Ableton Sampler: percorso di avvicinamento – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Software, Tutorial

Ad una serie di gradini sopra Simpler, il campionatore Sampler fornisce le prestazioni di gestione, mappatura, modifica non strutturale e trattamento creativo sui segmenti di audio digitale precedentemente acquisiti dal musicista. Manca la parte di editing/normalizzazione/troncamento distruttivo, ma le operazioni più complesse possono essere demandate ad un programma terze parti o ottenute attraverso le normali procedure di variazioni quantitativo/qualitativa applicabili alle tracce audio.

Di Enrico Cosimi

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Il problema più grosso, ora come negli Anni 80, è suddividere la complessità di un campionatore nei diversi momenti di gestione dell’audio digitale:

  • acquisizione, per registrazione diretta o per caricamento di file aif/wav precedentemente realizzati;
  • mappatura e disposizione dei campioni (o della singola registrazione) sulla tastiera MIDI generica, decidendo il posizionamento delle diverse Key Root e le singole estensioni assegnate;
  • configurazione (una volta, si sarebbe detto editing dei parametri digitali) relativi al sample start/end, al sustain loop start/lenght/end e al release loop start/length/end;
  • gestione dei parametri analogici, relativi a filtri, modulazioni, trattamenti con inviluppi, eccetera.

Perché il multisampling?

Premesso che, come sempre nella musica elettronica, nulla è obbligatorio e – anche sbagliando – si può atterrare su qualche risultato interessante; quando si acquisisce un segnale audio e lo si cattura in campionamento, se ne fotografa intonazione, durata e contenuto armonico. Suonando il campioamento alla velocità nominale, cioè eseguendolo alla stessa velocità con cui è stato registrato, il file audio riprodurrà un comportamento timbrico coerente con l’originale di partenza; suonando il campionamento a velocità dimezzata – ad esempio, definendone l’intonazione un’ottava sotto, si otterrà intonazione dimezzata e durata raddoppiata; ma, cosa ancora più drammatica per la veridicità del comportamento, si dilateranno i posizionamenti delle formanti e delle armoniche interne al suono, rendendolo artefatto e del tutto inutilizzabile al fine della veridicità originale. Ovvio che, se vi interessa produrre messaggi satanici, voci degli orchi Fasolt e Fafner, siete sulla strada giusta; ma, per tutto il resto potreste avere dei problemi in produzione.

Per evitare l’eccessivo snaturamento del campione, diventa necessario limitare la sua escursione in termini di key range, cioè occorre realizzare più riprese fotografiche dello stesso strumento avendo cura di scegliere note originali non troppo distanti tra loro.

In questo modo, sarà possibile mappare con sufficiente densità i campionamenti e ottenere, in Sampler come in qualsiasi altro campionatore tradizionale una resa sufficientemente omogenea e veritiera.

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Per tradizione, la mappatura su tastiera di un campione consiste nel definirne:

  • key root: la nota chiave, di partenza, che corrisponde al tasto MIDI su cui si appoggerà il campionamento letto alla velocità/intonazione originale; salvo rari casi di utilizzo ritmico, se avete campionato una nota DO di pianoforte, molto probabilmente, la mapperete su key root Do all’ottava desiderata – a meno che non vogliate fare uno scherzo assai brutto a chi poi deve usare le vostre mappature;
  • low key/low limit: il limite più basso della sezione di tastiera assegnata al singolo campione; potrebbe essere creativamente quattro ottave sotto alla root key, oppure – più realisticamente – una terza o una quinta sotto, tanto per rispettare un minimo di coerenza timbrica;
  • high key/high limit: il limite più acuto della sezione di tastiera assegnata al singolo campione; di solito, un lettore di campioni è più forgiving quando si scende che quando si sale; per questo motivo, se si può anche esagerare con i low key, è meglio non essere troppo larghi con i margini acuti… altrimenti, l’irrealtà timbrica è assicurata.

Una classica mappatura Anni 80 prevedeva il campionamento per quinte, definendo in questo le posizioni da realizzare per coprire le cinque ottave canoniche comprese tra C1 e C6:

  1. sample # 1: low C1, root Eb1, high G1
  2. sample #2: low Ab1, root C2, high Eb2
  3. sample #3: low E2, root Ab2, high B2
  4. sample #4: low C3, root Eb3, high G3
  5. sample #5: low Ab3, root C4, high Eb4
  6. sample #6: low E4, root Ab4, high B4
  7. sample #7: low C5, root Eb5, high G5
  8. sample #8: low Ab5, root C6, high C6

 

Come è facile immaginare, strumenti complessi come il piano a coda (o il saxofono) possono/debbono essere campionati nota per nota, al fine di minimizzare gli effetti negativi della trasposizione di sample.

 

Realisticamente, è altrettanto facile immaginare che voler perdere ore per campionare un pianoforte a coda – o un sax – in un periodo che, letteralmente, pullula di sound library a buon mercato, equivale a voler inseguire un’oca, spennarla, lavare una penna con soda e sabbia, lasciarla asciugare al sole, sagomarne la punta con una lama affilata, spaccarne accuratamente la punta in due, preparare un impasto di noce di galla, vino e ossido di ferro, intingere la punta della penna d’oca nell’inchiostro così realizzato e, finalmente, scrivere un’idea compositiva.

E’ solo una questione di scelta.

 

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Navigare dentro Sampler

Il funzionamento di Sampler è organizzato in diverse tab/pagine raggiungibili direttamente dalla schermata principale del programma:

  • Zone; per organizzare la mappatura orizzontale (cioè per estensione di tastiera) e verticale (per livelli dinamici) dei diversi campionamenti;
  • Sample; accesso ai parametri d’intonazione, sample start/end, sustain loop e release loop;
  • Pitch/Osc; per accedere all’oscillatore modulante nei regimi di FM e AM e al Pitch Envelope con cui alterare la velocità di lettura/intonazione del campionamento;
  • Filter/Global; accesso al filtro, al distorsore/shaper, agli inviluppi di filtraggio e articolazione d’ampiezza;
  • Modulation; tre LFO dedicati a precise linee di modulazione o configurabili su destinazioni lasciate a discrezione del musicista;
  • MIDI; quadro incroci per assegnare sette possibili sorgenti su due destinazioni ciascuna, attraverso indici di modulazione indipendenti.

 

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Mappatura

I campionamenti possono essere disposti in senso orizzontale, realizzando le mappature di tastiera previste agendo sul tasto Key e lavorando con l’eventuale lista di segmenti audio eventualmente caricati. La grafica assegna ciascun sample a una riga, con riscontro verticale sul piano roll e comportamenti play on/off (il piccolo amplificatore) e solo eseguibili; l’estensione assegnata è visualizzata da segmenti longitudinali verdi, con una piccola R che indica la root key: il suo valore è regolabile nella finestra Sample dello strumento.

Una serie di comandi contestuali permette di facilitare le operazioni di mappatura, distribuzione e organizzazione dei multisample nei confronti delle 128 note previste dal MIDI. Ad esempio, si può lasciar fare a Sampler per distribuire equamente i campioni attorno alle rispettive root key, o si possono selezionare i campioni in modalità ascendente/discendente, rispettando i valori di velocity, eccetera.

La mappatura verticale (intesa in senso di corsa del tasto, non nell’organizzazione grafica, che rimane comunque stesa da sinistra verso destra) permette di assegnare diversi campioni a precise finestre di key velocity; in questo modo, si può avere un campione eseguito solo quando la nota rientra nella key vel compresa tra 00 e 64, per poi passare ad un secondo campione (con suono più energico) quando la key vel supera i 65 e raggiunge i 127.

 

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Sample Tab – gestione grafica del campionamento

La Sample Tab visualizza in formato grafico il campionamento e permette diverse decisioni sulla sua gestione:

  • lettura al dritto o al rovescio del campionamento, attraverso Reverse On/Off;
  • configurazione/riconfigurazione della Root Key (il punto di lettura non trasposta agganciato ad una precisa nota MIDI), del Detune, del Key Follow applicato al temperamento equabile (0-200%… indispensabile per creare micro o macro intervalli), Panpot e Volume;
  • impostazione dei punti di inizio e fine lettura; i parametri Sample Start e Sample End permettono di isolare, all’interno di un file audio particolarmente lungo il singolo spezzone che interessa l’ascoltatore; attraverso comando Link, si può automatizzare il posizionamento dei Sustain Loop Start ed End facendoli coincidere con i punti di selezione precedentemente decisi per l’ascolto; in questo modo, tutta la parte specificata per il playback è automaticamente messa in Sustain Loop; se poi è abilitato anche il comando Snap, i valori numerici saranno ottimizzati per atterrare sui punti di zero crossing, cioè di livello audio pari a zero – per evitare click indesiderati;
  • regolazione del Sustain Loop: un campione può non avere un loop nel segmento di sustain (quindi, sarà eseguito one shot dall’inizio alla fine – o, in Reverse, dalla fine all’inizio – e basta), può avere un Sustain Loop tradizionale in avanti o può avere un Sustain Loop bidirezionale avanti e indietro; i valori numerici permettono di definire i punti di Loop Start e Loop End; attraverso il parametro addizionale di Crossfade, si fornisce la dimensione di dissolvenza incrociata che facilita la costruzione del loop perfetto attraverso sovrapposizione audio dei punti di sutura; se, nel corso del loop – specie per i segmenti molto corti – si genera una stonatura (ad esempio, ripetendo un singolo ciclo di forma d’onda…), si può intervenire detunando la porzione di campionamento messa in loop; il parametro non ha senso pratico quando il loop è molto lungo… a meno di non cercare particolari effetti espressivi;
  • esiste un secondo Release Loop che può essere implementato in maniera indipendente – in questo modo, quando il musicista lascia il tasto, il campione raggiunge la fine, innesca un secondo loop che è agganciato al Sample End, ma che dura in base alla dimensione data (all’indietro) con il parametro Release Loop [length]; anche per questo loop, sono disponibili regolazioni di crossfade e di detune.
  • la visualizzazione grafica può essere semplificata attraverso zoom verticale (il piccolo slider sulla destra) e sintonizzando la rappresentazioen sui canali left, right, both o mono del campionamento.

Appartenente all’antico mondo dei processori lenti e degli hard disk ancora più lenti, il parametro RAM permette di caricare l’intero multisample nella RAM del computer, per velocizzarne lettura e gestione.

 

Due ultime cose…

Chi decide per quanto tempo suona un campione?

Dovete rivolgervi all’inviluppo di Volume ospitato nella Tab Filter/Global. L’inviluppo è quello classico di Ableton, articolato in Attack, Decay e Release Time, con Initial, Peak e Sustain Level e curvature di slope variabili per le transizioni.  Come di consueto, è implementato il meccanismo di Envelope Loop già incontrato a proposito di Operator.

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Dove decido quanta polifonia mi serve?

Sempre qui, nella Tab Filter/Global: penultimo parametro in fondo a destra.

 

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