KORG MS-20 Kit: cronache di un montaggio

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Questo testo potrebbe anche chiamarsi: un tranquillo weekend di paura… scherzi a parte, montare il KORG MS-20 Kit è facile e divertente; se avete un minimo di esperienza di modellismo o, più prosaicamente, se avete già cambiato l’interruttore della luce in salotto – e non siete rimasti fulminati – avete più esperienza di quella necessaria per assemblare l’apparecchio.

Di Enrico Cosimi

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Prima di procedere nella narrazione, un doveroso ringraziamento a Mario Bianco che ha fattivamente collaborato al montaggio, rendendo tutto più facile e divertente; le operazioni sono state gradevolmente sonorizzate dallo KNAS Polygamist lasciato in un’esaltante drone self-evolving patch, ma questo è un altro discorso.

Un altro, altrettanto doveroso ringraziamento, deve essere condiviso tra la EKO Music Group (attraverso gli sforzi di Simone Giacchetti e Giovanni Matarazzo), ditta importatrice ufficiale del marchio KORG in Italia e il centro Bandiera in Roma, per aver velocissimamente fatto materializzare il kit necessario alle prove.

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Il kit

Diciamo subito che si tratta di un assemblaggio e non di un montaggio: non ci sono parti da saldare, trimmer da regolare o altre piacevolezze; a parte la chiave per i dadi di pannello, basta un cacciavite a stella e tanta pazienza per chiudere con successo l’intera procedura di montaggio.

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Lo scatolone che contiene il kit non andrà bene per contenere lo strumento una volta assemblato (occorrerà recuperare da qualche parte una borsa o un case o altro tipo d’involucro); al suo interno, si respira – come dire – aria d’IKEA per la rigorosa ottimizzazione degli ingombri.

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Ci sono tre scatoloni che, vedremo tra breve, comprendono le lamiere del cabinet, la parte elettronica vera e propria, le minuterie e le manopole, la tastiera.

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Per i possessori del vecchio MS-20 vintage: la meccanica tre ottave usata nel kit è di tipo più leggero; non c’è la costruzione J-Wire, non ci sono gli artifici elettromeccanici del secolo scorso.

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La leggerezza della costruzione, si noti l’assenza di qualsiasi tipo di peso, rende la synth action particolarmente veloce, ma può mettere a rischio la stabilità del meccanismo se lo strumento viene lasciato incustodito sotto le grinfie del pianista-zappatore-lisztiano.

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Insomma, la delicatezza è d’obbligo.

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La scatola delle elettroniche contiene, da sinistra e in senso orario: la scheda di connessione USB/MIDI con annessa alimentazione; la scheda ESP per la gestione e la conversione dei segnali esterni; il blocco meccanico con la wheel ed il bottone indirizzabili; i tre bustoni di minuterie, dati, rondelle, washers, viti, eccetera; l’alimentatore power pack esterno; la scheda delle connessioni patchbay; la scheda dell’elettronica (in componentistica SMD) vera e propria.

Diciamo subito che il motivo principale per accaparrarsi il modello MS-20 Kit è la presenza, sulla scheda componenti, di tutti e due i filtri, MkI e MkII, selezionabili in maniera definitiva con un Jumper regolabile o richiamabili all’accensioni attraverso una determinata combinazione di tasti: non è necessario fare buchi sul pannello comandi per ospitare interruttori e altre diavolerie.

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Nella bustona della documentazione trovano posto: il certificato di autenticità del MS-20 Kit, firmato da Seiki Kato, presidente, Fumio Mieda e Hiroaki Nishijima, ingegneri del progetto originale; il manuale di montaggio del kit (con la descrizione delle procedure collegate alla parte moderna dello strumento); il reprint in scala 1:84 della manualistica originale, con patch book; i fogli di schermatura per i fianchetti e il foglio plastico fustellato per isolare la patchbay dal pannello metallico.

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Lo scatolone più grande contiene le parti metalliche relative a: pannello frontale, con tutte le serigrafie al posto giusto e perfettamente leggibili; il fondo metallico; il pannello posteriore; i due fianchi in resina plastica. Una busta contiene dieci cavi patch cords gialli con connettori in plastica nera; il colore è quello, il profilo dei cappucci plastici è diverso da quelli vintage. (Francamente, chissene importa).

 

Fasi di montaggio

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Il primo passo del montaggio comprende l’incollaggio dei due fogli metallici di schermatura alle guance in plastica dello strumento; con due strisce di biadesivo – già posizionate – il gioco è fatto.

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Poi, si passa ai quattro piedoni in gomma sul fondo dello strumento; li si presenta ai fori di alloggiamento e, con un cacciavite piatto, si fa scattare in posizione il tassello ad espansione che li tiene in loco.

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L’assemblaggio della tastiera è appena più laborioso: otto viti di serraggio, che possono essere avvitate dopo aver posizionato la tastiera in corrispondenza dei due blocchi meccanici di fondo. Con un minimo di contorsione, si risolve il tutto, avendo cura di non pizzicare la treccia di fili elettrici che, successivamente, dovrà essere collegata alle schede.

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E’ la volta della scheda d’interfaccia digitale MIDI/USB e di alimentazione; due viti sulla battentatura del fondo e il gioco è fatto. Ricordiamo che MS-20 Kit scrive e legge solo su MIDI Ch 01, solo Note On/Off, senza pitch bend e senza alcun tipo di control change. Simple, but effective.

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Nelle fasi successive di chiusura del cabinet, occorrerà fare attenzione ai punti di collegamento tra le porte USB/MIDI/AC e le predisposizioni aperte nella lamiera.

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I fianchi in plastica, precedentemente schermati contro le interferenze, sono messi in posizione con tre viti per parte.

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Il blocco wheel and button è ancorato al fianchetto sinistro con altre due viti su plastica; anche in questo caso, è necessario prestare attenzione alle due trecce di fili che portano i collegamenti per il potenziometro e per l’interruttore momentaneo.

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Il pannello frontale è pronto per essere popolato. Contrariamente a quanto letto su blog d’oltreoceano, nell’esemplare a nostra disposizione, tutte le serigrafie di pannello erano perfettamente incise e prive di qualsiasi sbavatura. Peccato non avere un secondo pannello in più, da poter essere appeso al muro per bellezza.

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Come accennato in apertura, MS-20 Kit non richiede alcun tipo di competenza elettronica – tantomeno, di strumentazione di laboratorio; per questo motivo, tutte le regolazioni sui trimmer sono effettuate precedentemente in fabbrica e, sul pannello comandi, i fori di accesso ai trimmer possono essere tappati con i gommini in dotazione.

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Di solito, sono quei gommini che sono andati persi negli esemplari vintage…

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Il pannello frontale sarà ancorato ai due fianchi dopo aver messo in posizione le squadrette metalliche di supporto; in questo momento, iniziamo a usare viti e rondelle distanziatrici, per non ferire la verniciatura del pannello frontale.

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Dopo aver presentato la analog board al pannello frontale, si procede ad avvitare i dadi che tengono in posizione i potenziometri; occorre notare due cose: a) i selettori di pannello (forme d’onda e piedaggi) sono dotati di antigiro meccanico, per incrementare la tenuta strutturale; b) proprio le rondelle distanziatrici saranno oggetto di un tragico equivoco sul quale relazioneremo più avanti.

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La ESP – External Signal Processor board usa potenziometri differenti, di passo più ridotto, saldati a sbalzo sulla scheda componenti; occorre trattarli con relativa cautela, per evitare di indebolire i collegamenti.

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La scheda delle connessioni deve essere isolata  dal pannello frontale; per questo motivo,  è prevista una fustella in plastica trasparente che deve essere messa in posizione avendo cura di fare emergere con cautela i tre led di segnalazione. Il foro circolare in alto a destra è predisposto per far passare il Volume On/Off di pannello.

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Molto tempo dopo, gli accoppiamenti tra le tre schede e il pannello frontale sono condotti a termine. Con la chiave da 12 e da 11 in dotazione (fornita di antigraffio integrato) si stringono con cautela tutti i dadi che tengono in posizione potenziometri e jack femmina.

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L’insieme è solido e di piacevole anticipazione

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Inutile dire che i dadi vanno stretti con fermezza, ma senza fracassare tutto, avendo cura di tenere in piano la chiave per non segnare durante la rotazione la serigrafia di pannello. Calma e sangue freddo…

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Parlavamo di un tragico equivoco relativo alle rondelle distanziatrici: colti da entusiasmo, siamo partiti a stringere dadi rondelle sotto ai potenziometri della analog board, per poi scoprire che non ci sono abbastanza rondelle per tutti i dadi di pannello della parte patch bay. A quel punto, è apparso, in tutta la sua drammatica verità, chiaro il concetto: le rondelle vanno messe in opera solo sui dadi dei jack femmina e non sotto ai potenziometri. Dopo aver svitato e riavvitato, ogni cosa è andata al suo posto.

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Sul retro, è il momento di controllare che tutti i fasci di cavi – niente flat cable… – siano liberi e non bloccati da errate manovre di assemblaggio; successivamente, provvederemo alle connessioni. Si noti, in basso a sinistra, il particolare del Volume/On che emerge dall’apposito recesso nella scheda.

 

Ci siamo quasi…

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Le fasi finali sono le più divertenti: si inizia a vedere la forma definitiva dell’apparecchio. Il pannello frontale viene messo in posizione e, facendo attenzione ai fasci di cavi, presentato ai fianchi dello strumento; sarà ancorato attraverso le squadrette laterali precedentemente messe in posizione andrà a battere sulle superfici in plastica. Il profilo inferiore non ha alcun punto di contatto con la tastiera inferiore – non siamo sicuri che, nelle macchine vintage, fosse stato messo in opera lo stesso tipo di soluzione “sospesa”.

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Con il pannello posteriore ancora aperto, è il momento di preoccuparsi dei fasci di cavi: il manuale d’istruzioni guida le procedure di accoppiamento, ma anche in sua assenza, il formato e la disposizione dei connettori è tale da non indurre in dubbio il montatore meno esperto.

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Ciascuna connessione è polarizzata meccanicamente; detto in maniera diversa: non può essere collegata sotto sopra o girata. Non si può sbagliare. In un video di presentazione, è riprodotto un complesso intreccio posto in opera con i fasci di cavi; nel nostro caso, presi da pigrizia, ci siamo limitati ad assicurare i cavi lungo il loro passaggio, rimandando – eventualmente –  ad un momento futuro ogni altro tipo di intervento.

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In cauda venenum… le otto viti che assicurano il fondo all’apparecchio si dimostrano un pochino ostiche da mettere a punto. Dopo un certo assestamento, riusciamo ad avvitarle con sufficiente fermezza. Lo strumento è chiuso.

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I pomelli da inserire sugli alberino sono di tipo push, non hanno grano di fissaggio e sono polarizzabili grazie al profilo a D. Per prima cosa, mettiamo i pomelli più grandi sui selettori a scatto (suonano più leggero dei selettori vintage, ma la cosa non ha importanza…).

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Poi, è il turno di tutti gli altri pomelli, di diametro più contenuto. A questo punto, non rimane che collegare l’alimentatore e accendere…

 

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Accensione e messa su strada

E’ il momento che tutti aspettavamo: sono passati circa 90 minuti dall’inizio delle operazioni e, con fare febbrile, procediamo a collegare l’alimentatore alla tensione di rete. Esploderà tutto? Si diffonderà una nube di fumo acre e untuoso?

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Funziona! MS-20 Kit mena come un fabbro. Funziona alla perfezione, suona e si controlla che è un piacere.

 

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Qualche impressione

Come ampiamente discusso in rete, l’elettronica del nuovo MS-20 (sia in versione mini che in Kit) è più rumorosa di quella vintage; l’indisponibilità di un componente dell’amplificatore previsto in progetto originale e la sua sostituzione hanno portato ad una duplice conseguenza: maggior botta in uscita (il livello sonoro è imbarazzante per quanto è selvaggio) e una sorta di normalizzazione intrinseca per il rumore di fondo, che è tanto, evidente e, in contesti audiofili può risultare difficile da gestire.

A parte questo, il nuovo strumento suona meglio  di quelli vecchi: personalmente allergici ad ogni forma di talebanesimo e di miopia fideistica, specie dopo aver potuto confrontare i nuovi apparecchi con diversi apparecchi vintage prima e seconda serie, si rimane colpiti per la maggior ampiezza timbrica, la più grande risposta sulle base, la più energica voce modulabile. Sicuramente, il rumore di fondo è più alto, ma la pezza stende l’ascoltatore.

La disponibilità in linea dei due filtri – li si alterna o in pianta stabile col Jumper interno, o accendendo lo strumento con Fa, Sol, La diesis premuti (o fa, sol diesis e si) – è vincente; la loro differenza timbrica è facilmente avvertibile: più sguaiato e acido il primo, più saldo e contenuto il secondo (non vi diciamo quale preferiamo… chi ci conosce, avrà già la risposta); la voce c’è tutta. Si può discutere sulle plastiche, sul rumore di fondo, ma MS-20 Kit è valido quanto un qualsiasi stravalutato apparecchio vintage. Punto.

Senza la polvere, con in più, MIDI/USB e con il divertimento di esserselo montati da soli.

Scusate se è poco.

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Comments (8)

  • Giovanni

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    Invidia…
    😀

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  • cactusound

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    Molto appetitoso!
    Confrontato al mini come giudichereste entrambi?
    Il mini che mark di filtro monta?
    Sono combattuto tra il prezzo/ingombro del mini e la duplice scelta e ovviamente la maggiore “impressione” di riedizione fedele del Kit.

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    • Enrico Cosimi

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      il mini monta il filtro mk I, quello “che strilla”…

      tra mini e kit, dimensioni e doppio filtro a parte, non c’è differenza palpabile; se non ti serve la scelta del doppio filtro e le dimensioni al 100%, col mini risparmi un sacco di soldi; altrimenti, col kit ti diverti, hai due filtri e i jack “normali”…

      nel caso, devi sbrigarti, perché il kit è prodotto in edizione limitata e tra poco non si troverà più

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  • NIcola

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    Comprato e montato, CHE BELLO.
    E pensare che quando era uscito nel 1978 ed ero studente e senza una lira, ero riuscito a malapena a comprami MS10 , poi rivenduto per comprare altro, ma ora, che ho la possibilità finalmente LA SODDISFAZIONE DI MONTARLO E TENERLO , come si dice il primo AMORE non si scorda mai………

    Era un pezzo che lo cercavo usato, ma i prezzi esagerati, e le condizioni in cui versavano non mi avevano mai convinto, che delusione……
    Ma poi ecco il Miracolo,è rinato….. VIVA KORG..

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  • Davide Napoli

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    Il kit sembra davvero divertente… Solo due curiosità: è possibile collegare l’ MS-20 a un multiplo modulare, ad esempio Doepfer o Pittsburgh? E poi c’è un modo di far controllare il comportamento di un modificatore (diciamo un delay analogico) da parte di un “parametro” della patchbay (magari l’ LFO)?

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    • Enrico Cosimi

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      il multiplo non ha problemi, è solo uno sdoppiatore “fisico/meccanico” senza alcun tipo di intervento qualitativo applicabile al segnale elettrico; dalla patchbay del MS-20, è possibile estrarre i segnali di controllo per usarli su altri circuiti analogici, purché – ovviamente – ci sia compatibilità nei valori…

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      • Davide Napoli

        |

        Grazie mille dell’aiuto, certo non sarà un modulare ma le possibilità di espansione dell’MS-20 mi sembrano abbastanza interessanti

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