Vermona Filter Lancet – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

Il filtro è il cuore del sintetizzatore, in special modo degli apparecchi in sintesi sottrattiva (lapalissiano…) e, ancora più in special modo, degli strumenti analogici. Per questo motivo, da oltre un decennio, sul mercato si alternano strutture di filtraggio stand-alone con cui è possibile influenzare sottrattivamente il comportamento timbrico dei segnali più disparati, tanto in maniera statica (limitandosi cioè a ruotare il comando di cutoff frequency), quanto in maniera dinamicamente automatizzata attraverso inviluppi e lfo dedicati. Vermona Filter Lancet, sfizioso oggetto di questa prova, appartiene di diritto a quest’ultima categoria.

Di Enrico Cosimi

Complice la consueta sollecitudine di Alex Cecconi di New Groove – inesauribile pusher di materiali ad alto coefficiente GAS – abbiamo avuto modo di provare, in lungo e in largo, il Filter Lancet prodotto dalla firma germanica Vermona.

I risultati sono stati più che lusinghieri e la struttura di filtraggio, realizzata attorno ad un OTA particolarmente selezionato, offre timbriche liquide, aggressive quando serve, risonanti, diverse dal classico transistor ladder e dall’altrettanto classico CEM, con una notevolissima interazione tra livelli d’ingresso, quantità di rigenerazione e regolazioni di cutoff. Insomma, uno strumento musicale sensibile al tocco sul pannello, con una corredo di funzioni di tutto rispetto.

 

Filter Lancet

L’apparecchio, alloggiato dentro un robusto scatolino metallico, è caratterizzato da una scelta stilistica facilmente riconoscibile: pomelli color crema di design future/retro, interruttori a due e a tre posizioni con buon comportamento meccanico, led di segnalazione sapientemente disposti, serigrafie facilmente leggibili (anche quelle relative alle connessioni del pannello posteriore… fosse sempre così!) e, icing on the cake, interruttore di accensione incorporato, con tanti saluti all’alimentatore esterno che, comunque, rimane costantemente sotto tensione.

La struttura di voce è semplice, ma allo stesso tempo, di grande flessibilità: il segnale audio entra in un primo stadio di Input, dove è possibile regolarlo in volume e in saturazione (ulteriori particolari in seguito), per poi confluire nel VCF vero e proprio. Da questo, passa in un VCA modulabile e poi raggiunge lo stadio di Output; lungo tutti i blocchi di percorso, è possibile regolare livelli, bypass e rapporti wet/dry per ottimizzare il funzionamento del circuito; la natura analogica del tragitto audio rende fondamentale regolare il livello in base al tipo di segnale che si sta processando: tanto la timbrica risultante quanto il tipo di comportamento dinamico sono subordinati al livello impostato dal musicista.

Le modulazioni sono fornite da un EG ADR, un LFO e un modulo Env Follover per l’estrazione di tensioni di controllo.  Scendiamo nei particolari.

Connessioni

Come è ovvio, sono presenti Input e Output per il transito del segnale audio e, in aggiunta, i tre ingressi di controllo relativi a:

  • Gate: per l’articolazione dell’inviluppo incorporato; una tensione +4V è sufficiente a innescare il comportamento Attack-Decay-Release.
  • Audio Trig: il segnale audio collegato a questo ingresso è convertito in impulso di trigger con cui pilotare il restart del modulo LFO interno e innescare l’inviluppo.
  • Pedal/CV: la tensione +/-5V applicata a questo ingresso può essere utilizzata per aprire o chiudere la frequenza di taglio del filtro; ovviamente, l’andamento della modulazione è calcolato in base alla polarità della tensione a partire dal valore di default espresso sul pannello comandi con il controllo di Cutoff Frequency.

 

Stadio d’ingresso

Il segnale audio è regolabile in Gain e in Drive; un segnale distorto, ovviamente, si arricchirà a livello armonico – ma un’onda quadra avrà poco vantaggio nella distorsione… – come al solito, visto che non si rompe nulla, sarà meglio verificare il comportamento dell’apparecchio caso per caso.  Dopo la regolazione di livello, oltre che verso il filtro, il segnale è inviato alla conversione CV e Gate da parte dell’Envelope Follower, per poterne estrarre tensioni di controllo da utilizzare più avanti.

L’accoppiata Gain/Drive non è l’unico punto del circuito in cui si può agire sul livello: vedremo poi come anche nel filtro e nel modulo di uscita si possa intervenire qualitativamente e quantitativamente sul segnale.

 

VCF

Il circuito di fitraggio vero e proprio del Filter Lancet può essere bypassato a discrezione dell’utente è realizzato con un componente OTA che, opportunamente apparecchiato, permette di lavorare nelle tre modalità selezionabili Hi Pass 24 dB, Band Pass 12 dB e Low Pass 24 dB. In tutti e tre i modi, la Resonance è molto cattiva, e può mettere a dura prova la risposta dei tweeter; come accennavamo in precedenza, il comportamento del filtro è differente dai classici sistemi Moog e CEM: un’alternativa timbrica particolarmente interessante che, a fronte di un costo ben calibrato, potrebbe diventare irresistibile…

Torniamo ai controlli: dopo aver regolato Cutoff e Resonance (ma anche prima, da un certo punto di vista…), si può giocare con il controllo di Balls, (suggestiva) regolazione che permette l’incremento simultaneo sulle basse e sulle acute nel segnale all’ingresso del filtro. Non è un controllo di livello in senso stretto, ma permette di appesantire l’audio rendendolo più corposo. Da provare.

L’inviluppo può essere controllato da due sorgenti di modulazione: il segnale dell’oscillatore a bassa frequenza – costantemente in linea e regolabile con dosatore dedicato – e il segnale scelto attraverso un selettore a tre posizioni (Envelope Follower, Envelope Generator o Pedal/CV); in tutti e tre i casi, l’ampiezza di modulazione è regolabile in un’escursione bipolare.

 

VCA

L’amplificatore controllato in tensione è costantemente posto sotto controllo dell’oscillatore a bassa frequenza: dal tremolo più o meno tradizionale, fino alla AM particolarmente energica, è tutto a portata di mano. In aggiunta, attraverso un selettore a tre posizioni, si può pilotare full range l’amplificatore con:

  • Envelope Generator: il classico comportamento da sintetizzatore mono inviluppo; il circuito EG è lo stesso per filtro e amplificatore;  come è tradizione, non è necessario dosare la quantità d’inviluppo sull’amplificazione perchè la dinamica d’uscita dovrà essere sempre a manetta…
  • Envelope Follower: la tensione di controllo elaborata attraverso l’analisi di livello sul segnale audio in ingresso; più forte si suona, più elevata sarà l’ampiezza del controllo ricevuto nel VCA.
  • On: l’amplificatore rimane costantemente aperto; utile per poter filtrare segnali eterogenei senza doversi preoccupare delle eventuali articolazioni d’inviluppo.

 

OUT

Il modulo d’uscita comprende la regolazione di Volume dell’intero apparecchio e permette il dosaggio Dry/Wet tra segnale processato e segnale originariamente presente all’ingresso del Filter Lancet. In presenza di filtraggi particolarmente estremi (ad esempio un low pass che uccida energicamente tutto il mixaggio tranne la pulsazione di bass drum può essere migliorato in intellegibilità aggiungendo al mix finale un pizzico di segnale originale). Anche nella sezione Out, è presente un interruttore di full bypass.

 

EG

Il generatore d’inviluppo interno al Filter Lancet è di tipo Attack/Decay/Release, con regolazioni indipendente per Attack e cumulativa per Decay/Release; la vocazione percussiva dell’apparecchio può essere confermata dall’assenza del segmento di Sustain… tuttavia, regolando con accuratezza (o in maniera volutamente grossolana) i livelli d’ingresso, si può mantenere nel tempo l’apertura del circuito, supplendo alla mancanza di segmento di staticità; inoltre, se si utilizza la tensione di Gate per dar da mangiare all’inviluppo, la sua persistenza è assimilata al livello di Sustain, garantendo sufficiente apertura all’inviluppo. Il tempo di Attack è compreso tra 1 millisecondo e 10 secondi; i tempi di Decay e Release raggiungono i 15 secondi di massima escursione.

L’inviluppo può essere innescato dall’estrazione di trigger effettuata direttamente ai danni del segnale filtrato (posizione Input nel selettore a tre posizioni), o dalla tensione “ufficiale” di Gate all’ingresso omonimo (posizione centrale del selettore) o dal segnale audio ausiliare, collegato all’ingresso Audio Trig (posizione Audio del selettore). Se lo stesso segnale è usato per dar da mangiare al filtro e per articolare l’inviluppo, Filter Lancet agirà come un vero e proprio risagomatore di segnale; se invece l’articolazione è subordinata a un segnale diverso da quello filtrato, sarà possibile ritagliare nel segnale originale andamenti d’inviluppo completamente svincolati. Tutte e due le condizioni operative hanno parecchi vantaggi che meritano un’approfondimento sul campo…

L’adiacente regolazione di Sense fa riferimento al circuito di Envelope Follower e permette di definire la soglia superata la quale si innesca l’estrazione di trigger; in base all’intensità del segnale (o, nel caso di pattern ritmici) in base alla complessità del medesimo, sarà possibile far “emergere” densità di trigger più o meno importanti all’interno della battuta. Il Trigger Sense non funziona più quando si decide di far innescare l’inviluppo dalla tensione connessa alla porta Gate dedicata.

 

LFO

L’oscillatore a bassa frequenza può lavorare (normalmente) in maniera ciclica o può essere subordinato, nell’emissione/restart, alla presenza di un segnale sincronizzante; in questo modo, può essere assimilato ad un secondo inviluppo semplificato che – utilizzando la rampa ascendente o la dente di sega discendente – può articolare il filtro e/o l’amplificatore.

Le forme d’onda disponibili comprendono: rampa ascendete, dente di sega discendente, quadra, triangolare, sinusoide e sample&hold; la velocità è regolabile con il controllo Speed ed il suo funzionamento è subordinato alla posizione del selettore Range (High Frequency/1Hz-300Hz, Low Frequency/0.05 Hz-25Hz, Low Frequency w. Trigger/restart subordinato alla sorgente specificata con il selettore Trig Src dell’inviluppo). La velocità è visualizzata attraverso led di segnalazione.

In uso

Meno semplificato di quanto si potrebbe pensare, Filter Lancet può lavorare su segnali “già finiti” o può essere facilmente integrato all’interno di un percorso di sintesi analogico; in tutti e due i casi, la possibilità di regolare e controllare individualmente filtraggio (VCF) e articolazione (VCA), unite alla capacità di shaping/dynamics, aprono inaspettate prospettive timbriche e di funzionamento.

Il suono dell’apparecchio è convicente, le capacità d’utilizzo sono logicamente superiori a altre apparecchiature di filtraggio d’impostazione più spartana, il fun factor è vincente.

Assai piacevole.

 

Questo, per ciò che riguarda la teoria; domani, ascolteremo (e vedremo) qualcosa. Stay tuned…

 

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