Standards in pillole – Autumn Leaves: prima parte (A1)

Written by Antonio Antetomaso on . Posted in Tutorial

Benvenuti a questa prima puntata della serie “Standard jazz in pillole” annunciata nell’articolo introduttivo pubblicato ad agosto e consultabile qui. Con grande piacere, ho ricevuto commenti favorevoli sull’idea alla base di questi articoli per cui mi accingo a partire con grande entusiasmo, sperando naturalmente di essere all’altezza delle vostre aspettative. Parata di mani avanti, partiamo senza indugio con il primo standard che “infiniti addusse lutti agli Achei”: Autumn Leaves.


Di Antonio Antetomaso

FIGURA1

Eh già… perchè il signorino in questione in genere si configura quasi sempre come il “primo scoglio” su cui gli “apprendisti improvvistatori” si avventurano, intraprendendo il loro fortunato cammino di jazzisti provetti. Perchè vi domanderete voi? Boh!! Probabilmente la struttura del brano, non particolarmente complessa ma dall’armonia assai orecchiabile, può inspirare più facilmente il jazzista alle prime armi che si cimenta nell’improvvisazione….chi può dirlo?

 Personalmente trovo questo brano assolutamente non banale e, benchè mi sia “letteralmente uscito dalle orecchie”, ogni volta che provo ad improvvisarci sopra mi vengono in mente idee sempre nuove e spesso finisco con il perdermi, specie nel rispettare la struttura durante il solo (non penserete mica che io sia bravo eh?).

Andiamo però per ordine, nella puntata introduttiva avevo delineato una traccia per gli articoli di questa serie che vorrei provare a rispettare. Cominciamo allora con una breve analisi della struttura del brano e con la scelta della versione di riferimento per i nostri “sollazzi”.

 

Cenni storici, partitura e versione di riferimento

Tralasciando la versione originale del brano che fu composta nel lontano 1945 da Joseph Kosma e i cui dettagli potete trovare qui, iniziamo con il segnalare che, trattandosi di uno standard, la sua trascrizione è facilmente reperibile dalla osannabile collezione “Realbooks”, il pane di ogni jazzista.

FIGURA2

Le coordinate precise sono le seguenti: Realbook vol. 1, pagina 36. Si ma sti benedetti “rial buc” come li chiami tu, che sono? Dove li trovo?

Apriamo una parentesi, per coloro che non lo sapessero. La collana “Realbooks” è un insieme di trascrizioni di standard jazz organizzata in tre volumi e pubblicata in diverse riedizioni. Comprende centinaia di partiture e costituisce uno strumento di apprendimento con cui ogni jazzista prima o poi fa i conti.

Si trova un po’ in tutti i negozi di musica se la volete in formato cartaceo, ma è facilmente reperibile su Internet in formato elettronico. Permettetemi di suggerirvi uno dei siti su cui reperire tale collezione, ma non solo…

Non male eh? Prego…non c’è di che!

E non finisce qui, è disponibile una versione software con cui esercitarsi a suonare gli standard con un accompagnamento degno di considerazione. Tale software va sotto il nome di iRealb ed è disponibile tanto per iDevices (iPhone e iPad), quanto per terminali Android, quanto per Mac OSX. Per PC purtroppo non esiste ancora un porting. Trovate tutti i dettagli qui, se siete degli “accaniti improvvisatori solitari”, non potete farne a meno, dovete comperarla.

FIGURA3

 

Cenni alla struttura armonica

Aperta la partitura, parliamo brevemente della struttura del brano, tanto per inquadrare dove ci stiamo muovendo.  Si tratta di uno standard avente la struttura AABC. Che vuol dire? Semplicemente che possiamo, senza troppa fatica, individuare tra sezioni in cui scomporre il brano, delle quali la prima si ripete due volte. E veniamo al primo consiglio: prima di partire, come si dice dalle mie parti, “a capa sotto” a studiare il brano, conviene sempre sforzarsi di identificare la struttura e di scolpirsela nella “memoria a lungo termine”. Altrimenti i nostri assoli se ne andranno per i fatti loro.

Le tonalità principali in cui essa è stata trascritta sono diverse a seconda dello strumento solista, ma quella più comunemente suonata è in Gm, intendendo per tonalità principale quella determinata dall’accordo di chiusura.

Secondo consiglio

Identificate la tonalità principale del brano e soprattutto i centri tonali. Cosa sono i centri tonali? Non sono altro che gli accordi di settima di dominante che per la loro natura identificano univocamente la tonalità in cui mi sto muovendo. Non penserete mica che la tonalità principale del brano rimanga costante durante tutta la sua durata?

A proposito, ovviamente data la durata di ogni articolo non posso dilungarmi troppo con i concetti di armonia, ragion per cui permettetevi di rimandarvi ad un valido corso di piano jazz, firmato da Marco di Battista e fruibile qui .

FIGURA4

Tornando a noi, tonalità iniziale Gm e struttura AABC. Una peculiarità di questo brano è che è interamente basato su un susseguirsi di cadenze II-V-I maggiori e minori.

Nel dettaglio:

  • Sezione A: II-V-I partendo da Bb, II-V-I nella tonalità di Gm
  • Sezione B: II-V-I partendo da  Gm, II-V-I nella tonalità di Bb,
  • Sezione C: II-V-I nella tonalità di Gm, II-V-I nella tonalità di F, II-V-I nella tonalità di Eb e II-V-I ancora nella tonalità di Gm. Quelli nelle tonalità di F e Eb sono in rapida successione tra loro.

Sperando di non aver fatto inorridire nessuno con la mia analisi semplicistica (così è pressappoco come mi fu spiegata), abbiamo inquadrato la struttura su cui muoverci e, soprattutto, da cui partire per costruire i nostri meravigliosi assoli.

 

Versione di riferimento

Adesso non resta che scegliere una versione da fare nostra e studiarne accompagnamenti, assoli, voicings e compagnia cantante. Perchè scegliere una versione di riferimento? La risposta è oltremodo lapalissiana: la versione scelta determina il tipo di accompagnamento e assoli che dovremo studiare. Se decido di fare una ballad in “piano solo” dovrò sfruttare un certo tipo di posizioni sulla tastiera, se immagino di suonare in quartetto mi occorrerà invece un altro tipo di approccio e così via.

 

Terzo consiglio

Non fermatevi con la scelta di una versione soltanto. Provate uno stesso brano in molteplici stili (piano solo, medium swing, fast swing, latin) e trovate quello su cui vi muovete più a vostro agio. E’ questo il bello del jazz. Nel caso in oggetto la versione scelta per l’articolo in questione è quella suonata da Miles Davis, nel disco “Something else” di Cannonball Adderley con Hank Jones al piano.

Potete ascoltarla qui.

I motivi della scelta sono diversi:

  1. Mi piace da morire.
  2. E’ uno swing slow, quindi è un tempo lento su cui esercitarsi con più facilità ed efficacia.
  3. I soli sono tutti belli, non troppo complicati e offrono parecchio spunto da cui trarre.
  4. Anche quando i solisti suonano due note soltanto in assolo, tirano fuori un sound ed una atmosfera da brivido, rispecchiando sempre e dico sempre il carattere pressochè melanconico del brano.

La prossima volta, partiremo con qualche spunto per gli assoli.

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Comments (7)

  • Davide

    |

    Bellissimo post, ricco di spunti. Complimenti Antonio, non vedo l’ora che arrivi il seguito!

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    • Antonio Antetomaso

      |

      Ciao Davide, grazie mille. Sono contento ti sia piaciuto.
      Pazienta una settimanella…;-)

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  • Giacomo Maugeri

    |

    ehm, non so da dove cominciare ma ci sono un paio di cosette che non è che vadano esattamente benissimo, partiamo dal profilo giuridico: i diritti sui real book (che tra l’altro non sono esattamente delle trascrizioni, nascevano più che altro come canovaccio per gli studenti di jazz) sono attualmente di proprietà dell’Hal Leonard, che non credo sia molto contenta si pubblicizzino link di pirateria dei loro libri (come credo non lo sarebbe il professor Cosimi per i suoi) In compenso c’è un sito in cui si possono trovare quelli su cui l’hal Leonard non vanta attualmente i diritti (http://www.realbooksite.com/). Segnalo come alternativa ai real book ufficiali anche gli Aebersold, ditta concorrente all’hal Leonard, che ha delle basi un filino migliori. Ma veniamo alla parte prettamente musicale: la divisone in 4 sezioni da 8 battute ciascuna nella forma AABC, è sicuramente un modo di vedere lo standard, ma tende a denaturarne il senso, in realtà, a mio avviso, è più facile pensare la struttura come A-A-A1-A2 in cui A1 e A2 sono variazioni sul tema di A, tanto è vero che A1 è semplicemente A partendo dalla quinta battuta, mentre A2 è la naturale continuazione di A1 seguendo sempre la stessa progressione armonica di A, con in più una cadenza finale che fa da turnaround. A livello di analisi delle singole sezioni trovo inutile scomodare così tanti centri tonali quando si può ricondurre tutto facilmente a sol minore, partendo dal primo accordo abbiamo IV-VII-III-VI-II-V-I, che in A1 diventa II-V-I-IV-VII-III-VI. In realtà come hai giustamente scritto possono essere interpretati come II-V-I in Bb con poi il Ebmaj che può essere inteso sia come V del Bb, oppure (più logicamente) come VI del sol minore e quindi naturale sostituto dello stesso prima del II-V-I finale, quindi con le debite sostituzioni si può trasformare tutto in una serie di II-V (si vede subito che il rapporto tra i due accordi vicini è sempre quello), ad esempio facendo II-V di Bb seguito da un II-V di A (quindi con Bbm al posto di Bbmaj e Eb7 al posto di Ebmaj) e così si potrebbe andare avanti fino all’infinito, trasformando tutto in un cromatismo con le debite sostituzioni di tritono…credo che le combinazioni siano potenzialmente infinite. Un’ultima parentesi sul turnaround finale che vede il II-V in fa senza I poiché il fa (che è minore) è già il II del II-V-I in Eb, quindi l’ultima sezione sarebbe II-V (in sol maggiore) II-V (in fa maggiore) II-V-I (in mi bemolle maggiore) II-V-I (in sol minore). La particolarità più evidente è che nonostante tutti i II-V siano configurati come maggiori, alcuni chiudono in maggiore e altri in minore, cosa che lo rende foriero di parecchie sostituzioni.

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  • Antonio Antetomaso

    |

    Ciao Giacomo,

    grazie del ricco contributo. In merito al sito riportato da cui scaricare i Real Books sei sicuro di quello che dici? Perché sinceramente a me risulta che Hal Leonard prese una delle ultime versioni “non ufficiali” di Real Book, ne fece una versione da lui certificata e ritenuta “ufficiale” e la mise in vendita. Ciò non toglie che ne esistano diverse edizioni liberamente accessibili, quelle create appunto dal lavoro di trascrizione iniziato alla Berklee e diffuse prima dell’avvento di Hal Leonard…le cosiddette versioni ritenute semilegali, ma sulle quali non è mai stato sciolto il dilemma dei diritti d’autore . Il sito da me indicato è uno dei tanti che pubblica una di queste versioni, non mi pare si tratti di un sito pirata che faccia scaricare mediante torrent o emule la collana di Hal Leonard ritenuta ufficiale.
    Un po’ come si fa con i prodotti Open Source, ne esistono versioni certificate da aziende di mercato che le certificano e le vendono, fornendo anche il supporto.

    Lieto di ricredermi se mi sono sbagliato. A presto.

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    • Giacomo Maugeri

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      in realtà, cercando un attimo su internet la questione è più complessa di quello che sembra: effettivamente l’Hal Leonard (e anche la Sher Music) vantano i diritti su alcune delle combinazioni del Real book originale (fifth edition), ma in realtà l’illegalità è dovuta al fatto che il fifth edition è un edizione non autorizzata dagli artisti (fonte Wikipedia: The transcriptions in The Real Book are unlicensed, meaning that no royalties are paid to the artists whose songs appear in the book. Consequently, the book violates copyright and is therefore illegal. In the past, it was usually sold surreptitiously in local music stores, often hidden behind the counter for customers who asked. PDF editions of the book are now often available illegally on P2P networks.) Morale della favola, non credo sia un problema lasciare il link, ma dovresti menzionare la differenza tra il fifth e la six edition, poiché la prima difficilmente la trovi in ogni negozio non essendo mai stata legalmente pubblicata…

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