Arturia MicroBrute Analog Synthesizer – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

C’è un fascino particolare annidato dentro i piccoli sintetizzatori: sarà perché, come diceva Brian Eno, la limitazione è un forte stimolo creativo, sarà perché intimidiscono meno dei loro fratelloni, sia come sia, il sintetizzatore in scala ridotta sembra invitare il musicista a perlustrare tutta le sue funzionalità senza mai perdere di vista la visione d’insieme. Se a questo si aggiunge, in un periodo critico come questo, il prezzo d’acquisto assai contenuto, ecco che l’oggetto mini sintetizzatore diventa irresistibile. Il Natale alle porte, poi, potrebbe essere il colpo di grazia per i propositi di massima austerità sintetica…

Di Enrico Cosimi

micro 1

Questa volta, lo avrete capito dall’intestazione di questo testo, parliamo dell’ultima entry nell’agone delle macchine “piccole”: il nuovo MicroBrute targato Arturia, che riprende le parti essenziali del precedente MiniBrute (macchina epocale nella sua impostazione timbrica e funzionale), le accoppia a due ottave di mini tastiera e butta il tutto sul mercato ad una cifra di poco superiore ai 300 euro.

A suo tempo, quando ci occupammo del MiniBrute, fu facile capire che la sua impostazione di voce era tale da risultare – senza compromessi – alternativa a tutte le altre apparecchiature normalmente disponibili nel panorama elettronico: più aggressivo del testosterone Moog, ancora più acido del suono KORG, imprevedibile nelle sue implicazioni di brutalizzazione e metallicizzazione, il “suono Brute” non accetta vie di mezzo… lo si odia perché non lo si riesce a gestire o lo si ama alla follia perché diventa l’arma più affilata nella produzione elettronica. Oggi, MiniBrute continua sulla stessa strada (metallicizzazione, brutalizzazione, filtro Steiner rivisitato, interazione tra le diverse sezioni poste sotto Clock control), ma offre una simpatica micro matrice di modulazione che può essere utilizzata – a colpi di mini jack – per alterare la circuitazione di base o per (attenzione…) mettere in piedi un complesso interfacciamento con qualsiasi apparecchiatura Euro Rack casualmente stazionante nei paraggi.

microBrute-06

Apriamo la scatola e…

…troviamo, oltre al sintetizzatore regolarmente sigillato in busta, il manuale d’utilizzo (in periodi come questo, avere ancora un manuale cartaceo sta diventando un lusso da non sottovalutare), la cartolina che invita alla registrazione del prodotto (conviene farlo, se non altro per essere aggiornati periodicamente), una busta con 10 fustelle pre stampate e 5 fustelle vergini su cui scrivere (possibilmente, con pennarelli cancellabili) le proprie regolazioni – in pratica, un ritorno all’antico patching analogico – l’alimentatore esterno con cavo “in stile Clavia” e i due mini jack ⅛” (lunghi una decina di centimetri) con cui portare i segnali generati da ENV e LFO ai punti previsti per la modulazione real time.

Manca il cavo USB necessario al collegamento del sintetizzatore con il Mac/PC, utile per gestire l’Editor freeware.

 

Caveat emptor

Occorre non dimenticare mai che stiamo parlando di una struttura analogica, con tutti i pregi (organicità del segnale) e difetti (imprevedibilità di funzionamento) che ciò comporta; tanto per parlar chiaro, una volta acceso, è necessario far raggiungere allo strumento una temperatura d’esercizio prima di tentare qualsiasi procedura d’accordatura o lanciarsi in esecuzioni al fulmicotone – il primo impatto sarà traumatico per la spaventosa non linearità nella risposta al keyboard tracking. Con il passare dei minuti, le cose andranno a posto da sole, ma occorre aver pazienza e non farsi prendere dal panico.

La stessa pazienza deve essere evocata qualora si voglia utilizzare il filtro Steiner come generatore di sinusoide: la regolazione di Keyboard Tracking (con escursione compresa tra 0 e 200 % garantisce una buona copertura di funzionamento, ma si limita a scalare il voltaggio disponibile… sarà molto difficile “accordare” la frequenza di taglio sul tracking 1V/Oct e sperare in un comportamento melodicamente lineare. Inutile dire che, per i ben noti meccanismi di frequency locking, quando nel filtro si immette anche il segnale dell’oscillatore vero e proprio, questo si “porterà appresso” l’intonazione della sinusoide generata a fini melodici.

Ancora: non illudetevi di poter memorizzare alcunché o di poter trasmettere MIDI CC semplicemente ruotando una manopola. La scheda componenti del MicroBrute lavora nel dominio analogico, processando tensioni elettriche in assenza di qualsiasi convertitore ADC con cui estrarre numeri corrispondenti alla rotazione o al settaggio dei controlli di pannello. Niente ADC, niente memorizzazione delle patches e niente MIDI CC in trasmissione. Punto e basta.

Se non siete disposti ad accettare questo tipo di compromessi, avete due possibilità: a) ricorrere a modelli analogici economicamente più impegnativi, b) passare alla rassicurante controllabilità-ripetibilità del virtual analog; nessuno vi biasimerà. Ma se, invece, avete il cuore forte, allacciate le cinture di sicurezza e slanciatevi nel vostro approccio full analog in totale assenza di rete di salvataggio.

Musicista avvisato…

 

schema

A quick one…

Cosa è stato tolto rispetto al MiniBrute? Cosa rimane nella struttura del Micro?

 

Percorso audio

L’apparecchio è rigorosamente monofonico, con un singolo oscillatore che produce simultaneamente onda dente di sega, quadra e triangolare (ciascuna forma d’onda, come vedremo in seguito, è dotata di trattamento timbrico addizionale); a questi segnali, si somma la generazione, per divisione di un sub oscillatore square wave dotato di interessante sbilanciamento sull’ottava bassa o sulla quinta superiore (la famigerata terza armonica tanto cara ai chitarristi death metal, e non solo…).

Schermata 12-2456628 alle 13.55.37

Quali sono i comportamenti applicati alle forme d’onda? E’ presto detto:

01 MB Saw Straight     02 MB Saw Ultra

  • la dente di sega può essere sottoposta a clonazione e triplicazione mediante Ultrasaw; in questo modo, il segnale di base dell’oscillatore è sottoposto a due comparazioni per soglie lentamente variabili che creano l’impressione di tre oscillatori saw non perfettamente accordati tra loro. Agendo sulla micro matrice di modulazione, si può automatizzare la velocità di sfalsamento attraverso LFO o Envelope Generator. Alternativamente, si può infilare qualcosa nella porta Saw di controllo.

 

03 MB Square straight     04 MB PWM

  • l’onda quadra può essere modulata nella sua simmetria per raggiungere tutti possibili rapporti di Pulse Width compresi nella grande famiglia delle onde impulsive. Anche in questo caso, il controllo è automatizzabile dall’esterno, per simulare – nella lenta modulazione – la presenza di due sorgenti sonore non perfettamente accordate tra loro.

 

05 MB Triangle straight     06 MB Triangle Metal

  • l’onda triangolare può essere clippata (con inversione) contro una soglia variabile che crea ripiegamenti e tonnellate di armoniche aggiuntive. Il sapore metallico e penetrante raggiungibile con il parametro è modulabile attraverso ingresso dedicato nella Mod Matrix.

 

07 MB Sub low oct     08 MB  Sub high fifth

  • il rinforzo della sub oscillazione può avvenire per bieca divisione di frequenza (il segnale dell’oscillatore /2 produce un’intonazione ad un’ottava di distanza); in aggiunta – comportamento negato al precedente MiniBrute – è possibile spostare la suboscillazione alla quinta superiore rispetto alla frequenza ufficiale; in questo modo, si rinforza la terza armonica, rendendo il suono molto aggressivo. Insieme alla possibilità di selezionare sinusoide o quadra per la suboscillazione, è sparito anche il coefficiente variabile di divisione /2 o /4 per lavorare una o due ottave “sotto”.

Sparita la generazione di rumore, è ancora possibile filtrare segnali esterni, regolandone il volume d’ingresso attraverso trimmer a scomparsa posizionato sul pannello posteriore. Un secondo trimmer a scomparsa permette di agire sul Fine Tuning dell’intero strumento.

Schermata 12-2456628 alle 13.55.48

Il segnale prodotto dall’oscillatore e/o dalla sorgente esterna raggiunge il filtro Steiner che offre i comportamenti Low, Band, High Pass (è sparito il quarto modo Band Reject che, sia detto senza ipocrisie, serviva veramente a poco…). Il filtro può andare in auto oscillazione, ha un comportamento peculiarmente poco lineare nei confronti di grandi carichi di Resonance (detto in maniera meno diplomatica: può diventare un’arma micidiale con cui bucare mixaggi, orecchie, tweeter, eccetera) e sfrutta, in concomitanza con il percorso di amplificazione, la retroazione di feedback suggestivamente denominata Brute Factor. Un pizzico di retroazione rinforza il contenuto armonico, con una sorta di super distorsione collegata al valore originale di filtraggio; se si esagera con la brutalizzazione, il suono diventa enorme, si perde la frequenza originale (è facile atterrare sull’ottava inferiore) e si raggiungono diaboliche condizioni timbriche.

A prescindere dalle eventuali modulazioni esterne, la frequenza di taglio è controllabile attraverso Envelope Amount bipolare e Keyboard Tracking compreso tra 0 e 200 %.

 

Schermata 12-2456628 alle 16.00.20

Percorso di modulazione

C’è un solo inviluppo ADSR, contro i due originalmente previsti nel disegno del MiniBrute; la configurazione è quella classica a quattro stadi, senza la selezione Slow/Fast dell’apparecchio precedente. La tensione di controllo elaborata nell’inviluppo è collegata direttamente alla frequenza di taglio del filtro; può essere usata per controllare l’amplificatore (quest’ultimo, in alternativa, può essere aperto con il Gate di tastiera); può essere prelevata dalla Mod Matrix e inviata alla gestione delle diverse destinazioni di modulazione.

Schermata 12-2456628 alle 15.38.48

L’oscillatore a bassa frequenza può lavorare con forme d’onda triangolare, dente di sega e quadra, è regolabile in velocità (c’è un LED di segnalazione) e in Amount. La velocità di modulazione può essere libera (cioè, esclusivamente gestita attraverso controlli di pannello), allineata con lo Step Sequencer (e, in questo caso, il controllo di Rate si impiega per suddividere o moltiplicare la densità dei cicli in rapporto agli step di sequenza), resettata attraverso il Gate di tastiera (ogni volta che si preme un tasto, il ciclo di modulazione riparte dall’inizio). Allo stato attuale, V 1.0.3.2., c’è un piccolo glitch che caratterizza la subordinazione al Sequencer Clock; sicuramente, sarà corretto nel prossimo futuro.

Attraverso selettore Mod Wheel, è possibile scalare l’ampiezza di modulazione LFO in base alla posizione fisica della rotella di modulazione; se questa rimane al minimo (tutta verso il musicista), non c’è modulazione; se viene spostata al massimo (tutta verso la plancia comandi), la modulazione raggiunge la massima ampiezza. Come è ovvio, il comando di Amount gestisce il valore di fondo scala raggiunto con la Mod Wheel al massimo o, se il selettore sopra evocato è un posizione Cutoff, permette di dosare direttamente l’uscita di controllo.

 

Stay Tuned.

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Comments (43)

  • Michele

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    Esimio,

    ho una domanda (mini)brute(ale) : può la macchina suddetta essere una buona palestra per iniziare il cammino sulla strada dell’analogico?
    Grazie per l’attenzione.

    Saluti!

    Michele

    Reply

  • Michele L

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    Ciao Enrico!

    Domanda: tecnicamente,come è realizzata la “trasposizione” della sub oscillazione fino alla terza armonica ? Sul manuale leggo di un phase-locked loop ; è così ? Perché non suona semplicemente come un normale spostamento di frequenza,mi sembra più una sorta di waveshaping,o sbaglio ?
    (Il meccanismo della classica suddivisione di frequenza mi è invece molto chiaro,era questo particolare che mi destava interesse).

    Grazie assai :)

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      è esattamente un PLL – phase locked loop; in pratica, forzano il circuito della suboscillazione a salire a multiplo di frequenza; prima processano /2 il segnale originale, per avere l’ottava sotto, poi arrivano a 3:2 per generare la quinta superiore (è solo uno dei possibili modi; potrebbero aver creato un crossfade tra segnale /1 e in rapporto di quinta attraverso PLL)… :-)

      Reply

  • Orlando

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    Salve…….Ottima recensione come sempre.
    E’ da un po di giorni che mi diverto col Micro……essi…..con quel sequencer mi diverte proprio.
    Ho provato a collegare i CV pitch e gate al Sub pHatty. Purtroppo il pitch che restituisce il Sub phatty non è quello esatto (non sono stato a calcolare quando in più o meno restituisca, ma lo posso fare senza problemi). Tempo fa leggevo di un problema simile usando l’Arp del Minibrute col Minitaur. Ne parlammo pure su FB qualche giorno fa….hai provato/proverai?

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      con i materiali analogici, è pressoché impossibile avere un corretto tracciamento a base di CV e Gate tra macchine diverse: quasi sempre, è necessario amplificare o scalare la tensione di tastiera per “centrare” con correttezza gli intervalli nella macchina che riceve

      purtroppo, è compreso nel prezzo dell’analogico :-)

      Reply

  • Sacha

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    Ciao, sai dove potrei reperire il cavo necessario per il collegamento usb? o che tipo di cavo è esattamnete che così riesco anche a trovarlo in negozio

    Reply

  • leonardo

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    Ciao Enrico,

    sono entrato da poco nel mondo dei synth e conosco veramente poco del suddetto mondo. quando dici che nn posso memorizzare le patches o niente adc o niente midi cc in trasmissione, cos’è che nn posso fare in pratica? per esempio, se volessi collegare tramite midi out la microbrute alla mia fast track pro e poi andare su ableton e utilizzare l’arturia come tastiera midi? si potrebbe fare?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Premesso che MicroBrute NON HA il MIDI Out, quindi non è possibile quel tipo di connessione, anche usando la porta USB di cui è dotata, la costruzione non prevede alcun tipo di trasmissione dati corrispondenti allo spostamento dei potenziometri sul pannello frontale.

      Di solito, quando si vuole dotare uno strumento di MIDI CC transmission, è necessario posizionare “dietro” ad ogni comando di pannello (sto semplificando molto) un convertitore ADC che traduce lo spostamento “elettrico” del comando (potenziometro, slider, eccetera) in un valore numerico corrispondente. A quel punto, quando – per dire – girando il pomello del Cutoff se ne produce il valore numerico corrispondente alla posizione fisica, con quel numero si può innescare la trasmissione dati verso l’esterno o – ancora meglio – prevedere la possibilità di memorizzare il valore all’interno di una “Patch Memory”.

      Ma se il costruttore, per comodità, per risparmio, per scelta filologica, decide di NON implementare i convertitori ADC, semplicemente NON C’E’ MODO di trasmettere alcunché all’esterno A PARTE le note che suoni sulla tastiera (Nota On/Off, con la Key Velocity, ma non con Aftertouch) e gli spostamenti di Bend e Modulation Wheel, per il resto… nisba. :-)

      Reply

  • gabriele

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    Buongiorno a tutti!
    Una domanda, è possibile collegare il microbrute con una DAW esterna attraverso la porta midi in?
    in soldoni, fargli suonare un pattern MIDI pre-costruito su ableton…
    grazie!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      certo! :-)

      tieni presente, però, che il microbrute NON trasmette MIDI CC relativi alle operazioni che fai sul suo pannello comandi; detto in maniera più civile, quando apri o chiudi il suo filtro, non puoi “automatizzarlo dentro ableton” 😉

      Reply

      • gabriele

        |

        A risposta tempestiva, altra domanda repentina 😉 , quindi gli unici dati midi che può ricevere sono quelli relativi alla tastiera, velocity dei tasti e quant’altro giusto?
        in secondo luogo, è possibile “cambiare l’accordatura” del microbrute settando come frequenza di riferimento del LA non i 440 Hz ma i 436 Hz?
        Mille Grazie!

        Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    si si, sul pannello posteriore ci sono due trimmer “a scomparsa” che servono al master tune e alla regolazione di gain per l’external input…

    Reply

  • Magnus Pater

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    Ciao Enrico
    vorrei un tuo spassionato parere sul MiniMax ASB (me ne hanno proposto uno a 400 €) e sul suo utilizzo per la sperimentazione elettronica e Drone Music. Posseggo già un MicroBrute ed BeatStep
    Ti ringrazio

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il minimax asb è un bel virtual analog prodotto diversi anni addietro da Creamware: non penso sia più supportato, inoltre il suo editor lavora SOLO su PC e, senza editor, non accedi a diversi parametri molto importanti del suo funzionamento. Il prezzo indicato non è particolarmente vantaggioso – diciamo che possiede un minimo di margine per il venditore… ma, insomma, stiamo da quelle parti – come impiego per la drone, mi lascia perplesso, in quanto il Minimoog D cui si riferisce è più un sint “tradizionale” per i fraseggi. Come minimo, dovrai trovare il modo di tenere sempre agganciati gli inviluppi e lavorare con le note lunghe (nastro adesivo sul tasto?)…

      Reply

      • Attilio De Simone

        |

        Confermo quanto scritto dal maestro. In passato sono stato molto vicino alla Creamware, confermo la bontà di base dei prodotti, per vari versi la Creamware ha tracciato delle linee guida in ambito hardware e software che ancora oggi sono dei punti di riferimento. Di contro però la Creamware non è riuscita a stabilizzarsi come azienda ed è caduta e risorta più volte (adesso la Ferrofish sta riproponendo vari prodotti con tecnologia Creamware). I prodotti Creamware raccontano la storia del produttore: ottimo sound, idee interessanti, ma scarso supporto, mancanza di aggiornamenti, spesso hardware non operativo al 100% o sottoutilizzato (come nel caso del noah), hardware che viene riconosciuto spesso solo da vecchi SO Windows. Inoltre se prendi un Creamware devi sperare che non abbia mai problemi di hardware altrimenti hai bruciato soldi, soprattutto le memorie non sono di altissima qualità e ormai sono quasi introvabili sul mercato. Considera che a 400 puoi prendere un piccolo analogico e se arrivi a 5-600 € puoi trovare qualche Moog Slim Phatty, che ti garantisce la sonorità Moog.

        Reply

  • Magnus Pater

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    Grazie delle risposte.
    Meglio quindi indirizzarsi verso ad esempio un Doepfer A100 BS2 per la drone music (si può interfaccia con Ableton o Logic Pro?)

    Reply

  • lorenzo

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    mettiamo che io abbia sotto mano un sub phatty collegato al sequencer di beatstep, un volca beats e un microbrute. quale sarebbe il sistema più semplice per sincronizzare e far avanzare insieme la seq del sub phatty, lo step interno del microbrute e la sequenza del volca? cioè chi comanda chi tramite cosa? :-)
    grazie dell’eventuale risposta e auguri a tutti per un analogico 2015!

    Reply

    • Enrico Cosimi

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      Contro domandina: ma il sequencer del MicroBrute risponde al MIDI Clock? Questa è una cosa da controllare sul manuale utente, o quantomeno da verificare con una prova diretta…

      Comunque, supponiamo – facciamo astrazione – che ANCHE il MicroBrute risponda al MIDI Clock; sappiamo che:

      a) il Sub Phatty viene suonato dalla sequenza del Beatstep, che può ricevere MIDI Clock SOLO attraverso la sua porta USB (quindi, nei paraggi, dovrà esserci un computer acceso con una bella DAW attiva…);
      b) La Volca Beats riceve SOLO il Clock MIDI e può funzionare solo come macchina sincronizzata.

      Una soluzione potrebbe essere:

      a) prelevo il MIDI Clock dalla DAW che ho aperta sul computer (ovviamente, ci saranno ritardi e latenze molto ampie tra il computer e tutto il resto dell’armamentario collegato USB/MIDI al computer stesso… non c’è niente da fare e occorrerà, in seconda battuta, riallineare manualmente l’audio catturato riportandolo in sincrono col MIDI generato);
      b) mando il MIDI Clock, tramite cavo USB, al BeatStep Arturia; l’uscita MIDI del BeatStep è collegata al Sub Phatty, che esegue la sequenza [controllare il ritardo accumulato finora, potrebbe già essere molto avvertibile…];
      c) tramite una thru box, AL LIMITE usando la porta out/thru del Moog (ma sarebbe meglio una scatolina esterna), si manda copia del MIDI Clock prodotto dalla DAW anche all’ingresso MIDI della Volca Beats; anche in questo caso, potrebbe esserci del ritardo accumulato;
      d) una terza copia del MIDI Clock viene sparata anche all’ingresso del MicroBrute, per far avanzare il sequencer interno.

      Per tagliare la testa al toro, togliendo molto romanticismo alla cosa, io direi di programmare DIRETTAMENTE DENTRO LE TRACCE MIDI della DAW le note/pattern che devono essere suonate dalla Volca Beats e dalla Arturia MicroBrute; in questo modo, oltre a garantirsi un migliore allineamento, non rimane che da combattere con il BeatStep che manda – sotto Clock esterno – la sua sequenza al Moog Sub Phatty…

      Tra l’altro, in questo modo, mandando note semplici e non clock, siamo sicuri di far funzionare a dovere il Micro Brute QUALE CHE SIA il tipo di clock richiesto per il suo sequencer di bordo – ah, non dimenticarti di controllare sul manuale e sull’editor esterno!!!

      Reply

      • frabb

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        ciao enrico, io sinceramente non sono riuscito in nessun modo a far vedere il midiclock all’arturia microbrute. Sinceramente ho provato solo con un sequencer software e con quello interno del mininova, che anche se non è un sequencer vero e proprio ma un arpeggiatore, dice (dice) di mandare midiclock in midiout. L’arturia risponde nella misura in cui avanzo di uno step dal seq esterno->avanzo di uno step nel seq interno del microbrute, ma non si riesce (o non riesco io) a fare in mod che il synth “veda” il bpm esterno e sincronizzi il rate del suo seq con il clock esterno (per fare in modo per esempio di farlo avanzare a step di 3/4 o simili). Una cosa che sono riuscito a fare è fare in modo che il gate resetti ogni volta la sequenza e la faccia partire a una velocità indipendente dal bpm esterno: in questo modo si possono creare dei beat che restano rinchiusi tra uno step e l’altro del sequencer esterno e sincronizzando l’lfo del sintetizzatore sullo step del sequencer si ottengono risultati interessanti. Ma non sono riuscito a trovare sistemi di sincronizzazione più avanzati di questo. Ciao!

        Reply

        • lorenzo

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          grazie 1000 Enrico per la risposta veloce e precisa!!!!
          sto ancora allestendo il mio set-up, e mentre il sub phatty e il beatstep li possiedo già, il microbrute volevo acquistarlo per accoppiare i 2 sequencer… ma forse il discorso è un pò troppo complesso per un neofita come me :-)
          credo che opterò invece per l’acquisto di un semimodulare tipo dark energy o microzwerg da far pilotare al beatstep tramite cv/gate. il midi del beatstep darà il clock al volca beats, mentre il sub phatty… lo suonerò a mano!!!! (un pò più semplice ;-)) Ciao a tutti!

          Reply

        • Bruno DC

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          Ciao frabb, io riesco senza problemi a sincronizzare il tempo del sequencer interno del Microbrute, per esempio con questa configurazione:
          Microbrute: Sync settato in “auto” tramite il “Microbrute connection”
          DAW (Ableton 8):
          nelle preferenze MIDI:
          la porta output “Microbrute” settata con Traccia e Sync su SI,
          con Ableton in Play, il sequencer del Microbrute si aggancia al sync di Ableton.
          Ciao !

          Reply

          • frabb

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            ok grazie 1000…. su windows non ho ancora provato, di norma utilizzo linux per tutto, ma se non ricordo male ableton settato in quel modo sta a significare che mandi il suo clock midi al bruto e basta, più o meno come faccio io con altri sequencer: il bruto si sincronizza alla daw nel senso che prende play/stop e avanza a tempo col bpm, ma da qua in poi il knob “rate” del synth diventa sostanzialmente inutile…. io speravo di riuscire a fare in modo, per esempio, di usarlo per passare a step diversi che quelli sul beat (che ne so 3/4, 2/4 etc) semplicemente muovendo il knob “rate” una volta agganciato il sync. Per come sono riuscito ora invece, una volta partito il sequencer muovendo il knob non cambia assolutamente niente. Tu riesci a fare quanto ho descritto con ableton? Fammi sapere, grazie 1000, ciao!

            Reply

          • Bruno DC

            |

            Si frabb, è come dici tu, dal momento che Ableton diventa il master sync, il MB si sincronizza al tempo della DAW ed il knob del MB non influenza in alcun modo ne il tempo ne gli step…..
            Ciao

            Reply

          • frabb

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            Torno dopo un po’ ad aggiornare il 3d: ho fatto svariate prove e alla fine è come dicevo io, una volta sincronizzato il microbrute al clock midi esterno, si può variare la “velocità” del sequencer interno del bruto ma sembre restando ancorati al clock del masterclock midi (in pratica si va a modificare il numero di beat-per-misura sempre coerentemente col bpm). Questo, unito alla possibilità di sincronizzare l’LFO del synth con il clock del sequencer, apre la strada a molteplici utilizzi “ritmici” di questa macchinetta che per esperimento ho trasformato in una drum machine “tardi anni 90” (per riprodurre quelle sonorità tipiche della scena break’n’beat inglese dell’epoca, mi vengono in mente i Prodigy e i Chemical Brothers su tutti). Utilizzando una banale drum machine software (io uso Hydrogen sotto linux, che non ha molte pretese e si trova anche per win, ed è completamente gratis nonchè sviluppato da ragazzi italiani) in sincro col clockmaster, invio il segnale audio del loop di batteria al bruto, dopodichè creo tramite sequencer del bruto una “maschera” ritmica che andrà ad incastrarsi con il loop di batteria, facendo passare il segnale quando l’amplificatore del synth è aperto (note-on) e facendolo transitare nella sezione di filtraggio e inviluppo. Giocando con il (bellissimo imho) filtro dell’arturia microbrute ci si può divertire parecchio e tirare fuori tante ritmiche/groove/sonorità diverse… e si può fare lo stesso usando dei banalissimi loop di batteria preregistrati in mp3, basta essere sicuri dei bpm a cui vanno (oppure no, si ottengono effetti particolari anche giocando con multipli o sfasamenti ciclici etc etc)….
            Insomma a me serviva per questo scopo e la macchina lo svolge egregiamente, colorando il suono con il suo filtro analogico e – ma qui lascio spazio all’immaginazione – distorcendolo in modo pesante quando si inizia a smanettare con inviluppo, feedback del filtro etc etc….
            Se serve posso anche preaparare un piccolo tutorial per questo uso un po’ “alternativo” del synth di Arturia.
            Nota: ho provato a fare lo stesso con il doepfer ma ci sono svariati problemi di sync (nn si può sincronizzare l’LFO del DE2 con il clock esterno, o io nn ci sono riuscito) e soprattutto la “voce” che risulta alla fine del processo è meno “acida” e “tossica” di come viene fuori dal minibrute, che sembra proprio a suo agio in mezzo a “Music for jilted generation” e compagnia bella :)
            Ciao a tutti e buona serata

            Reply

          • frabb

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            NOTA: quando dico “tirare fuori tante ritmiche/groove/sonorità diverse” intendo sempre utilizzando lo STESSO groove di batteria. In pratica la drum machine diventa la sorgente sonora da modulare con il synth, si possono ottenere svariate soluzioni ritmiche (anche non banali) anche mandando al bruto un semplicissimo groove cassa-rullante-charleston. Oppure si potrebbe pensare di migliorare una qualche canzone di Celine Dion sfregiandola dall’inizio alla fine col filtro bp e il feedback a manetta :)

            Reply

          • Bruno DC

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            ….”Oppure si potrebbe pensare di migliorare una qualche canzone di Celine Dion sfregiandola dall’inizio alla fine col filtro bp e il feedback a manetta”…… ah ah !! :-) ottima idea !!
            Molto interessante questo utilizzo, in pratica usi il filtro del bruto per processare, in modo ritmico, un segnale esterno… quindi se non ho capito male metti il bruto in sync con la DAW, imposti la divisione del clock del sequencer interno col software “Connection” e, inserendo le note nel sequencer interno in modo opportuno, crei delle sequenze ritmiche articolate ! e poi usi volendo l’LFO in sync…. quindi sull’uscita audio del bruto ti ritrovi il segnale che gli hai buttato dentro (nel tuo caso un loop di batteria) processato ritmicamente (sempre in sync con la DAW)…. assolutamente da provare…. sembra molto divertente 😉

            Reply

          • frabb

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            ho la fortuna di poter provare anche con loop ritmici di voce umana presi sul momento (detto in modo meno odioso: mia moglie è una cantante) e si possono ottenere molti buoni effetti con questo sistema. Una ulteriore prova che ho effettuato è stata processare un groove di chitarra in stile funky (con una prevalenza ritmica enfatizzata da un pedale per il whawha o dei palm-mute sulle corde basse): in questo caso si tratta non tanto di smanettare sul synth per creare delle varianze sonore quanto di “suonarci assieme” prevedendo i cambiamenti e le modulazioni che entraranno nel groove (dettate sempre dal seq interno). Dopo un po’ di esercizio (parlo da chitarrista) si riesce a trovare il modo di usare il bruto come effetto “brutale” anche per un eventuale solo guitarristico. Sarebbe bello poter provare tutto questo con un pedale d’espressione ma al momento non ne ho uno sottomano.
            Ciao!

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          • frabb

            |

            ovviamente ho dimenticato una cosa importante: se a tutto questo unisci la voce del bruto aprendo i vari knob di onda quadra, saw etc… e imposti una linea di sequencer con note e pause puoi anche buttarci dentro una specie di “bass-line” che sarà sempre modulata assieme al segnale in ingresso… giocando un po’ si ottengono facilmente effetti classici come questo:
            http://youtu.be/-ZPDaz8f214?list=PL9dThdR6I6dOfcBzb2b76c5l1NCR0JWoQ

            (parlo della primissima parte ci siamo capiti)
            ciao!

            Reply

          • frabb

            |

            ho inviato una mail alla redazione, il tutorial è pronto e il video dimostrativo in caricamento su youtube…. dove posso inviare il materiale? Grazie 1000

            Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    ma dove stai entrando? non è che l’ingresso usato ha una sensibilità “microfonica”?

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    regola il volume, c’è un trimmer sul pannello posteriore

    Reply

  • Davide

    |

    Ciao,

    mi sono fatto regalare la microbrute. Sono in un misto di eccitazione e perplessità.
    E’ per me incontrollabile.
    Attualmente attendo molto di più ruotando a caso le manopole ma in questa maniera sono totalmente cieco e senza un minimo di comprensione di quello che sto facendo.

    ultima cosa, ho provato a utilizzare il sequence e ahimè non riesco a creare una sequenza che mi soddisfi, non riesco a trasferire la “partitura” attraverso il tap…

    Sarei grato a Enrico se riuscisse a darmi delle info guida per permettermi di iniziare ad utilizzare questa magica e selvaggia scatola nera.

    Ovviamente, Buon Natale a tutti!
    Ciao
    Davide

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      ti conviene, su questo sito, cercare tutti gli articoli che parlano di “synth tutorial”, “synth programming” e “sound design” – puoi usare lo strumento “cerca” nella parte destra della schermata. Di suo, il Microbrute è molto potente, ma non può essere affrontato avanzando “a caso”… intanto, scaricati il manuale e con la santa pazienza (è natale e siamo tutti più buoni) leggilo tenendo lo strumento a portata di mano 😉

      Reply

  • Diego

    |

    Salve io ho una Rme fireface uc , da poco ho comprato una microbrute e sto riscontrando diversi problemi nella configurazione . Inizialmente pensavo fosse un problema di (external instrument) su ableton ma poi ho scoperto che a monte potrebbe esistere un altro problema , ovvero che la mia Rme uc non riconosca la microbrute probabilmente perchè mancano delle assegnazioni negli ingressi del totalmix fx il “mixer virtuale” della Rme
    In attesa di una manna dal cielo !

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      non ho capito: che tipo di problemi di configurazione? la rme non riceve il segnale audio del microbrute? (cioè, non si sente niente…), oppure non gestisce il collegamento midi?
      nel secondo caso, occorre verificare che il canale di trasmissione/ricezione dello strumento sia lo stesso della traccia midi aperta nella daw (a proposito, quale daw?).

      il canale midi del microbrute si cambia lavorando con il programma gratuito MIDI Control Center di Arturia.

      Reply

  • manuele cavani

    |

    Salve Enrico,
    mio figlio di 14 anni,sa suonare il pianoforte ma ultimamente lo vedo molto piu’ curioso verso la scoperta di nuove sonorita’.Ultimamente mi ha chiesto come regalo un synth monofonico analogico.Quale gli consigli per potersi incamminare in questa nuova avventura?Puo’ andare bene il microbrute dell’Arturia oppure il monologue della Korg?Mi piacerebbe qualcosa che non sia un giocattolo e che possa apassionare,magari con un qualche libro sulla sintesi musicale di base.
    Un saluto e grazie mille.

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      Caro Manuele,
      mi scuso per il ritardo nella risposta…
      Io mi indirizzerei verso un sistema più completo del Microbrute, che costa pochissimo, ma è già “impostato” con decise scelte costruttive; da questo punto di vista, un classico Monologue Korg può essere il giusto compromesso tra semplicità e “tradizione” nei comportamenti.
      in bocca al lupo!!!

      Reply

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