KORG ARP ODYSSEY: Un gradito ritorno – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Dopo mesi dall’annuncio iniziale, dopo le manovre di disturbo poste in atto da altri produttori, dopo una significativa presentazione alla NAMM e una corposa conferma al MusikMesse di Francoforte, finalmente sono arrivati anche da noi i nuovi esemplari ARP Odyssey riportati in pista dagli sforzi congiunti di KORG e David Friends.

Di Enrico Cosimi

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Si potrebbe discutere a lungo sulla deriva lunga che il mercato sta seguendo nei confronti di strumenti storici, oggi riprodotti in versioni offerte con diversi gradi di autenticità filologica, temperati da un incremento variabile di comodità della vita moderna: alla fin fine, la considerazione più corretta è che non c’è scandalo nel ricominciare a costruire cose “di una volta”; casomai, lo scandalo è averne interrotto la produzione.  Questo vale tanto per le numerose edizioni KORG MS-20, quanto per le interpretazioni dei grandi classici Moog, quanto per il nuovo/bentornato ARP Odyssey. De hoc satis.

Chiaramente, quando arriva uno strumento del genere, è possibile affrondarlo da diversi punti di vista: oltre ai lodevoli sforzi di rimodellazione in Reaktor, firmati Antonio Antetomaso, si può considerare la struttura dell’Odyssey come un perfetto banco test sul quale misurare le proprie capacità di modellazione: sarei in grado di ricostruire fedelmente il funzionamento dell’apparecchio dentro un linguaggio di programmazione basso livello (Reaktor, ad esempio) o di livello medio/basso (Clavia NMG2, ad esempio)? Come è facile immaginare, la pulizia nel processo di analisi e la conoscenza dello strumento saranno indispensabili accompagnatrici in questo percorso futuribile di remodeling.

Intanto, concentriamoci sulla riedizione targata KORG.

 

Un poco di storia. Inevitabilmente

Il sintetizzare ARP Odyssey è stato prodotto quasi per un decennio, dal 1972 al 1981 (quando la ARP Instruments, a seguito di una dissennata gestione, chiuse i battenti) e ha visto – grosso modo – tre momenti tecnologicamente diversificati, con ovvie (ed inevitabili) versioni di transizione delle quali, per sobrietà e concisione, non ci occuperemo. A voler essere pignoli, si dovrebbe parlare dei modelli 2800, 2810, 2811, 2812 e 2813; e poi, ancora, dei modelli 2820 – 2023 ma, non essendo pignoli, ci limiteremo alle tre versioni più complete e dettagliate – quelle (guarda tu i casi della vita…) che sono oggetto della reissue targata KORG.

Di base, in tutte e tre le versioni, stiamo parlando di un sintetizzatore bifonico analogico (rimandiamo a dopo la tetra capillo tomia su bifonia/parafonia), con due oscillatori dual wave con hard sync, un noise generator pink/white, un passa basso risonante, un passa alto non modulabile, un amplificatore con initial gain, un raffinato sistema di modulazioni comprendente due inviluppi ADSR/AD triggerabili da diverse sorgenti, un oscillatore a bassa frequenza, un Sample & Hold.   Nulla di particolarmente esoterico, eppure…

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Model 2800 White

Il primo, grande, modello ARP Odyssey è quello con pannello bianco e serigrafie nere, dotato di filtro passa basso risonante a 12 dB/Oct, con suono caratteristico, pezza altrettanto caratteristica e struttura spartana, priva di tutto il futuro corredo di connessioni CV/Gate/Trigger. Lo strumento non è per musicisti dal cuore debole: ha un suono aggressivo ma femminile, complementarmente diverso dalla timbrica tutta testosterone dei coevi strumenti Moog e, per essere usato con competenza e controllo richiede una buona dose di padronanza da parte del musicista. E’ il sintetizzatore di Jon Lord (tra gli altri modelli) e, principalmente, del nostro Patrizio Fariselli (che rimane, per molti versi, il campione incontrastato per quello che riguarda fluidità del fraseggio, inventiva, scelta ironica delle timbriche e showmanship sull’apparecchio). La versione “bianca” , la Rev 1, è prodotta dal 1972 al 1974; gli esperti la chiamano Model 2800.

 

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Model 2810 – 2813 Black & Gold

La seconda revisione, oltre al completo design in nero e oro, vede la sostituzione del filtro passa basso che abbandona il circuito 12 dB/Oct originale per adottare un low pass 24 dB/Oct pesantemente ispirato al Transistor Ladder di Moog. In produzione dal 1975 al 1976, oltre all’adozione del nuovo filtro (che comporterà significative conseguenze dal punto di vista “legale”, con successive variazioni di rotta), vede la messa a regime dell’external input per il trattamento dei segnali esterni e l’inclusione dei sei interface jack necessari alla ricezione e trasmissione di CV, Gate e Trigger. Gli esperti raggruppano le versioni 2810 – 2811 – 2812 – 2813 sotto questa egida.

 

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Model 2830 – 2830 Black & Orange

Completamente rivoluzionato dal punto di vista costruttivo (cabinet in metallo, fianchi in pelle), il sintetizzatore terza serie è caratterizzato dalla livrea nera con box arancioni. Da un certo punto di vista, è il più bello e il più inconfondibile graficamente; timbricamente parlando, il nuovo filtro low pass che viene utilizzato – sviluppato apposta per allontanarsi dal design Moog e dalle conseguenti beghe legali – è però “mal calcolato” e non supera agevolmente i 12-14 kHz di massima apertura. Sia come sia, lo strumento è a regime tecnologico con tanto di uscita Hi/Lo in formato XLR e TS, presenta le sei mini connessioni di controllo CV, Gate e Trigger, usa un Portamento Switch per innescare l’integrazione di key voltage, conferma la presenza dell’external input. Purtroppo, è anche il modello che vede in forma definitiva l’adozione del deprecabile Proportional Pitch Controller, la triade di tastoni gommosi sensibili alla pressione che convertono (quando letteralmente presi a gomitate…), l’azione del musicista in bend negativo, lfo pitch modulation amount e bend positivo. Nei modelli precedenti, era stato diffuso un kit di modifica applicabile per installare almeno un singolo PPC selezionabile. Da un punto di vista squisitamente personale, sarebbe stato meglio rimanere con il singolo bender controller “a potenziometro”, ma  è inutile piangere sul latte versato.

 

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I filtri

Il primo filtro, il modello 4023 è abbastanza simile, come concezione, al filtro di Oberheim. Si basa sull’impiego dell’amplificatore operazionale OTA e produce un comportamento 12 db/Oct passa basso a due poli. Suona diverso dal filtro Moog, più morbido nell’apertura progressiva, privo di effetti secondari di caduta sulle basse alle alte quantità di resonance. Qualche critico lo trova appena più rumoroso del comportamento 4 poli. La resonance è liquida sulle alte quantità di reiniezione.

 

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Il secondo filtro, il modello 4035 è una versione appena modificata del transistor ladder, lavora a -24 dB/Oct e ARP lo ha installato anche nel ProSoloist (modello 40334, con qualche modifica) e nell’Axxe MkI. Il suono è più cupo, la resonance si mangia le basse e la timbrica è più asciutta.

 

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Il terzo filtro, messo in piedi dopo la querelle Moog-ARP, è il modello 4075. E’ realizzato con quattro stadi a transistor in cascata, di design diverso dal transistor ladder, con maggiori capacità di “alta fedeltà”; posto in auto oscillazione, si comporta in maniera diversa nei confronti delle basse e “tiene” meglio la timbrica, pur perdendo una minima parte di personalità. Per uno storico errore di calcolo nel valore di quattro resistenze, la risposta sulle acute è limitata a 12-14 kHz. Nelle versioni prive di circuito incapsulato, la correzione è facilmente realizzabile.

 

Dettaglio ancora più stringato?

Controllate il vostro strumento facendo riscontro a questo schemino (l’autore è Joseph Rivers di The Audio Playground Synthesizer Museum – FL, che ringraziamo pubblicamente).

There were 8 total models of the ARP Odyssey. Some with major changes and some with small changes. The Models are:

2800 model 1 (1972)

  • have boards inside # A-1,B-1, C-1 & PWR SUP-1
  • mainly white face, few rare black face units
  • could be upgraded or modifed to have the PPC
  • using mod kit 6800501 from ARP
  • could also have the interface jacks by putting the ARP mod kit # 6800101
  • pitch change by a knob
  • Wrap around vinyl bottom cover
  • used 12 DB/octave filter (4023)

2810-2811-2812-2813-2815 model 2 (1974)

  • have boards inside # A-II,B-II, C-II & PWR SUP-II
  • Some Odyssey-2 models employ the older style B-1 board
  • pitch change by a knob
  • black faced with gold lettering
  • many upgraded or modifed to have the PPC
  • using mod kit 6800301 from ARP & some later units had PPC from factory
  • new style power switch
  • Wrap around vinyl bottom cover
  • used 24 DB/octave filter (4035 or 4075)
  • Improved S/H memory circuit design
  • better power supply
  • interface jack: none or cv & gate+trig

2820-2823 model 3 (1978)

  • have boards inside # A-II,B-II, C-II & PWR SUP-II
  • Black with orange face plate.
  • steel chassis with leather end blocks.
  • PPC for pitch bend & modulation.
  • used 24 DB/octave filter (4075)
  • interface jack: cv & gate+trig

Dove cercare altre informazioni sull’ARP Odyssey e – ancora più nello specifico – sulle sue variazioni circuitali?

Rispettivamente, qui e qui.

 

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Il funzionamento della macchina “storica”

Come dire: quello che non potete ignorare prima di affrontare il KORG ARP Odyssey. Lo strumento non è difficile da usare, ma richiede da parte del musicista un minimo di consapevolezza; passata la prima ora, scivolerete con naturalezza sui comandi giusti al momento giusto.

ODY 01 Schema

Struttura di voce

Due oscillatori audio, e il noise generator, confluiscono nella sezione filtri composta da filtro passa basso risonante (modulabile) e filtro passa alto non modulabile; poi, il segnale arriva all’amplificatore, dotato di initial gain ma non di controllo di volume. Andiamo per ordine.

 

ODY 02 VCO 1

VCO 1

Il primo oscillatore produce simultaneamente forme d’onda dente di sega e impulsiva a simmetria variabile. Come tradizione ARP, non è prevista la regolazione di frequenza per salti di ottava (leggi: d’incremento di Volt) e il musicista deve vedersela con i due cursori di Coarse Tune e Fine Tune; nel primo caso, la regolazione copre la frequenza da 20 a 2000 Hz, nel secondo caso, l’escursione è grosso modo pari a una sesta a salire e a scendere. Come intonare lo strumento in assenza di riferimenti sul pannello? La maniera più semplice è quella antica: suonate il Do centrale del vostro pianoforte e, dopo aver impostato il Fine Tune in posizione quasi centrale, inseguite la frequenza del Do centrale facendola corrispondere al Do 2 dell’Odyssey. Successivamente, potrete perfezionare l’accordatura con il Fine Tune. Facile, no?

L’oscillatore può essere degradato al comportamento di sub oscillazione/generatore di modulazione, agendo sul selettore AUDIO; le due posizioni KYBD ON e KYBD OFF corrispondono rispettivamente ai comportamenti normale (con range 20-2000 Hz) e sub audio (con range 0.2  – 20 Hz). Quando si selezione la posizione “bassa”, il voltaggio di tastiera è automaticamente disabilitato e la frequenza del VCO 1 non può essere controllata fraseggiando. (Certo, se si usa il CV Input, le cose cambiano…).

La frequenza può essere modulata da quattro sorgenti selezionabili con una coppia di interruttori: LFO Square wave (l’andamento è unipolare compreso tra 0 e 1, permettendo con facilità la costruzione di trilli su precisi intervalli musicali), LFO Sine wave, ADSR output e S/H output. Ciascuna coppia di sorgenti, una volta scelta con l’interruttore, è dosabile in ampiezza di modulazione attraverso i cursori FM. il range operativo è pari a una dodicesima calante per la modulazione LFO e più di cinque ottave con la modulazione ADSR/SH.

La simmetria dell’onda impulsiva, ottenuta per comparazione della dente di sega, può essere regolata tra tra il 50 e il 10% in maniera statica (cursore WIDTH) e dinamica, attraverso selezione preliminare del segnale ADSR o LFO Sine.

Ricordiamo che il primo oscillatore può anche essere usato come sorgente addizionale di modulazione, portandolo in comportamento LOW FREQ/KYBD OFF.

 

ODY 03 VCO 2

VCO 2

Ha molte cose in comune, ma differisce in qualche particolare.

Il motore di generazione è identico: simultanea disponibilità di onda dente di sega e impulsiva a simmetria variabile; stesso (scomodo) meccanismo di acordatura. Con un selettore SYNC On/Off, si può forzare il restart del ciclo su quello dell’oscillatore 1. In questo modo, il VCO 2 genera armoniche estranee al contenuto tipico di rampa e impulsiva, raggiungendo i classici suoni metallici della Hard Sync popolarizzati dalla laser harp di JMJ o da diverse realizzazioni discografiche dei The Cars (tanto per citare due esempi ad ampio raggio).

La frequenza è controllabile, con il consueto meccanismo a doppio amount di modulazione, da cinque sorgenti selezionabili: LFO Sine wave, Sample & Hold Mixer (cioè, non l’elaborazione del circuito S/H, ma proprio la somma dei segnali audio collegati al suo ingresso; ulteriori particolari in seguito), Pedal control, S/H output, ADSR output. Le escursioni sono le stesse misurate nel VCO 1.

La simmetria dell’onda impulsiva è controllabile con le modalità ed escursioni già riscontrate a proposito del VCO 1.

 

ODY 04 NOISE & KYBD

Noise Generator

Produce rumore bianco e rosa, con un segnale da 10V picco-picco disponibile tanto in audio quanto come sorgente di modulazione.

 

Ring Modulator

Le due onde quadre prodotte da VCO 1 e VCO 2 sono collegate ad una coppia di CMOS nand gates gestiti attraverso un XOR. Il risultato è collegato all’audio mixer.

 

ODY 05 FILTER AMP

Audio Mixerb

Riunisce le sei sorgenti sonore di bordo, mettendole sotto il controllo di tre cursori di volume. In questo modo, il primo cursore dosa la selezione di Noise Generator o Ring Modulator, il secondo cursore agisce su VCO 1 Saw o VCO 1 Square, il terzo cursore lavora su VCO 2 Saw o VCO 2 Square.

C’è una settima  possibile sorgente sonora relativa al segnale audio eventualmente collegato all’External Input – se presente nella versione Odyssey. Il segnale ricevuto dall’esterno non può essere regolato in livello e arriva a tutta birra dentro la sezione dei due filtri.

 

Voltage Controlled Filter 

Odyssey ha due filtri collegati in serie. Il primo filtro è un low pass risonante che varia di circuito (e di resa timbrica) a seconda dei modelli Odyssey e delle loro generazioni; il secondo filtro è uno stadio high pass 6 dB/Oct non risonante e non dinamico, cioè non controllabile da alcun tipo di sorgente esterna.

Il Voltage Controlled Filter Low Pass può essere controllato simultaneamente da tre di sei possibili sorgenti di modulazione; il consueto meccanismo di interruttore 2in/1out e cursore permette la selezione e il dosaggio di: Keyboard Control Voltage (utile per suonare tutte le note con la stessa densità armonica o per pilotare l’intonazione del filtro portato all’auto oscillazione), S/H Mixer (vedi quanto accennato sopra) o, se collegato, Pedal control. Il secondo cursore permette il dosaggio del segnale prodotto dal S/H output o dal modulo LFO Sine wave. Il terzo cursore, infine, dosa la selezione di ADSR output o AR output per l’articolazione di filtraggio.

L’unico controllo del modulo High Pass Filter è la regolazione di taglio, attiva tra 16 e 16.000 Hz. Niente resonance, niente controlli dinamici.

 

Voltage Controlled Amplifier

L’amplificatore è dotato di una regolazione di Initial GAIN, cioè può essere portato a non chiudere del tutto il livello del segnale passante anche in assenza di modulazioni ricevute. Più o meno tutti, nell’ambiente, ricordano l’aneddoto di Joe Zawinul e della sua disavventura con l’initial gain del modello ARP 2600… ad ogni modo, se non chiudete del tutto il controllo, l’Odyssey non smette di suonare.

Se cercate qualcosa di simile al volume, che nell’Odyssey non c’è, non vi rimane che regolare la quantità di inviluppo selezionabile ADSR/AD per la modulazione; altrimenti, dovrete agire dall’esterno, ad esempio sul canale del mixer.

Perchè dotare lo strumento di un controllo potenzialmente così pericoloso come l’Initial GAIN? Per semplificare le procedure di filtraggio dei segnali esterni: tenendo sempre aperto il guadagno dell’amplificatore, l’ascolto dell’eventuale segnale collegato all’external input non è subordinato all’innesco dell’ìnviluppo di amplificazione, lasciando libero il musicista di concentrarsi sulle procedure di filtraggio e controllo.

 

Tastiera, portamento e bifonia

La tastiera dell’Odyssey è a tre ottave, ovviamente non sensibile alla dinamica o all’aftertouch. La sua lettura viene gestita attraverso un sofisticato sistema di low note priority per il primo oscillatore e di sottrazione tra nota più alta e lettura differenziata per il secondo oscillatore. In questo modo, se il musicista preme un solo tasto, tutti e due gli oscillatori sono agganciati in frequenza alla nota richiesta, se il musicista suona un bicordo, l’oscillatore 1 esegue sempre la nota più bassa e l’oscillatore 2 esegue sempre la nota più alta. Eventuali differenze di intonazione o di forma d’onda permetteranno di personalizzare maggiormente le due voci impegnate con la tastiera.

Le tre ottave possono essere allungate virtualmente a sette (tre più due più due) lavorando con l’interruttore TRANSPOSE a tre posizioni; la posizione centrale non traspone la tastiera, le due posizioni esterne corrispondono al salto di 2 ottave a salire o a scendere rispetto alle note premute. A seconda della versione dell’apparecchio, il TRANSPOSE può agire a monte  o a valle dell’integrazione di PORTAMENTO; nel primo caso, se si cambia ottava a nota premuta, il salto risulta smussato dal Portamento Time; nel secondo caso, il salto di trasposizione non viene influenzato – a nota premuta – dall’eventuale regolazione di Portamento Time impostata.

Il PORTAMENTO è regolabile al massimo per coprire un’ottava in un secondo e mezzo; mano mano che si avvicina alla destinazione, la velocità di spostamento rallenta; se il musicista inserisce un footswitch (dotato di presa TRS, attenzione…) nella presa Portamento sul pannello posteriore, può abilitare a distanza il trattamento durante l’esecuzione.

 

ODY 06 LFO & SH

LFO Low Frequency Oscillator

L’oscillatore a bassa frequenza svolge un duplice compito: genera le onde sinusoide e quadra unipolare usate come sorgente di modulazione (con frequenza variabile tra 0.2 e 20 Hz) e produce la frequenza di clock utilizzata per far avanzare il meccanismo di Sample & Hold. In aggiunta, lo stesso treno d’impulsi può essere utilizzato per l’innesco “automatizzato” dei due generatori d’inviluppo. L’unico controllo regolabile è quello relativo alla gestione della frequenza.

 

Sample & Hold / Sample & Hold Mixer

Il Sample & Hold cattura il valore di un segnale presente al suo ingresso e lo “prolunga orizzontalmente” fino alla cattura successiva; se le acquisizioni avvengono con intervalli regolari (dipende dalla velocità del clock collegato al circuito), la procedura può assumere fcilmente un andamento ritmico (specie se il musicista usa il segnale di controllo emesso dal S&H per pilotare un parametro significativo del sintetizzatore); se, poi, esiste un’interazione ritmica anche minima tra sorgente campionata e velocità di campionamento, le cose diventano ancora più interessanti.

Nell’ARP Odyssey, il modulo Sample & Hold fa parte di una triade di comportamenti assai più raffinati di quelli disponibili su altre macchine dello stesso periodo e della stessa fascia di prezzo.  Il blocco centrale del circuito è, ovviamente il S&H vero e proprio, cioè il condensatore che cattura il segnale all’ingresso, lo trattiene in hold come valore e lo sostituisce con quello della cattura successiva. Il segnale di clock che gestisce l’avanzamento può essere prelevato dall’onda quadra generata nel modulo LFO o sostituito con il KYBD TRIG; in quest’ultimo caso, il circuito avanza passo dopo passo ogni volta che si preme una nota sulla tastiera.

L’uscita del modulo S&H è sottoposta all’integrazione low pass di un modulo LAG Generator, regolabile in velocità di transizione/integrazione; quando la velocità è al minimo, l’uscita S&H è di tipo stepped; variando l’integrazione e portandola al massimo, si aumenta la percentuale di comportamento smoothed ottenibile.

Il terzo modulo complementare al sistema S&H è dedicato alla selezione/miscela delle sorgenti “da catturare”; nel Sample and Hold Mixer, arrivano quattro segnali selezionabili in due coppie liberamente dosabili attraverso cursore. Il primo cursore regola la scelta effettuata tra VCO 1 Saw e VCO 2 Square; il secondo cursore gestisce l’ampiezza del segnale selezionato tra Noise Generator e VCO 2 Square.

In questo modo, si può ottenere un risultato del tutto imprevedibile (campionando il Noise Generator) o si può progressivamente rendere periodico e “melodicamente recursivo” il risultato sbilanciando il mixaggio verso i segnali audio rate di VCO 1 e VCO 2. Come è facile immaginare, il VCO 1 messo a bassa frequenza e successivamente campionato dal modulo S&H diventa un’interessante sorgente di arpeggi, specie con la forma d’onda Saw. Le due onde quadre, specie se portate in rapporto utile di frequenza, permettono la creazione ad incastro  di interessanti rapporti di modulazione applicabili all’intonazione e/o alla frequenza di taglio del filtro.

L’uscita del modulo S&H, post integrazione LAG, è applicabile alla frequenza FM dei due oscillatori e alla frequenza del filtro passa basso.

 

ODY 07 ADSR AR

Generatori d’inviluppo ADSR e AR

Da sempre, i generatori d’inviluppo ARP non brillano per durate epocali e, anche in questo caso, occorre accettare la ridotta escursione dei tempi previsti. Il generatore ADSR offre Attack variabile tra 5 msec e 5 secondi, Decay variabile tra 10 msec e 8 secondi, Sustain variabile tra 0 e 100%, Release variabile tra 15 msec e 10 secondi. Le curve sono exp/log, come è giusto attendersi da una generazione analogica.

Il generatore AR offre Attack variabile tra 5 msec e 5 secondi, Release variabile tra 10 msec e 8 secondi; il Sustain è sempre al 100%.

I due generatori di inviluppo viaggiano sempre verso il controllo di frequenza e di simmetria degli oscillatori audio, possono essere alternati, a discrezione, sul controllo della frequenza di taglio e del guadagno; su queste ultime due modulazioni, possono essere attenuati secondo necessità dell’utente. In questo modo, l’envelope amount sul filtro definisce l’efficacia dell’articolazione timbrica, l’envelope amount sull’amplificatore può servire – come ripiego – anche come grossolana regolazione di volume in uscita.

 

Meccanismo di Keyboard/LFO Repeat

I due generatori d’inviluppo possono essere innescati dalla tastiera (attraverso l’azione combinata di Trig e Gate, per quello che, oggi, si chiamerebbe multiple triggering), da eventuali tensioni di controllo ricevute alle porte Gate In e Trig In sul pannello posteriore (se disponibili nel modello Odyssey) e dal generatore LFO di onda quadra.  In quest’ultimo caso, si piuò optare per il triggering incondizionato e “automatico” o subordinato in AND alla persistenza di Keyboard Gate. Immaginate di essere Criss Cross degli Ultravox: è in questo modo che decidete se avere sempre il synth bass che ribatte a tempo o ascoltarlo solo quando tenete premuto anche una nota sulla tastiera.

I comportamenti di selezione Keyboard/LFO sono indipendenti; il comportamento in AND, ovviamente, è specificabile in comune ai due inviluppi.

Si noti l’estrema raffinatezza della mappatura inviluppi sui due selettori di sorgente: sia con gli attuatori puntati verso l’alto che verso il basso, la macchina offre sempre un’accoppiamento diversificato ADSR/AR o AR/ADSR per garantire la massima flessibilità d’utilizzo.

 

Connessioni

Cambiano molto a seconda della versione e del modello di Odyssey. Nella versione più matura, comprendono: uscita audio ad alto livello, su connettore XLR; uscita audio a basso livello, su connettore TS (in precedenza, l’uscita low level era su anacronistico RCA jack); uscite di controllo Keyboard CV Out, Keyboard Gate Out, Keybard Trig Out; ingressi audio External Input; ingressi di controllo Pedal CV In (ruotabile alla frequenza del VCO 2 o del filtro Low Pass), ingresso di controllo Portamento FS Input, CV Input, Gate Input, Trig Input.

Questo è il corredo delle informazioni indispensabili per affrontare un vecchio ARP Odyssey con la sicurezza di spremerlo al meglio delle sue possibilità. Da questa base condivisa, partiremo per esplorare le caratteristiche operative del nuovo ARP Odyssey targato KORG.  Ci sarà da divertirsi.

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Comments (8)

  • Antonio Antetomaso

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    “Blue Odissey” e il suo programmatore sentitamente ringraziano per la citazione più che gradita 😉

    Reply

  • Luigi R.

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    Certamente il più diffuso e soprattutto più noto era il 2830 black & orange…. vedi il sommo Klaus Schulze.
    Il costo della nuova versione quale sarà?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      non sono sicuro che il nero e arancio sia quello più diffuso… quando ero piccolo, feci carte false per farmi comprare (bei tempi…) il primo nero e arancio, ma all’epoca imperavano i neri e oro; quelli bianchi, invece, mi sembra fossero più “sperimentali” e di difficile reperimento

      il costo, per tutte e tre le versioni, dovrebbe essere tra i 900 e 990 euro; calcola che le versioni bianca e nera/oro sono in edizione limitata a SOLI 1000 esemplari per tutto il mondo

      personalmente, il mio cuore batte veloce quando (ri)vedo la nera e arancione, anche se – sempre personalmente – detesto il PPC… :-)

      Reply

  • Luigi R.

    |

    Ma esteticamente nella metà degli anni 70 era più moderno il Black & Orange; a mio parere sembrava un modello già stile primi anni 80. Il PPC cos’era?

    Reply

  • Enrico Cosimi

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    il nero e arancio è del 1977/78; fino al 1974, c’è il bianco; in mezzo, il nero e oro

    il ppc è il Proportional Pitch Control – cioè i tre tastoni bianchi sotto al cursore del portamento

    Reply

  • frabb

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    mi è venuto uno sfogo alla pelle e il dottore dice che devo comprare un ARP per guarire (giuro). Al negozio ne hanno di due tipi: rev1 e rev2, a me sembra che cambi solo il colore (rev1 è quello bianco e a me piace di più). Ci sono differenze sostanziali o cambia solo la livrea?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    cambia SOLO la livrea; calcola che le Rev 1 e Rev 2 sono in edizione limitate a 1000 esemplari ciascuna; la Rev 3 è numericamente più imponente come produzione

    auguri di pronta guarigione 😀

    Reply

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