Korg Gadget – uno sguardo da vicino – seconda parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Recording, Software

Riprendiamo senza indugio la nostra passeggiata all’interno dei meandri di Korg Gadget. Segnalo, per coloro che si fossero persi la prima puntata, il link ad essa invitando altresì alla lettura preventiva prima di procedere oltre.

Di Antonio Antetomaso

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Ci avviciniamo alla parte più ghiotta, la rassegna stampa relativa alle prerogative di ciascun gadget. Dato che però non vorrei replicare il manuale, mi piacerebbe provare a conferire un pizzico di originalità alla chiacchierata provando a raggruppare i gadget presentati in ogni puntata (massimo tre o quattro dato che tempo e spazio in tal caso non sono concetti relativi) per “area tematica”.

FIGURA1 

Così, tanto per fornire un elemento in più all’utente interessato che, a patto di proseguire con me questo viaggio, alla fine si ritroverà in mano una sorta di prontuario facile ed immediato. Come dite? Non vi basta? Eh vabbè ma siete proprio incontentabili!! Ok, dato che il piatto piange, mi voglio rovinare…per ogni gadget vi propongo un assaggino audio/video, tanto per darvi un’idea di come suona e del tipo di timbriche per le quali impiegarlo, contenti?

Da che partiamo? Beh, tanto per cominciare iniziamo con il segnalare di quanti synth stiamo parlando: signore e signori, tenetevi forte! Gadget mette a disposizione del musicista elettronico la bellezza di 15 (dico QUINDICI) sintetizzatori tra virtual analog, PCM, drum machines, bass synthesizers and so on!! Non ditemi che non vi bastano.

Se la matematica non è un’opinione, il numero di puntate che intendo regalarvi e nelle quali dovrete sopportarmi…..lo capite da soli, contenti?

E allora, partiamo senza indugio, iniziando a parlare dei gadget orientati alle timbriche percussive. Rullo di tamburi, signore e signori ecco a voi London, Amsterdam e Tokyo!!

FIGURA2

London

Il primo gadget presentato è dedicato a fornire timbriche (assai credibili a mio avviso) di batterie elettroniche orientate al genere dance, in tutte le sue derivazioni (Electro, Minimal, Dubstep ecc..).

Lente di ingrandimento alla mano, parliamo dell’interfaccia utente e dell’organizzazione in generale del synth. Come si nota dalla figura, il synth offre un kit di 8 componenti. Ciascun componente è liberamente assegnabile ad una timbrica percussiva naturalmente, anche se di default il synth offre la seguente configurazione: cassa, click, rullante, clap, charleston chiuso, charleston aperto e due effetti.

La configurazione delle 8 timbriche percussive è ovviamente replicata nel piano roll al di sopra del gadget in modo da capire le note inserite su quale componente incidono, come per ogni traccia percussiva che si rispetti.

Di ogni componente, suonabile attraverso pad dedicato (non particolarmente veloce nella risposta debbo dire, per lo meno mediante touch) è possibile regolare:

  1. La modalità di innesco (one shot o gate);
  2. Il tempo di decadimento (in modalità one shot) o il tempo di rilascio in modalità gate;
  3. L’intonazione;
  4. Il componente percussivo che si intende assegnare al canale, prelevandolo da una vasta selezione di componenti organizzati per categoria (grancassa, rullante, hi hat e così via).

In alto, è possibile selezionare dei kit belli e pronti all’uso, abilitare l’effetto che si intende assegnare alla timbrica fornita dal synth (per tutti i componenti simultaneamente senza possibilità di regolare mandate per i singoli componenti) e regolarne due parametri, ciascuno dei quali dipende dall’effetto selezionato. Infine all’estrema destra, il volume del synth.

Tutto qui? Naturalmente no, ciascun gadget (salvo poche eccezioni) offre una o più sezioni secondarie di intervento. Nel caso di London, le sezioni sono due: IFX e MIXER.

FIGURA3

La prima, IFX, consente di intervenire su altri parametri di ciascun componente percussivo e nel dettaglio:

  1. PUNCH: enfatizza il transiente di attacco della singola timbrica;
  2. LOW BOOST: enfatizza le basse frequenze;
  3. REV: abilita il reverse della timbrica percussiva (esecuzione al contrario), niente male;
  4. MFX: abilita o meno l’invio della singola timbrica alla sezione effetti del synth (tanto per addolcire la bocca amareggiata dell’utente impossibilitato a dosare l’effetto per ciascun componente).

FIGURA4

La seconda, MIXER, come si può intuire facilmente, consente, per ogni componente, di:

  1. Regolare il panning;
  2. Metterlo o meno in mute;
  3. Raggrupparlo ad un altro componente: entrambi diventano un suono bifonico con priorità low e condividono gli stessi settaggi (davvero carino). Un esempio potrebbe essere il raggruppamento di  charleston aperto e charleston chiuso;
  4. Regolare Il volume di ogni singolo componente.

Carino dai…e come suona? Giudicate voi!

Schermata 03-2456741 alle 13.34.16

C’è da far male al vostro impianto audio, credete a me.

 

FIGURA5

Amsterdam

Dall’interfaccia decisamente più stravagante, Amsterdam è un gadget PCM based, dedicato alla generazione di timbriche di impatto e suoni cosiddetti “one shot”. Quattro timbri simultaneamente riproducibili e controllabili dall’utente, stavolta.

Agli estremi dell’interfaccia (a destra e a sinistra), quattro sezioni di controlli attraverso i quali è possibile:

  1. Selezionare la forma d’onda PCM da riprodurre;
  2. Regolarne l’intonazione;
  3. Regolarne il tempo di decadimento;
  4. Scegliere la modalità di innesco (gate e one shot);
  5. Abilitare l’invio del campione alla sezione effetti;
  6. Eseguire la forma d’onda in modalità “reverse”.

Al centro, una sezione di missaggio attraverso la quale regolare volume e panpot di ciascuna delle quattro forme d’onda PCM. Ogni forma d’onda può essere suonata tranquillamente mediante il corrispondente pad.

In alto, la sezione effetti, di ciascuno dei quali è possibile regolare due parametri dipendenti dal particolare effetto selezionato. Sulla sinistra, infine, viene offerta la possibilità di selezionare kit belli e pronti mentre sulla destra è possibile regolare il volume del gadget.

Questo gadget non offre interfacce secondarie, a differenza del fratellone maggiore presentato prima. Anche per lui, il piano roll per l’immissione di note midi è organizzato in 4 sezioni, una per ciascun componente del gadget…abbastanza intuitivo direi.

Per darvi un’idea del tipo di “rumori” che potete produrre mediante questo giocattolino eccovi pronto un altro video, senza la minima velleità artistica.

Schermata 03-2456741 alle 13.36.50

 

Tokio

 

FIGURA6 

Dal sapore prettamente analogico, Tokyo può essere considerato un mini synth modulare particolarmente adatto per timbriche techno. Quattro i moduli offerti e ciascuno di essi è organizzato in modo tale da essere adatto a riprodurre un componente percussivo in particolare utilizzando forme d’onda tipicamente e squisitamente virtual analog.

In particolare, da sinistra verso destra, vi è il modulo dedicato alla cassa, il modulo dedicato al rullante, quello dedicato al tom ed uno più generico con cui simulare “il resto”.

Non vi piace smanazzare sulle forme d’onda analogiche per creare il vostro kit di batteria elettronico? Bene, cambiate gadget!!

Se invece volete divertirvi a capire come vengono fuori certe timbriche percussive da forme d’onda classiche come dente di sega, onda quadra e triangolare, scendete a questa fermata, c’è da spassarsela ed il risultato è davvero molto credibile.

Non vi aspettate tuttavia di avere troppi gradi di libertà…in fondo è pur sempre un gadget santo cielo! Scherzi a parte, quello che voglio dirvi è che, fatto salvo per il primo modulo, non si può intervenire sulle forme d’onda di partenza ma solo su intonazione, effetti e modulazioni di queste ultime.

In alto a sinistra il gadget consente di:

  1. Selezionare dei kit pronti all’uso;
  2. Scegliere se abilitare gli effetti per ciascun modulo;
  3. Selezionare l’effetto e intervenire su due parametri di controllo di esso.

Non c’è un master volume ma si lavora sui livelli dei singoli componenti percussivi.

Eccovi un assaggio di come suona.

Schermata 03-2456741 alle 13.38.57

La prossima volta parleremo di timbriche di basso. Restate con me.

 

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Comments (4)

  • Riccardo Galatolo

    |

    il parametro PUNCH di London dovrebbe essere OBBLIGATORIO PER LEGGE E SCRITTO NELLA COSTITUZIONE (l’assenza del suddetto parametro è punibile dai 4 ai 7 anni di carcere…) su ogni oggetto che viene definito drum machine dal costruttore!
    😀

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    • Antonio Antetomaso

      |

      Già…un solo potenziometro per fare automaticamente quello che si fa usando non meno di due effetti (eq + com).

      Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Ciao Antonio, ho una domanda: i singoli gadget a possono essere pilotati da una tastiera controller midi esterna via usb con kit connection camera? L’applicativo è interessante in live elettronico invece di starsi a portare troppe apparecchiature avere gadget che ti sostiene tutta la ritmica delle sequenze più qualche accordo suonato live via controller non sarebbe male. Soprattutto al prezzo a cui viene offerto si risolve per me la questione del synth digitale che mi serve per fare alcune cose, a patto che possa usare i gadget anche via midi.

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  • Antonio Antetomaso

    |

    Ciao Attilio,

    dunque, ogni gadget può essere controllato via midi mediante USB to Lightning adapter o CCK, tuttavia l’implementazione MIDI è ancora parziale. Niente control change al di fuori della dinamica e solo messaggi di nota. Per il resto funziona tutto.

    Non resta che sperare nelle prossime versioni.
    Un abbraccio.

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