Mosche bianche. FireBird 2 

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Software, Vintage

Diciamolo pure: il mondo dei VST e dei VSTi è talmente ampio che orientarcisi nel dettaglio è praticamente impossibile. Capita così che, disperse in un mare di prodotti mediocri, alcune chicche sfuggano alla nostra attenzione, e sì che fra gratuità e prestazioni potrebbero tornarci utili. Pronti a fare un giro sul  FireBird 2 di Tone2 ?

Di Jacopo Mordenti

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A prima vista l’architettura del pupo sembrerebbe semplice, quando non banale: due oscillatori, un filtro e il suo inviluppo, un amplificatore e il suo inviluppo, un LFO, un arpeggiatore, un banco effetti e poco altro.

Andando a vedere le carte si scopre però quanto sia grande il bluff di Tone2:

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Sotto le mentite spoglie di due oscillatori troviamo un arsenale di forme d’onda da far impallidire. Non tanto perché ogni oscillatore consente di accedere a 84 forme d’onda – la cultura dei ROMpler ci ha abituato a ben altro! – quanto perché all’utente è data la possibilità di manipolare quanto scelto attraverso una fra 24 funzioni di modifica, funzioni che intervengono su intonazione, spettro, durata, ecc. ecc. del materiale di partenza: è quella che Tone2 chiama Harmonic Content Morphing synthesis, bellezza! Non basta: se le velleità di manipolazione non avessero ancora avuto piena soddisfazione, l’utente – a seconda della forma d’onda scelta – può intervenire sulla velocità della lettura in loop e – udite, udite! – sulla modalità di lettura: la combinazione fra 18 distinte istruzioni e l’aggancio ai BPM del progetto al quale si sta lavorando spalanca praterie di textures sincronizzate… e scusate se è poco. Evidentemente, ogni oscillatore dispone di un controllo indipendente di volume, intonazione, intonazione fine; per non farsi mancare nulla, Tone2 ha anche collocato a valle della somma dei due oscillatori due parametri strategici come fat (che moltiplica, scordandolo, il segnale) e analog (che introduce sporcizia e rende instabile l’intonazione). Tutto questo patrimonio, curato come un figliolo, viene poi spedito…

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… allo stadio di filtraggio. E anche qui le cose sono più complesse di quello che sembrerebbe a prima vista. Si può scegliere uno fra 38 tipi di filtri: a fronte dei più o meno canonici LP, BP e HP e delle più o meno canoniche pendenze, l’utente si ritrova per le mani soluzioni meno convenzionali (per dire: phaser, vocals, ecc. ecc… la mente corre veloce agli Z-Plane di mamma E-MU) e molto meno convenzionali (AM, FM, resample). Non basta? Oltre a cutoff e resonance si possono regolare drive e tracking di tastiera. Non basta ancora? Sarà allora il caso di dare un’occhiata a…

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… i modulatori. I due inviluppi a disposizione – ADSR, e chi s’è visto s’è visto – sono blindati: il primo modula (a discrezione dell’utente) solo e soltanto il cutoff, il secondo (che all’utente piaccia o non piaccia) solo e soltanto l’ampiezza; entrambi possono essere correlati alla velocity. Per avere un po’ di flessibilità sarà bene dare un’occhiata all’LFO, che qualche piacevole sorpresa la riserva: l’oscillatore a bassa frequenza è sincronizzabile ai BPM – e fino a qui… – ma soprattutto offre 19 forme d’onda, fra cui alcune capaci, con le dovute regolazioni, di restituire il comportamento di un basilarissimo step sequencer. Unico neo? Le destinazioni di modulazione si contano sulle dita di due mani: benché la combinazione fra le forme d’onda dell’LFO e il cutoff di certi filtri possa regalare non poche soddisfazioni, eventuali deliri di onnipotenza andranno tenuti a freno. Tant’è.

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L’arpeggiatore risponde a 22 istruzioni di comportamento, alcune delle quali consentono, a partire dall’input di un’unica nota, di riprodurre una sequenza melodica (anche qui: la sensazione di stare facendo dello step sequencing è dietro l’angolo); 17 figure ritmiche permettono (più o meno) tutti gli incastri di cui potremmo avere bisogno. Infine 18 algoritmi fra riverberi, modulazioni e ritardi consentono di dare – pur in maniera sostanzialmente semplicistica  – un’eventuale, ultima pennellata al nostro suono.

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Stretegicamente posti in coda all’architettura di FireBird, troviamo non solo e non tanto la regolazione dell’output generale – poteva forse mancare? – quanto una funzione di randomizzazione che di quando in quando, in preda a qualche crisi di ispirazione, può pur sempre tornare utile. Soprattutto va tenuto presente il magico tasto setup, grazie al quale si accede a una serie di regolazioni che più ancora che cesellare il nostro suono vanno a ottimizzare la performance: è qui che, oltre al portamento e all’assegnazione della modulation wheel, troviamo la possibilità di regolare numero di voci e qualità di calcolo.

In chiusura una breve, banalissima demo di FireBird: tre istanze, zero trattamenti esterni, e un loop ritmico ad abundantia. Che il pupo di Tone2 meriti un posticino nella nostra DAW? In ogni caso, buon divertimento!

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Comments (4)

  • Luca

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    Altro neo? Solo per pc! Accorgersene solo dopo aver letto il tuo articolo mi ha fatto rosicare non poco…

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  • jackmau

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    Indubbiamente uno dei vst freeware più versatili e utili in assoluto, catena di sintesi semplice ma molto versatile e devo dire che suona benone, grazie mille della segnalazione

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  • Efrem

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    Be la Tone 2 fa dei bei prodotti. Ho notato però che non sono disponibili su piattaforma Pro Tools. Peccato…

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  • Jacopo Mordenti

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    Sì, quello della piattaforma è un limite non secondario di Firebird. In ambito VST/Win, a mio parere rimane a ogni modo un buon biglietto da visita per le potenzialità dei prodotti Tone2. Buon divertimento!

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