Modellare il Roland Juno 106 – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Dopo aver passato rapidamente in rassegna le caratteristiche operative del Roland Juno-106, siamo pronti per iniziare la ri-modellazione.

Di Enrico Cosimi

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Ovviamente, partiremo dalla generazione sonora. L’oscillatore DCO produce quattro segnali simultaneamente: onda rampa, onda impulsiva a simmetria variabile, onda quadra in suboscillazione all’ottava inferiore, rumore bianco.

Per cercare di ottimizzare i carichi sui DSP del Clavia Nord Modular G2, useremo trucchi (ormai banali) di programmazione a livello medio-basso; tenendo presente che, come al solito, il limite operativo è sempre imposto dalla piattaforma che abbiamo deciso di utilizzare.

Intanto, dopo aver fatto “NEW”, ricordiamoci di impostare la polifonia della Patch a 06 voci di carico. 

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Generazione dell’onda rampa

E’ facile: basta prendere l’oscillatore più economico tra quelli disponibili in catalogo Clavia e trascinarlo nella Voice Area del programma. L’oscillatore OscD è perfetto.

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Predisposizione per il controllo d’intonazione

Il lettore attento, noterà che il segnale KBT – Keyboard Tracking è stato disabilitato, in modo da poter controllare l’intonazione dell’oscillatore rispettando tutti i meccanismi previsti dallo strumento originale:

  1. Keyboard Tracking con portamento selezionabile;
  2. Range Selector, per la scelta dell’ottava;
  3. LFO dosabile attraverso attenuatore dedicato;
  4. Bender con escursione regolabile.

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Iniziamo a popolare il circuito con le predisposizioni necessarie. E’ necessario prevedere un punto di somma (Mixer 4-1) per addizionare tra loro tutti i controlli che definiranno l’intonazione dell’oscillatore vero e proprio.

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Il Keyboard Tracking è l’intonazione di tastiera, opportunamente processato attraverso il modulo di elaborazione Glide. Nel modulo Keyboard, scegliamo l’uscita Note e non quella Pitch per avere il segnale di controllo limitato alla sola intonazione di nota, senza Pitch Bend (che dovremo dosare a parte).

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Il selettore di ottava permette di far scattare l’intonazione un’ottava sotto (16′) o un’ottava sopra (4′) rispetto all’intonazione nominale; si potrebbe risparmiare fatica cliccando ripetutamente sul comando Semi dell’oscillatore, ma è sicuramente più pratico costruire un meccanismo formato da selettore e due generatori di costante, rispettivamente predisposti a produrre -12 e +12, numeri che sommati all’intonazione nominale realizzeranno la trasposizione a 16′ e a 4′ (un’ottava sotto o un’ottava sopra). Non è necessario costruire una costante di valore perché ogni porta lasciata libera, dentro NMG2 produce valore 0.

In alternativa alle due costanti +12 e -12, si può lavorare con un’unica costante +12 per poi sottoporla a inversione. Il risultato non cambia. 

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Il segnale prodotto da un LFO – Oscillatore a bassa frequenza deve essere dosabile a discrezione del musicista; l’attenuazione sul segnale modulante può essere risolta con un moltiplicatore per indice variabile o attraverso un banale canale di mixer lineare. Il risultato non cambia.

Per ora, appoggiamo semplicemente un modulo generico di LFO impostato su comportamento monofonico… successivamente, la sezione andrà perfezionata. 

In seguito, dovremo anche realizzare il meccanismo che innesca il passaggio del segnale modulante: nel Juno 106, la modulazione di frequenza opportunamente dosata con il controllo LFO è innescata solo quando il Bender viene spinto in avanti (all’epoca, Roland non usava Modulation Wheel o Bender/Joystick a tre assi…). 

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Il Bender con escursione regolabile è semplicemente realizzato scalando l’uscita del controller Stick (il fenomenale meccanismo di pitch bend elaborato da Clavia nei suoi apparecchi a tastiera) per un coefficiente variabile. Se usate il modulo LevAmp per scalare il segnale, non dimenticate che l’escursione pari a +/-2 semitoni corrisponde al coefficiente x0.03 di moltiplicazione.

A questo punto, abbiamo terminato il meccanismo di controllo intonazione per la generazione della semplice onda rampa; da questa, successivamente, estrarremo gli altri due segnali pitchati. I programmatori cattivi tendono a proteggere il proprio lavoro rendendo anonimi i moduli ritenuti meno importanti: è molto affascinate, ma diventa tutto più difficile da gestire… Per questo motivo, ove possibile lasceremo le nomenclature, limitandoci a evidenziare con il colore i moduli che comprendono controlli di pannello presenti all’interno della struttura originale.

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Qui sopra, la struttura di generazione della sola onda rampa, con il meccanismo delle quattro sorgenti di modulazione di frequenza. La colorazione gialla è relativa ai comandi di performance nel blocco Left Hand dello strumento originale; la colorazion turchese è relativa al pannello del DCO vero e proprio; la colorazione verde è temporaneamente relativa ai comandi di LFO.

La prossima volta, lavoreremo sulla generazione degli altri tre segnali audio. Stay Tuned. 

 

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