Little MicroShift: l’effetto subdolo dell’Unicorno

Written by Jacopo Mordenti on . Posted in Software

Cosa c’è di meglio di un bell’effetto spudorato? Un bell’effetto subdolo, probabilmente: di quelli che non capisci esattamente come operino, ma di cui non puoi che apprezzare il risultato. Un nome a caso? Little MicroShift di Soundtoys.

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Acquistato – come già il Little PrimalTap di cui si è parlato tempo addietro – sulla scia di una campagna promozionale dello sviluppatore, Little MicroShift altro non è se non la declinazione minimale del più completo e onoroso MicroShift. Differenze quantitive a parte, i due mostriciattoli fanno perno sul medesimo, scivoloso concetto: quello del pitch-shifting, grazie al quale processare il segnale attraverso una combinazione di detuning e delay capace di inspessirlo e spalmarlo sul fronte stereo.

In campana: non si ha a che fare con un chorus liquido o con un ritardo evidente fra i canali L e R. Quello che la tecnica del pitch-shifting restituisce – quanto meno se si ha il buon senso di non strafare – è un timbro largo ma non artificiosamente invadente, colorato ma non fuori fuoco. Little MicroShift rende semplicissimo il passaggio dalla teoria alla pratica, disponendo di fatto di DUE soli controlli:

  • Dry/Wet: suvvia, è talmente evidente che non c’è bisogno di spiegazione.
  • Style I, II, III: in virtù del principio per il quale si fa presto a dire pitch-shifting, Soundtoys mette l’utente nelle condizioni di scegliere fra tre espliciti modelli di comportamento. Il primo è mutuato dal preset #231 di una macchina epocale quale l’H3000 di Eventide, probabilmente il non-plus-ultra per questo genere di trattamento: l’agile manuale compilato da Soundtoys si premura di precisare come anche quella certa saturazione analogica dell’hardware di riferimento sia restituita. Il secondo muove ancora dall’H3000, ma nello specifico da un preset (il #519) che si differenzia dal precedente per alcuni dettagli non secondari: l’algoritmo di pitch-shifting, l’incidenza del delay, la diversa risposta in frequenza . Il terzo stile risulta invece modellato a partire da un’altra macchina d’annata, il DMX 15-80 di AMS/Neve: a fare la differenza è nuovamente la combinazione fra diversi dettagli, fra cui un interessante – in termini storici, si capisce – circuito de-glitching.

Tutto qui: Little MicroShift “po’ esse fero e po’ esse piuma” (ipse dixit), e ci vuole poco a rendersene conto. Nel lavorare al materiale registrato in un recente concerto, l’Invisibile Unicorno Rosa lo ha applicato sulla chitarra acustica, così da lucidarla e aiutarla a distinguersi in un mix non necessariamente affollato, ma certo nemmeno povero. Style II, Dry/Wet 60:40: i giochi – particolarmente evidenti intorno a 02:13 – sono fatti.

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Al prossimo magheggio, alla prossima apparizione unicornesca!

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