I processori Warm Audio utilizzati nel tracking

Written by Emiliano Girolami on . Posted in Gear

Questa non è una prova in senso stretto. È più un resoconto di quanto scoperto in qualche mese di utilizzo dei processori recentemente messi sul mercato da Warm Audio. L’azienda frequenta da qualche anno il mondo dell’audio e ha trovato la sua collocazione a metà strada tra l’audio high end e i project studio.

Di Emiliano Girolami

Tubes

La metodologia, ormai consolidata, è quella di prendere a riferimento i mostri sacri degli studi di produzione e renderli disponibili in forma più abbordabile senza togliere nulla alla qualità della proposta.

La cosa è possibile per due ragioni concomitanti: la decadenza dei diritti sui progetti che hanno fatto la storia e la migliorata qualità della produzione Made in China. Non va trascurata però la innegabile capacità dei designer di cogliere l’essenza dei progetti e concentrare la ricerca della qualità nei componenti e nei circuiti chiave.

Il risultato è un insieme di prodotti che non sono proprio economici (costano circa un terzo di quelli a cui si riferiscono attualmente in produzione), non sono cloni al 100% (a ben guardare ci sono differenze anche notevoli rispetto agli schemi originali), colgono l’essenza della qualità di un tempo (il suono è quello e le differenze sono solo questione di gusti) e, se possibile, aggiungono qualche funzionalità ispirata da decenni di utilizzo e di storia degli studi di registrazione.

Il risultato, importante, è che non è più un sogno irraggiungibile arrivare a un grande suono anche negli studi casalinghi.

In questo articolo raccontiamo quanto è successo nella registrazione e mix di un classico dei Beatles (Blackbird) che ho voluto registrare adottando la tecnica che si utilizzava agli albori della registrazione multitraccia. In sostanza poche tracce (tre) con i suoni fatti già in fase di tracking e con l’esecuzione completa del pezzo (senza sovraincisioni).

La traccia della voce (ripresa con un microfono sE Electronics se2200a MkII) è processata con un compressore WA76 che prende a riferimento il classico Urei 1176LN Rev D (trovate la prova a questo link: http://www.audiocentralmagazine.com/warm-audio-wa76-limiting-amplifier/). Il risultato è subito buono, il WA76 rende tutto più facile, fluido. Corposo e dettagliato nello stesso tempo. I particolari della performance vengono fuori senza esitazioni e cantare diventa un piacere.

WA76

Per la chitarra, invece, ho utilizzato i due processori valvolari della casa.

Il compressore è un WA-2A che riprende il Teletronix LA-2A. Ha lo stesso schema elettrico ma, nella sidechain, utilizza una valvola che non è la medesima del progetto originale (è la sua versione moderna). Per chi volesse, però, è comunque disponibile uno zoccolo compatibile con il bulbo di un tempo.

I trasformatori sono prodotti da Cinemag (un’autorità nel campo) e componenti e realizzazione sono ottimi per la classe del prodotto.

Sul pannello posteriore tre potenziometri consentono di regolare il filtro sulla sidechain (funzione presente nel modello originale ma sul pannello anteriore), gestire il link per la connessione stereo di due unità e regolare lo zero del meter.

Il dispositivo è alloggiato in un rack a due unità e richiede spazio per gestire il flusso d’aria per il cooling (non inseritelo in rack affollati).

Il funzionamento è semplicissimo. Una manopola controlla la quantità di compressione e una il guadagno in uscita.

La magia di questo dispositivo sta nella cella ottica che si occupa della compressione (prodotta da Kenetek) e nella combinazione tra amplificazione a valvole e trasformatori. Tutto quello che entra esce più efficace (anche senza compressione). Suonarci la chitarra dentro – specialmente se arpeggiata – è una goduria. La curva di compressione è, semplicemente, perfetta per il task affidato. Con il potenziometro di livello è possibile saturare lo stadio valvolare d’uscita e il relativo trasformatore. La giusta regolazione di questo controllo consente perciò di inserire il livello di armoniche desiderato a un suono che è già molto bello.

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L’equalizzazione è affidata alla versione del Pultec-EQP1A secondo Warm Audio (il dispositivo si chiama Program Equalizer EQP WA). Rispetto all’originale ha qualche frequenza in più e un circuito di amplificazione più semplice (e senza trasformatore intermedio). Anche in questo caso i trasformatori di I/O sono prodotti da Cinemag.

Sebbene progettato per lavorare su segnali complessi (è un program equalizer, appunto) il nostro dice la sua anche su tracce singole. La chitarra acustica trova un beneficio ben conosciuto dalla doppia elaborazione (Boost e Cut) sulla stessa frequenza. La curva di equalizzazione (e la relativa modifica della fase) rendono i bassi allo stesso tempo profondi e non invadenti. Il filtro (parametrico) delle alte non modifica il suono ma lo veste di una capacità di uscire dal mix senza dare mai fastidio.

L’accoppiata WA-2A + EQP WA è stupenda e assolutamente in linea con il mood del brano.

La terza traccia è ottenuta da uno Stomping Pad direttamente nella scheda audio.

Con i suoni già pronti, il mix (in the box) è servito solo a equilibrare i livelli e aggiungere un pizzico di riverbero.

Il risultato potete vederlo e ascoltarlo (meglio se in cuffia o con monitor) nel video.

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Eseguire un brano con i suoni già fatti è utile per l’efficacia della performance. Il bel suono fa… suonare meglio e rende più immediato trasferire emozioni. L’esecuzione completa del brano fa lo stesso e, ovviamente, serve a rendere tutto più umano.

Lavorare con macchine che aiutano a costruire un suono è appagante, specialmente se i prezzi non sono più fuori della portata di home e project studio. C’è altro da aggiungere?

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