Andreas Schneider. Spielen

Written by simonquasar on . Posted in Neuköln

Pensate un luogo dove accanto a ogni filtro, sintetizzatore e knob in generale avete un paio di cuffie per provarli quanto volete, a un laptop con streaming su un solitario synth modulare in una cabina di uno showroom di Londra, a una colonna incastonata da moduli analogici e un pianoforte a muro invaso da LED e cavi: forse hanno ragione i tedeschi a riunire i verbi “giocare” e “suonare” sotto ad un unico “spielen”.

Lo SchneidersLaden è forse la punta dell’iceberg intorno ad Andreas Schneider, il venditore di synth per professione, verrebbe da dire. Fatto sta che solo entrare nel suo Laden (o nell’annesso SchneidersBuero) vi fa capire perché non bisogna assolutamente chiamarlo negozio.

di simonquasar

Per l’inizio della settimana preferisce parlare di musica o di business?

Beh, tu come mi vedi?

Oggi mi sembra più businessman..

Sì in effetti, ma sarà colpa della camicia!

Però vi siete spostati da Alexanderplatz a Kottbusser Tor, non è stata una scelta in controtendenza?

Non veramente, la decisione di spostarsi qui è stata motivata dal fatto che ad Alexanderplatz c’è un eccessivo vortice di consumismo: solo turismo a breve termine e grandi centri commerciali che hanno come unico scopo il vendere. Un ambiente simile non ti dà modo di comunicare veramente, tengo molto al fatto che lo showroom si trovi in un luogo che permetta non solo ai clienti e ai curiosi di rilassarsi, provare e chiedere, ma anche i miei collaboratori devono avere la possibilità di uscire e bersi il caffè in un contesto più socievole.

Nel suo lavoro dedica anche una particolare attenzione all’ecologia e al riciclo.

Sì, per quanto riguarda il riciclaggio dei materiali ci sono direttive europee sempre più attente riguardanti la circolazione di apparecchi elettronici. Tutto ciò è molto importante perché queste cose (indicando cavi e apparecchiature, ndr) sono composte di materie prime costose (anche in termini ambientali) che vengono cedute in massa ai consumatori finali.

Dal punto legislativo – in quanto distributore – bisogna dichiarare sempre le quantità di materiale che vengono cedute e/o smaltite. E’ sicuramente un processo lavorativo complesso e bisogna chiedersi se vogliamo fare le cose fatte bene oppure trovare delle scappatoie, ma già come persona singola penso che si debba migliorare il pianeta partendo dalle piccole cose. Tanto più per le apparecchiature elettroniche: oggi non ne possiamo fare a meno e ne siamo invasi, quindi dobbiamo adattarci e agire di conseguenza.

Quali tipi di regolamentazioni ci sono riguardanti synth e materiali musicali elettronici?

Le direttive EU indicano vari modi per controllare le quantità di materiale messe in circolazione, qui in Germania tutti i dispositivi devono essere registrati a partire dal produttore, io come distributore sono tenuto a comunicare ogni mese – in grammi – quanto materiale ho importato.

E’ un bell’impegno!

Lo è! E, s’intende, per ogni prodotto bisogna considerare anche il packaging: sacchetto di plastica, cartone, polistirolo ecc. E’ materiale che il cliente si porta a casa e poi butta nell’immondizia. L’ente locale si aspetta quindi che chi ha messo in circolo la confezione si occupi di smaltirla e/o risarcirne i costi. E’ un compito difficoltoso, ma se ci si mette nell’ottica giusta funziona.

Questo implica anche una differenza sostanziale: qualcuno può dire “ah una cosa come SchneidersLaden funziona, mi compro venti dispositivi e li rivendo online a 3,-€ in meno rispetto agli altri”, ma se si usano i soldi in modo sensato gli effetti a lungo termine si vedono e posso dire di avere la coscienza a posto.

Certo è che nello SchneidersLaden sintetizzatori, filtri e drum machine si possono provare e toccare con mano – è un vantaggio non da poco!

Questo è un lato che riguarda il cliente, personalmente vorrei che il compratore sappia cosa sta acquistando, questo è il motivo per il quale siamo sempre attenti a consigliare e dare risposte ad eventuali dubbi o domande. “Perché lo vuoi comprare? Sai cosa stai per acquistare? Ci hai pensato bene? Non ti è più utile B anziché A?” tutto ciò è molto importante e ovviamente richiede competenza. In caso contrario ci troviamo un cliente che ordina entusiasmato qualche apparecchio e dopo una settimana lo rimanda indietro, noi siamo poi obbligati (in Germania entro 15gg ciò è valido su tutti gli acquisti online, ndr)  a ricevere la merce, pagargli le spese di spedizione e restituire l’importo. Tutto ciò è naturalmente una perdita di tempo, soldi e materie – e si ritorna al concetto esposto poco fa. Se tutti facessero così non me lo potrei/vorrei permettere. Alla fine è molto più conveniente mantenere una certa attenzione nei confronti del cliente e magari farci anche tre ore di chiacchiere.

Come sceglie i prodotti che poi arrivano in catalogo?

A dire il vero non mi occupo veramente dei singoli modelli bensì dei produttori: e già questo è un bel lavoro. Spiego loro quali presupposti ci sono per la messa in vendita, la conformità RoHS o CE tra le altre, siamo tenuti a dedicare un certo tempo al quality management, ogni anno ogni produttore va nuovamente verificato e/o certificato e lo dobbiamo seguire, le apparecchiature non devono contenere zinco o piombo ecc., i produttori internazionali ovviamente fanno già tutto di default, ma bisogna essere sempre attenti su come migliorare le cose tenendo in considerazione anche la società. Se al produttore tutti questi discorsi non interessano allora ne facciamo a meno anche se ha il prodotto più bello del mondo.

Questo è il lato tecnico-manageriale della messa in catalogo, per quanto riguarda invece il suono ci sono invece dei riferimenti particolari?

No non veramente, i fabbricanti che desiderano vendere tramite SchneidersLaden si riferiscono da soli a prodotti che noi già abbiamo.  Questi sono principalmente produttori con al massimo 4-5 persone impiegate. Di certo conta anche la compatibilità umana con la persona che sta dall’altra parte del telefono: ci si telefona regolarmente e costantemente per dirci “il pezzo te lo posso mandare settimana prossima” oppure “la merce così va bene?” e se ci sono problemi – come può succedere con serie difettose – vanno ovviamente risolti con un certo fattore umano anche se molte trattative potrebbero basarsi sulla legislatura in vigore senza troppi sforzi.

Sennò sarebbe rimasto ad Alexanderplatz..

Esattamente.

In questi anni da Lei hanno fatto un salto sia Dieter Doepfer piuttosto che Magda

Dieter Doepfer è un ingegnere della primissima guardia dei modulatori analogici, è una personalità molto importante nella scena e comunque non si trattiene dal fare musica e nel produrre da solo senza definirsi un artista. E’ una fortuna perché non si è votati a una causa, non si è obbligati a dover fare bei suoni, ma si possono creare rumori o suoni giusto per il gusto di dire “ah questo mi piace, quest’altro no” . E questo è un discorso che un musicista che vuole vendere non può permettersi liberamente.

Magda si era procurata alcune macchine mi ricordo che ha fatto di tutto e di più senza volersi porre a barriere musicali per entrare più nel profondo di certi aspetti e aprisi nuovi orizzonti, cosa che è riuscita a fare, ma ora non la vedo da un pò.

Dal 2011 c’è anche uno Schneiders-Showroom nelRough Trade East” di Londra.

E’ nato per dare una possibilità in più ai nuovi clienti ed è abbastanza differente rispetto al SchneidersLaden qui a Berlino. Innanzitutto essendo all’interno di un negozio di dischi c’è un altro tipo di clientela, persone che ancora devono avvicinarsi alle macchine, nel RTE c’è una cabina in plexiglas completa di sistema modulare, mentre accanto vi sono dei semplici apparecchi come singoli filtri e delay dove inserisci il il tuo smartphone o player con le cuffie e si sente cosa succede, oppure c’è un synth con una tastiera con il quale puoi metterti a suonar e se ci si vuole avventurare di più basta andare al bancone e farsi aprire il box per suonare con il sismod. Purtroppo ho notato che quest’ultimo è anche troppo complicato e sarebbe da “alleggerire” un poco per facilitare l’approccio rischiando di scontentare però il pubblico ancora più avanzato e il tutto va rivisto prossimamente. Ma fondamentalmente il principio resta: vai, guardi, provi e ci suoni. Poi dalla cabina c’è un telefono che ti mette in contatto diretto con noi anche solo per dirti dove vanno infilati i jack. Intanto sono state gettate le basi anche in Inghilterra, o meglio Londra, come paese enormemente coinvolto nella produzione musicale e nel giro di un paio d’anni contiamo di perfezionare la sala

Il 2 maggio scorso sempre presso il Rough Trade East avete organizzato anche un synthesizer day, com’è stato?

Mi sono preso un po’ di workstation – tra le quali il Folkstrautonium della Trautoniks, il Vermona ReTubeverb – e durante il giorno si sono tenuti differenti worskhop sparsi per il negozio di dischi, è stato un bell’evento. Si sentiva musica da tutte le direzioni e c’era tutta un’altra atmosfera rispetto al solito quando durante il giorno viene diffusa solamente musica in scatola.  Il tutto si è chiuso con un concerto di Wolfgang Seidel.

Credo che l’interazione con gli strumenti sia fondamentale, è più divertente fare musica in due per avere anche un feedback immediato dall’altro se una cosa piace o meno quello che si sta facendo. L’ espressione del viso, ovvero l’interpretazione altrui cambia la tua presa di coscienza nell’atto di suonare della musica.

E, a mio avviso, questo esclude completamente l’atto di fare musica con il computer: è la mia battaglia contro i PC! (risata) Sono sicuramente dei bei macchinari, ma per la produzione, per lavorare, non fare della musica (“musizieren”) – cosa che appartiene a ben altri livelli del concetto di creatività.

C’è anche chi obietta i PC con il motto “la musica va fatta in piedi”.

Se si tratta di musica ritmata ha quindi a che fare con il ballo, e l’energia durante la produzione/creazione personalmente mi fa stare in piedi.

Però ci sono anche i controller MIDI-USB che potrebbero cercare di contendere il terreno alle varie macchine

Beh sono un buon modo per cercare di liberarsi dal mouse! (ride) Il concetto di strumento apre sicuramente gli occhi – almeno temporaneamente – su questo tema, ma con i controller devi sempre installarti tutto e perdi tempo e focus su ciò che fai. Inoltre, uno strumento monofunzionale fa sempre e solo “moop” quando premi o sempre “boing” quando batti, quindi puoi fargli suonare un “boing” anche se.. non hai preparato niente! Non devi controllare prima che sia tutto installato, presente o acceso mentre sull’altra schermata hai le ricette di cucina e la mappa della città aperte.

Un controller non è come un pianoforte: un piano lo guardi e se sul momento ti ispira ti metti a suonarlo o al contrario lasci stare di colpo. Basta che ti chiedi “voglio adesso questo suono o no?” il pianoforte farà solo “boing”, ma è un lusso tutto suo. Ovviamente non si può applicare il discorso della monofunzionalità a tutti i nostri aspetti quotidiani o alle sonorità musicali, sarebbe eccessivamente decadente. Ci sono i compositori che lavorano singolarmente con un approccio monofunzionale e poi uniscono il tutto, è una gran bella cosa: vedi un’orchestra ad esempio.

Cosa ha di interessante in mente nel prossimo futuro?

Cercherò di strutturare l’azienda in modo tale che mi possa dedicare di più a workshop come quelli che ho organizzato a Londra, forse a livello locale e.. magari rituffarmi un po’ di più nella dimensione musicale. Ma per il momento sono ancora impegnato con vari aspetti commerciali – la camicia, appunto – perché siano contente le persone che passano di qua, siano semplici curiosi, Doepfer, Magda o vari produttori.

Allora c’è da tenere d’occhio StromKult per eventuali apparizioni!

Ahah, sì! Cerco di mantenere la rotta per scriverci solo cose rilevanti, ma spesso non succede!

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Comments (5)

  • synthy

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    la prima parte di qesta particolarissima “intervista” ci fa capire perchè l’europa è tenuta insieme dalla germania che ne è suo perno, fulcro e asse portante e ci mostra cosa significa vivere “civilmente” in ambito musicale, e non ci riferiamo al volume, ultimo anello della catena, e come si deve fare per essere davvero “verdi” nel quotidiano vivere, non boicottando o facendo ostruzionismo ma seguendo le giuste regole e dando l’esempio. certo è vero che in germania la burocrazia e le leggi ti aiutano e non ti fanno passare la voglia di vedere il lato oscuro della forza di lukas(iana) memoria…

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  • Gianni

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    Articolo fantastico, contemporaneamente illuminante e… frustrante :-)
    Questo concetto della “guerra contro il PC”, del “suonare in due” e della differenziazione tra il “suonare” e il “produrre”, in ambito elettronico, mi fa venire in mente Trent Reznor e i suoi ultimi progetti, che hanno permesso a *questo* tipo di elettronica di tornare nel mondo delle colonne sonore dopo tanti anni.
    Grande Andreas.

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  • Claudio Bertoncini

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    Ci sono stato l’anno scorso e non volevo più uscirne!!

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