ME & MY MODULAR 08 – Configurazioni pre definite

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

La volta scorsa, avevamo verificato le opzioni di generazione e trattamento del suono presenti all’interno della struttura Foundation 3.1 elaborata da Pittsburgh Modular. Ora, è il momento di concentrarci sulle sorgenti di controllo.

Di Enrico Cosimi

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Ovviamente, partiamo dal MIDI 3, cioè dall’interfaccia MIDI che è in grado di convertire i dati digitali in comportamenti CV/Gate monofonici o bifonici. Come è facile immaginare, il MIDI non deve essere visto come un nemico dell’analogico, ma come una comoda sorgente di Gate per innescare “in battuta” gli inviluppi (basta una traccia di note MIDI accuratamente programmata) o come un sistema per automatizzare comportamenti melodici. In tutti i casi, rappresenta la vostra porta di comunicazione con il PC.

L’interfaccia un questione non si limita a sciogliere i dati numerici in CV e Gate, ma fornisce una conversione diretta dedicata al Clock e un sistema di Arpeggiatore incorporato con il quale simulare sequenze on the fly senza eccessivi problemi. L’arpeggiatore supporta comportamenti randomici e sdoppiamenti sulle linee parallele di bifonia.

LFO2 offre due generatori di modulazione ciclica, il primo caratterizzato da forma d’onda variabile con continuità tra rampa, triangolare e dente di sega e – parallelamente – in grado di lavorare su tutte le simmetrie di impulso (secondo la vecchia scuola MS-20), il secondo interamente dedicato a triangolare e quadra, senza variazioni di simmetria. La presenza simultanea di due generatori permette di lavorare con un doppio flusso di modulazione o, a seconda delle necessità, di utilizzare i due generatori di onda quadra a bassa frequenza come sorgente di Clock/Gate con cui syncare inviluppi.

Da un certo punto di vista, le possibilità offerte dal Toolbox tendono a risultare meno appariscenti delle altre funzioni, ma la Noise Source, accoppiata al Sample & Hold (che, ricordiamo, è un modificatore di controllo), più il Voltage Inverter e lo Slew Limiter possono risolvere diversi problemi – appunto, come una scatola di attrezzi – che si parano davanti al musicista nella pratica quotidiana con il sintetizzatore modulare. Andiamo per ordine: con il Sample & Hold, si può campionare una serie di valori di tensione da qualsiasi segnale (audio o di controllo) per usarli successivamente influenzando il comportamento di parti ritenute significative del circuito audio, se – per dire – si processa il Noise nel modulo S&H e poi si collega l’uscita di questo alla frequency in dell’oscillatore, si otterrà una sequenza di intonazioni casuali e non prevedibili legate alla densità degli impulsi di clock usati e all’ampiezza del segnale campionato. Allo stesso modo, si potranno smussare cambiamenti di valore troppo bruschi integrandoli con lo Slew Limiter; se si collega il keyboard CV out all’ingresso dello Slew, si otterrà velocemente il classico comportamento di Glide.

Dopo aver verificato la presenza di modulatori ciclici, è ovvio chiedersi se ci siano – e in che misura – sorgenti di modulazione transiente; per questo motivo, spicca il modulo Envelope in grado di generare una traiettoria d’inviluppo articolata in Attack e Decay/Release con Sustain disinseribile. La possibilità di variare la curvatura dei segmenti da logaritmico a lineare e poi esponenziale permette di alterare la pronuncia dell’inviluppo e la percezione dell’allineamento più o meno in battuta dell’evento innescato con il controllo.

Ragioniamo sulla dotazione fornita nel sistema appena conosciuto: quante sorgenti sonore ci sono? Quanti generatori di controllo possono essere messi in gioco, simultaneamente, per automatizzare o rendere espressivo il comportamento del sistema stesso? E, ancora: c’è possibilità di filtrare segnali esterni o, dall’esame dei circuiti disponibili, la struttura sembra concepita per privilegiare la generazione autonoma piuttosto che il trattamento di sorgenti esterne? 

Infine, il passo più importante da compiere prima di continuare nella nostra avventura modulare: sono in grado di collocare “mentalmente” questo sistema all’interno del mio modo di fare produzione elettronica? 

Nel momento in cui, osservando con attenzione un pannello comandi, riesco a trovare tutte le conferme che mi servono, posso essere certo di aver fatto un passo avanti nella “crescita” della consapevolezza tecnologica.

Non è una cosa da poco.

 

 

 

 

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