ME & MY MODULAR 04. I Formati – seconda parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Tutorial

Siamo ancora nelle fasi preliminari del nostro viaggio all’interno della galassia modulare; per la precisione, ci stiamo occupando di capire in che modo sia possibile realizzare meccanicamente un sistema di moduli aderendo ad uno standard piuttosto che ad un altro. Il problema dei formati, appunto… Ancora qualche parola sul formato 5U, prima di passare ad altro argomento.

Di Enrico Cosimi

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Dicevamo: le ultime quisquilie e pinzillacchere relative al 5U… Anche se MOTM è alto 5U, non può essere installato a cuor leggero dentro un sistema che già sia stato configurato per lavorare con Moon Modular, COTK e DotCom: la cadenza delle forature di pannello e le larghezze dei moduli finiscono per lasciare una serie di spazi morti inutilizzabili all’interno del cabinet. Intendiamoci, tutto è possibile, ma se l’occhio vuole la sua parte, bisogna prendere decisioni anche basandosi su queste minuzie.

E, ora, passiamo al Frac Rack

 

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Frac Rac

Il vecchio formato Frac Rack (abbreviazione di fractional rack) è stato tra i primi a raggiungere la commercializzazione nella nuova stagione modulare inaugurata da Dieter Doepfer. La frazionalizzazione del rack è riferita ad un’altezza standardizzata pari a tre unità rack; la larghezza dei moduli è calcolata in base al numero dei comandi da installare.

Le connessioni sono gestite – quasi sempre – con mini jack sbilanciati da 1/8” (quelli dell’Euro Rack), quindi, e – più raramente – con banana plug da 4 mm a singolo connettore.

Ma, se Frac Rack e Euro Rack sono alti 3unità standard, sono compatibili meccanicamente? No, ci sono delle sottili differenze: i moduli Frac Rack usano tutta l’altezza disponibile per “spianare” il pannello comandi; i moduli Euro Rack lasciano 2 mm in basso e 2 mm in alto per l’incastro nella flangia di montaggio. Insomma, gli Euro Rack sono più bassi di 4 mm e, come se non bastasse, hanno spesso forature non compatibili come “cadenza”.

Non è tutto: dal punto di vista dell’alimentazione elettrica, Frac Rack lavora(va) a 15 V, mentre Euro Rack lavora a 12 V… Miscelare i due formati può essere meno semplice di quanto si possa pensare.

Qui, trovate una corretta disamina delle differenze meccaniche e elettriche tra i due formati.

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Alcuni comportamenti esoterici, propri dei vecchi sistemi Serge, alcune filosofie West Coast di Buchla sono filtrate naturalmente nello standard Frac Rack divenendo disponibili decenni prima di quanto non sia accaduto con Euro Rack. Ma, allora, perché questo standard è così poco diffuso? Probabilmente, per una serie di sfortuite congiunture – non ultima, il periodo storico nel quale ha iniziato a (ri)prendere energia l’interesse verso i sistemi modulari.

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Rimane il fatto che, nel classico catalogo Frac Rack è agevole recuperare tutti i comportamenti standard di tradizionale memoria (generatori, modificatori, controlli, eccetera), tutti i comportamenti più raffinati e meno comuni, legati a Serge e Buchla (stiamo generalizzando in maniera volutamente grossolana) e anche altre cose che, semplicemente, da altre parti possono non esistere.

Da questo punto di vista, l’apertura verso il mondo banana plug, portata avanti da BugBrand tra gli altri, è assolutamente da segnalare: nel catalogo di questo, purtroppo commercialmente discontinuo, produttore è possibile recuperare tutto l’occorrente necessario alla costruzione di sistemi di generazione raffinata, controllabili con la massima facilità e in grado di soddisfare il più torrido produttore elettronico. Purtroppo, la commercializzazioni su basi numericamente molto ridotte non aiuta alla diffusione del prodotto.

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Un discorso a parte deve essere fatto per i produttori più versatili: non è raro trovare lo stesso modulo (ad esempio nel catalogo Cyndustries) disponibile simultaneamnte in diverse “carrozzerie” rack: Euro Rack, Frack Rack, MOTM, DotCom/5U. In questo modo, una volta sviluppata l’elettronica, non rimane che adattare i pannelli di comando alle diverse esigenze hardware. Chiaramente, la cosa è più facile per i produttori che separano la scheda componenti da potenziometri, switches e connettori fisicamente avvitati al pannello comandi e interconnessi con una ragnatela di fili volanti; se dietro al pannello comandi c’è una panel board con i potenziometri saldati, la libertà configurativa potrebbe essere estremamente più contingentata.

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Altra segnalazione utile: a proposito di connessioni è facile ricordare come in Frac Rack possano giocare a favore tanto la disponibilià degli stackables TipTop in 1/8” quanto la naturale stackabilità dei cavi Banana. Insomma: può essere veramente superfluo dover acquistare multipli e distributori hardware.

 

Cosa cercare in Frac Rack? E’ il caso di spulciare dentro Modulargrid.net e verificare le offerte di Wiard, Cyndustries, Fligth Of Harmony, per scovare autentici capolavori circuitali di comportamenti difficilmente reperibili in altri formati. Un posto particolare, nel nostro cuore, ospita il già citato BugBrand per la diversa normalità che permea le realizzazioni. E come non citare Blachet? Insomma, non c’è la scelta sterminata di altri formati, non sarà facile entrare e uscire dagli standard di comunicazione hardware, ma per chi volesse scavare appena al di sotto della superficie, potrebbero esserci belle sorprese.

La prossima volta, cercheremo di fare piazza pulita dei formati “minori” (in senso quantitativo del termine), per poi affrontare l’oceano Euro Rack.

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