Arturia Matrix-12V – Prima parte

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear, Software

Con il lancio della V-Collection 4, Arturia ha approfittato per rimpolpare significativamente la collezione delle proprie apparecchiature virtuali, integrando anche il prestigioso polysinth Oberheim Matrix 12 e l’epocale tastiera archi Solina. Questa volta, ci occuperemo delle funzionalità offerte dal Matrix-12V, forti della precedente esperienza accumulata (in epoche diverse) su tre Xpander e un Matrix 12.

Di Enrico Cosimi

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Per prima cosa, le congratulazioni di rito: fino allo scorso lustro, il marchio Oberheim era praticamente congelato (per quello che riguarda le clonazioni) da una serie di passaggi societari che avevano visto alternarsi Gibson e Viscount sul possesso dello storico nome; successivamente, non solo per la ridiscesa in campo di Tom e dei suoi nuovi S.E.M., qualcosa deve essere cambiato. Rimane il fatto che, dopo aver bloccato commercialmente virtualizzazioni pur interessanti del modello OB-X, finalmente oggi possiamo mettere le mani sulla versione numerica di un grande polysinth analogico del passato: la versione “più che doppia” dello Xpander originale. Stiamo parlando del Matrix 12.

Notizie indispensabili

Il bignamino della sintesi commerciale non può non riportare un minimo di notiziole condensate:

  • riconoscenza: il mondo della sintesi deve molto a Tom Oberheim; a parte il suo contributo societario alla costituzione del Protocollo MIDI; Tom è stato il primo a intuire la possibilità commercialmente abbordabile di gestire prima bifonia low-high, poi quadrifonia sulle tastiere dei primi polifonici professionali; inoltre, dopo essere partito con un Ring Modulator che ha fatto epoca, ha dotato il mondo della sintesi di una logica full modular incarnata nello squisito Synthesizer Expander Module S.E.M., inglobato nelle macchine a 2, 4 e 8 voci. Allo stesso modo, uno dei primi sequencer digitali commerciali, il Digital Sequencer, è marcato Tom Oberheim. Per non parlare di tutte le realizzazioni successive.
  • heritage: il polifonico Oberheim è passato da una struttura originale con “monofonici paralleli” (fino a tutta la serie S.E.M.) alla struttura full integrated (dal modello OB-X ai successivi OB-XA e OB-8), alla struttura con pesante implementazione di display (Xpander e Matrix 12). Tutti gli Anni 80 sono stati accompagnati dagli accordi di brass targati Oberheim: quelli più rischiosi di Birdland e quelli più AOR di Jump.
  • quarti di nobiltà: per il progetto Xpander, che poi è stato riconfigurato nel Matrix 12, venne messo in piedi un team di geniacci analogici comprendente Mike Papa, Dave Bertovich, Stanley Jungleyb, Michel Doidic… tutte persone che, negli anni successivi avrebbero deliziato la comunità dei musicisti elettronici con marchi come Line 6 e Alesis Andromeda… insomma, nobili natali per una struttura di sintesi – quella dell’Xpander/Matrix 12- che deve essere considerata con rispetto.

Detto questo, preoccupiamoci dei precedenti analogici

 

matrix 12 hardware

Xpander & Matrix 12

Su ACM, ci siamo occupati diverse volte della superba implementazione analogica messa in piedi per il canale di voce incarnato nel modulo Xpander (prima) e lievemente modificato nella versione a tastiera Matrix 12 (poi). Pochi sanno che, nelle intenzioni originali dei progettisti, il Matrix avrebbe dovuto essere un…24, ma gli stessi problemi che bloccarono Dave Smith alla soglia del primo P10 mono tastiera si presentarono al team di sviluppatori in casa Oberheim. Per semplificare la vita, si decise quindi di integrare solo due volte la potenza operativa del vecchio Xpander. ovvero…

 

Una voce Xpander

Pesantemente basata sui CEM disponibili all’epoca – e neppure sui migliori, occorre dire… – la voce Xpander/Matrix 12 conteneva:

  • due oscillatori audio simultaneamente in grado di generare rampa, impulsiva a simmetria varibile, triangolare
  • un generatore di rumore apparentemente integrato nel secondo oscillatore
  • un filtro “multi modo” a quattro poli indirizzabili, combinato e ricombinato in maniera tale da poter fornire 15 diversi modi di filtraggio selezionabili dall’utente
  • una coppia di vca in serie sull’uscita del filtro (tanto per chiarire, uno serve per gestire l’inviluppo di amplificazione, l’altro per gestire l’eventuale dinamica di tastiera)
  • un percorso di linear freq mod indirizzabile a vco 1 o a vcf

Le modulazioni, generate digitalmente, comprendevano:

  • cinque generatori d’inviluppo DADSR con estese modulazioni, sincronizzazioni e subordinazioni
  • cinque oscillatori a bassa frequenza LFO altrettanto configurabili
  • un sesto LFO globale per il VIBRATO
  • quattro generatori di RAMP (inviluppi mono stadio)
  • tre generatori di tracciamento TRACKING GENERATOR applicabili a numerose sorgenti di controllo
  • un lag generator ufficiale, altri due inseriti nelle modulazioni degli oscillatori

Le dodici voci potevano essere gestite in modalità monotimbrica SINGLE o organizzate in politimbricità MULTI; in quest’ultimo caso, il musicista aveva accesso alle organizzazioni di:

  • assegnazione voce a una di sei possibili ZONE di tastiera
  • trasposizione con detune per centesimi di semitono
  • volume relativo e panpot relativo di ciascuna voce

Ogni zona era configurabile in ingresso MIDI CH, assegnazione voci mono/poly, limite “orizzontale” hi note-lo note.

Nel Matrix 12, a differenza del vecchio Xpander, non erano presenti le connessioni CV/Gate per le voci, ma era possibile verificare il listato di tutte le modulazioni in un’apposita pagina di Mod Routings (indispensabile per non impazzire di fronte ai tre display 40 caratteri a scarica di gas – oggi introvabili…); opzionali, erano installabili il sensore per il channel aftertouch di tastiera e il kit su fianchetto in legno con le 12 uscite individuali.

 

Una valutazione a posteriori

Xpander e Matrix 12 sono state due macchine molto importanti per la definizione del suono Anni 80: prive dell’asprezza aggressiva tipica del Prophet 5, meno dinamiche dei precedenti modelli Oberheim (da questo punto di vista, non ha senso cercare il paragone con OB-X/OB-XA, ma neppure con OB-8), sembrano naturalmente candidate alla produzione dei pad più burrosi e liquidi che discografico degli Anni 80 possa ricordare con nostalgia. La scarsa controllabilità sui tempi stretti degli inviluppi e la relativa poca definizione dei valori parametrici (0-64 per tutti, con il solo filtro a 0-127) sono, a posteriori, due limiti non indifferenti per la programmazione di timbriche più legate al classico linguaggio polifonico aggressivo, ma per tutto quello che riguarda l’atmosfera, Xpander e Matrix 12 primeggiano facilmente contro la concorrenza.

Detto questo, passiamo al programma…

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Matrix-12 V

Il programma è quasi un mono schermata; in realtà, nella fascia bassa della main window, al posto della tastiera a cinque ottave, possono essere gestite le sotto pagine relative a Modulation, Page 2 Parameters, Effects o, appunto, Keyboard.

La schermata di base, dall’alto verso il basso, ospita: la Tool Bar tipica Arturia, con la gestione di banchi, categorie, preset, scrittura e recupero dei file, Panic e accesso alla Mappatura MIDI (ulteriori particolari in seguito); la Page Bar con le regolazioni di main pitch e volume, la selezione di vista single program/voices multi, la lettura del preset attivo; la Parameter Window vera e propria, che riproduce una “libera interpretazione” del pannello comandi M-12 hardware; il Nameplate con i selettori per le visualizzazioni alternative; la Keyboard alternabile con le altre visualizzazioni.

Attenzione! Questo è il primo virtual synth prodotto da Arturia che – fatte salve le ibridazioni “localizzate” nelle altre macchine – non rispetta fino in fondo il layout di pannello della macchina originale. Del resto, è facile immaginare il perchè di questa scelta: nel M-12 reale, ci sono solo tre display da 40 caratteri, con soli sei encoder indirizzabili e un’architettura “per pagine” che obbliga alla reinterpretazione…

 

Main

La vecchia architettura Oberheim permetteva di indirizzare individualmente le voci di bordo (sei nello Xpander, dodici nel M-12) usandole in monotimbricità (Program Mode) o liberandole per la multi timbricità del Multi Mode). M-12V usa un sistema appena più intricato da interpretare, ma concettualmente identico alla struttura di origine.

Quando le dodici voci usano lo stesso suono, si lavora con la schermata Main e si utilizza il sintetizzatore come semplice unità singolo timbro/singolo suono. Nella pagina principale, si ha accesso a:

VCO 1 & VCO 2

Possono generare simultaneamente rampa, quadra a simmetria variabile, triangolare; il VCO 2 può produrre Noise e può essere controllato Hard Sync dal VCO 1. La frequenza è regolabile in semitoni di trasposizione (solo a salire) e centesimi di semitono. Il volume di uscita di ciascun oscillatore è regolabile individualmente. I parametri di utilizzo meno frequenti sono organizzati nella Page 2: nel M-12V è una schermata complessiva; nel vecchio sistema hardware era una seconda visualizzazione raggiungibile modulo per modulo. Ad ogni modo, in Page 2 si controlla la gestione della frequenza con Keyboard o LAG Generator (anticamente, era o l’uno o l’altro; ora, i due controlli possono convivere), la ricezione del Pitch Bend e del Vibrato “principale”.

Cosa si può modulare? Frequency, Pulse Width e Volume. Ciascuna delle tre destinazioni può ricevere nello stesso istante fino a sei sorgenti di controllo, con amount e polarità indipendenti. La Modulation Page è localizzata al centro della schermata principale.  Ogni segnale modulante può essere ricevuto “liscio” o previa quantizzazione per semitoni. 

FM

Il percorso di FM lineare preleva il segnale Triangle Wave del secondo oscillatore a monte delle sue regolazioni di volume e lo invia alternativamente alla FM lineare sulla frequenza di VCO 1 o di VCF; in tutti e due i casi, il musicista dosa liberamente l’indice di modulazione.

L’Amplitude della modulazione (l’indice) è modulabile a discrezione dell’utente. 

Filter & VCAs

Da sempre, uno dei punti di forza del meccanismo originale, con l’integrato CEM (non dei migliori, tra l’altro) spremuto fino in fondo per realizzare quindici modi di filtraggio diversi. Il musicista può controllare Cutoff Frequency (uno dei pochi parametri regolabili con doppio livello di dettaglio fine/coarse), Resonance, Filter Mode. Il segnale filtrato passa attraverso la coppia di VCA 1 e VCA 2.

I parametri modulabili sono Frequency, Resonance, VCA1 Level e VCA2 Level. I modi di filtraggio selezionabili comprendono: LP 1, LP 2, LP 3, LP4, Notch 2, HP 1, HP 2, HP 3, BP 2, BP4, Phase 3, HP 2 + LP 1, HP 3 + LP 1, Notch 2 + LP 1, Phase 3 + LP 1. 

Su Page 2, si abilita la ricezione del Keyboard CV e/o del LAG, la risposta al Pitch Bend e al Vibrato di sistema.

LAG Generator

Altrimenti indicato come Slew Limiter o – più prosaicamente – come Portamento, può addolcire progressivamente i salti di livello contenuti nel segnale presentato al suo ingresso. Il musicista può scegliere cosa collegare all’ingresso del modulo (Off, Lever 1, Lever 2, Pedal 1, Pedal 2, Vibrato, Keyboard, Lag, Velocity, Release Velocity, Pressure, Envelope 1-5, LFO 1-5, Track 1-3, Ramp 1-4), impostare la Rate di smussamento, definire il comportamento Linear/Exp-Log, subordinare il funzionamento all’esecuzione Legato.

La velocità/Rate può essere modulata a distanza. 

Envelope Generator 1-5

Uno dei punti critici del vecchio sistema hardware era la bassa controllabilità dei tempi spalmati sui 64 possibili incrementi; diciamo subito che i limiti del M-12 sono presenti anche nel M-12V, quindi se cercare la potenza tutta testosterone della singola voce Prophet 5, sarà meglio cercare un’altra icona tra quelle comprese nella V-Collection 4 di Arturia.

Detto questo, gli inviluppi non presentano sorprese: sono cinque, tutti in formato Delay, Attack, Decay, Sustain e Release; tutti gli stadi – tranne il Sustain – possono ricevere sei modulazioni dall’esterno; l’ampiezza dell’inviluppo in uscita è regolabile tramite Amplitude (anch’essa modulabile a distanza).

La Page 2 ospita i parametri che personalizzano il comportamento degli inviluppi: Reset forzato a valore zero in corrispondenza del nota on, subordinazione al Trigger e non al Gate (modo Freerun), riconfigurazione in DADR senza Sustain, scelta tra triggeraggio Single/Multi per la gestione dei fraseggi veloci, innesco d’inviluppo pilotato da uno dei sei (cinque ufficiali più Vibrato) LFO disponibili, con comportamento incondizionato o subordinato in AND al Gate di tastiera. Molto raffinato, molto flessibile, non immediato come comportamento di controllo. In ogni caso, l’implementazione grafica del M-12V semplifica non poco le cose.

Schermata 12-2457008 alle 22.31.26

Tracking Generator 1-3

Definibili come “equalizzatori di voltaggio”, sono processori di controllo, che permettono la deviazione dei valori ricevuti in ingresso agendo su cinque punti corrispondenti a 0, 25, 50, 70 e 100% dell’escursione bipolare originale. Se – ad esempio – un LFO che produce una lenta rampa ascendente viene collegato all’ingresso del Track Gen, è possibile distorcere la salita (perfettamente lineare) alterando i valori di partenza, di un quarto, metà, tre quarti e fine, spostandoli dalle regolazioni di default 0, 15, 31, 47, 63. Maggiore la deviazione dal valore “rettilineo” nominale, maggiore la curvatura (concava o convessa) che si produrrà nell’escursione di controllo all’uscita.

Cosa si può collegare al Track Generator? Praticamente, qualsiasi sorgente di controllo prevista dall’architettura del M-12V e/o presente all’ingresso MIDI.

Non ci sono parametri modulabi a distanza, non ci sono parametri sulla Page 2.

LFO 1-5

I cinque oscillatori a bassa frequenza sono “di voce”, cioè disponibili su base indipendente per ciascuno dei 12 canali di sintesi previsti nello strumento. Ciascuno di essi può essere regolato in Speed (modulabile), waveform (Triangle, Ramp, Saw, Square, Noise, Random, Sample), in Retrig Point e Output Amplitude (modulabile). Quando si sceglie il comportamento Sample, si commuta il comportamento del modulo LFO in un Sample & Hold vero e proprio, che può prendere in considerazione una qualsiasi delle sorgenti di modulazione, catturandone il valore (sample) e prolungandolo artificialmente (hold) fino al ciclo di clock successivo.

Su Page 2, si può accendere il LAG Generator dedicato, con il quale smussare le asperità nelle forme d’onda prodotte o ricavate, e scegliere tra Retrig Single/Multi in rapporto al Midi Note On.

Ramp Generator 1-4

Sono quattro inviluppi semplificati (monostadio) utili per realizzare autobend (in stile Synthex) o sforzando brass attraverso la filter modulation. Ciascuno di essi può essere regolato nella Ramp Rate, cioè nella velocità di traslazione del valore tra minimo e massimo.

Su Page 2, si può impostare l’innesco Single/Multi e l’eventuale subordinazione di partenza al ciclo incondizionato o subordinato Keyboard AND di uno degli LFO di bordo.

Con tutta questa roba, si programma il suono che viene caricato nelle 12 voci rese omogenee timbricamente dal modo singolo.

La prossima volta, prima di ascoltare finalmente qualcosa – e di mettere a confronto M-12V con Xpander hardware – approfondiremo le funzioni Voices Multi e tutto il resto dei giochetti ottenibili con gli effetti di bordo. 

Slurp…

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