Massimo Ruberti al MainOFF

Written by Angelo Barraco on . Posted in Events

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è” disse il famoso pittore tedesco Paul Klee. Un concetto di una profondità d’animo indefinibile poiché rappresenta la trasposizione del microcosmo dell’Io in un macrocosmo in cui l’interazione con il prossimo, mediante una linea comune, rappresenta l’elemento essenziale che si frappone tra gli imperscrutabili labirinti interiori e l’ascoltatore passivo. La rassegna musicale MainOff organizzata a Palermo da Brusio Netlabel, il 5/6/7 gennaio, ha ospitato numerosi artisti provenienti da tutto il mondo che hanno piacevolmente messo in atto il sopracitato concetto di Paul Klee, ovvero la riproduzione in musica di una forma artistica resa visibile attraverso le vibrazione, come la musica appunto e la manipolazione del suono, rendendola oggettivamente concreta grazie alle immagini che nel corso delle tre serate hanno accompagnato le piacevoli esibizioni live degli artisti, adornando il tutto con colori e suggestioni.

Di Angelo Barraco

Massimo Ruberti

Encomiabile il lavoro dell’organizzazione e soprattutto di etichette come la Nostress Netlabel, che ha portato sul palco artisti del calibro di Tau Ceti, Massimo Ruberti ed Enzym. Synth, pedali, testiere, pianoforte, batteria con effetti: sono questi gli elementi che hanno colorato un suggestivo contenitore a cui hanno piacevolmente partecipato artisti come Massimo Ruberti, che si è esibito il 5 gennaio all’Old School, locale situato poco distante al Teatro. Con la valigia in mano e un grazioso cappellino in testa è arrivato da Livorno il “trafficante di suoni e immagini”, come ama definirsi, portando in Sicilia un live set dinamico ed energico in grado di far ballare simultaneamente un locale stracolmo di gente, attraverso vibrazioni e suoni dove l’amalgama perfettamente equilibrato tra briose linee di basso e sintetizzatori ha entusiasmato i presenti. Massimo Ruberti ci ha concesso un’intervista dove ha raccontato la sua esperienza al MainOFF.

– Hai suonato presso il Teatro Santa Cecilia di Palermo per il MainOFF, com’è stata questa esperienza?

È stata decisamente positiva, sotto tutti i punti di vista. Tutte le volte che scendo a Palermo rimango piacevolmente colpito e avvolto da questa calorosa ospitalità, dalla partecipazione delle persone e soprattutto dall’atmosfera unica che c’è in questa città. Trovo che il MainOFF sia una importantissima manifestazione e mi auguro che si potrà ripetere a breve.

 

– Come nasce la musica di Massimo Ruberti e cosa ti ispira maggiormente nella fase compositiva?

Principalmente dai film che scorrono nella mia testa! Devo solo trovarci delle colonne sonore adeguate e il gioco è fatto.Mi piace anche la formula del concept album come usava un tempo, quindi a volte prendo ispirazione da libri, dividendo cosi’ il disco in ‘capitoli musicali’.

 

– Che tipo di strumentazione hai utilizzato per il tuo live set al MainOff?

Sono sceso con meno macchine possibili, quindi ho utilizzato il mio laptop con Ableton Live, un vecchio APC20 e un NANO Korg come midi controller. Per un live set orientato verso la dancefloor andavano benissimo.

 

– La strumentazione che porti dal vivo è la stessa che usi in studio di registrazione? In caso contrario quali sono le differenze e che strumentazioni usi in studio?

Dipende. Come ho scritto sopra, dal vivo cerco di stare il piu’ leggero possibile. Il mio laptop da studio è il solito dei live. Invece ho dei Synth più “pesanti” diciamo, che non oserei portare in giro (un MG1 Moog Realistic e un Korg Polysix). Uso spesso anche un Volca Keys e un Blofeld della Waldorf, nonché svariati VST instruments ed effetti, e una miriade di strumenti ‘etnici’ e rumoristi. Per dei live piu’ ‘introspettivi’ e meno dancefloor capita a volte che me li porti dietro.

 

– Quanto è importante per te l’interazione con il pubblico?

Quando c’e’ la possibilità amo proiettare su di me filmati realizzati col metodo del cut up, e spengere le luci intorno. Come facevano, in modo al tempo pionieristico i Pink Floyd, voglio che la mia figura rimanga nell’ ombra e che sia la musica a parlare. Essendo molto cinematografica, si sposa bene con immagini in movimento. Voglio che l’ascoltatore si isoli in una bolla spazio-temporale e che cerchi di intraprendere un viaggio insieme a me. La mia è “musica per viaggiatori statici”. Però nello stesso tempo, a seconda della situazione, amo vedere il pubblico coinvolto e non c’è nulla che mi dia più soddisfazione di vederlo BALLARE e divertirsi! Come può succedere durante un set dancefloor come è stato al MainOFF per esempio. In quella occasione il coinvolgimento è stato grande e ho dovuto trattenermi dal mettere il set in loop e gettarmi nella mischia !

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