Frankfurt MusikMesse – a spasso tra le macchine…

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Events, Frankfurt MusikMesse 2012, Gear

Ancora una volta, catturiamo qualche immagine tra le migliaia possibili all’interno dei padiglioni del MusikMesse. Il materiale è (veramente) tanto, a parte i soliti piagnucolosi di professione che si lamentavano già venticinque anni orsono, questa volta per gli elettronici è andata bene…

Di Enrico Cosimi

Schermata 03-2456731 alle 13.17.18

Diciamo che ci saranno parecchie cose sui cui discutere per il resto dell’anno…

Schermata 03-2456731 alle 13.17.06 Schermata 03-2456731 alle 13.17.00 Schermata 03-2456731 alle 13.16.36 Schermata 03-2456731 alle 13.16.19 Schermata 03-2456731 alle 13.16.03 Schermata 03-2456731 alle 13.15.54 Schermata 03-2456731 alle 13.15.45 Schermata 03-2456731 alle 13.15.30 Schermata 03-2456731 alle 13.15.18 Schermata 03-2456731 alle 13.15.08 Schermata 03-2456731 alle 13.14.55 Schermata 03-2456731 alle 13.14.32 Schermata 03-2456731 alle 13.14.25 Schermata 03-2456731 alle 13.14.16 Schermata 03-2456731 alle 13.14.07 Schermata 03-2456731 alle 13.14.01 Schermata 03-2456731 alle 13.13.56

 

Tags:

Trackback from your site.

Comments (34)

  • maurizio

    |

    Dopo aver visto tutto questo paese di Bengodi…per studiare e sperimentare con la sintesi analogica, cosa scegliere tra volca keys, rocket e minibrute?

    Reply

  • maurizio

    |

    Microbrute pardon

    Reply

  • Attilio De Simone

    |

    Microbrute

    Reply

  • miXio

    |

    La ricerca spasmodica dello strumento “analogico più analogico di tutti” è da feticisti. Il musicista analogico è “feticista”.

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Alla fine bisogna avere sempre in mente un solo obiettivo: la musica. Gli strumenti sono solo un mezzo tramite il quale realizzare i progetti musicali. Chi si fossilizza solo su un aspetto perde di vista l’unico obiettivo reale. Penso che ormai si possa lavorare con tutti i mondi, analogico digitale e virtuale, e che ognuno di essi sia in grado di offrire qualcosa che gli altri mondi non possono offrire. L’analogico è bello per certe cose e il digitale e il.virtuale sono belli per altre cose e tutti insieme possono consentire di realizzare qualcosa di interessante.

      Reply

  • maurizio

    |

    Scusate ma….chiedevo solo un suggerimento “didattico”…non mi interessa certo “l’analogico più analogico”…comunque grazie

    Reply

    • Attilio De Simone

      |

      Non mi sembra che il tema “analogico più analogico” fosse rivolto a te. Comunque ti ho risposto: tra i tre strumenti da te citati, sicuramente quello più completo proprio dal punto di vista “didattico” è il microbrute.

      Reply

  • riccardo

    |

    che ne pensi del Macbeth Elements? Sembre che abbia il filtro giapponese. Gli oscillatori seguono le stesse specifiche dell’EMS Synthi? Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    cosa è il filtro giapponese? 😀

    l’impatto estetico è molto EMS, ma la circuitazione è originale Macbeth e il suono è diverso da quello del vecchio AKS/VCS-3; per certi versi, lo strumento è molto più potente e versatile.

    peccato per i 4000 euro richiesti e per la scarsissima produzione numerica…

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ah, il filtro, comunque, è a diodi come quello dell’AKS…

    Reply

    • Riccardo

      |

      Che intendi per la circuitazione è originale macbeth. Quanto si discosta dal EMS. Grazie

      Reply

      • Riccardo

        |

        Il filtro dovrebbe essere o un Minisonic o Roland System 100 diode Ladder. Da cosa si differenziano. Grazie

        Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        ken macbeth non copia circuiti di altri; progetta i propri strumenti in base alle sue esigenze e alle sue capacità. una volta chiarito questo, è evidente l’operazione “nostalgia” innescata usando i multigiro sulle frequenze e i pomelli made in GB, ma le similitudini si fermano a quel punto…
        di sicuro, NON si tratta di un clone EMS…

        Reply

        • riccardo

          |

          Lo descrivi come un pioniere che apre ad altre frontiere come devono essere sembrati, nel loro tempo, Oberheim – Moog – Smith. Cosa si differenzia dai Doepfer, Verbos, make noise. Grazie

          Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            beh, addirittura un “pioniere” mi sembra esagerato…
            è uno che si sviluppa i circuiti in base alle proprie competenze/convenienze, con l’accortezza di configurarli esteticamente in maniera da ricordare più o meno cose che riteneva importanti nella propria adolescenza (a tal proposito, c’è parecchia documentazione in giro…)

            Mark Verbos si è ispirato ai circuiti Buchla dei vecchi System 100 e 200, per la gioia degli appassionati; (quasi) la stessa cosa può essere detta per Toni Rolando di MakeNoise.

            Doepfer ha un catalogo talmente sterminato che puoi trovarci dentro di tutto, a parte le cose più estreme e peculiari.

            Reply

          • Riccardo

            |

            Vuoi dire che Verbos e Rolando riproducono i circuiti dei vecchi Buchla con arricchimenti personali? grazie

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            mah…
            bisognerebbe aprire un verbos e un makenoise per metterli a confronto con un equivalente circuito buchla, prima di affermare qualcosa di definitivo

            di sicuro, provato il makenoise e provato il buchla sugli stessi comportamenti – oscillatore, quadruplo inviluppo, quadruplo vca/lopass – le differenze timbriche escono fuori

            Reply

          • Riccardo

            |

            Al pari dello skylab , Verbos e make cosa propongono secondo te. Grazie

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            skylab è MOLTO più denso: verbos ha solo pochi tipi di modulo (osc, filtro, ampli, multi env e sequencer…)

            makenoise ha diversi sistemi pre configurati; se vai sul suo sito, trovi un sacco di suggerimenti! 😉

            Reply

          • Riccardo

            |

            Hai fatto una comparazione tra shared System e skylab? Grazie

            Reply

          • Riccardo

            |

            In un tuo articolo di gennaio 2012 in Accordo 4.2 su buchla Skylab un certo Astralis aveva affermato: dopo aver visto di persona come sono fatti i moduli buchla 200e non spenderei mai una cifra del genere, disponibilità economiche permettendo naturalmente. peccato perchè le funzioni sono davvero interessanti. Affermazione pesante. Che ne pensi. Grazie

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            scusa, Riccardo, ma che c’entra questo con la gallery delle macchine presenti a Francoforte?

            questi sono i commenti relativi a quanto riportato nell’articolo… 😀

            Reply

          • Riccardo

            |

            Mi dispiace, pensavo di poter seguire il filo del mio interesse senza interferire troppo in questa gallery. Proseguirò in un altro dei tuoi articoli che è più attinente a quello che mi interessa chiederti. Grazie

            Reply

          • Enrico Cosimi

            |

            buchla, come marchio commerciale, ha avuto un periodo nero relativamente alla tenuta di funzionamento e di realizzazione che si è concluso solo da un paio d’anni a questa parte, quando nuovi finanziatori sono entrati nella struttura, realizzando BEMI, il nuovo marchio; certe macchine modulari prodotte fino al 2009 hanno grossi problemi – un mio conoscente ha letteralmente buttato dalla finestra quasi 40.000 dollari in due sistemi inutilizzabili

            per fortuna, è un periodo che ora sembra essere lasciato alle spalle

            Reply

          • riccardo

            |

            Grazie.

            Reply

  • Riccardo

    |

    Hai aggiornamenti del polymath? Grazie

    Reply

  • Riccardo

    |

    Penso che come me avrai visto i suoi video sul sito polymath. Per la sua pasta timbrica e qualità dei suoi componenti a quale filone di Synth si colloca. Grazie

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    sinceramente, non è una macchina che mi interessi particolarmente… fatta eccezione per l’Odissey e per altri bifonici storici (o recenti), sono allergico alle strutture “parafoniche” o con limitate funzionalità polifoniche

    (per di più, non mi convince neppure esteticamente)

    Reply

  • fabuloso

    |

    anzitutto grazie per il goloso servizio fotografico :)
    domanda: hai avuto modo di provare il numa organ2? il motore sonoro è sempre quello made in KeyB?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il motore è sempre made in KeyB; purtroppo, l’ambiente era abbastanza disturbato e non c’è stato modo di provarlo approfonditamente… così “a fior di cuffia”, sembra suonare molto bene :-)

      Reply

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *