Korg Gadget – uno sguardo da vicino – quarta parte

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Recording, Software

 Proseguiamo il nostro viaggio attraverso le peculiarità di Korg Gadget, parlando dei gadget particolarmente orientati per la costruzione/fornitura di timbriche synth lead e synth pad/chordal/ambient. E qui il gioco comincia a complicarsi perchè diventa sempre più difficile classificare rigidamente i rimanenti mini synth offerti dall’app.

Di Antonio Antetomaso

Copertina 

Proviamoci insieme: da manuale, si accomodino sul palco i signori Berlin e Brussels per la prima categoria e i signori Phoenix, Kiev, Helsinki per la seconda. Sperando di non essere condannato alla forca immediata per la classificazione, partiamo senza indugio con l’analisi, di roba non ce n’è poca.

BERLIN

 

Figura1 

Il manuale recita “Monophonic Synchronized Synthesizer”. Io aggiungo, piccolo, semplice e CATTIVO!

Il synth, come si può capire dall’interfaccia, è particolarmente orientato alla produzione di timbriche lead da usare per i nostri assoli più sfrenati. In alto, oltre alla consueta lista di presets da scorrere, il gadget offre un controllo “binario” con cui commutare tra la sezione “oscillatore e sorgente di modulazione” e “filtro e amplificatore”.

In figura è mostrata la prima sezione, quella di default. Da sinistra verso destra, rapidamente:

  • Regolazione del portamento, pitch bending e vibrato (niente modulation wheel…e sinceramente non l’ho capita, considerato che ti tratta di timbriche lead).
  • Un VCO con controllo di intonazione da -24 semitoni a +24 semitoni, scelta della forma d’onda (triangolare, sega, quadra, impulsiva), controllo dell’indice di modulazione e della sorgente di modulazione (EG o LFO). Si ma cosa modulano EG o LFO? E qui arriva la vera chicca: EG o LFO si comportano da sorgente a cui la forma d’onda generata dall’oscillatore principale si sincronizza. Hai capito te che robetta? I controlli TONE e BALANCE infine consentono di regolare l’intonazione dell’oscillatore e di bilanciare il volume delle varie armoniche della forma d’onda risultante.
  • Un generatore di inviluppo AD (semplice).
  • Un LFO sincronizzabile al clock di sistema e regolabile dal punto di vista della corsa libera o del reset del ciclo ad ogni nota premuta. Dell’LFO è regolabile la forma d’onda (S&H, quadra, rampa, dente di sega,  triangolare) e la frequenza.

C’è tutto. Passiamo invece alla sezione secondaria.

Figura2 

  • Filtro passa basso risonante, modulabile ad opera dell’inviluppo o dell’LFO oppure ancora in base all’altezza di nota.
  • Amplificatore controllabile da un inviluppo ADSR di cui si può abilitare il retriggering ad ogni nota premuta.
  • Effetto di DELAY (indispensabile per timbriche lead) regolabile nel tempo e nel mix.
  • Volume master dello strumento.

 Questo video vi fornirà un piccolo assaggio dei ruggiti emessi da questa bestiolina affamata.

 

BRUSSELS

Figura3 

Dal look decisamente più futuristico e stravagante, Brussels si configura come un mini synth orientato all’emissione di timbriche synth lead poderose e particolarmente adatte a contesti techo, deep house.

Una sola sezione di controlli ed interfaccia veramente ridotta all’essenziale. Oltre alla scelta consueta dei presets il gadget offre:

  • Effetto PUMP: un effetto curioso che ripete le note suonate con una sorta di inviluppo dall’attacco lento e dal decadimento immediato.
  • Effetto REPEAT: simile al precedente ma questa volta l’inviluppo è molto corto. Il risultato è che la nota premuta, da unico suono prolungato si trasforma in un treno di impulsi, come se ci fosse un arpeggiatore (in realtà penso sia proprio così).
  • Oscillatore di cui è possibile regolare il livello di un suboscillatore un’ottava sotto, il portamento, il detuning della medesima forma d’onda rispetto ad una sua copia, la frequenza di taglio di un filtro passa basso non risonante ed in fine il TWIST. Trattasi quest’ultimo di una modulazione del pitch della forma d’onda ad opera di un inviluppo e del suo inverso.
  • Riverbero regolabile nella diffusione e nel mixing.
  • Volume master dello strumento.

Anche questo gadget tutto fa fuorchè del bene al vostro impianto audio, ascoltare per credere.

E passiamo senza indugio alla categoria dei synth che si prestano particolarmente bene per timbriche di sottofondo, sia in ambito PAD e tappeti, sia in ambito stabs.

 

PHOENIX

Figura4

Dite la verità, quale synth vi ricorda l’interfaccia? Facciamo così….ve lo lascio come esercizio per seppellirmi di commenti, eheheheh. Diciamo che, a mio avviso, se avete inquadrato il synth che sembra evocare, non dovreste faticare neanche a classificare questo gadget: synth brass, synth pad, synth stabs e chi più ne ha più ne metta. Parola d’ordine: FAT!!

Anche Phoenix per offrire al meglio tutta la sua cicciosità ha bisogno di due sezioni. La prima, quella principale (tra l’altro mostrata in figura) offre il controllo di oscillatori, filtro e inviluppi. Nel dettaglio:

  • Due oscillatori offrenti ciascuno onda triangolare, dente di sega e impulsiva, regolabili nel pitch e miscelabili mediante il potenziometro “balance”. PWM regolata da un unico potenziometro per entrambe le forme d’onda simultaneamente, portamento e detuning del solo oscillatore 2.
  • Filtro passa basso risonante modulabile mediante inviluppo e altezza delle note premute.
  • Due inviluppi ADSR, uno per il filtro (di sopra) e l’altro per l’amplificatore (di sotto).

 

Figura5

In merito alla sezione secondaria (effetti e modulazioni), Phoenix offre:

  • Pitch bending e vibrato regolabili, il primo, nell’estensione e nell’intensità, il secondo nel rate e nell’intensità.
  • LFO offrente onda triangolare, dente di sega, onda quadra, S&H, regolabile in frequenza, agganciato al clock e retriggerato o meno alla pressione di ogni nota. Possibilità di modulare l’ambiezza dell’onda impulsiva (di cui sopra), il filtro (ah mbè…mi sembrava strano che non ci fosse) e l’amplificatore per un effetto di tremolo.
  • Delay regolabile nel mix, nel tempo e nel tono (una sorta di filtraggio passa basso delle ripetizioni generate dal delay).
  • Volume master e possibilità di duplicare ulteriormente la forma d’onda generata dal resto del synth godendo della possibilità di operare il detuning di questa seconda copia. Grasso su grasso insomma…

Avete capito che se vi viene in mente l’idea di programmare le timbriche di Vangelis con Korg Gadget, è da Phoenix che dovete andare. Prima di passare al prossimo della lista, solito video esplicativo. Vogliate perdonare le citazioni, sono d’obbligo considerate le timbriche esibite, eheheheh!

 

KIEV

Figura6

(Più giallo che mai, Kiev si configura come un synth basato sulla sintesi vettoriale offrente la bellezza di quattro oscillatori da utilizzare per la generazione di forme d’onda complesse, ricercate e particolarmente adatte a timbriche spaziali e lunghi pad evolventi.

Due le sezioni offerte al musicista. Nella prima, quella di default dedicata agli oscillatori troviamo:

  • 4 oscillatori ai rispettivi angoli dell’interfaccia di ciascuno dei quali è possibile selezionare la forma d’onda desiderata da una lista ben nutrita di elementi e regolare l’intonazione sia in modalità “coarse” (PITCH) che in modalità “fine” (TUNE). Fa eccezione il primo oscillatore di cui è possibile regolare solo il primo parametro.
  • Superficie di morphing (il vero asso della manica di questo mostriciattolo) con cui decidere come mutare il timbro generato, operando su un piano bidimensionale al fine di miscelare opportunamente i quattro oscillatori. Non solo, mediante i controlli ai due lati della superficie (DEPTH e SPEED) è possibile regolare intensità e velocità con cui modulare il bilanciamento di volume tra un oscillatore ed un altro. Detta in parole povere, sulla superficie scelgo il punto di origine che miscela il volume dei quattro oscillatori, ma poi comunque la forma d’onda generata può essere ulteriormente animata, con spostamenti automatici dal basso verso l’alto o da destra verso sinistra con una intensità e una velocità regolabili.

Niente male.

 

Figura7 

La seconda sezione consente di regolare filtro e amplificatore e la superficie di morphing, questa volta, consente di intervenire sulla frequenza di taglio spostandosi sull’asse X e sulla risonanza, spostandosi sull’asse Y.

Il filtro è un multi modo risonante modulabile mediante un inviluppo ADSR. Un inviluppo di analoga natura modula l’amplificatore (sulla destra) ed infine abbiamo una sezione effetti simile a quelle già incontrate: due potenziometri che regolano altrettanti parametri dell’effetto selezionato, variabili in base alla tipologia di effetto scelto.

Solito video di prova, a fugare ogni dubbio.

 

HELSINKI

Figura8

Vi piace il genere “ambient”? Scendete a questa fermata. Infatti il nome in codice di Helsinki è proprio “Polyphonic ambient synthesizer”. E come direbbe Peppino in “Toto’, Peppino e la malafemmena:” HO DETTO TUTTO!”.

Una sola sezione offerta da questo gadget, dall’interfaccia oltremodo futuristica. In essa troviamo:

  • Un solo oscillatore di cui si può selezionare la forma d’onda prodotta (dente di sega, triangolare e quadra) e regolare l’equalizzazione agendo sulle frequenze alte, medie e basse edosare il volume di un noise generator aggiuntivo.
  • Un filtro multimodo (passa basso a 12 e 24 db, passa banda, passa alto) risonante.
  • Un inviluppo ADSR che regola solo l’amplificatore; Dato il genere, optare per almeno una sorgente di modulazione del filtro sarebbe stata probabilmente cosa buona e giusta, anche perchè lavorando su frequenza di taglio e risonanza si ottengono variazioni davvero interessanti delle timbriche prodotte. Pazienza, potrebbe darsi che in una release futura ci si pensi.
  • Una  sezione effetti offrente LOFI e RIVERBERO regolabili in frequenza e mixing il primo e tempo e mix il secondo, oltre, ovviamente, al controllo di volume dello strumento.

Per avere un’idea delle atmosfere generabili con questo mini synth date un’occhiata a questo video.

Se la matematica non è un’opinione, tre synth nella seconda puntata, tre nella terza, cinque in questa, fanno undici synth analizzati. Ne restano altri quattro, quelli ibridi che gusteremo nella quinta e ultima puntata assieme ai giudizi finali. Restate con me.

 

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