Standards in pillole – terza puntata: il blues minore

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Riprendiamo il nostro (lento) cammino all’insegna delle “pillole di standards”. Dopo aver passato in rassegna non di certo in modo esaustivo il blues maggiore, in questo terzo appuntamento vorrei parlarvi del blues minore, tanto per chiudere il discorso relativo alle “12 battute”. La ricetta proposta è sempre la stessa, ovvero sia: 1) Un po’ di teoria;  2) Esperienza personale in merito;  3) Analisi di un paio di brani “a tema” in cui vedere applicati alcuni tips’n tricks per cavarsi d’impaccio quando ci si trova a suonare una roba del genere.

Di Antonio Antetomaso

COPERTINA

Vale la solita preghiera, raccomandazione, invito, chiamatelo come vi pare, a NON CONSIDERARMI come il professore che sale sulla cattedra pronto a bacchettare gli alunni, ma semplicemente come un amico che prova a condividere con voi le proprie esperienze per sentire cosa avete da dire in merito. Le vostre esperienze, unite alle mie, vanno a costituire sicuramente un comodo strumento nelle mani di chi si avvicina per la prima volta a queste tematiche, convenite?

Detto ciò, altra piccola premessa prima di partire: non vi piace il blues minore? Benissimo, avete tutta la mia stima e comprensione, ma fermatevi qui con la lettura e passate oltre….a buon intenditor, poche parole.

Ite missa est alleluja alleluja, iniziamo con la teoria. Dunque, si chiama blues giusto? Bene, già questo ci suggerisce la struttura armonica, articolata in 12 battute di cui le ultime due fungono (generalmente) da turnaround.

Le differenze tra un blues maggiore ed un blues minore sono da ricercarsi negli accordi che si trovano all’inizio delle battute cardine ovverosia la 1, la 5 e la 9. Nel blues maggiore (ricordate ?), le battute 1 e 5 vedevano la presenza di accordi di settima di dominante, il primo dei quali determinava la “tonalità” del blues, usando impropriamente questo termine. Nel blues minore il discorso diventa più dolce e melanconico vedendo comparire, al posto di tali accordi di dominante, accordi m7. 

Nella battuta 9 invece, al posto dell’accordo m7 viene inserito un accordo semi diminuito. Le tonalità più comuni? Beh, pur considerato che nel Jazz tutto è possibile (anche un blues in Ebm), generalmente le tonalità più comunemente “reperite sul mercato” sono Cm e Fm, avendo cura di considerare tonalità quella relativa all’accordo inserito nella prima battuta, come per il blues maggiore.

 

Vediamo un esempio “classico” di blues minore in Cm.

FIGURA1

Facile come bere un bicchier d’acqua, anche se in realtà quasi mai un blues minore si suona così. Vediamo una struttura con un po’ più di “pepe”.

FIGURA2

Adesso cominciamo a ragionare, quella in figura è la struttura più comunemente trovata nei Real Books.

Scusa ma non avevi detto che alla battuta 9 ci sarebbe stato un accordo semi diminuito? Sissignore e difatti nulla vieta di inserirlo se alle nostre orecchie risulta più consono, tuttavia quello riportato in figura può essere considerato come una sostituzione di tritono (un accordo di dominante costruito a partire dalla nota posta tre toni sopra la nota di partenza) dell’accordo semi diminuito suddetto. Si si….lo so, la sostituzione di tritono originale parte da una settima di dominante e termina in una settima di dominante….per questo ho usato l’espressione “può essere considerato”.

Tale sostituzione di tritono, affiancata all’accordo di dominante posto una quinta sopra l’accordo di partenza e presente alla battuta 10, determina un ciclo di accordi di dominante che porta verso l’accordo iniziale e, da lì, una ulteriore battuta avente per protagonista il medesimo accordo V7 induce a ricominciare il giro.

Vi ho fatto inorridire con la mia analisi semplicistica? Mi spiace, ho fatto del mio meglio…ritenetevi liberi di integrare nei commenti, ve ne sarò sicuramente grato.

Naturalmente nulla vieta di contaminare tali strutture come meglio crediamo, tenendo però presente che nel blues la regola d’oro è l’immutabilità dei cardini: toccate tutto ma non gli accordi sui cardini, altrimenti il blues non è più blues, ragionate?

Per improvvisare su questa struttura, cosa c’è di meglio della scala blues minore costruita sul primo accordo? Blues in Cm, scala blues di C. Ricordiamo brevemente come si costruisce una scala blues: essa è formata dalla tonica, dalla terza minore, dalla quarta giusta, dalla quinta diminuita (blue note), dalla quinta giusta e dalla settima minore. In figura, la scala blues di C.

FIGURA3

Tutto qui? Cioè….suonare un blues minore si risolve a percorrere su e giù una sola scala? Si…ehm…no…non proprio. Naturalmente la scala blues minore suona da Dio (capirai, scala minore su armonie minori, pane e parmellata) ma forse possiamo fare qualcosa di meglio che suonare una scala sola non trovate? Ecco qualche piccolo espediente che uso io:

  1. Uso anche la scala blues costruita sul secondo cardine (quella di F, per un blues minore in C);
  2. Uso la scala blues costruita una quinta sopra (o una quarta sotto che dir si voglia) l’accordo fondamentale: Cm → Scala blues di G;
  3. Contamino con il modale…m7 implica sicuramente poter applicare il modo dorico;
  4. Utilizzo il modo locrio sull’accordo semi diminuito in 9 battuta (un po’ aspro per i miei gusti, ma sicuramente utile a rompere la monotonia);
  5. Utilizzo all’occorrenza qualche pattern II-V-I sulla cadenza m7b5, 7 (Aebersold docet);
  6. Arricchisco 9#,9b, 5# e 11# gli accordi di dominante e sfrutto le alterazioni per costruire linee melodiche.

Naturalmente qui è tutto demandato al gusto del musicista. Il consiglio che posso darvi è “sperimentate”, “provate”, “assaggiate” e alla fine scegliete la ricetta che vi piace di più, tenendo sempre presente le regole “less is more” e “un po’ alla volta, in modo crescente”.

Passiamo ora all’analisi di qualche blues minore celebre, che mi sento di suggerirvi come bagaglio culturale e come armi da avere sempre a portata di mano per le vostre meravigliose serate di Jam Session annaffiate di birra.

Il primo blues che vi propongo è Stolen moments di Oliver Nelson, nella sua versione originale, tratto dall’album “The blues and the abstract truth” (che vi consiglio caldamente), con il maestro Bill Evans al piano.

FIGURA4

Qui trovate il brano, mentre la partitura potete trovarla sul volume 1 dei Real Books.

Un’analisi rapidissima del brano rivela che esso, in Cm, non è propriamente un blues minore nel senso teorico del termine, dal momento che il tema va oltre le 12 battute (ne copre 16, escludendo l’introduzione di 8 battute). Il blues minore però si sviluppa durante i soli, dove i musicisti si alternano in blocchi di 12 battute ciascuno. Ascoltate come fraseggia Bill Evans e come contamina con il modale.

Il secondo brano che vorrei caldamente suggerirvi di affrontare è un blues minore decisamente più esotico, Footprints di Wayne Shorter, tratto dall’album Adam’s apple. Per me è stato amore a primo ascolto, mi ci sono letteralmente fiondato sopra. Bello il tema, belli gli assoli, bella l’atmosfera…insomma una vera perla da tenere sempre nel taschino.

FIGURA5

Trattasi di un blues minore in tre quarti, fortissimamente contaminato con il modale, le ultime 4 battute decisamente degne dell’estro di Wayne Shorter. Trovate il brano qui, mentre la partitura, analogamente sui Real books o qui.

Apparentemente sembra assai facile, un blues minore in Cm scemo scemo con una sostituzione dell’accordo m7b5 sul nono cardine con il rispettivo accordo di dominante e una sostituzione di tritono sull’accordo di dominante finale, sull’undicesima e dodicesima battuta.

Quello che in realtà è difficile da percepire e rendere su questo brano è, a mio avviso:

  1. Il tempo dispari;
  2. Le atmosfere modali che Herbie Hancock e Wayne Shorter sono capaci di creare, facendo uso di accordi m11 in luogo di m7 (cosa questa che spalanca le porte al modo dorico);
  3. Le battute dalla nona alla dodicesima che in realtà non vengono suonate come scritto nella partitura tratta dai Real Books, ma con una serie di cadenze II-V discendenti ad arrivare all’accordo principale di Cm7.

In merito al punto tre, infatti, i due accordi (D7 e Db7) vengono sostituiti da due progressioni II-V opportunamente “condite”:

  1. F#m7b5 (#11) – F7#11
  2. E7#5 – A7#5

la prima delle quali vede una sostituzione di tritono comparire sul secondo accordo, la seconda delle quali vede trasformato in accordo alterato un accordo semi diminuito.

Inutile dirvi che una tale progressione armonica complica notevolmente il discorso, tanto per cominciare perchè abbiamo 4 accordi da gestire anzichè due e poi perchè le possibilità che una cadenza II-V ci apre sono molte di più…qui ne abbiamo due in rapida successione, per cui..hai voglia a sperimentare.

Si potrebbe costruire una linea sfruttando solo le tensioni degli accordi, si potrebbe usare la scala esatonale sugli accordi alterati, si potrebbero usare pattern discendenti, si potrebbero usare le scale “half diminished – whole tone” sugli accordi m7b5#11…e via discorrendo (anche qui date un’occhiata ai pattern II-V-I sul volume 3 della collana Aebersold).

Vi ho solleticato la papilla? Bene, permettetemi di solleticarvela ancora di più offrendovi delle basi “play along” di produzione propria. Le trovate qui e qui.

Bene ragazzi, è tutto per quest’altro appuntamento. Ovviamente, l’invito è sempre lo stesso: MASSACRATEMI con commenti, suggerimenti, esperienze, racconti, esperimenti….ma vi prego, fatelo sempre in modo costruttivo e mai distruttivo.

Ne trarremo beneficio sicuramente tutti, credete a me.

A presto.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Comments (4)

  • Michele

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    Ciao Antonio,

    avendo smesso di studiare la musica molto presto ho un po’ di difficoltà a capire alcune terminologie (dominante, tonica, modo dorico, etc). Non voglio che tu mi spieghi il significato ma ti chiederei se puoi indicarmi delle risorse (in rete o pubblicazioni cartacee) per chi come me brancola un po’ nel buio davanti a questa terminologia ma vorrebbe capirci un po’ di più. Ti ringrazio in anticipo per la tua risposta che già so sarà cortese come al solito.
    Un caro saluto,
    Michele

    Reply

  • Giacomo Maugeri

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    ottimo articolo, davvero ben scritto, aggiungerei da esperienza personale che quando si suona con una logica modale sui minori settima (modo dorico) risulta comodo scomporre la scala in 3 pentatoniche: quella sul primo e sul quinto da te citate, ma anche quella del secondo grado (ad esempio nel caso di un accordo di Cm le pentatoniche sarebbero Cm Dm e Gm. Sono meno d’accordo sull’usare quella del IV grado, che può comunque essere un’ottima introduzione al “secondo cardine”

    Reply

    • Antonio Antetomaso

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      Ciao Giacomo, grazie degli apprezzamenti e, soprattutto dei suggerimenti. La blues sul secondo cardine non la amo neanche io, ma è comunque un espediente valido a cui ricorrere quando si è a corto di idee. Gira che ti rigira le 12 battute sempre quelle sono…..e a meno di non essere Herbie Hancock, spesso le idee vengono meno. A presto.

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