BOSS PC-2. A Blast From The Past

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Vintage

Un esplosione dal passato intesa nel senso letterale del termine. Era il lontano 1984, il mondo era giovane, il MIDI era giovane con esso e tutti gli elettro musicisti dell’epoca vivevano una stagione irripetibile in cui tutto sembrava passare attraverso la magia dei tasti bianchi e neri. In questo idilliaco panorama, BOSS firmò un interessante apparecchietto che incarnava le possibilità di synth drum percussion tipiche delle costose strutture Simmons, mettendole a disposizione di ampie fasce di utenza.

Di Enrico Cosimi

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Girando in rete, non è stato difficile reperire diversi esemplari di PC-2 disponibili su Ebay, per cifre tutto sommato interessanti, che potrebbero concretizzare il desiderio di avere una sorta di single-channel Simmons pronta a soddisfare le velleità elettro percussive dei musicisti più nostalgici. Quale migliore occasione per rituffarci nelle prestazioni originali dell’apparecchio?

Alloggiata in un box poco più largo di quelli originalmente utilizzati per i suoi floor processor, la BOSS PC-2 è – di fatto – un sintetizzatore dedicato alla realizzazione di una singola timbrica percussiva; non ci sono memorie, non ci sono canali paralleli, tutto quello che è organizzato sui sei parametri di pannello è reso immediatamente disponibile alla superficie sensibile ricoperta di morbido materiale (mediamente sensibile alla dinamica) colorato in blu squillante.

Il motore di sintesi è un concentrato di semplicità; mancano le generazioni simultanee di tone, click e noise; tutta la struttura è focalizzata sul semplice tone synthesizer; un sintetizzatore che produce il segnale successivamente piegato con un pitch envelope. Andiamo per ordine.

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I controlli

Il singolo oscillatore interno produce – di base – una forma d’onda triangolare la cui intonazione è regolabile attraverso controllo Pitch; l’intonazione di base ha un range sufficientemente esteso (da 85 a 3000 Hz) per coprire (nella volenterosa tecnologia dell’epoca) le tessiture della kick drum, dei diversi tamburi o delle più variate “percussioni stellari” che anni di Simmons Drums avevano imposto alla discografia dell’epoca.

Il segnale prodotto dall’oscillatore è controllabile in inviluppo e in inflessione dell’intonazione attraverso i due controlli di Decay e di Sweep; con il primo, si accorcia o si allunga il tempo di decadimento dell’inviluppo (da 30 millisecondi a 5 secondi) che controlla l’amplificatore interno (corti tempi di decadimento produrranno timbriche utilizzabili in parti ritmiche più dense; decadimenti più rilassati permetteranno la generazione di suoni più imponenti e “ingombranti” all’interno del mixaggio). Il secondo controllo di Sweep è di tipo bipolare: zero centrale, incremento negativo in senso antiorario e incremento posivito in senso orario; il parametro permette di aumentare intensità e velocità della modulazione di frequenza applicata all’oscillatore; al massimo dell’escursione positiva, il suono segue una rapida discesa d’intonazione che può risultare sufficientemente veritiera (per simulare la caduta di pitch dei membranofoni) o altrettanto sufficientemente fantascientifica per soddisfare i fans dei Rockets. Lo stesso dicasi per l’escursione antioraria; in questo caso, l’escursione del parametro è la stessa, ma la polarità di modulazione è positiva: l’intonazione dell’oscillatore sarà trasportata verso l’alto.

La superficie di controllo è mediamente sensibile alla dinamica impartita colpo dopo colpo; quanto il circuito interno debba variare in intensità (cioè in volume percepito) in base all’energia del musicista è materia che compete al complessivo parametro di Sensitivity; in questo modo, si può rendere costantemente uniforme la risposta del circuito o si può variare – usando la giusta indulgenza… – il tutto in maniera dinamica.

La frequenza dell’onda triangolare generata può essere modulata attraverso il circuito LFO incorporato; quest’ultimo, regolabile in Rate e Depth non deve essere considerato solo per realizzare “tamburi con il vibrato” (ci mancherebbe…) quanto per lavorare agli estremi della regolazione (da 2 a 400 Hz, quindi generosamente in banda audio) e produrre risultati timbrici armonicamente più complessi della semplice onda triangolare di base.  Non siamo alla complessità dei sofisticati circuiti 808, 909 e 606, ma qualcosa si può comunque ottenere. Ma il circuito LFO che forma d’onda produce? Dipende dalla regolazione Slide presente sul pannello posteriore: le due posizioni corrispondono alle onde triangolari (vibrato) e quadra (trillo); la sperimentazione è d’obbligo.

 

Come si suona?

Principalmente, in due maniere: scatenando i peggiori istinti sulla superficie blu di controllo – avendo cura di non rompere nulla – oppure inviando un impulso di trigger sufficientemente corposo all’apposito connettore Input presente sul pannello posteriore. Intensità e ampiezza del trigger permettono di sfruttare una minima simulazione alla variazione dinamica.

Il circuito non è sufficientemente sensibile per funzionare direttamente con un microfono, ma già il segnale di un basso elettrico slappato può triggerare l’apertura del Decay Envelope di bordo.

Con un rumore residuo inferiore a – 80 dB e un’uscita pari a 0.5 V picco picco, il piccolo PC-2 poteva (e può) riservare piacevoli sorprese. Perchè non dargli la caccia nel mercato second hand?

 

 

 

 

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