Animoog per iPad in dettaglio – prima parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Software

Presentare Animoog per iPad è come annunciare Michael Phelps per una finale sui cento misti, o Usain Bolt che irrompe nello stadio tra le urla degli spettatori e si va a piazzare sulla linea di partenza. Il celebre sintetizzatore software di omonima e altrettanto celebre casa produttrice (senza ANI) non ha di certo bisogno di presentazioni, ragion per cui obiettivo di questo articolo è più che altro quello di guidarvi nei meandri di questa meravigliosa app alla scoperta delle sue potenzialità.

Di Antonio Antetomaso

FIGURA1

La missione è quella di farvi innamorare di questo sintetizzatore e, parola mia, ce la metterò tutta anche perché senza nulla togliere agli altri soft synth per i dispositivi di casa Cupertino, Animoog rappresenta a mio avviso un must tra le app da avere se intendete fare musica (elettronica) toccando lo schermo di un tablet!

Per fare in modo che Cupido centri in pieno il suo bersaglio procederemo “lento pede” attraverso i seguenti argomenti, non rigorosamente in ordine:

  1. L’interfaccia utente
  2. Le sorgenti sonore
  3. Le sorgenti di modulazione
  4. Le sorgenti di controllo
  5. Orbit e Path
  6. La (ricca) matrice di modulazione
  7. La sezione di filtraggio
  8. La sezione effetti

Concluderemo il nostro giretto con un piccolo giudizio circa i punti di forza e quelli potenzialmente oggetto di miglioramento. Per i fedelissimi che avranno “lo stomaco” di arrivare alla fine, un piccolo omaggio della casa.

Ready, set, GO!

Iniziamo dal classificare la tipologia di sintetizzatore: e che ci vuole? È di casa Moog, che vuoi che sia? Sarà sicuramente un virtual analog!! SBAGLIATOOOOO!! Le parole da tenere in considerazione sono due: sintesi anisotropica.

Anche se il nome sembra evocare una sorta di patologia, esso in realtà indica una tecnica di sintesi che può essere considerata una sorta di evoluzione della sintesi per Wavetable, offrente la possibilità di spazzolarsi la forme d’onda caricate in lista in molte più modalità e soprattutto spostandosi in uno spazio a due dimensioni. Per farvela breve, possiamo considerarla come una tecnica di sintesi basata sulla animazione di alcune forme d’onda caricate all’interno di una griglia bidimensionale. Se a ciò aggiungiamo che si passa dalle forme d’onda classiche della sintesi analogica o virtual analog a forme d’onda complesse che possono essere assimilabili a delle vere e proprie Wavetable, vi renderete facilmente conto della potenza espressiva che viene offerta da questo giocattolino!

Per capire come si concretizza questo tipo di sintesi all’interno di Animoog diamo un’occhiata alla schermata principale del synth, la griglia delle forme d’onda. Eccola qui.

FIGURA2

Come si nota, trattasi di un piano X/Y diviso in otto sezioni orizzontali, dall’alto verso il basso. In ciascuna sezione viene caricata una forma d’onda di base selezionandola da una lista assai nutrita e tra l’altro ampiamente espandibile. Come dicevo poc’anzi si passa dalle forme d’onda classiche della sintesi analogica (dente di sega, rampa, quadra, impulsiva, triangolare e sinusoidale) a forme d’onda complesse che possono essere assimilate a vere e proprie wavetables in miniatura. Ciascuna di queste forme d’onda “esotiche” è costituita da un insieme di quattro o cinque variazioni che possono essere udite semplicemente spostandosi lungo l’asse X. Provate a caricare “SawMurf” o “SawtoSquare” in una delle otto sezioni orizzontali e a trascinare il ditino da sinistra verso destra lungo la sezione incriminata per apprezzare come evolve la forma d’onda.

FIGURA3

Se avete capito quanto esposto, avete inteso come funziona la sintesi anisotropica di Animoog: dovrebbe infatti balenarvi davanti agli occhi che significa animare una configurazione siffatta di forme d’onda. Vediamo, se mi sposto dall’alto verso il basso e viceversa, di fatto il timbro riprodotto evolve da una forma d’onda ad un’altra. Uhm, se invece mi sposto da sinistra verso destra e viceversa ascolto le variazioni di una forma d’onda in particolare. GULP! E che succede se creo una traiettoria durante la mia esecuzione? E che succede se tale traiettoria la rendo ciclica? E se ne modulo i parametri (es. la velocità di spostamento) con un inviluppo o un’LFO?

BINGO! Avete centrato in pieno le potenzialità offerte: possiamo creare delle sonorità che difficilmente si possono riprodurre con un altro synth di mercato non anisotropico. Naturalmente freniamo con gli entusiasmi: ricordiamoci che lo scopo di programmare una timbrica è quello di ottenere un risultato che quasi mai prescinde dal contesto di utilizzo della timbrica stessa. In altre parole, se creiamo un suono eccessivamente complesso ma che trova poco campo di utilizzo, ce lo diamo sui denti, vi torna?

FIGURA4

Torniamo a noi e spostiamoci maggiormente nel concreto continuando ad analizzare l’interfaccia di Animoog. Abbiamo identificato la sezione principale, quella di controllo delle forme d’onda che compongono la nostra timbrica. Mediante tale sezione è possibile anche intervenire sulle ricche possibilità di modulazione offerte, registrare le nostre esecuzioni e gestire i preset. Prima però di esaminare queste sotto sezioni ritengo più opportuno presentarvi i controlli offerti nelle due sezioni verticali di destra.

In particolare, la prima sezione è, se vogliamo, quella più critica perché di fatto completa il sofisticato meccanismo di generazione timbrica di Animoog, offrendo appunto un ricco filtro multimodale e due strumenti che non sono proprio di comune utilizzo e che consentono di realizzare le famose traiettorie tra le forme d’onda di cui sopra: Orbit e Path.

 

FIGURA5

IL FILTRO

Diciamo la peculiarità più “normale” di Animoog: un ricco filtro multimodo risonante con possibilità di regolazione del Drive (livello del segnale in ingresso al filtro, con possibilità di saturazione) e di incidenza dell’inviluppo. Tre le modalità offerte: passa basso, passa banda, passa alto, il tutto con Slope di 24 DB per ottava. Il calore, manco a dirlo, è quello dei filtri Moog senza ombra di dubbio.

 

FIGURA6

L’ORBIT

Mediante l’Orbit è possibile creare delle traiettorie cicliche tra le forme d’onda caricate, tra le variazioni di una particolare forma d’onda o entrambe le possibilità. Basta regolare la quantità di spostamento lungo l’asse X a partire dal punto di inizio riproduzione sul piano, quella lungo l’asse Y e regolare il Rate. In base alle quantità di spostamento lungo l’asse X e lungo l’asse Y avremo traiettorie cicliche di forma ellittica con l’ellisse più o meno “secca” e alta o più o meno “cicciotta” e bassa. Non è meraviglioso? Ovviamente lungi da voi il pensare che i parametri dell’Orbit non possano essere modulati ehehehehe.

 

FIGURA7

IL PATH

Perché dovrei fermarmi a delle ellissi? Beh, diciamo che se lo sono chiesto anche i programmatori della Moog, ragion per cui è stato fornito questo modulo che consente di definire, disegnandole mediante touch, delle vere e proprie traiettorie tra forme d’onda, traiettorie che possono essere eseguite one shot, avanti e indietro o in modalità loop. Da urlo ragazzi, veramente da urlo, specie se pensate che anche il Path si può modulare e, cosa più importante, combinare con l’Orbit.

Impressionati? Non lo siete abbastanza…pazientate la seconda puntata in cui parleremo di inviluppi, LFO, matrice di modulazione, effetti, recorder e superfici di controllo.

Stay tuned!!

 

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Comments (8)

  • astrolabio

    |

    Complimenti per l’articolo e…. una domanda:
    il processo di sintesi ha analogie con Cube Synth diVirSyn?

    Reply

  • Antonio Antetomaso

    |

    Ciao, grazie degli apprezzamenti. Dunque, mi risulta che CubeSynth sia un sintetizzatore additivo con capacità di morphing simili ad Animoog. I due sono accomunati dalla possibilità di disegnare traiettorie, ma la tecnica di sintesi alla base è diversa.
    A presto.

    Reply

    • Antonio Antetomaso

      |

      E inoltre CubeSynth ti offre la possibilità di fare morphing solo tra 4 sonorità, mentre in Animoog sono 8 e ogni forma d’onda può essere essa stessa una Wavetable. Ho CubeSynth da poco e non l’ho ancora usato approfonditamente. Mi riservo di entrare nel dettaglio e, magari, di scrivere, se possibile, un articoletto ASAP.

      Reply

  • cactusound

    |

    Ottimo lo devo provare!
    Forse l’esempio storico più vicino a quanto detto è rappresentato dalla serie che va dal Prophet VS al Korg Wavestation EX. La chiamavano sintesi vettoriale, ma mi pare molto in linea con questo iSynth.

    Reply

    • Antonio Antetomaso

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      Si, in realtà nell’articolo ho commesso una piccola imprecisione. Più che della sintesi per Wavetable, penso che l’anisotropica sia una generalizzazione ed estensione proprio della sintesi vettoriale. Provalo, non ne rimarrai deluso. E’ una certezza.
      A presto.

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  • luca

    |

    Ciao,
    molto interessante, grazie!
    sai che differenza ci sia, a parte il prezzo, tra versione per iphone (che gira benissimo su ipad) e quella per ipad dedicata?

    Reply

  • Antonio Antetomaso

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    Anche io credo che le differenze siano soltanto nell’impostazione dell’interfaccia grafica. Sul sito non c’è un “head to head comparison”, per cui non c’è ragione di credere che le due versioni siano differenti dal punto di vista delle possibilità timbriche.

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