iceGear Lorentz Polyphonic Synthesizer

Written by Attilio De Simone on . Posted in no-categoria, Software

Dallo sviluppatore degli ottimi synth per ipad Cassini (un synth mono-polifonico con una ricchissima matrice di modulazione) Laplace (synth basato sulla sintesi resonator) arriva il polifonico Lorentz sempre per piattaforma ipad ios 8. Lorentz si ispira ai classici giapponesi (come lo sviluppatore di iceGear, Satoshi) degli anni ’80: la famiglia dei Roland Juno (60 e 106).

di Attilio De Simone
 lorentz 1
Premettiamo che Lorentz, pur riprendendo la struttura di base dello strumento Roland, implementa degli elementi aggiuntivi che ne espandono le possibilità espressive.

lorentz diagram
Come nello strumento originale, Lorentz presenta un oscillatore (controllato digitalmente) che offre contemporaneamente una forma d’onda a dente di sega, una impulsiva (con regolazione PWM manuale o tramite LFO), un suboscillatore e un noise generator. In questa sezione, in aggiunta ai parametri classici di controllo presenti nello strumento originale troviamo un parametro di detune la dente di sega (per ingrossarne il suono), uno switch per variare la piedatura del suboscillatore (nell’originale il suboscillatore era impostato un’ottava sotto la nota eseguita, adesso possiamo scegliere tra +10 +12 +7 -12 -24 semitoni) e un filtro LPF non autoscillante per il generatore di rumore.
La sezione filtro è composto da un HPF (non risonante con il solo comando di frequency) che in cascata entra in un LPF risonante a 24 dB di ottava con controlli di frequencye resonance modulabile tramite un controllo di inviluppo (con switch bipolare), un LFO e altezza della tastiera (KEYB). In aggiunta a questi controlli classici possiamo modulare il filtro tramite il nuovo controllo della velocity. Ulteriore controllo non presente nel synth originale è il drive in uscita dal filtro LPF, che rende aggressivo il suono in uscita.
L’ultima sezione classica è l’amplificatore VCA con controllo di volume e switch per la modulazione (tramite inviluppo o gate di tastiera on/off).
Come nello strumento classico abbiamo un solo LFO (con forma d’onda sinusoidale, controlli di rate di ritardo) e un solo inviluppo a quattro stadi (per il filtro e il volume).
Una sezione completamente nuova è la Resonator (mutuata da Laplace) che può essere posta prima o dopo la sezione di filtraggio. Sono presenti i controlli di intensità dell’effetto, il pitch (-+12 semitoni), il feedback e la modulazione del feedback tramite LFO. L’effetto è molto interessante e arricchisce di un sapore acustico le sonorità del Lorentz.
Rispetto al chorus classico della famiglia Juno (che presentava due switch senza parametri di controllo per due preset di chorus preimpostati) Satoshi ha preferito implementare un chorus con controlli d’intensità, di rate e di spread (l’ampiezza dell’immagine stereofonica del chorus). Lavorando con questi parametri è possibile sia ricreare i comportamenti classici del Roland che sperimentare nuove sonorità.
Non presente sugli Juno è il ricco delay stereofonico del Lorentz, che presenta due comandi di delay time (left e right), un comando di feedback, un comando per il cross-feedback e uno per addolcire il suono del delay (HiDamp). Non contento, Satoshi mette a disposizione del delay un filtro LPF risonante con controlli di frequency, resonance, modulazione e rate delle frequency e drive. In questo modo possiamo controllare in modo molto dettagliato le ripetizioni del delay simulando i comportamenti di apparecchiature storiche.
lorentz arpeggiator
Un commento a parte merita l’arpeggiatore del Lorentz. Premesso che l’arpeggiatore era presente storicamente solo sullo Juno 60 e non sul 106 e che presentava delle funzioni molto basilari (modalità up, down, updown e random, range e rate), l’arpeggiatore del Lorentz riprende tante delle caratteristiche di quello presente su Laplace. In questo caso possiamo interagire con una ricchissima varietà di parametri per ottenere un controllo molto approfondito degli arpeggi, al punto che possiamo,dire che la sezione è quasi un ibrido tra un arpeggiatore e uno step sequencer.
Possiamo impostare la lunghezza degli step (da 1 a 16), lo style dell’arpeggio (up, down, updown, downup, random e program su cui torneremo in seguito), le,ottave dell’arpeggio (fino a due ottave), il rate (quarti, ottavi e sedicesimi). Per ogni step possiamo controllare il glide, l’ottava, l’accento e lo staccato. Tornando allo stile Program, consente di selezionare per ogni step quale sarà la nota eseguita presa dall’accordo che stiamo suonando. Esempio: Quando si tiene premuto C, E, G, A chiavi, C è la prima nota, E è la seconda, G la terza e A è la quarta nota. Per ogni step possiamo impostare quale delle note presenti nell’accordo suonato verranno suonate.
Lorentz conferma le ottime capacità di Satoshi di iceGear, il suono è molto interessante e vicino a quello dei Roland Juno, quindi possiamo ricreare tanti dei suoni presenti sui dischi del decennio degli ’80, ma le nuove sezioni implementate consentono di ottenere sonorità diverse, più moderne e aggressive. Possiamo quindi dire che Lorentz è una versione del Roland Juno rivisitata con intelligenza e senza strafare tenendo conto di oltre un trentennio di evoluzione dei sintetizzatori.
Lorentz è compatibile con lo streaming Inter-App, con il formato Audiobus e con CoreMIDI (possibile il sync da apparecchiature esterne e il MIDI mapping per controllo da apparecchiature esterne tramite funzione MIDI Learn.
Per maggiori dettagli, cliccate qui.

Tags: , ,

Leave a comment

Inserisci il numero mancante: *