NAMM 2013:Dave Smith Instruments Prophet 12

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Anche se non sarà disponibile prima di questa Estate, il semplice annuncio del nuovo Prophet 12 è bastato a scatenare commenti, emozioni e voglia di acquisto per tutta la rete. Sarà perchè questo è – di fatto – l’anno di Dave Smith (30 anni di MIDI rendono questo prodocollo d’interfacciamento lo standard digitale più antico, nobile e affermato della galassia…), sarà perchè il Prophet ha sempre avuto un posto particolare nel cuore dei musicisti elettronici, sarà perchè già in precedenza Dave Smith era riuscito a mettere a punto colpi non da poco… sia come sia, del nuovo P12 sentiremo parlare parecchio. Intanto, la consueta dose di anticipazioni e pettegolezzi.

Di Enrico Cosimi

p12_side_home

La struttura è un ibrido costituito attorno a idee già messe a punto con il vecchio, e potente Evolver, sapientemente aggiornate; oggi – di fatto – il canale di voce del P12 è imparentabile con le vecchie macchine DSI, ma ha diverse coserelle interessanti che possono rendere il sint polifonico (12 voci, con possibilità di lavorare in bitimbricità 6 + 6) in questione una delle macchine più interessanti dell’anno. Anche perchè, finora, la concorrenza sul fronte dei polysinth sembra intenzionata a latitare a lungo…

Diciamo subito che l’apparecchio è stato presentato in potentiometer edition, preferendo quindi il montaggio dei classici potenziometri con indicatore ben visibile e corsa meccanicamente bloccata su 270 gradi di rotazione; il vantaggio visivo è immediato (riscontro diretto della posizione fisica del controller, specie quando si edita da zero un timbro), nei confronti dell’ambigua omertà tipica degli encoder.

Personalmente, continuiamo a preferire gli encoder per la loro fluida capacità di intervenire su qualsiasi parametro programmato incremendando o decrementando il valore senza che ci siano punti morti, click, thump o altri eventi indesiderati. Ma, come in molte altri campi dell’attività umana, non sempre la soluzione migliore è quella che ha più successo…

P12-top

Sorgenti sonore

Dicevamo, una struttura ibrida: ogni voce possiede una coppia di oscillatori con capacità wave table digitali (è possibile modulare il punto di lettura della tabella e usare il parametro tanto in maniera statica, per accedere a forme d’onda differenti, quanto dinamica, per ottenere timbriche cangianti); oltre ai due oscillatori digitali, c’è una coppia di oscillatori “analogici a controllo digitale” triangle based che produce il consueto corredo saw, square, pulse, triangle con cui arricchire timbricamente la mistura timbrica. Altro arricchimento, sempre a proposito di sorgenti sonore, deriva dalla presenza del suboscillatore che, per voce, fornisce un rinforzo di onda quadra all’ottava inferiore.

In questo modo, dalla semplice analisi del pannello comandi, la struttura degli oscillators appare chiara: oltre ai quattro selettori 1.2.3.4 per la scelta dell’oscillatore da editare, si possono regolare i parametri di Pitch, Fine, Shape/Noise, Shape Mod/Pulse Widht (i parametri convivono in base alla natura analogica o digitale degli oscillatori 1.2 e 3.4), FM Amount, AM Amount, Glide, Slope, SubOCtave Level e Output Level.

Da precedenti esperienze con i modelli Evolver, Mono Evolver Keyboard e Poly Evolver Keyboard, è facile apprezzare la flessibilità di quattro glide e quattro slope indipendenti, uno per ciascun oscillatore, che significano comunque quattro parametri da regolare velocemente durante l’esecuzione. Ogni rosa ha le sue spine.

 

Character

Il segnale elaborato dagli oscillatori può essere arricchito con cinque tipi di trattamento che infieriscono – è il caso di dire – sulla timbrica passante; non si tratta di semplice distorsione, bensì di trattamenti non lineari, decimazioni, interferenze sul transito dati numerici – nel caso dei due oscillatori digitali, che possono sconvolgere significativamente il contenuto armonico. I parametri hanno gli eloquenti nomi di Girth, Air, Hack, Decimation, Drive. Da non sottovalutare la presenza di un ulteriore stadio di Distortion, posizionato sul modulo di uscita, con cui rendere ancora più violento il comportamento tibmrico dell’apparecchio. Altra cosa da non sottovalutare, specie vista la natura polifonica dell’apparecchio, l’interazione che può emergere tra distorsioni e intervalli eseguiti dal musicista: la terza (maggiore o minore) deve essere evitata, pena il clash armonico…

Già in precedenza, Hacking e Drive erano stati sperimentati con successo all’interno del MEK.

 

Filters

Come per il precedente P08, anche questa volta l’accoppiata di oscillatori analogici e digitali confluisce – voce per voce – nel filtro CEM di antica memoria: se da una parte il musicista commercialmente consapevole potrebbe tremare all’idea di una difficoltà nelle future riparazioni (è un dato di fatto: i CEM non sono più in produzione da quasi 30 anni…), va anche detto che il carnoso suono Curtis ha fatto la storia di praticamente tutti i polifonici degni di nota (Prophet 5, Memorymoog, Matrix 12, OB8, AX-80, eccetera…). Sia come sia, il filtro principale è un low pass risonante che può lavorare a 4 o a 2 poli: posto sotto controllo di un inviluppo ADSR dedicato, offre i controlli di Cutoff Frequency, Resonance, Envelope Amount bipolare, Key Tracking e Velocity ove Env Amt. Gli inviluppi, come nel vecchio MEK, possono lavorare secondo diverse modalità di trigger.

Il secondo filtro secondario è il passa alto (purtroppo) statico, cioè controllabile da pannello ma non modulabile direttamente da pannello, che offre i controlli di Frequency, Resonance e Key Amount. Inutile ricordare come la presenza di due picchi risonanti permetta la creazione di interessanti timbriche vocali e, in base all’implementazione digitale di controllo, potrebbe aprire la porta a comportamenti dinamici di tipo band pass modulabili con una discreta flessibilità. Staremo a vedere.

 

Amplifier

Prima di raggiungere il controllo di Drive, il segnale passa nel voltage controlled amplifier, che permette la sagomatura del suono attraverso il generatore ADSR dedicato. E’ possibile controllare l’envelope amount (parametro flessibile e adatto ad un’utenza consapevolmente matura… se non lo si controlla con accuratezza, si può perdere dinamica sul segnale finale); Velocity over Env Amt, Pan Spread, per il posizionamento sull’arco stereofonico.

 

Feedback & Delay

Come nel MEK, anche in questo caso sono state implementate le linee di ritardo (questa volta, i percorsi sono quattro, contro i tre precedentemente disponibili) regolabili in Time, Feedback e Amount, che possono arricchire il segnale con ribattute ritmicamente incastrate tra loro. Ma si può potenziare la timbrica lavorando anche con il Feedback statico  – cioè non modulabile se non attraverso giochi di Source/Destination – e predisposto per il funzionamento Karplus-Strong. La linea di ritardo molto corta fornisce tonnellate di armoniche accordabili in base alle necessità del musicista; i parametri Tuning e Feedback Amount sono pronti per far precipitare il suono nella peggior massa timbrica immaginabile… Scherzi a parte, si può entrare velocemente nelle timbriche industriali, o si possono simulare corde pizzicate, o si possono evocare i delicati incastri ritmico timbrici dei migliori TaDream. Tutto sta nel regolare con accuratezza il meccanismo Feedback e Delay.

 

Modulations

Ancora una volta, ci sono quattro oscillatori a bassa frequenza controllabili per Shape, Frequency (arrivano tranquillamente in banda audio), Amount e Destination; una coppia di Auxiliary Envelope ADSR può essere gestita in Envelope Amount, Velocity over Env Amt Destinatiion.

Punto di forza del sistema, la rinnovata Matrix Modulation che basa la struttura Source/Amount/Destination sul nuovo display grafico finalmente dotato di quattro manopole e quattro selettori indirizzabili. Tutto quello che era risultato complesso, scomodo o addirittura enigmatico da gestire nelle precedenti apparecchiature DSI, finalmente dovrebbe godere della giusta luce.

A margine, segnaliamo come attorno al display i selettori dedicati Up, Down, Misc Param e Show possano veramente fare la differenza durante le procedure di navigazione.

 

Gestione e polifonia

Le dodici voci interne possono essere controllate attraverso un unico timbro complessivo (sulla destra del pannello, due file da 6 led visualizzano quali voci sono impegnate durante l’esecuzione… sembra di essere tornati con il vecchio Prophet 10); in alternativa, si può lavorare con architettura 6 + 6 in Split o in Layer. Nel caso, si possono scatenare otto oscillatori e due sub con polifonia a sei voci simultanee…

L’arpeggiatore, da sempre punto critico dei vecchi MEK e PEK, è stato finalmente potenziato nella sua dotazione di pannello comandi, e offre ora controlli di Arp On/Off, Type Select, BPM e Tap Tempo. Era ora…

 

A sinistra della tastiera cinque ottave, sensibile a dinamica e aftertouch, trovano posto le consuete pitch e mod wheel retro illuminate (ma la retroilluminazione rossa è di gran moda e investe anche il grosso “12” che campeggia in alto a destra sulla plancia comandi), i cinque traspositori d’ottava e le due slider surface mediate dalla Tempest: sono indirizzabili via software come Slider 1 e Slider 2, il loro valore può essere trattenuto in Latch attraverso una coppia di selettori dedicati.

 

Purtroppo, è sparito all’orizzonte il piacevole Step Sequencer 16 x 4 che risultava così utile nella creazione di incastri timbrico ritmici; non ne rimane che un lontano ricordo e, da questo punto di vista, la cosa migliore è accaparrarsi un qualsiasi hardware esterno tra i tanti prodotti dalle terze parti.

 

Connessioni

Oltre alla presa per cuffia, sono disponibili due coppie di uscite audio su jack ¼”, Main A Output Left/Right e B Output Left/Right; la trentennale porta MIDI comprende i connettori In, Out e Thru; oltre alla presa Sustain/Damper, sono disponibili le due connessioni indirizzabili Pedal 1 e 2.

C’è anche una porta USB con cui facilitare tutte le operazioni di aggiornamento Firmware.

Non è previsto, perlomeno per ora, un editor esterno ma, visti i precedenti, non ci sarebbe nulla di cui stupirsi.

P12-angled-reduced

Come al solito, la cosa più difficile sarà usare tutto questo ben di Dio per non fare timbri banali. A questo proposito, è divertente ricordare come lo stesso Dave Smith – all’epoca del MEK – implorasse gli utenti di non mandargli suoni di brass/strings/pads, ma di concentrarsi sulla programmazione di timbriche più interessanti.

 

E’ un consiglio da non sottovalutare…

 

 

 

 

Tags: , , ,

Trackback from your site.

Comments (48)

  • Ciro Urselli

    |

    Ho visto il video demo in cui lo stesso Dave Smith suona alcune patches. Sarà che è ben registrato (da audiofilo) ma il suono è da paura… Questo synth incomincia a piacermi seriamente. Il rapporto prezzo/prestazioni…non è proprio da rigore di “spending review” ma nella vita qualche pazzia ogni tanto si può fare.

    Reply

  • riccardo

    |

    Questo synth sarebbe una evoluzione dei MEK e PEK e non del PE08.

    Reply

  • Marco C

    |

    Fantastico strumento, la gas non mi darà scampo….Enrico, riguardo ai filtri ho visto che si parla di Curtis, ma nel P08 Smith non li aveva customizzati in SMD, come egli stesso affermava in un’intervista?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      vedi il commento più sopra… non ho avuto modo di aprire il “vecchio” Prophet 08, ma è probabile che i CEM utilizzati fossero ancora in formato “grosso” e non miniaturizzato SMD, almeno loro…

      (comunque, si tratta di essere veloci con il cacciavite e non farsi beccare dal negoziante…) :-)

      Reply

      • mima85

        |

        Un’immagine della mainboard del Prophet 08, giusto per gradire:

        http://khoralnet2.free.fr/INside3.jpg

        A parte 4 integrati (che di sicuro non sono i filtri, dato anche il loro limitato numero di pin) sono tutti componenti SMD.

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          ma questo è spionaggio industriale!!!! :-)
          sarebbe carino vedere anche il retro delle schede…

          Reply

          • mima85

            |

            Se ci sono componenti sicuramente saranno SMD, in quanto dal lato visibile non si vedono pin fuoriuscire dalla mainboard che lascino intendere che sotto ci sono componenti non SMD. Comunque così “a naso” mi sa che sotto la scheda non c’è molto.

            Comunque è notevole il livello di integrazione raggiunto anche dalla componentistica analogica. 20-30 anni fa per fare quel synth il fondo dello strumento sarebbe stato ricoperto di schede, con il classico schema della scheda CPU/memoria/controller separata che governa una o più schede voci.

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            quello, magari no; nei moogerfooger di ultima generazione, le schede sono multi layer e i piedini non sforano da una parte all’altra; se non ricordo male, certe bbd sono montate su zoccoletti…

            comunque, il risultato è spettacolare!!!

            Reply

  • mima85

    |

    Una correzione a riguardo dei filtri. I nuovi strumenti DSI non usano i vecchi CEM 3320 usciti di produzione da ormai un bel po’ di tempo, ma si fanno fare degli integrati custom dalla OnChip Systems, ditta appartenente al (fu) Doug Curtis, fondatore della non più esistente Curtis Electromusic e nata sulle ceneri di quest’ultima. Quindi non c’è problema per l’approvvigionamento di nuovi integrati per i filtri caso mai servissero.

    Fonte: http://www.soundonsound.com/sos/feb08/articles/dsiprophet08.htm

    Riporto il passaggio che spiega la faccenda:

    <>

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      si, in effetti è un’informazione che stentava a uscire – ho il sospetto che, all’epoca del Prophet 08, avessero preferito giocare sull’ambiguità del N.O.S. per spingere sull’effetto “nostalgia” – invece, adesso lo hanno dichiarato apertamente – solo che la precisazione è arrivata a testo già pubblicato :-)

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        tra l’altro, peccato che non vogliano rifare i 3310 e i 3340… risolverebbero MOLTI problemi in tutto il pianeta :-)

        Reply

        • mima85

          |

          3340 e 3360 nuovi, ma che seguano alla lettera le specifiche di quelli vintage, mi farebbero molto comodo, in quanto possessore di un Jupiter 6 :-)

          Reply

  • Lele

    |

    Dai video visti tutti stanno parlando di 4 oscillatori digitali e non di 2 digitali+2 DCO… Vedremo…

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      no, sono due full digital – quelli che accedono alle wavetable (e ti credo! valle a fare in analogico le tabelle… eh eh eh) e due Digital Controlled Oscillators, cioè due condensatori che caricano e scaricano, ma che sono controllati non in maniera analogica, ma da un bus digitale… lo dichiara D.S. in persona 😉

      Reply

      • mima85

        |

        C’è un link alla dichiarazione di D.S. a riguardo dei 4 oscillatori di cui 2 analogici e 2 DCO? Mi interesserebbe dato che anche io avevo capito che erano tutti e 4 digitali, ed avevo convalidato questa teoria dalla mancanza di differenziazione tra osc digitali e DCO sul pannello (come invece accadeva col Poly Evolver), che però ripensandoci potrebbe benissimo essere menzionata sul display ogni volta che si sceglie l’oscillatore su cui lavorare.

        Reply

      • lele

        |

        grazie per la risposta Enrico, se vedi sui forum sparsi tra europa e america stanno tutti parlando di 4 digitali… per me moooolto meglio la tua rivelazione… questo Prophet 12 mi piace ancora di più!!

        Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    beh, no – o, perlomeno, non solo: gli oscillatori “mezzo e mezzo” sono della linea Evolver/MEK/PEK e succedanei, ma il filtro CEM è di chiara ascendenza Prophet 08

    sinceramente, la cosa che più mi dispiace è l’eliminazione dello step sequencer…

    Reply

  • L

    |

    “sinceramente, la cosa che più mi dispiace è l’eliminazione dello step sequencer…”
    Grazie Enrico! … fino a che non sono arrivato a questo commento, stavo cercando un valido motivo per non vendere il Poly Evolver e buttarmi sul P12… sentivo che c’era qualcosa ma non riuscivo a mettere a fuoco… 😀

    Reply

  • Antonio Antetomaso

    |

    E’ chiaro il prezzo di partenza?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      2999 dollàri, fatte le solite macumbe tra cambio, iva, ova, uva, dogana e tutto il resto, dovrebbe stare attorno ai 2500 euro? 2200?
      dipende dal margine per il rivenditore europeo…..

      Reply

      • Antonio Antetomaso

        |

        Beh neanche poi esagerato, anche se la cifra è importante. Secondo te ne può valere la pena, così di primo acchitto o, a conti fatti, a quella cifra si può avere qualcosa di meglio?

        Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          di materiale nuovo, non credo… forse, se sei fortunato, puoi trovare qualche occasione sul second hand, ma di sicuro è roba priva di effetti, priva di arpeggiatore e tutto il resto…….

          Reply

  • rikkgr

    |

    Caro Don Enrico,
    nella sezione “filtro”, parlando del carnoso suono Curtis, citi il Memorymoog, che in effetti custodisce al suo interno moltissimi serie 33, ma filtra con la “scala di Bob” :-)

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      no no, i filtri del memory sono curtis… perlomeno, nel mio sono curtis tanto gli oscillatori quanto il filtro… :-)

      Reply

  • Gian Marco Sola

    |

    Sul sito DSI viene dichiarato un prezzo di 2900 $!
    Quanto sarà per noi poveri europei??spero non 2900 €.. :)

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      in effetti, ci sono stati precedenti storici preoccupanti…

      Reply

      • Marco C.

        |

        Già… come appunto ha fatto un rivenditore di Fano proponendolo appunto a 2999€, (non faccio nomi, ma con google lo sgamate da soli)

        Reply

  • Famiglia Arrigoni

    |

    Ciao Enrico,
    non so tu, ma i miei Memorymoog credo proprio abbiano il filtro descritto nel service manual (pag. 18) che dice così:”the vcf filter is a 24Db/octave patented Moog filter and it uses an ITT122 monolithic matched transistor pair at the top and the bottom of the filter ladder……etc etc etc”
    Nella voice board, il filtro si trova ad uno degli angoli (in alto a dx se si guarda la scheda con le indicazioni del serial part number in basso)
    Bacio le mani

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      PERBACCO!!! Ma sai che sono andato a guardare sul manuale di servizio/utente del mio Memory Plus (venduto negli Anni 90) e ho trovato conferma del filtro transistor ladder… ma adesso, ti racconto una cosa inquietante (per i suoi risvolti):

      All’epoca, il mio MemoryPlus ebbe un problema a due delle sei voci e venne mandato in assistenza presso uno dei blasonati laboratori qui a Roma: pagai una cifra significativa PER LA SOSTITUZIONE DI TRE OSCILLATORI 3340 E DUE FILTRI 3310… e questo ho sempre saputo.

      Lo strumento è stato venduto a un facoltoso musicista del Centro Nord, il laboratorio in questione penso non esista più; perlomeno, non ho più avuto motivo di servirmene; possibile che mi abbiamo detto fischi per fiaschi? possibile che il mio fosse un Memory alieno? :-) :-) :-) :-)

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        o quale che fosse il numero del filtro CEM: sinceramente, mi sembra un particolare poco interessante e facilmente reperibile in rete senza cadere in eccessive compulsioni…

        Reply

  • roberto

    |

    Comunque volevo dire che bazzicando sul forum DSI si parla solo di 4 oscillatori tutti digitali e non di 2 wavetables + 2 DCO…mah….staremo a vedere..intanto sul sito ufficiale DSI non parlano apertamente degli oscillatori mentre, invece, parlano di filtri analogici….come se Dave volesse dire : ascoltate prima bene come suona senza farvi influenzare dal contenuto e poi vi sveliamo cosa c’e’ dentro

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      scusa, gli oscillatori wavetable non sono digitali? e i DCO non sono ascrivibili alla categoria del “controllo digitale”? qual’è la differenza tra le due versioni?

      inoltre, nel primo video che gira in rete – quello con la ripresa dall’alto e D.S. che suona e presenta, uno dei primi suoni è tutto basato sulle tabelle di forme d’onda lette dinamicamente.

      Reply

      • mima85

        |

        Gli oscillatori wavetable si basano sulla lettura/manipolazione di frammenti d’onda in memoria, ed avviene interamente nel dominio del digitale. Nel caso di macchine ibride il segnale viene in seguito convertito in analogico e manipolato col resto della catena di sintesi analogica (filtri, VCA, ecc…). Gli oscillatori di macchine ibride come il PPG Wave, il Korg DW-8000, ecc… sono a wavetable.

        I DCO invece di digitale hanno solo il controllo, ma lavorano nel dominio dell’analogico. Per la precisione, in un DCO la forma d’onda si ottiene mediante lo scaricamento ripetuto di un condensatore, e gli intervalli di questa operazione sono scanditi da un counter digitale controllato dalla CPU dello strumento, e verrà eseguita con la frequenza della nota che si vuole suonare. Il risultato è un’onda a dente di sega, sulla quale viene eventualmente fatto waveshaping per ottenere le altre forme d’onda (rettangolari, ecc…). Gli oscillatori di synth analogici come i vari Juno (6, 60, 106, Alpha), JX-3P/8P/10, Oberheim Matrix 6, ecc… sono DCO e lavorano in base a questo principio.

        Reply

        • mima85

          |

          Posto dei link in merito che sicuramente possono essere interessanti a riguardo del discorso oscillatori DCO/Wavetable.

          Oscillatori wavetable (presi d’esempio quelli del Korg DW-8000):
          http://www.electricdruid.net/index.php?page=info.wavetableoscs

          Oscilatori DCO (presi d’esempio quelli dei Juno):
          http://www.electricdruid.net/index.php?page=info.junodcos

          Poi possono esserci implementazioni differenti, specialmente per quelli wavetable dato che, essendo banalmente del codice DSP che viene fatto girare dal microprocessore, si può scegliere di fargli fare qualsiasi cosa. Ma i principi di base sono quelli.

          Tra l’altro nella pagina relativa agli oscillatori del DW-8000 c’è la rappresentazione grafica di parte della sua wavetable, dove si può evincere come per ogni forma d’onda siano state create diverse varianti da usare sulle diverse ottave, in modo che sulle ottave più alte la forma d’onda letta dalla wavetable contenga meno armoniche, in modo da stare sotto la soglia di Nyquist ed evitare quindi l’aliasing.

          Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            il bello delle tabelle è che puoi metterci dentro tutto quello che ti pare… da questo punto di vista, nel corso degli anni, la sintesi “commerciale” ci ha abituato (e viziato); dai primi sistemi a lettura statica (la famiglia DW che citavi), siamo passati allo sfruttamento degli errori di puntamento (hai presente “digital native dance” nel vecchio D50), senza dimenticare lo sweept di tabella del PPG – che, per l’epoca, era rivoluzionario…

            in tutti i casi, potrà far stridere i denti ai cultori dell’analogico puro, il P12 sembra voler coniugare mondi diversi per offrire una più vasta tavolozza timbrica

            o no? :-)

            Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          Se ne è parlato lungamente sia su queste pagine che in migliaia di altri siti: il DCO è sufficientemente analogico? Ci sono due scuole di pensiero che, come tutte le estremizzazioni, lasciano il tempo che trovano – e, sinceramente, mi rendono ogni giorno meno paziente… – da una parte, i puristi rifiutano anche il semplice controllo di carica e scarica del condensatore come “oggetto del demonio”, dall’altra, i possibilisti parlano di semplice controllo che non inficia la generazione della tensione analogica.

          Faccio notare che, alle due scuole di pensiero, possono ascriversi illustri nomi della progettazione, costruzione e commercializzazione elettronica degli ultimi 30 anni.

          Personalmente, dal Synthex in poi (o, se preferisci, dal juno 60…), un DCO mi lascia indifferente (non lo guardo con sospetto) purchè suoni bene; se poi il meccanismo è full analog – compresi modulazioni transienti e/o cicliche, ben vengano. tutto dipende da quanto influiscono sul costo finale dell’apparecchio e sulle sue prestazioni; detto in altri termini: a me servono determinate prestazioni in termini di intonazione, tenuta dell’intonazione, durata dei segmenti di inviluppo, eccetera: se li devi controllare digitalmente, bene per te; se li hai realizzati con sopraffina padronanza della tecnologia analogica, ancora bene per te; se in un caso il DCO mi costa 10 euro, ne terrò conto; se nell’altro caso il VCO mi costa 50 euro, ne terrò conto.

          Tornando al P12: c’è un problema di “recentismo”; le informazioni che stanno girando sono ancora troppo fresche, frammentarie e in molti casi soffrono dell’inevitabile contraddittorietà che in ambiente fieristico piaga sempre la comunicazione alla possibile clientela. L’unica è aspettare di vedere “con mano”, tanto nella documentazione tecnica, quanto nella pratica funzionale, quello che succede all’interno dello strumento: finora, ho contato diverse versioni

          – tutto digitale
          – tutto analogico
          – due digitali e due analogici puri
          – due digitali e due analogici DCO

          le versioni sono desunte dalla lettura dei forum, dalle video interviste, dalle dichiarazioni di Smith e/o dei suoi collaboratori.

          In tutto questo panorama di scarsa chiarezza, rimane il fatto che quello che si sente – e parlo da utente di MEK e di P08 (in prestito), almeno in un caso video documentato è chiaramente prodotto leggendo forme d’onda in tabella sia singolo ciclo a lettura statica che attraverso sweep dinamico dei cicli precedentemente tabellati.

          Ancora una volta, prima di cadere nel ridicolo (“sono viti di passo decimale”, “no, sono vidi di passo in pollici”), converrà aspettare i primi esemplari disponibili – da questo punto di vista, non sto rivelando alcun segreto, illustri operatori commerciali del territorio nazionale si sono già mossi per assicurarsi una corretta fornitura di apparecchi.

          Di fondo, sono quattro oscillatori: due fanno timbriche genericamente ascrivibili al patrimonio sonoro analogico, gli altri due pescano nella lettura di forme d’onda tabellate.

          Così piace di più? :-)

          Reply

          • mima85

            |

            Le mie erano solo considerazioni puramente tecniche, non vorrei essere passato per il purista dell’analogico. A me la tecnologia dei synth, che siano di qualsiasi tipo, affascina moltissimo, per questo ogni tanto mi perdo un po’ in digressioni tecniche. Dato che domandavi quali fossero le differenze tra un oscillatore a Wavetable ed un DCO ho pensato di rispondere alla domanda, puramente a titolo informativo e riportando qualche link per coloro che fossero interessati ad approfondire l’argomento.

            Però ripeto per quanto adori gli analogici non sono assolutamente un purista, e anzi anche a me danno parecchio fastidio le scuole radicali di pensiero, dove ognuno è convinto che il suo sia il meglio ed il resto sia schifo (è meglio analogico, no è meglio digitale, è meglio mac, no è meglio pc, ecc… ecco queste cose mi fanno venire l’orticaria).

            A me basta che una macchina suoni bene, se poi è analogica, ibrida o digitale non conta. Possiedo un Jupiter 6 ed un Juno 106 ma ho anche una SY-77, un D-50 ed una Wavestation, e le ritengo tutte macchine splendide. Macchine in cui tra l’altro per un motivo o per l’altro ho dovuto metterci dentro le mani per sistemare qualche problemino, o fare qualche personalizzazione come nel caso del Jupiter.

            Questo P12 a me da l’impressione di essere un gran synth, indipendentemente dal tipo di oscillatori che monta, e spero di riuscire quanto prima a dargli una sditata sui tasti per sentire dal vivo come suona 😀

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            io, veramente, non domandavo nulla… :-)

            concordo sull’estremo “coefficiente di appetibilità” della macchina: gira, gira, questa sembra la grossa novità del NAMM 2013 :-)

            Reply

  • roberto

    |

    da quello che ho capito leggendo i vari post nel forum dsi, forse mi sbaglio, ma non ci sono DCO ma solo oscilatori VA, daltronde:

    “At twelve voices, the Prophet 12 boasts the greatest polyphony of any instrument designed by Smith. Each voice features four oscillators capable of generating classic and complex waveforms, a sub-oscillator, resonant analog low- and high-pass filters, and analog VCAs”

    qua non parlano di DCO o di 2 oscillatori WT e 2 DCO, secondo me sono 4 VA, saro’ ripetitivo, e’ strano che si inserisca la parola analog solo su filtri e inviluppi e non sugli oscillatori, questa e’ la mia tesi ! ribadisco, la svolta epocale di Dave (e la si evince leggendo i post nel forum DSI) sarebbe : oscillatori full digital (no DCO) tutto il quello che viene dopo analog.

    faccio un altro giro sul forum e ti aggiorno

    Reply

  • Roberto

    |

    sono daccordo ma il problema da me sollevato e’ che, dai vari post presi dal forum DSI io evinco che gli oscillatori del nuovo prophet 12 non hanno niente di analogico.

    Reply

  • roberto

    |

    Enrico sono daccordo con te, stiamo dicendo la stessa cosa dco, vco l’importante e’ che non ci sia un convertitore d/a dopo..

    tornando al p12, e’ vero. ormai le ipotesi in giro sono tante, solo che dal forum DSI io propenderei per 4 oscillatori completamente digitali e uguali

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      ce lo dirà solo il tempo… e un bel cacciavite a stella :-)

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      interessantissimo!!!!! (specie il dettaglio dei 14 dB di attenuazione sul modulo high pass (assolutamente inimmaginabile alla prima analisi…) e le info sui trattamenti audio; peccato l’ambiguità di fondo su quanto digitale siano tutti e quattro gli oscillatori… sembra che abbiano paura di dichiarare chiaramente chi, cosa, dove e quando

      di fondo, la macchina mena tanto – sia come sia… :-)

      Reply

      • mima85

        |

        L’articolo dice:

        <>

        Forse capisco male io, però mi pare abbastanza chiaro che intendano 4 oscillatori digitali. Che naturalmente non va inteso come un punto a sfavore per il P12, come certi puristi vorrebbero far credere (ho visto commenti allucinanti su Internet, addirittura uno su un video del P12 su Youtube si lamentava che è fatto con componenti SMD :-D).

        Reply

        • mima85

          |

          Scusate, evidentemente il mettere tra simboli di minore e maggiore il paragrafo dell’articolo ha mandato in confusione lo script dei commenti. Il paragrafo era questo:

          “Signals begin in the digital domain with digital oscillators. Every voice can have four of them, PLUS a “sub-oscillator,” humming an octave below the fundamental frequency”

          Reply

        • Enrico Cosimi

          |

          ORA è più chiaro
          quando è comparso l’apparecchio all’orizzonte, le poche informazioni che giravano non erano dettagliate, specie sulla catena audio; a seconda della malignità individuale, c’è chi ha pensato si trattasse di una strategica reticenza, e c’è chi ha parlato dell’inevitabile confusione nelle prime comunicazioni…

          😉

          Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *