Bologna Violenta. Intervista esclusiva a Nicola Manzan

Written by Angelo Barraco on . Posted in Events

Bologna Violenta è il nome dietro il quale si cela Nicola Manzan, classe 1976, polistrumentista e produttore trevigiano diplomato in violino al Conservatorio che negli ultimi anni ha suonato dal vivo e in studio con i più importanti artisti del panorama musicale italiano e non solo. Un progetto che è nato in origine come one-man-band nel lontano 2005 e che vedeva il solo Manzan cimentarsi in misture sonore in cui la sua passione per i film polizieschi si fondeva con le chitarre graffianti filtrate attraverso un mixer e i pedali.

Di Angelo Barraco

bologna violenta

Un percorso musicale che sin da subito ha ricevuto consensi positivi in tutto lo stivale e non solo, con un primo disco ispirato ai film polizieschi anni 70, dalla breve durata ma adornato di campionamenti e da un’intensità che riporta appieno la sua filosofia espressivo-musicale che ruota intorno al concetto che sta alla base della musica dello stesso, ovvero di riuscire ad esprimere o descrivere una determinata circostanza anche attraverso un brano di breve durata.

Lo stile musicale di Bologna Violenta è versatile e mutevole poiché spinto dalla costante voglia di sperimentare attraverso quelli che sono gli strumenti da lui suonati –chitarra e violino- che rappresentano nel grindcore due estremi apparentemente impossibili da far viaggiare sullo stesso binario, tant’è che in una prima fase lo stesso Manzan ha cercato di separare e tenere a debita distanza ma con il passare del tempo la mistura dei due poli ha portato ad una amalgama di sinfonie e colori abbellite da sciabordanti onde di chitarre granitiche e macchinose, che hanno sostituito i campionamenti che un tempo rappresentavano un elemento cardine della sua musica. L’ingresso di Alessandro Vagnoni ha ulteriormente stravolto lo stile del progetto e laddove un tempo la batteria campionate e i brani corti rappresentavano un must, oggi la batteria ibrida e i brani lunghi rappresenta un tratto distintivo per uno stile inconfondibile e unico. Noi abbiamo parlato con Nicola Manzan che ci ha raccontato come nasce la sua musica e come si è evoluta in questi anni.

 

Quando hai capito di poter unire La tua musica con atmosfere ben lontane da quei canoni tradizionali?

Quando ho intrapreso il percorso che mi ha portato a scrivere e registrare il primo album di Bologna Violenta, avevo già parecchi trascorsi sia nella musica rock che nella classica, passando per il noise e le colonne sonore di cortometraggi e lungometraggi. Con quel disco volevo infrangere tutte le regole tipiche della forma canzone, cercando più che altro di creare delle piccole composizioni che avessero uno sviluppo più legato alle emozioni che non alle regole imposte dai vari generi. Il fatto di mescolare un po’ tutte le cose fatte in passato con le nuove sonorità di BV non è stato calcolato. Mi è venuto spontaneo già dal secondo disco cominciare ad inserire strumenti acustici ed atmosfere quasi esotiche, ma le parti più cybergrind non erano così contaminate da altre sonorità come è successo poi su Utopie e Piccole Soddisfazioni. Da lì in poi ho cercato di fondere tutte le mie conoscenze in ogni canzone, senza come al solito badare a strutture imposte, tenendomi molte libertà ritmiche e timbriche, ma cercando di curare ogni minimo dettaglio. È stato un processo tutto sommato abbastanza lungo, non è facile abbattere certi blocchi mentali, ma devo dire che al momento mi sento abbastanza libero di fare quello che mi piace senza farmi problemi di genere o simili.

Che tipo di strumentazione usi nei tuoi live set?

Dal vivo è tutto molto semplice. Io collego la chitarra elettrica (o il violino elettrico) ad un vecchio POD della Line6 che entra in un mixerino. Alessandro (il batterista) entra nello stesso mixerino con i due canali della batteria elettronica, così come le basi che escono dal mio computer (che manda anche i visual). In tutto abbiamo sei canali, ma al mixer mandiamo direttamente i canali destro e sinistro.

Che setup usi e hai usato in studio nel corso di questi anni?

Uso cose molto semplici. Di solito per registrare uso Nuendo o Cubase su Pc (solo di recente uso anche Ableton Live dal portatile Mac, ma solo per certi lavori).

Per le chitarre uso il POD oppure, se serve, uno dei vari ampli che ho a casa. Per registrare gli archi uso un paio di microfoni, così come per gli altri strumenti acustici. Più che altro ho parecchi strumenti a casa, ho un Rhodes Mark II, un vecchio organo Farfisa, altri organetti di vario tipo, un bass pedal della Eko, due fisarmoniche, due theremin, vari archi e chitarre di vari tipi, più altri strumentini che non ricordo, ma che riempiono vari scaffali di casa. Registrando quasi tutto da solo tendo ad avere un setup semplice che mi consenta di registrare più cose possibile col minor sforzo possibile.

Parlarci un po’ dei microfoni che prediligi..

Non sono un grande esperto di microfoni, anche perché le mie finanze mi impediscono di avere una passione del genere… Ho due AKG, un C3000 (nero) e un 214 (che è una specie di 414) che uso spesso. Negli anni mi è capitato di registrare con tantissimi microfoni diversi ed ognuno ha dei pregi e dei difetti che si vanno a combinare con i pregi e difetti della stanza e dello strumento… faccio davvero fatica a dire quale mi piace di più. Spesso basta cambiare la posizione del microfono per avere un suono migliore, quindi ogni volta magari perdo dieci minuti in più, ma cerco di entrare flat nel computer con un suono che sia già decente in partenza.

Alessadro Vagnoni e’ entrato in formazione negli ultimi anni e suona con una batteria ibrida. Come Mai questa scelta?

Bologna Violenta nasce come progetto in larga parte digitale. Non ho mai usato amplificatori per la chitarra (almeno dal vivo), così come non ho mai usato batterie vere nei dischi (anche se ci sono dei campioni presi da batterie vere). A questo punto non avrebbe avuto senso usare una batteria acustica, visto che sarebbe stata comunque da triggerare. In questo modo teniamo una certa linearità nel progetto e siamo anche più comodi per andare in tour.

Che tipologia di synth hai utilizzato in questi anni e quale prediligi?

Anche in questo caso, uso strumenti semplicissimi, come il Monotron, che uso sia per generare suoni che per filtrarne altri. Nell’organo Farfisa c’è una bella sezione synth analogica e vari arpeggiatori che uso abbastanza spesso. Ho anche dei generatori di onde, tipo theremin, ma che funzionano con delle semplici manopole. In passato mi è capitato di usare dei synth di vario tipo in studio, ma in genere non ne faccio largo uso. Mi piacciono di più strumenti semplici che magari abbiano pochi suoni, ma tanta possibilità di essere manipolati.

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