Arturia Mini Brute Analog Synthesizer

Written by Enrico Cosimi on . Posted in Gear

In questa fiacca edizione NAMM, che sempre più si conferma episodio concentrato sulle pulsioni chitarriere di musicisti hamburger-based, brillava di luce propria il nuovo sintetizzatore full analog prodotto da Arturia, piccolo sint monofonico che suscitava, prevedibilmente, ondate d’interesse nei presenti. I motivi per interessarsi erano più d’uno: a partire dall’albero genealogico Arturia, da sempre attiva sul software e solo sporadicamente interessata all’hardware dedicato, passando per la natura analogica (e per di più monofonica) dello strumento, passando ancora  per la scelta del filtro multimodo Steiner – una modifica interessante sul tema dello State Variable Filter, fino a raggiungere un prezzo di mercato pari a 499 euro. Come rimanere indifferenti a tutto ciò?

di Enrico Cosimi

Per farla breve, MiniBrute – messo in cantiere grazie agli sforzi congiunti di Arturia e Yves Usson (francofono cultore del suono analogico) – ha convinto gli ascoltatori e convincerà, una volta terminato, ampie platee di utenti sensibili alla timbrica analogica nei più diversi contesti applicativi. Diciamo subito che, ad oggi, MinBrute è funzionante al 100 % nella parte analogica, ma non del tutto completo nella gestione software, che verrà definitivamente messa su strada per la Primavera 2012.

Software? Chi ha parlato di software? Beh, in una macchina complessa che contenga arpeggiatori e altre strutture sincronizzabili, è pressochè inevitabile ricorrere alle comodità del sistema digitale; comunque, l’intero percorso di voce del MiniBrute è realizzato in pura tecnologia analogica: il segnale del singolo oscillatore multiwave (e dell’eventuale segnale audio esterno) raggiunge il filtro Steiner auto oscillante, poi passa nell’amplificatore, sfrutta un circuito di Brute Factor (un vero e proprio feedback che lo rischiaffa da capo nel filtro) e finalmente arriva all’uscita. L’articolazione è garantita da due inviluppi ADSR analogici, un LFO multiwave digitale, un secondo LFO dedicato al Vibrato, un Arpeggiator calibrabile con buona dotazione di parametri. Non ci sono memorie di alcun tipo, non ci sono preset: si supplisce alla necessità di documentazione contando sulla futura implementazione NPRN che, per ciascun controllo di pannello, trasmette – e successivamente riceve – stringhe di dati sulle porte USB e MIDI, pronte per essere catturate dalle tracce della più vicina DAW.

Se siete pronti a lavorare senza rete di sicurezza, sfidando il pericolo, MiniBrute potrà farvi divertire parecchio.

Lo strumento

Struttura analogica monofonica e mono oscillatore: con questi presupposti, il grosso della battaglia si gioca sulla varietà di forme d’onda generate dall’unico oscillatore e, in parallelo, dalla possibilità di filtrare segnali ricevuti dall’esterno. La natura monoaurale (cioè non stereofonica) dello strumento limita ad un singolo Audio In il transito di eventuali segnali esterni nella sezione di filtraggio e, all’interno dell’Oscillator Mixer, è possibile dosare sei diverse possibili segnali audio:

  • L’eventuale Audio In ricevuto dall’esterno e ruotato nella catena di trattamento Filtro – Amplificatore – Brute Factor; è previsto un comodo modo Hold con cui mantenere in costante apertura i due generatori d’inviluppo, facilitando le funzioni di filtraggio.
  • Noise Generator; la produzione di white noise, con egual energia per unità di banda, può successivamente essere caratterizzato timbricamente dall’azione di filtraggio vera e propria.
  • Triangle Wave; originariamente dotata di un ridotto contenuto armonico (solo armoniche dispari, con energia assai contenuta), l’onda triangolare è arricchita da un modulo di warping/folding, suggestivamente denominato Metalizer, che può essere sottoposto a controllo bipolare da parte del Filter ADSR o, come vedremo in seguito, da parte del modulo LFO. In pratica, la semplice onda triangolare può essere ripiegata su se stessa più e più volte fino a renderla armonicamente caotica, metallica, penetrante. Una vera arma di distruzione.
  • Square Wave; il timbro caratteristico, basato sulla presenza delle sole armoniche dispari, può essere reso nasale e penetrante agendo sulla regolazione di Pulse Width (dal 50 al 90%); anche in questo caso, è previsto un Env Amt bipolare per l’automazione dinamica con Filter ADSR; in alternativa, è sempre possibile sfruttare il modulo LFO per il controllo ciclico sulla simmetria. Ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che controllando ciclicamente la PWM, il risultato timbrico ottenuto ricorderà la presenza di due oscillatori audio non perfettamente accordati tra loro.
  • Sawtooth Wave; ricca e penetrante, la normale timbrica della dente di sega può essere ulteriormente allargata grazie alla simulazione di altre due forme d’onda lievemente sfalsate in modalità Ultrasaw; la velocità del trattamento è regolabile autonomamente.
  • Sub Oscillator; tradizionalmente ottenuto per divisione di frequenza (/2 con risultato all’ottava inferiore; /4 con risultato a due ottave di distanza), il timbro del Sub Oscillator permette di appesantire la sonorità di MiniBrute per squassare i woofer più pigri. Il Sub Oscillator può generare una quadra o una sinusoide ottenuta per filtraggio addizionale.

Il filtro Steiner

Superate le raffinatezze dell’oscillatore, il secondo punto di forza del Mini Brute è rappresentato dal filtro Steiner, coraggiosamente ripescato dal bagaglio delle sonorità analogiche seventies. Di cosa si tratta? Nyle Steiner, benemerito per molti motivi nella comunità dei musicisti elettronicamente consapevoli, disegnò un sintetizzatore analogico denominato Synthacon al cui interno trovava posto un particolare tipo di filtro multimodo che poteva trattare il segnale secondo le modalità low pass, high pass a 12 dB e band pass a 6 dB. Ma, a differenza di un “normale” circuito State Variable Filter, che rende simultaneamente disponibili le tre uscite LP, BH, HP sullo stesso segnale input, il circuito Steiner prevedeva tre ingressi indipendenti per regolazione di volume in punti differenti del circuito a diodi da cui raggiungere i modi sopra elencati, mantenendo un’unica uscita che contiene un mix variabile delle tre componenti. Come dire, un modulo SVF messo sottosopra…

Inoltre, il filtro Steiner ha una maggior linearità nel comportamento agli alti livelli di Resonance, cioè – grazie a un sofisticato gioco di fasi – anche quando la resonance è molto elevata, non si assiste alla classica attenuazione del segnale in ingresso, tipica ad esempio del Moog Ladder Filter; nella pratica funzionale, lo Steiner Filter si dimostra ben presto una vera e propria macchina imbizzarrita, in grado di ringhiare con una cattiveria molto lontana dai classici comportamenti Moog o Oberheim; provare per credere. Il timbro è molto diverso, complementare per certi versi, sicuramente meno abusato di quanto finora disponibile nel panorama elettronico contemporaneo.

Ma quello incorporato nel MiniBrute è veramente uno Steiner Filter? Teoricamente, si; praticamente, dovendo mantenere la massima compattezza nel circuito, si è optato per un classico selettore a quattro posizioni con cui decidere il tipo di comportamento ottenibile in uscita (low pass, band pass, high pass e – attraverso la somma in parallelo di HP e LP – notch); in questo modo, si salvano le dimensioni globali dell’apparecchio, ma si rinuncia alla possibilità di “mixaggio timbrico” propria delle vecchie realizzazioni filologiche. Attenzione! Parliamo di “mixaggio timbrico” perché nella realizzazione originale, è possibile inviare segnali di oscillatori o di sorgenti diverse ai tre punti LP, HP e BP; nel caso del MiniBrute, dove c’è un singolo oscillatore, si sarebbe potuto optare per una differenziazione nel percorso delle diverse forme d’onda, ma – probabilmente – il tutto sarebbe risultato troppo esoterico.

Comunque sia, lo Steiner Filter del MiniBrute è dotato di Cutoff, Resonance (attenzione a non esagerare, l’auto oscillazione è particolarmente significativa), selettore di Mode, Keyboard Tracking (regolabile con continuità fino al 200% ) ed Envelope Amount bipolare.

 

Brute Factor

Proseguiamo con il percorso audio per incontrare l’ennesimo punto di forza che caratterizza MiniBrute. Il segnale uscito dal filtro è regolarmente articolato con la classica accoppiata Amplifier + Envelope Generator ADSR, ma – come si faceva una volta sul Minimoog Model D – è possibile creare un feedback loop riprendendo l’uscita dello strumento e inviandola nuovamente all’ingresso del filtro stesso. Con il potenziometro Brute Factor, si decide quanto segnale emesso dall’amplificatore tornerà indietro nuovamente all’ingresso del filtro. Esagerando con la regolazione, si raggiungono complessi comportamenti timbrici, distorsioni, ruggiti e – cosa ancora più interessante, nonostante la natura monofonica dell’apparecchio – notevoli spostamenti d’intonazione che, specie sui droni o sulle parti ritmiche basse, possono portare a livelli di selvaggia aggressività sonora. Non è la prima volta che Arturia ricorre al feedback loop, basterebbe pensare al buon vecchio Minimoog V, ma questa volta le regolazioni dell’escursione min/max sono state sapientemente calibrate per far male al segnale passante. Se una cosa si può dire del MiniBrute è che non è uno strumento per deboli di cuore o per musicisti beneducati: la natura aggressiva dell’apparecchio e il tipo di sonorità che può emettere si aspettano un certo genere di musicista più cattivo della media. Caveat emptor.

Modulazioni

Saltano agli occhi gli otto slider otto dei due generatori d’inviluppo ADSR; sono dedicati alla gestione della frequenza di taglio e dell’amplificatore, ma il primo dei due può essere ruotato, in maniera bipolare e con amount indipendenti sulla destinazione al controllo della Pulse Width Modulation e del Metalizer sull’onda triangolare. I tempi dei due inviluppi sono regolabili Fast/Slow tramite interruttore Env Speed, che elonga o contrae le durate complessive delle due traiettorie di modulazione.

Le modulazioni cicliche sono fornite da una coppia di LFO, il primo multifunzione e completamente “aperto” sul pannello comandi, il secondo limitato alla sola produzione di vibrato. L’oscillatore a bassa frequenza ufficiale è ovviamente generato digitalmente – solo in questo modo è possibile garantire sincronizzazione con l’Arpeggiator e con gli altri comportamenti di controllo; offre onde sine, triangle, ramp, square, stepped random e smooth random; la forma d’onda selezionata è applicabile bipolarmente e con amount indipendenti al controllo di Pitch, Filter, Amplifier e – simultaneamente – PWM & Metalizer. La velocità di modulazione, visualizzata da un apposito LED è gestibile in modo Free o Arpeg (sotto sincronizzazione con l’arpeggiatore).

Il secondo oscillatore a bassa frequenza è dedicato al Vibrato, può fornire, con escursione regolabile in base alla posizione della Modulation Wheel, vibrato sinusoide o trilli con onda quadra ad andamento positivo o negativo (cioè trillo ascendente o discendente); allo stato attuale del software, l’escursione massima del trillo è pari a +/- 1 tono, non sappiamo se nelle future revisioni sarà possibile variare la quantità di modulazione.

La Modulation Wheel può essere ruotata al controllo diretto della frequenza di taglio, al LFO Amount, al Vibrato Amount; la Pitch Wheel è dosabile nel suo bend range fino a un massimo di +/- 12 semitoni dichiarati.

La tastiera a due ottave produce key velocity, ancora non del tutto sfruttata nell’esemplare di preserie che abbiamo avuto a disposizione, e channel aftertouch, utile per aprire il filtro o per dosare la quantità di vibrato. Le due ottave a disposizione, semipesate, possono essere stretchate nelle due direzioni grazie ai traspositori d’ottava localizzati sotto alle due wheel.

 

Arpeggiator

Anche l’arpeggiatore è realizzato in tecnologia digitale, ci mancherebbe… Fornisce la selezione di step dimension (da 1/4 a 1/16T), le regolazioni di Tempo (con Tap fin troppo sensibile alle sollecitazioni), sei coefficienti di Swing, selezione di Ottava (da 1 a 4) e di Mpde (Up, Down, Up & Down, Random). L’arpeggiatore può essere posto in Off, in On subordinato al Gate di tastiera (quando il musicista leva le mani dalla tastiera, l’arpeggiatore si ferma), in Hold incondizionato (l’arpeggiatore continua all’infinito). Non ci sarebbe dispiaciuto, invece di dedicare un controllo per le regolazioni di Swing (da vecchi rockettari, vediamo questo termine con un certo qual sospetto…), devolvere una manopola alla percentuale di Gate Time. Chissà che in una prossima revisione software…

Connessioni

Sul pannello posteriore dell’apparecchio c’ è il tripudio di collegamenti; dal punto di vista audio, è possibile sfruttare l’Input per l’accesso alla sezione di filtraggio, l’Output per l’amplificazione e l’uscita cuffia – con regolazione di livello sul pannello frontale. La condizione di Audio In, che presuppone la procedura di filtraggio nel modulo Steiner, è coadiuvata dal selettore Gate Source a tre posizioni; con questo, si possono congelare gli inviluppi in modalità Hold (sempre aperti, con lo strumento pronto a ricevere il segnale esterno senza dover bloccare un tasto della tastiera con il nastro adesivo…), Audio (gli inviluppi sono triggerati automaticamente dal segnale audio esterno che supera una determinata soglia), o KBD (gli inviluppi sono triggerati normalmente dal Gate di tastiera o ricevuto alle porte analogiche e digitali (vedi sotto).

I collegamenti di controllo comprendono: la porta USB Type B, per la gestione di USB thru MIDI, la porta MIDI con le prese In e Out; a questo, deve essere aggiunto il ricco corredo di connessioni analogiche.

Dal punto di vista analogico, è possibile sfruttare MiniBrute per pilotare, su miniconnettori 1/8” euro rack, Pitch Out (con Pitch Bend e Arpeggiator) e Gate Out. Dall’esterno, sempre in formato connessione Euro Rack, si può accedere ai quatro punti classici di controllo analogico: Gate, Pitch VCO, Filter VCF, Amp VCA.

non manca qualcosa?

Un osservatore attento potrebbe farsi alcune domande relative all’apparente mancanza di controlli e regolazioni ritenute pressochè indispensabili dopo anni di pratica strumentale con i sintetizzatori. Un lettore meno attento, potrebbe essere già soddisfatto di quello che c’è sul pannello comandi del MiniBrute; i due atteggiamenti – attento e distratto – si fondono insieme in un unico tripudio quando si viene a scoprire che, grazie al software MiniBrute Connection (ancora non disponibile per il download, ma previsto per la distribuzione gratuita), sarò possibile intervenire sui quei parametri apparentemente latitanti; cioè:

  • Selezione del Canale MIDI di trasmissione e ricezione (di default, MiniBrute lavora su Ch 1).
  • Selezione della curva di Key Velocity e, conseguentemente, quantità di Key Vel sui parametri significativi.
  • Selezione della curva di Aftertouch.
  • Definizione della soglia di Gate On estratto dal livello del segnale Audio Input per l’innesco degli inviluppi.
  • Retriggering del modulo LFO.
  • Selezione del Play Mode con definizione della Key Note Priority.
  • Legato Activation (vedi sopra).
  • Arpeggiator Mode, una sorta di white rabbit su cui caricare tutte le funzionalità non concesse dalle tiranniche dimensioni del pannello comandi).

Impressioni d’uso

Ogni volta che sul mercato compare un nuovo sintetizzatore, c’è la tendenza/speranza a volerlo considerare l’arma definitiva, the next big thing su cui convogliare i propri risparmi sperando che possa risolvere tutti i problemi della quotidiana pratica musicale.

Purtroppo – o, per fortuna, a seconda dei punti di vista, lo strumento elettronico perfetto non esiste: ogni sintetizzatore va considerato per le sue peculiarità d’elezione e deve essere utilizzato all’interno di un più generale discorso d’orchestrazione elettronica (concetto talmente sfizioso che meriterà un approfondimento futuro su queste pagine…) teso a mettere in luce il meglio da ciascun apparecchio. Così come non si utilizza il classico Minimoog Model D per la ricerca timbrica in stile Serge/Buchla, non ha senso pretendere da un Buchla 200e i bassoni tellurici tipici del low pass 24 dB/Oct.

Arturia Mini Brute in action?

Da questo punto di vista, Arturia MiniBrute deve essere considerato timbricamente alternativo per le peculiarità del suo canale di voce (distorsioni, metallizzazioni, brute factoring e ovviamente filtraggio in stile Steiner), ma non ha senso aspettarsi la stessa granitica profondità dei bassi Moog; il suo suono è, se si può giocare con le parole, più selvaggio, ma profondo in maniera diversa (complice il suboscillatore), più adatto a tessiture “da MS-20”, dove il suono deve bucare naturalmente il mixaggio grazie alle sue componenti acide, dove il contenuto di distorsione e di esasperazione armonica diventa esso stesso componente creativa. Da questo punto di vista, specie se si pensa ai 499 euro richiesti per l’acquisto, il piccolo MiniBrute è praticamente irresistibile.

Non rimane che augurargli il benvenuto!!!

Tags: , , , , , , , , , , ,

Trackback from your site.

Comments (24)

  • Lorenzo

    |

    moolto interessante, al momento non posso sentirlo in azione ma appena arrivo a casa rimedio :D

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    clicca sui due ipertesti in blu e, come per magia, sarai trasportato su altrettanti videozzi di youtube…

    buona visione!!! :-)

    Reply

    • Lorenzo

      |

      sìsì, è che al momento non posso sentire l’audio, ma i video li avevo raggiunti.

      Reply

  • Piero

    |

    ma perchè il midi thru è tanto fuori moda?
    Nei live, il sync tra tutte le macchine è fondamentale!

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      eh eh eh, quando i genitori del MIDI si riunirono intorno al tavolo per definire i protocolli del futuro linguaggio d’interfacciamento, stabilirono che la porta Thru fosse “opzionale”, lasciata quindi a discrezione dell’utente…

      se a questo aggiungi che il pannello posteriore del MIniBrute è già bello denso, ecco che le tentazioni per non mettere il Thru ci sono tutte.

      che ci vuoi fare: ti tocca ripiegare su una scatoletta esterna ;-)

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        per “utente”, ovviamente intendevano l’utilizzatore delle regole di protocollo che si stava cimentando nella costruzione di un nuovo apparecchio… ;-)

        Reply

  • Emanuele

    |

    Alla fine sono riuscito a sentire i miei suoni……. Ottima macchina, bisogna averla!!!!!!

    Reply

  • noisedesigner

    |

    Non ho resistito..ho dovuto comprarlo!
    Enrico Cosimi diavolo tentatore : )
    Per me che sono un adoratore di Trent Reznor e di timbriche poco convenzionali il minibrute si è rivelato davvero un gran bel giocattolo, ce l’ho da pochi giorni e ancora non l’ho sperimentato a fondo, ma ogni volta che ci metto mano vien fuori sempre qlcosa di interessante e imprevedibile!
    Ora proveró a pilotare tramite cv i due moogerfooger che ho, l’oscillatore mf 104 e il ringmod, e schiaffarli nell’audio in del minibrute.
    Sono anche curioso di sentire che vien fuori dandogli in pasto la machinedrum : )

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      il divertimento è assicurato!!!

      non sottovalutare i filtraggi dei segnali esterni “lavorati” attraverso lfo a tempo con arpeggiatore (usato come modulatore del filtro)….

      Reply

  • Raffaello71

    |

    Scusatemi ma da possessore di andromeda a6 credo di aver fatto un errato acquisto, per adesso non ho ancora sentito nulla di particolare… Approfondisco il prodotto o recupero i soldi quanto prima possibile?

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      premesso che, oggi come oggi, un Minibrute è denaro contante – quindi potresti venderlo con poca fatica… – sperimenta le possibilità offerte dal metalizer sull’onda triangolare, dalla supersaw e dal feedback/brute factor sul filtraggio del sintetizzatore; se i suoni che escono fuori ti lasciano indifferente (o, peggio ancora, se ti irritano), puoi sempre rivendere l’apparecchio.

      calcola, comunque, che le timbriche “maschie” da lowpass filter 24 dB/Oct dal Minibrute non escono fuori, perchè il filtro è (volutamente) molto diverso ;-)

      Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      approfondisci, vedrai che cambi idea…
      in ogni caso, Andromeda è denaro contante :-)

      Reply

  • Raffaello71

    |

    Ti ringrazio dell’intervento ma io avvero paradossalmente un aliasing insopportabile sulle note alte. O la mia macchina ha qualche problema oppure avrebbero dovuto inventare il primo caso al mondo di filtro aliasing per un synth analogico :)

    Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    aliasing????? da una catena di sintesi analogica?
    ma su cosa lo stai ascoltando?

    Reply

  • Alessandro

    |

    ciao Enrico! vorrei entrare nel mondo dei sintetizzatori e dato che suono la batteria vorrei combinare qualcosa insieme. premetto che non ho mai usato un sintetizzatore e non so bene ancora quale siano bene le sue capacità ma vorrei provarci. il genere che suoniamo è un grunge/stoner e vorrei inserire anche un sintetizzatore anche solo per sperimentare. che ne pensi del minibrute? grazie ciao!

    Reply

  • ROB

    |

    Ciao Enrico,
    tra un minibrute e un base station 2??
    Lo devo sostituire ad un SH 101..
    grazie..

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      suonano MOLTO diverse!
      MiniBrute è inconfondibile e fa parte di una categoria timbrica separata, il Bass Station II può suonare come altre cose, ha un sequencer e due oscillatori (contro l’arpeggiatore e il singolo seq del Brute)…
      altra differenza fondamentale è che MB NON trasmette e NON riceve alcun tipo di MIDI CC, mentre BS II può essere completamente gestito e automatizzato

      Reply

      • ROB

        |

        Grazie Enrico.
        Infatti io avevo pensato al bass station 2 per sostituire il mio roland sh 101.
        Ha le caratteristiche che mancano all’SH. Dal vivo non l’ho ancora sentito,
        ma le comparazioni su youtube mi invogliano a questo scambio.
        Ha una timbrica abbastanza simile e il pannello e le features sono praticamente le stesse, posizionate alla medesima maniera.tralasciando gli aggiornamenti tecnologici dovuti ai 30 anni di differenza del novation.
        Dimmi se sbaglio… :)

        Reply

  • Enrico Cosimi

    |

    potrebbe, dico POTREBBE, risultare più energico il piccolo SH-101, perché con un solo oscillatore, ha tutta la pigna possibile e immaginabile concentrata sulla nota che suoni…

    Reply

    • ROB

      |

      Quindi benedici questo scambio??
      A me l’SH 101 piace tantissimo, ma ho sempre problemi con i tempi degli arpeggiatori, non ha il midi,il sequencer è quello che è…è delicato e quando si rompe nessuno ha il coraggio di metterci le mani..se chiami la Roland si prendono pagati ad ore di lavoro e non ho voglia di accendere un mutuo per una eventuale riparazione)
      Questi sono i miei contro..Ma ho “paura” che la Bass Station II mi faccia rimpiangere L’SH 101. Sbilanciati.. :)
      e grazie ancora..

      Reply

      • Enrico Cosimi

        |

        purtroppo, con le macchine vintage, ogni cosa diventa un problema: dai costi di assistenza, alla fragilità alla (oggettiva) difficoltà d’integrazione con le strutture moderne MIDI/USB

        da questo punto di vista, BSII è moderna e conveniente; ti avverto subito dicendoti che, prima o poi, quello che ti dice “ma che sei matti? hai venduto una SH-101 per farti la BSII????” lo trovi

        decidi tu, se per te è importante il funzionamento o il prestigio che ti rende “socialmente accettabile” nelle discussioni vintage

        scherzi a parte, prima di vendere roba di pregio, trova un negozio dove poter provare e ascoltare (A LUNGO E IN SANTA PACE) la BSII: non ti corre appresso nessuno; anzi, ogni giorno che passa, lo strumento che devi vendere acquista valore ;-)

        in bocca al lupo!!!

        Reply

  • Gigi

    |

    Ciao Enrico,

    visto che siamo sul blog mi permetto di darti del tu. Intanto grazie per il magnifico contributo che dai costantemente a questo settore e complimenti per gli articoli.

    Il livello di questo blog è piuttosto alto, io sono un neofita e ho cominciato a leggere i tuoi post dal più vecchio e mi rendo conto che certe cose le capisco a mala pena :)

    Nonostante questo è da più di 10 anni (ne ho 31) che “produco” pezzi utilizzando Sony Acid, loops e VST. Ho una strumentazione, se così si può chiamare, da battaglia: pc assemblato, midi controller Korg e Scarlett Focusrite 2i2 alla quale – segue bestemmia – non ho attaccato dei monitor bensì una coppia di altoparlanti da pc. Questo perché per me è sempre stato un passatempo che negli anni mi ha appassionato molto.

    Tutto ciò che ho imparato è avvenuto smanettando (essendo informatico mi riesce facilmente) e deducendo teorie da articoli e letture di altro genere.

    Mi piacerebbe cominciare a fare un po’ più sul serio ma non utilizzando VST e pc, vorrei qualcosa di più immediato e fisico da utilizzare. Amando i suoni “mooggosi” alla Prodigy ed elettronica in generale – mi piacerebbe fare trance full on ma mi riesce meglio roba un po’ più pestata – adoro il MiniBrute, mi fa letteralmente impazzire.

    Da novellino pensavo anche di partire dal MicroBrute ma non avendo niente se non un paio di cuffie preferirei avere un tuo suggerimento su come muovermi prima di fare acquisti affrettati…

    Reply

    • Enrico Cosimi

      |

      beh, un MicroBrute non si rifiuta mai… costa due lire e suona di brutto; se poi non ti interessa la tecnica pianistica, puoi usare la sua minitastiera come periferica di inserimento dati ;-)

      Reply

Leave a comment


8 × 4 =