KORG Odyssey – qualche anticipazione

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Finalmente, prima ancora che aprano i battenti della NAMM (dove è in schedule una presentazione alla stampa per il 21 di Gennaio…), iniziano a trapelare i primi particolari sulla riedizione Odyssey ARP targata KORG.

Di Enrico Cosimi

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L’ARP Odyssey è stato un fortunatissimo sintetizzatore bifonico/parafonico dello scorso secolo, diretto antagonista del classico Minimoog, dal quale si differenziava per una timbrica più femminile (copyright: Tom Coster) e “fina”. Passato attraverso cinque periodi strutturali e tre revisioni “ufficiali”, l’apparecchio ha sempre legato insieme prestazioni di gran classe con limitazioni strutturali dovute a una mal gestita economia di realizzazione. Oggi, KORG sembra intenzionata a riprendere il discorso da dove era stato interrotto quaranta anni orsono.

Senza annegare nei particolarismi storici, ricordiamo velocemente i punti chiave delle tre revisioni “principali:

  • la prima serie è riconoscibile per il pannello bianco, il filtro low pass 12dB/Oct e l’assenza di minijack per il collegamento in/out trig, gate, cv. Il suono è quello vero ARP, lo strumento può solo essere suonata dalla sua tastiera tre ottave;
  • la seconda serie è riconoscibile per la livrea nera e oro; adotta un filtro ARP pesantemente ispirato al low pass Moog; il suono ARP 24 dB/Oct è comunque differente, ma strutturalmente imparentato con le realizzazioni della concorrenza. Per risolvere una volta per tutte il problema, Alan Robert Pearlman lancia la progettazione di un nuovo 24 dB/Oct low pass originale ARP. Lo strumento è ora dotato dei sei mini collegamenti bidirezionali cv, gate e trigger;
  • la terza serie è riconoscibile per le serigrafie con box arancioni su fondo nero; il cabinet dello strumento diventa tutto di metallo, con fianchi rivestiti in pelle. Il filtro ARP originale non è dotato di funzionamento particolarmente esaltante e rende meno sulle acute, ma è diverso circuitalmente e tanto basta. Anche questa versione è dotata di connettori mini jack. Con la terza serie, entra a regime il diabolico Proportional Pitch Controller: un sistema con tre pad gommose sensibili alla pressione che permettono di realizzare – con fatica – il vibrato sine/triangle dal modulo LFO, il bend down e il bend up. In maniera seminale, versioni a singolo (prima) e triplo (poi) PPC sono riscontrabili anche per la seconda serie.

korg odyssey full key

La riedizione targata KORG sembra riprendere – complice il coinvolgimento di David Friend, ex vice presidente ARP – buona parte delle soluzioni proprie alla terza serie; in questo modo, dalle prime foto che traspaiono in rete, il nuovo strumento dovrebbe avere:

  • livrea nera e arancione della terza serie;
  • cabinet in plastica della seconda serie, che avvolge i fianchi dell’apparecchio;
  • pannello frontale realizzato in unico foglio metallico, privo degli spigoli vivi presenti nella terza serie;
  • Proportional Pitch Controller (ahí ahí ahí) della terza serie, in alternativa al fluido ed epocale pitch bend potentiometer con il quale autentici fuoriclasse dello strumento (il nostro Patrizio Fariselli, ma anche George Duke e Chick Corea) hanno scritto pagine indimenticabili e non riproducibili col PPC;
  • mini jack di interfacciamento analogico cv, gate e trigger;
  • MIDI e USB per il trasferimento dati nota on/off;
  • tutti e tre i filtri selezionabili dall’utente: filter 1, filter 2, filter 3 relativi alle tre generazioni più significative nello sviluppo dell’apparecchio;
  • circuito di Drive post filter/pre amplifier per saturare il suono;
  • tastiera sempre bifonica di passo standard ma di lunghezza tasto appena ridotta.

Dopo le incursioni di un altro ben noto marchio asiatico, sembra che il prezzo al pubblico debba attestarsi sui 999 dollari. Staremo a vedere.

Un’ultima considerazione: webstore europei a parte,  è da tempo che taluni personaggi – ben noti alla comunità nazionale dei musicisti elettronici – si stanno dando da fare per mettere in piedi importazioni parallele di sintetizzatori. Anche il futuro KORG/Odyssey sarà probabilmente presente nel loro catalogo di materiale importato aumm aumm (come direbbe il Principe De Curtis). Ricordiamo ai lettori che, in OGNI caso, uno strumento acquistato all’estero, o attraverso importazione parallela, non ha diritto ad alcun tipo di assistenza sul territorio nazionale. Insomma, il risparmio iniziale può dimostrarsi MOLTO apparente…

Ad oggi, l’unico importatore ufficiale e autorizzato per i prodotti KORG (e, quindi, ARP) è – fino a smentita – il marchio EKO Music Group.

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Comments (7)

  • Saverio Paiella

    |

    Interessante! Mi incuriosce quella storia del Pitch: che differenza c’è tra i duei tipi ?

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    • Enrico Cosimi

      |

      è presto detto:

      a) il pitch bend originale dell’odyssey è un potenziometro rotativo dotato di un’ampia “zona morta centrale” che facilita il ritorno a zero, la sua escursione è pari a +/-1 ottava di spostamento; col potenziometro, puoi fare vibrati veloci (se ci sai fare) e puoi tirare le note su e giù per un’ottava; se ascolti le vecchie cose di Roger Powell, o di Patrizio Fariselli, o Tom Coster o George Duke, o Chick Corea, ti rendi conto che tutti questi GRANDI musicisti hanno sviluppato una tecnica di bending e vibrato fluida ed espressiva con il semplice potenziometro… ovviamente, non è facile da gestire in scioltezza, ma funziona – è meno comodo delle due rotelle bend e modulation, ma all’epoca ARP era ipnotizzata dal mantra di dover fare per forza le cose diverse da Moog…

      b) il proportional pitch controller è un singolo pad gommoso (nella versione preliminare), poi portato a triplo pad gommoso che produce una tensione elettrica proporzionale alla pressione che applichi sulla sua superficie: più premi e più “succede qualcosa”; il pad centrale aumenta l’intensità del vibrato triangolare/sinusoide generato dal modulo LFO di bordo e lo invia a oscillatori e filtro (è l’unico vero vantaggio del P.P.C. rispetto al vecchio potenziometro di bend delle versioni precedenti: ti risparmia di diventare matto per scuotere velocemente e ritmicamente il pomello…); i due pad laterali fanno rispettivamente bend down e bend up, MA (attenzione!) la loro escursione non è regolabile da pannello e anche premendo COL GOMITO, al massimo arrivi a più o meno una quinta di escursione. Se a questo aggiungi che è necessario premere veramente con tanta forza sulle superfici, è chiaro che o ti viene una tendinite o finisci per rinunciare, specie durante le esecuzioni più impegnative.

      nel corso dei secoli, ho avuto tre odyssey: due volte un terza serie orange/black (e in tutti e due i casi, il P.P.C. era da denuncia) e un seconda serie gold/black che – a parte una serie enormi di problemi elettrici – aveva il vecchio Bend potentiometer… la differenza era enorme.

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      • Marco

        |

        Quello del premere il tasto del pitch ‘col gomito’ è da brivido…

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        • Enrico Cosimi

          |

          avrò modo di provare il nuovo ppc ad aprile, spero di non dover rischiare nuovamente la tendinite… 😀

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  • Ercole

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    solo una precisazione, il prima serie è stato prodotto con il pannello bianco ed in numero limitato anche con pannello nero/oro.

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    • Enrico Cosimi

      |

      nell’articolo faccio chiaro riferimento alle tre variazioni più importanti; la serie nera e oro con il filtro del prima serie e privo di connettori ha un preciso numero di modello e, come le altre variazioni minori, porta le serie a 5 o – a seconda delle decisioni – sette…

      per semplicità, da circa quaranta anni, si parla solo di prima (bianca), seconda (nera e oro) e terza (nero e arancio)

      così come si ignorano, sempre per semplicità, le diverse (tante) variazioni di model D comprese tra r.a.moog, moog music, prima serie, seconda serie, eccetera 😉

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