Make Noise Pressure Points

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

In principio, era la Serge TKB: una tastiera composta da sedici piazzole sensibili al contatto con i polpastrelli e in grado di interagire con il vicino sequencer 16 x4; poi, a breve distanza, arrivarono i controller Buchla (anche se, dal punto di vista puramente cronologico, ci sarebbe da discutere…), la Keyboard Synthesizer targata EMS… fino ai prototipi mai commercializzati di Doepfer e a quelli appena annunciati di Ken Macbeth. Da qualche tempo, i Pressure Points di Tony Rolando (a.k.a. Make Noise) hanno riconciliato i musicisti con le superfici a sfioramento, in stile Buchla, ma con una strizzata d’occhio a tutto gli altri grandi classici della musica elettronica.

Di Enrico Cosimi

Quando, come di consueto grazie alla liberalità di Mario Bianco, ci è stato concesso un giro sul potente modulare Euro Rack, la nostra curiosità si è concentrata sul funzionamento dei Pressure Points e sull’interazione con il modulo di controllo Brains; le funzioni ottenibili con due Points e un Brains corrispondono a (buona parte di) quelle ottenibili con un classico step sequencer 8 x 3 di analogica memoria, con qualcosa in meno e qualcosa in più. Il divertimento non manca.

Pressure Points

Il modulo offre quattro piazzole di controllo, le Touch Plates, che – in realtà – sono veri e propri tracciati elettronici placcati in oro, super conduttivi quindi e in grado di erogare una tensione elettrica proporzionale all’area di circuito schiacciata dal polpastrello delle dita. Attenzione! per il corretto funzionamento, le dita devono essere pulite, non troppo sudate e con le unghie corte, pena la prematura distruzione del rivestimento e, più diffusamente, l’irregolare funzionamento del circuito.

La sensibilità delle quattro piazzole è regolabile, con un poco di buona volontà, attraverso un trimmer globale che permette aggiustamenti abbastanza pratici; non è uno strumento di precisione  del resto, il sintetizzatore analogico è uno strumento musicale, non uno strumento da laboratorio… – ma con un minimo di pazienza si riesce a regolare il sistema fino a renderlo reattivo al punto giusto. Diciamo che, in linea di massima, Pressure Points deve essere accarezzato per reagire; se vi trovate a schiacciare tastoni come un forsennato, è probabile che dobbiate regolare la sensibilità.

Colonna per colonna…

Ogni Pressure Points contiene quattro strutture identiche tra loro, costituite dalla piazzola Touch Pad già illustrata e da tre potenziometri denominati (dall’alto verso il basso) X, Y e Z; ogni volta che il dito del musicista si appoggia su una Touch Pad, i valori richiamati nei tre potenziometri corrispondenti saranno emessi sulle tre uscite di fila orizzontale; in questo modo, Pressure Points può essere considerato una sorta di “memoria analogica” per quattro terzetti di valori applicabili – senza troppa fantasia – a frequenza, cutoff e ampiezza o ad altri tre parametri ritenuti significativi da parte del musicista.

Ma non è tutto; ogni colonna è dotata di un’uscita di Gate e un’uscita di CV corrispondenti a quello che succede sulla Touch Pad: quando il dito del musicista tocca la superficie sensibile, si chiude la tensione di Gate On, che permane fintanto che il dito non si solleva. Simultaneamente, in base alla superficie premuta, verrà emesso un controllo CV “di pressione” che può essere gestito con relativa comodità.

Se osservate attentamente il disegno della pista dorata di ciascuna Touch Pad, noterete come tenda progressivamente ad infittirsi mano mano che sale verso i potenziometri; in questo modo, la punta del dito, che preme solo una o due tracce nella parte bassa, impegnerà sei o sette tracce nella parte alta della piazzola, aumentando sensibilmente il valore di tensione generato. Non male.

Ovviamente, non è preciso come uno slider lineare o un ribbon, ma con un minimo di pratica si possono raggiungere risultati interessanti…

Usato così, nudo e crudo, Pressure Points può lavorare come quadruplice banco di memoria analogica a tre livelli o, sfruttando CV e Gate out di ciascuna pad, come quattro tasti con cui controllare eventi e aprire filtri (esempio banale…).

Quello che servirebbe, è la possibilità di passare in scansione cadenzata i quattro passi rappresentati dalle colonne verticali, aprendo così il mondo all’impiego di tipo sequenziale. Per questo motivo, è necessario impadronirsi del modulo Brains.

 Ma voi dovrete aspettare 24 ore… Intanto, potete ascoltare questo…

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