto valanga.
  • volontà – ma bisognerebbe consultare un bravo medico – di influenzare il mercato. Così come esiste la deprecabile abitudine di creare annunci civetta per false vendite, esiste qualcuno convinto che, sparando una balla, possa portarsi appresso i costruttori fino a “obbligarli” a realizzare qualcosa: il processo mentale (if any) è semplice: sparo la bufala che esista il Nord Modular G3, faccio talmente tanto casino, che alla fine la ditta produttrice è costretta a seguire quella word of mouth per non perdere l’occasione. Non funziona mai.
  • errate interpretazioni di indizi non correlati e predisposizione alle teorie complottiste. Fatto A: KORG ha prodotto la riedizione dell’Odyssey; Fatto B: KORG deve presentare qualcosa di nuovo; Fatto C: KORG fotograva 3000 etichette di una “limited edition” senza ulteriori dati; Conclusione errata: KORG sicuramente sta per introdurre sul mercato la riedizione dell’ARP 2600. O, magari, del Sequencer ARP 1601, o magari ancora dell’ARP Omni, o magari ancoa ancora dell’ARP Quadra. Così come si bercia “e chi vuoi che sia stato, se non è stato lui?”, in questo caso si bercia “e a che vuoi che servano le 3000 etichette numerate”? In tutti i casi, perlomeno per questa NAMM, il 2600 targato KORG non è uscito. Certo, il gioco è infinito e sicuramente si riproporrà per la prossima MusikMesse francofortina.

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Cose serie e cose notevoli

In chiusura, cosa c’è di buono per l’harware elettronico in questa NAMM 2016? Un sacco di roba. Praticamente, ogni marchio che si rispetti ha stupito il proprio pubblico ed è facile prevedere un 2016 pieno di convulse consultazioni sugli estratti conto.

Se volete le Workstation, Yamaha ha in serbo per voi tre modelli Montage; se volete lavorare con i polifonici analogici, potete scegliere tra il low costo KORG Minilogue o il raffinato Oberheim OB-6 firmato a quattro mani. Se volete configurare un sistema modulare poco convenzionale, giocano a vostro favore Dave Rossum, Strymon, Roland, Modal, Make Noise, Verbos, FrapTools, Intellijel e tanti altri produttori Euro Rack ciascuno con almeno un oggetto in grado di mettere a rischio i vostri risparmi. E vogliamo parlare delle conferme Moog o della bomba atomica MatrixBrute targata Arturia? Roba da riscrivere le regole di diversi contesti elettronici…

E, sicuramente, stiamo dimenticando qualcosa. Per fortuna, nelle prossime settimane, avremo modo di tappare tutti i buchi. 

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Comments (13)

  • Camillo

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    Come sempre aspettavo con trepidazione questo NAMM…sinceramente niente di straordinario, considerando che attualmente “i rumors” viaggiano alla velocitá della luce, quindi davvero la Fiera in sé diventa piú un luogo di incontro per operatori, per allacciare rapporti nuovi o rinsaldare quelli vecchi.
    Da quello che ho visto, a parte il fenomeno Eurorack (ancora da scoprire in tutta la sua utilitá)…la parte da leone l’hanno fatta i vari controlli midi “alternativi”….insomma un modo di interagire con la musica in maniera diversa, piú “a pelle”, cercando di svegliare nuove voglie ed istinti in assopiti musicisti.
    Ovviamente mi rivolgo a Roli (che al NAMM ha presentato la Rise 49), ma anche allo “strano” Zoom Arq.

    PS. Roli tra CES e NAMM ha fatto un successone con l’aiuto di performers, artisti di primo grido.

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    • Attilio De Simone

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      Secondo me Roli è dannosissimo per le articolazioni, qualche mese sul Roli e ti vengono tendiniti a gogo. Addio tecnica pianistica.

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      • Camillo

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        Se lo si vede (ed usa) con un approccio “pianistico” sono d’accordo, ma perde tutto il suo perché. La filosofia Roli si basa su un modo di creare melodie & armonie in maniera “naturale” anche per i non-pianisti….questo nuovo Multidimensional Polyphonic Expression (MPE) potrebbe espandersi in altri campi.
        Tornando al NAMM, (ed al CES) una piccola ditta come Roli…ha investito tantissimo in PR, Marketing, A&R….considerando che alla fine si mantengono solo con 3 tastiere (Grand, Rise25, Rise49), un plugin ottimo (Equator), ed una app (Noise).

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        • Attilio De Simone

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          Con quello strumento una tendinite ti viene anche se non sei un pianista. Alla fine è solo un controller.

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        • Enrico Cosimi

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          non puoi suonare in maniera “naturale” su una superficie gobbuta… o è liscia tipo continuum haken (paghi tu?) oppure ha una meccanica tradizionale

          così, è MOLTO discutibile

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          • Attilio De Simone

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            Tanto più che per i demo vengono usati fior di virtuosi tipo Jordan Rudes quindi ho seri dubbi che un musicista non-pianista possa trovare giovamenti espressivi quando a suonarlo sono musicisti forniti di grande tecnica pianistica, i quali tra l’altro nel migliore dei casi, ambiscono ad emulare l’espressività del violino senza però raggiungere le sfumature espressive dello strumento. A sto punto meglio usare un violinista in carne ed ossa e salvarsi i tendini.

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      • Enrico Cosimi

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        confermo, per esperienza diretta, sul rischio tendinite…

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        • Attilio De Simone

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          e se ti viene una tendinite non puoi più mettere la mano su una tastiera per 6-12 mesi, se vuoi recuperare davvero….

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      • Camillo

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        Il Grand sono alcuni anni che gira….anche se era un controller per pochi eletti a quel prezzo (mi sembra sui 3,000$).

        Solo la scorsa estate con la release di Rise Seaboard 25+Equator, ed un prezzo piú umano, il marchio Roli si é fatto conoscere a molta piú gente.

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        • Enrico Cosimi

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          naaa, la seaboard nei tre tagli lungo, medio, corto sono a dir poco due anni che in fiera si fa suonare col suo synth dedicato…

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  • synthy

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    ci conosciamo oramai da 15 anni ma resto sempre stupito dalla capacità sintetica di lucida riflessione di Enrico, quasi o addirittura oltre quella teutonica, ya!
    ma sostanzialmente il problema è, con un’infornata così enorme di ottimo analogico vecchio stile tutto assieme, il mercato reggerà la botta?

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