BOTPF: Step Sequencer – Seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Tutorial

Ci eravamo lasciati dibattendoci nell’angoscia: come evitare che, ogni volta che si suona una nota sulla tastiera, la tensione di Gate On/Off distrugga la densità ritmica dei Trigger che lo step sequencer invia al generatore d’inviluppo? …essò probblemi, dicono nei quartieri periferici della Capitale…

 

Di Enrico Cosimi

CHADABE 02

Il meccanismo da adottare, se non si vuole faticare troppo, è semplice e immediato: nel modulo EnvADSR, c’è un tastino KB che, di default è selezionato – la selezione operativa è evidenziata da un acceso color verde smeraldo.

Il suo compito è abilitare (verde) o disabilitare (grigio) la normalizzazione del keyboard gate; in pratica, ciascun modulo di envelope generator è predisposto alla ricezione del gate di tastiera, per evitare al musicista la fatica di collegare keyboard gate out a envelope gate in.

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Il problema è che il keyboard gate normalizzato entra in OR insieme al segnale di Trigger (anzi, ial treno di impulsi di Trigger) che lo step sequencer manda all’inviluppo. Il comportamento logico OR indica: “o la sorgente A o la sorgente B hanno dignità di controllo nei confronti della destinazione” e questo, per i nostri scopi, non è buono.

La risposta sorge spontanea: basta chiudere la normalizzazione, ed il gioco è fatto! l’inviluppo risponde solo agli impulsi inviati dallo step sequencer!

Ma, in questo modo, quando il sequencer è fermo, il musicista non può più suonare dalla tastiera, cioè il keyboard gate di tastiera non raggiunge più l’inviluppo…

Cerchiamo di sopravvivere per un momento a questo problema, che risolveremo in seguito: ben altri danni stanno per concretizzarsi all’orizzonte. 

 

Non solo note: l’importanza del silenzio (e delle pause)

Tutti e sedici gli step suonano quando tutti e sedici i tastini di articolazione sono accesi… Se però il musicista vuole lavorare con un andamento ritmico differente, è costretto ad alternare – nei confronti del generatore d’inviluppo – la trasmissione di nota on e nota off. E qui nascono problemi non da poco…

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Con una ritmica come quella costruita nell’immagine qui sopra (quarto, quarto, quarto, due ottavi), lo step sequencer dovrebbe articolare il sintetizzatore per un totale di cinque note contro i 16/16 previsti in battuta.

Il problema è che, provare per credere, in questo modo, la lunghezza del Decay Time (810 msec) e del Release Time (419 msec) lascia passare in ascolto anche le intonazioni contenute negli step di pausa. 

La sequenza dovrebbe suonare: Do, pausa, pausa, pausa, Sol, pausa, pausa, pausa, Re, pausa, pausa, pausa, Si, pausa, Sol, Do, ma la “rilassatezza” dell’inviluppo lascia ascoltare tutta la scala diatonica, accentata in corrispondenza degli step accesi.

Un effetto ben diverso da quello che si voleva raggiungere.

Con poco sforzo, poca fantasia e poche prospettive di utilizzo, si può stringere l’inviluppo ai minimi termini, evitando quindi che code di Decay/Release facciano passare intonazioni indesiderate, ma – come è facile immaginare – il risultato timbrico risulterà drasticamente alterato. Non è con un “super noise gate” che si può risolvere la cosa… e allora?

 

L’importanza di chiamarsi Sample & Hold

…allora, quello che serve è un meccanismo in grado di congelare l’intonazione dell’oscillatore tra uno step (abilitato) e l’altro step (sempre abilitato); un informatico parlerebbe di un comportamento di latch sull’uscita CV del sequencer; un programmatore analogico, o virtual analogico, farebbe riferimento al classico modulo sample & hold.

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Il Sample & Hold, che nell’immagine qui sopra è installato in alto nella colonna di destra, è una scatola che “fotografa” la tensione ricevuta all’ingresso (to sample) e la conserva fino a nuovo ordine (hold); nel caso specifico, il “nuovo ordine” è la condizione di nota on abilitata sui diversi step del sequencer.

Ogni volta che il sequencer emette una tensione CV e abilita l’esecuzione nota on, il Sample & Hold cattura la tensione CV che intona gli oscillatori e la trattiene fino al nota on successivo.

In questo modo, l’intonazione contenuta nello step 1 risulta prolungata in hold per gli step 2, 3 e 4 mentre l’inviluppo non viene fatto riarticolare, ma lascia decadere naturalmente la propria traiettoria di Decay/Release; allo scoccare del quinto step (nuovamente in nota on), il Sample & Hold cattura la nuova intonazione, la invia all’oscillatore – che aggiorna la propria intonazione – e il gioco di “trattenimento” si ripete sopra gli step 6, 7 e 8.

Il problema è risolto.

 

Prima di andare avanti, sciogliamo “l’altra” normalizzazione Clavia

Ogni oscillatore Clavia ha un tastino denominato KBT (abbreviazione di Keyboard Tracking) che normalizza la tensione di tastiera utilizzata per controllare l’intonazione; dal momento che, 99 volte su 100, il musicista vuole controllare gli oscillatori tramite tastiera, Clavia ha pensato di semplificare le cose facilitando la vita del musicista.

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Se volessimo sciogliere anche questa normalizzazione, come gìà fatto per quella di Gate sull’inviluppo, sarebbe necessario richiamare un modulo Keyboard e collegarne l’uscita CV all’ingresso CV dello step sequencer, in modo da sommare le due tensioni di controllo in un unico flusso di dati (Keyboard + Sequencer) agganciato alla porta Pitch dell’oscillatore.

In questo modo, possiamo trasporre in tempo reale la sequenza durante il suo playback.

Il meccanismo è di piacevole sfruttamento, ma è ancora molto perfettibile; ad esempio, sarebbe bello poter:

  • suonare il sintetizzatore dalla tastiera e dallo step sequencer (allo stato attuale, solo il sequencer controlla intonazione e articolazione…);
  • continuare ad evitare che il gate di tastiera distrugga o alteri in maniera indesiderata il ritmo dello step sequencer;
  • verificare che tutte le procedure attuabili con la tastiera siano ricevibili e interpretabili dagli oscillatori.

E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno (al prossimo giro) dovrà pur farlo…

Stay Tuned.

Ah, l’enorme meccanismo riprodotto nella fotografia di apertura è il CEMS progettato da Bob Moog per Joel Chadabe e ospitato presso l’Università di Albany NY… fino a quando non è stato acquistato da un fortunato collezionista italiano.

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