Subpac una nuova dimensione di percezione per le basse frequenze ?

Written by Giancarlo Lanza on . Posted in Gear

L’anno scorso ho avuto modo di provarlo, la prima sensazione è stata di grande emozione, ma non l’ho usato a lungo ed in studio. Premetto che sono un amante delle basse frequenze e ho sempre cercato di sentire come si propagano le vibrazioni sul tavolo,  o mettendo dei pezzi di carta o plastica vicino al reflex degli speaker per vedere come reagiscono.

Di Giancarlo Lanza

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Poter, non ascoltare, ma sentire fisicamente il propagarsi delle frequenze per me è stata una rivelazione, è come aggiungere un nuovo senso all’ascolto, il tatto. Il Subpack emula la presenza di un sub senza tutte le problematiche legate a produrre musica con un sub, come il trattamento acustico della stanza, e da non sottovalutare, la guerriglia condominiale che si potrebbe scatenare per chi ha un home studio…

Per non parlare dei dj che provano per ore e ore il set o cercano tracce nuove, con questo attrezzo è possibile ascoltare musica appieno, vivendola per come suonerebbe su un grosso impianto senza disturbare nessuno. Spesso è difficile scegliere delle tracce senza sentire come risulterebbero in un club, capita di tralasciarle proprio perchè non ne capiamo la resa e magari risentendole suonate in un club ci rendiamo conto che erano valide, forse sarà capitato anche a voi.

Si presenta come una tavoletta ben rifinita in neoprene e plastica molto solida, con collegato un comando per gestire la quantità di “vibrazioni” a cui ci sottoponiamo, che ospita anche il crossover, l’ingresso e l’uscita cuffie.

All’interno non ha un altoparlante, usa dei trasduttori che replicano le frequenze dai 5hz ai 130hz , e la versione da studio che sto provando, ha delle fasce per assicurarlo alla sedia mentre il modello da dj è indossabile come uno zainetto per essere usato in consolle o a spasso per la città.

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Il prezzo si aggira intorno ai 400 euro e, considerando che un sub di media qualità costa questa cifra, non è economico, ma, risolvendo i problemi sopra citati, e che è un’ esperienza totalmente diversa, ritengo che ha un giusto prezzo.

Ha sicuramente un aspetto ludico, anche per un semplice ascoltatore di musica è un’ esperienza divertente, lo prova il fatto che è stato duro far staccare mio nipote e la mia ragazza dalla sedia. Anche io mi sono divertito non poco a modulare il Moog Minitaur per farmi un massaggino e con un po’ di sana dubstep maranza.

Ma ha un valore anche quando mixiamo le sempre ribelli basse frequenze, specialmente per chi come me cerca di tagliarne il meno possibile.

Considerato che l’emozione di una traccia dance, e non solo, spesso dipende da come in pista la sensazione fisica dei bassi viene percepita ( io ho apprezzato a pieno l’esperienza dell’ascolto la prima volta che sono stato davanti ad un sound system “serio” e mi è vibrata la maglietta addosso, e credo sia un’esperienza comune ed apprezzata da molti), è fondamentale in fase di produzione curare il mix di questi elementi.

I grossi impianti hanno sub woofer enormi, che riproducono ed enfatizzano frequenze che su casse da studio sono inarrivabili senza un sub, che, comunque, non riesce a ricreare l’esperienza club.

Seduti sulla sedia con il Subpac acceso si ha una sensazione… difficile da spiegare… è un po’ come sedersi sul sub in un locale, chi di voi lo ha fatto può capire anche se non è proprio la stessa cosa.

L’intensità è da calibrare, si tende sempre ad esagerare all’inizio. Sul loro sito c’è un video che guida attraverso il processo con degli esempi audio. Se dosato bene si distingue nettamente l’incastro fra cassa e basso, è nettissimo non perchè lo percepiamo con le orecchie ma è il corpo a vibrare e a darci queste informazioni.

Il fatto di dover stare a contatto con la superfice vibrante costringe ad avere una postura corretta, con la schiena dritta, altra cosa che ho apprezzato.

Uso l’uscita cuffie della scheda audio e delle cuffie Etymotic ER4 Micropro.

La prima prova che ho fatto è stata sintetizzare una cassa con Elektron Analog Rytm. Il risultato, modificando i parametri, è impagabile: si riesce perfettamente a dosare il decadimento e l’attacco ed anche la reazione con altri parametri è accurata, ad ogni modifica sento le vibrazioni che si propagano diversamente. Sono riuscito a dosare la saturazione in maniera perfetta, esagerando con la saturazione si perde l’impatto delle basse e con il sub pack questo è palese. Muto per il momento la Rytm e sintetizzo un basso con il Minitaur: pazzesco, quello che si riesce a percepire a livello di frequenze inaudibili! Ė la scoperta di un mondo il subpac con impostazioni di filtro chiuso e un po’ di gioco sull’inviluppo del filtro comincia a risuonare come un tuono. Ma non è quello che volevo. Creo un sub bass con una linea ossessiva e faccio entrare la cassa. Intonando cassa e basso si ha la sensazione fisica delle modifiche e si capisce quanto sia importante l’ operazione, quando questi due elementi sono intonati con precisione diventano complementari e creano un onda, il corpo vibra e l’onda si propaga dandoci la sensazione di stare “sotto le casse”.

Tempo di equalizzare e limitare, le macchine entrano nella scheda audio della Metric Halo e le lavoro con i plug-in interni dsp.

Facciamo pulizia, per la cassa via tutto quello che sta sotto i 30hz e con dei filtri notch rimuovo una brutta risonanza intorno ai 145hz, attenuo le alte per avere un attacco meno aggressivo, un pelo di limiter con una riduzione di gain minima e passo al basso, attenuo leggermente la zona dove lavora maggiormente la cassa e taglio sotto i 20hz, qualche altro ritocco e un leggero limiter. Metto un compressore sul basso per attenuarlo con il sidechain e dargli un movimento ritmico.

Ad ogni passaggio il subpac è sempre più nitido nel suo lavoro, registro tutto aggiungo rullante piatti e un tom, il subpac mi aiuta anche qui a tagliare le frequenze troppo sotto. Registro tutto passando per un eq hardware, il Clariphonic di Kush Audio, e anche in questo passaggio le vibrazioni mi aiutano nel lavoro, registro e sono pronto per gli ascolti.

Primo ascolto Focal sm 65: è pulito,cassa e basso nitide e spingono, ma mi sembrano un po’ basse di volume. Secondo ascolto Genelec 8040b: anche qua sono contento, ma mi viene voglia di alzare un po’ le basse.

Il terzo ascolto l’ho fatto su delle casse auto costruite dal padre del mio socio, 3 vie con un sub che sembra un’ insalatiera per 12, lo teniamo in studio per avere un riscontro “ignorante”. Il loop suona benissimo, pieno di bassi presenti caldi, mai avuto un riscontro così preciso su quelle casse.

Quarto ascolto a casa, Logitech Z4 con sub, ed è tutto bilanciato come non mai alla prima prova.

Ripenso al fatto che sembrava di avere pochi bassi sulle Focal e le Genelec e collego che ho sempre problemi sulle basse quando provo le tracce nei club, perchè spingo troppo sulle casse da studio.

Avere il subpac mi ha dato sicuramente un grosso aiuto, dopo averci ascoltato tanta musica e capito meglio come calibrarlo, è diventato un amico inseparabile.

Naturalmente l’ho analizzato dal punto di vista del mio genere di riferimento ma credo che sia di aiuto per tutti i generi assetati di Low End.

Per maggiori informazioni, cliccate qui.

 

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Comments (3)

  • antoni

    |

    la scrittura è un’ arte… non ‘allanzarsi’ se non se ne possiede il dono… ahahah

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    • antoni

      |

      per il contenuto top… :)

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  • Eva

    |

    Critici si chiamano quelle persone che non hanno niente da dire, ma che devono parlare lo stesso.

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